mercoledì, Maggio 22

Un presente diverso per il Sud Sudan field_506ffb1d3dbe2

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I colloqui di pace ad Addis Abeba, Etiopia sono stati bloccati dalla ribellione che accusa il Presidente Salva Kiir di non voler accettare la richiesta di liberazione dei politici e militari Nuer arrestati dopo il tentativo di colpo di stato dello scorso 15 dicembre.

Il Presidente Omar El-Bachir durante la visita ufficiale a Juba lunedì 6 gennaio 2013 ha offerto al Presidente Salva Kiir assistenza e collaborazione militare per riprendere i pozzi petroliferi dello Stato di Unity conquistati dalla ribellione. Questo è il secondo inaspettato voltafaccia dall’inizio della crisi sud sudanese ai danni di Riek Machar, dopo quello del Presidente Yoweri Museveni che rischia di privare la ribellione di armi, munizioni, carburante e fondi vitali per rovesciare l’attuale regime.

Il coinvolgimento nel conflitto dell’esercito ugandese (UPDF) al fianco di Salva Kiir è alla luce del giorno. Dopo aver respinto le forze ribelli che sabato 4 gennaio avevano attaccato la capitale del Sud Sudan, Juba vari reparti, carri armati e artiglieria pesante del UPDF sono entrati nel paese in supporto al contingente già presente di circa 4.000 uomini, nonostante che la decisione di entrare in guerra contro Riek Machar presa dal Presidente Yoweri Museveni non sia stata discussa dal Parlamento come fu nel caso dell’inizio delle ostilità con la Repubblica Democratica del Congo nel 1996 e nel 1998. Truppe ugandesi stanno marciando assieme all’esercito regolare rimasto fedele al Presidente Salva Kiir, su Bor, la capitale dello Stato di Jongley, ripresa nuovamente dalla ribellione. La crisi umanitaria ha raggiunto livelli apocalittici come i massacri etnici.

La crisi del Sud Sudan prende origine dalla lotta per il potere per il controllo della più giovane nazione africana scatenata da Salva Kiir e Riek Machar. Eppure l’origine vera e propria risiede nel trasformazione del progetto politico del leader storico del SPLM, John Garang ben diverso dalla propaganda ufficiale che dipinge Garang impegnato nella creazione del nuovo stato indipendente del Sud Sudan come coronamento della vittoria delle popolazioni del sud del Sudan, africane e cristiane contro l’oppressione delle popolazioni del nord, arabe e islamiche.

Hilde Frafiord Johnson nel suo libro “Waging Peace in Sudan” ci offre un’altra versione dei fatti che contraddice la tesi ufficiale, parlandoci di due grandi uomini del Sudan: il nordista Ali Osma Mohamed Taha e il sudista Dr. John Garang. Due uomini nemici ma con un sogno comune tra di loro: una grande Sudan unito e libero.

John Garang, appartenente all’etnia sudista dei Dinka e originario di Bor, nella contea di Rumbek, è stato il leader carismatico del SPLM (Sudan People Liberation Mouvement – Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese).

All’apparenza un rude guerrigliero, Garang era in realtà un intellettuale laureato in economia agricola presso l’Università Statale dello Jowa, USA. Aveva un forte carisma politico e un solido background militare.

Fu Abel Alier, due volte presidente del governo regionale del sud del Sudan durante gli accordi di pace tra nord e sud del paese firmati ad Adis Abeba nel 1972, che decise di offrire a Garang la possibilità di studiare negli Stati Uniti.

Assieme alla laurea in economia agricola Garang ricevette un’invidiabile addestramento militare presso l’accademia militare dello Stato dello Jowa che rafforzò la sua precedente esperienza nel settore datata alla adesione al movimento guerrigliero Anya-Nya durante gli ultimi anni della prima guerra civile tra nord e sud del Sudan.

Quando gli ufficiali sudisti si ammutinarono al governo centrale nel 1983 Garang, rientrato in patria e integrato nell’esercito nazionale, ricevette l’ordine dal regime di Khartoum di sedare la ribellione. Al contrario Garang raggiunse i ribelli e in breve tempo emerse come leader indiscusso, fondando il SPLM.

Durante gli atroci anni della seconda guerra civile, vati attentati alla vita di Garang, due maggiori secessioni all’interno del SPLM (create dal governo di Khartoum per indebolire i guerriglieri sudisti) e una serie di significanti abusi dei diritti umani commessi da entrambe le parti belligeranti, caratterizzarono gli anni di guerra di Garang.

Come leader Garang assunse sempre un ruolo centralizzato e decisionista. Nella sua visione un movimento guerrigliero andava gestito per decisioni e non per consenso interno.

Nonostante il suo atteggiamento autoritario e il suo orgoglio di appartenere ai Dinka, Garang non cercò mai di imporre l’egemonia della sua tribù sul SPLM. Al contrario fu estremamente attento al fragile equilibrio tra le varie etnie che componevano il movimento guerrigliero del sud.

Contrariamente a quanto si crede a causa della propaganda dell’attuale Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, la visione politica della lotta di liberazione di Garang non converse mai sulla creazione di uno Stato indipendente dal nord.

Garang vedeva nella lotta condotta dal SPLM un mezzo per liberare l’intero Sudan e sognava un paese unito, dove giustizia e uguaglianza fossero assicurate a tutte le popolazione che componevano il più grande paese africano. Il nome stesso del movimento da lui fondato chiarisce l’intento: Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese e non del Popolo sud Sudanese.

Nonostante che fosse costantemente etichettato dal Presidente Sudanese Omar El-Bachir come indipendentista, Garang credeva profondamente all’unità del paese e a una profonda trasformazione sociale capace di unire il Nuovo Sudan da Khartoum a Juba.

Invece di concentrarsi esclusivamente sulla causa del sud Sudan, le rivendicazioni di Garang erano rivolte all’abbattimento del regime di El-Bachir, alla libertà di tutti gli esclusi nordisti e sudisti e alla creazione di un giusto e unico governo rispettoso delle differenze etniche e religiose.

A questo scopo incoraggiò la nascita del SPLM al nord come partito politico.

La sua visione del Sudan non era due Stati separati ma un unico Stato multi religioso, multi etnico dove il privilegio delle élite nordiste e sudiste fosse annientato.

Questa politica fu coerentemente difesa sia durane gli accordi di pace sia quando divenne Vice Presidente del Sudan.

Ali Osman Mohamed Taha, considerato durante gli anni novanta un duro del regime di El-Bachir, era ancorato ai valori islamici sunniti. Laureato in giurisprudenza, iniziò la pratica privata di avvocato e in seguito divenne giudice. Aderì al National Islamic Front (NIF) di Omar El-Bachir negli anni Ottanta.

Taha era membro della confraternita dei Fratelli Mussulmani. Dopo il colpo di stato che portò El-Bachir al potere, Taha, assieme al Generale Zubair Mohamed Salih e Hasan al-Turabi, divenne uno tra i maggiori leader del NIF.

Quando il Fronte Nazionale Islamico prese il pieno controllo delle istituzioni statali, nel 1983, incluso l’esercito e la polizia, El-Bachir impose l’applicazione più estremista della Sharia e l’islamizzazione forzata dell’intero paese.

All’epoca Taha occupava il posto di Ministro dello Sviluppo Sociale coordinando le attività dei Ministeri dell’Educazione, Sanità e Affari Sociali. Pur rimanendo critico sull’islamizzazione forzata del paese, Taha, rimase all’interno del regime, divenendo il leader indiscusso della gioventù islamica. Nel 1998 assunse il posto di Vice Presidente dopo l’assassinio di Zubair Mohamed Salih oltre al ruolo di coordinamento delle Forze di Difesa Popolari che combattevano il SPLM. In convergenza alla visione di Garang, l’idea del Sudan di Taha progressivamente prese le distanze dall’agenda islamica del Fronte Nazionale Islamico di El-Bachir.

Taha comprese che l’islamizzazione del Sudan era semplicemente irrealistica e insostenibile. Si orientò verso un approccio più pragmatico e vicino agli ideali islamici moderati dei Fratelli Mussulmani, appoggiando l’idea di uno Stato unico multi etnico e multi religioso.

I due nemici, che per anni si confrontarono sul terreno di battaglia senza esclusione di colpi e senza pietà, furono incaricati di costruire le basi degli accordi di pace per mettere fine ad oltre un ventennio di guerra civile che aveva devastato il paese.

Le visioni politiche sul futuro del Sudan di Garang e Taha concordarono fino a creare un maturo piano di pace che culminò con la firma del “Comprensive Peace Agreement (CPA) e alla fine della guerra civile.

A grande sorpresa il CPA prevedeva il diritto per le popolazioni del sud del Sudan all’autodeterminazione attraverso scelta referendaria, assicurandole il diritto di scelta se rimanere unite al Sudan o di essere indipendenti.

Ma la clausola più significativa, voluta da Garang e da Taha, era il dovere morale da parte del Governo di Khartoum e del SPLM di rendere più attrattiva possibile l’opzione di un Sudan unico e indivisibile.

Garang e Taha erano fermamente convinti che se entrambe le parti avessero lavorato per il pieno rispetto degli accordi di pace, il CPA avrebbe posto le basi indissolubili per un Nuovo Sudan sulla base di: “One Country, Two Systems”, un solo paese, due sistemi.

L’accordo tacito tra i due leader era un mutuo sostegno contro il regime di El-Bachir e la fazione indipendentistica del SPLM guidata da Salva Kiir e Riek Machar.

La visione politica di Garang e l’appartenenza ai Fratelli Mussulmani di Taha erano ottime basi per la realizzazione di un diverso futuro per le popolazioni del Sudan.

L’inaspettata alleanza tra Garang e Taha fu subito individuata come un colpo mortale per le forze reazionarie che avevano fino allora interagito nelle vicende del paese: prime tra tutte il regime di El-Bachir, la corrente Kiir-Machar, Yoweri Museveni e gli Americani.

Occorreva trovare una soluzione in fretta per fermare questo progetto che avrebbe distrutto diversi interessi regionali ed internazionali letteralmente contrapposti all’interesse popolare del Sudan.

Garang muore in un incidente aereo sul suolo ugandese nel luglio 2005. Garang stava ritornando a Juba dopo in incontro presso la località ugandese di Rwakitura, con il suo alleato storico, il Presidente ugandese Yoweri Museveni. L’elicottero presidenziale ugandese MI-172 messo a disposizione di Garang precipitò misteriosamente. Il pilota e i passeggeri, compreso Garang, non sopravvissero all’incidente. Sua moglie Rebecca Garang continua tutt’oggi ad accusare i Presidenti Salva Kiir e Yoweri Museveni di essere i mandatari dell’omicidio di suo marito. Nessuna seria inchiesta é stata fino ad ora condotta sulle dinamiche dell’incidente aereo.

Taha, riconfermato da Omar El-Bachir come secondo Vice Presidente del Sudan nel maggio 2010 ha scelto di farsi addomesticare abbandonando la visione dei Fratelli Mussulmani. Nel Febbraio 2009 Taha intraprese un viaggio in vari paesi Arabi e in Turchia per cercare supporto contro il mandato internazionale di arresto per crimini contro l’umanità spiccato contro il Presidente Omar El-Bachir dalla Corte Penale Internazionale

Nonostante questo eclissamento politico e i servizi resi El-Bachir non si è mai fidato di Taha e il 8 Dicembre 2013, sette giorni prima dell’inizio della guerra civile nel Sud Sudan, il Presidente Omar El-Bachir ha dismesso Taha dalle sue funzioni a causa delle differenze sul recente cambiamento nei ranghi del governo dove El-Bachir ha sostituito i politici con dei ufficiali militari a lui fedeli per prevenire un colpo di stato. Al posto di Taha, Bechir ha nominato Vice Presidente Bakri Hassan Salih, un fedelissimo del National Congress Party, il partito al potere.

Se Taha ha giocato un ruolo progressista nella pace con il sud del Sudan e si é adoperato per un Sudan unito e democratico, nella crisi del Darfur é sospettato di aver avuto legami personali con il signore della guerra Musa Hilal, capo della milizia araba  denominata: “Veloci e Orribili Forse di Misteriha”. Secondo inchieste condotte dalla Corte Penale Internazionale vi sono forti dubbi che le attività di questa milizia, che nel 2004 massacrò vari villaggi Zurgas (termine usato per le popolazioni sudanesi di origine africana), erano coordinate da Taha come quelle dell’altra milizia araba denominata Janjaweed. Tuttavia su Taha non pende alcun capo di accusa in quanto le prove a disposizione non sono sufficienti per incolparlo.

 

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