sabato, Dicembre 7

Un Paese nelle mani di due poveracci e una Bestia Giggino e Matteuccio, con Grillo che fa la politica estera che non fa Giggino, Matteuccio pensa alla villa, la Bestia e i suoi accoliti impegnati a provare demolire le sardine

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Un Paese che si rispetti, un Paese come il nostro che continua ad essere una non trascurabilepotenzaeconomica (mi domando se e quando si rifaranno i conti per vedere se siamo ancora tra i primi’ 10 … ne dubito), un Paese che abbia rispetto per sé stesso e per i suoi cittadini, deve avere una politica estera: deve, cioè, sapere dove vuole andare, con chi e perché. Perché solo Matteo Salvini può pensare all’autarchia.

Di politica estera in Italia non ne abbiamo una degna di questo nome ormai da tempo immemorabile. Il Ministero degli Esteri è stato a lungo, e continua ad essere, considerato un posto dove sistemare persone che contano poco, giusto per dargli un contentino. Non sono in grado di fare grandi valutazioni e non sono uno storico attendibile, ma per quanto io ricordi dopo Giulio Andreotti di politica estera italiana è difficile parlare. Dopo di lui, infatti, a parte Renato Ruggeri, fuggito immediatamente appena visto il clima, si enumerano ‘pezzi’ rilevanti di politichetta da cortile: da Angelino Alfano a Gianfranco Fini a Franco Frattini. Insomma, il posto veniva sempre dato al politico in declino perché si divertisse.

Non mi sorprende, dunque, che l’attuale Ministro sia quello che sia, anche se un po’ di maggior senso di responsabilità non guasterebbe: lasciare l’Italia senza rappresentanza al G20, come accaduto lo scorso 23 novembre, è molto grave, per bene che sia stato sostituito.

Ma il guaio più grosso è che il medesimo è anche ilcapodegli stellini, mai come oggi in crisi e in grande confusione, divisi tra di loro, specialmente, tra la vera anima leghista e populista nel senso più pienamente negativo del termine, e la molto meno rilevante anima vagamente di sinistra, che potrebbe allearsi con il PD. Il quale, probabilmente, è riuscito effettivamente a realizzare un qualche accordo con Beppe Grillo, che, però, già dopo pochi giorni appare molto poco affidabile.

Di Maio scalpita. Ha preso un paio di scapaccioni da Grillo, ma non demorde e bisogna capirlo: sta cercando di salvare la pelle, dato che quando si andrà alle elezioni, presto o tardi che sia, il rischio di non essere rieletto (statuto, anzi non-statuto a parte … che buffonerie insopportabili) è altissimo e Di Maio si potrebbe trovare a spasso, in senso letterale, senza un lavoro, senza alcuna capacità o professionalità e certo con difficoltà a trovarlo un lavoro anche ‘modesto’: chi se lo prenderebbe uno che ha questo passato?

Insomma, la mia impressione è che la politica italiana, insomma, l’intera Italia sia interamente dipendente dalle vicende personali di Giggino, e, forse, di Matteo Renzi. Tanto più che, seppure Zingaretti sia riuscito a realizzare un qualche accordo di massima con Grillo, quell’accordo, almeno allo stato degli atti, sarà gestito nel rapporto con Giggino, che ha subito incominciato a mettere i bastoni tra le ruote, prima ritornando sulla castroneria del contratto, e poi ricominciando a tirare calci sotto il tavolo con il MES, con lo scudo per l’ILVA e con le fantasie propagandistiche anti-tasse e pro-salario minimo. Per di più si è subito scatenato contro il progetto di ius soli del PD, che è diventato un motivo di identità del medesimo.

In altre parole, la situazione è ingarbugliata che più non potrebbe. Tanto più che, non essendo in alcun modo comprensibile quale sia la direzione che assumerà questo Governo, non solo l’economia continuerà a languire e dall’estero ci strapperanno qualche altro gioiello della nostra economia (ormai solo rimasugli), ma, per di più, il momento idilliaco con le istituzioni europee potrebbe naufragare malamente se il Governo si mette a fare le bizze sul MES, sul quale, dopo due anni di negoziati, lo voglia o non Salvini, che ha accettato tutto anche se lo nega, occorre solo la firma, a costo di perdere definitivamente ogni credibilità internazionale. Credibilità scossa anche, non solo dalla assenza di politica estera, ma dalla strana e convulsa (e al solito tutt’altro che trasparente) manovra di Grillo, che fa la sua propria politica estera andandosene a chiacchierare per quattro ore filate con l’ambasciatore cinese, dopo le performance ben note di Giggino col suo amico Ping, che hanno portato all’ircocefalo della via della seta in salsa italiana.
Davvero, non riesco a vedere altro che nero intorno a noi.

Specie perché, l’unico rosa è il movimento delle sardine, che appaiono al momento come l’unico momento di razionalità e di umanità in questo Paese. Sardine, peraltro, ora sotto un attacco concentrico della destra più retriva.
Qualche sera fa un giornalista barbuto di un giornale che si chiama ‘La Verità’ (basterebbe questo a qualificarlo) sbertucciava il movimento, dicendo che non ha una linea politica è solo protesta. Ovviamente non è così, ma la cosa può fare effetto ed è il frutto della ripresa di vigore della destra salviniana e ultra-salviniana, dopo lo choc di Piazza Maggiore a Bologna. Per vari giorni, a quella manifestazione e alle altre che sono seguite la reazione è stata di rabbia malamente contenuta, e anche la Bestia non è andata oltre il mettere in linea l’odio, attraverso il gatto che ‘sbrana’ la sardina. Un errore grave, del quale credo si stiano accorgendo quelli della Bestia (che tentano disperatamente di fare passare il gatto per ironia), dopo i primi giorni di sbandamento, e dopo l’incredibile altro errore della ‘discesa’ di un Salvini saltellante e ‘pelvicante’ (guardatelo se non ci credete, è incredibile) sul social dei bambini (Tik Tok, mi pare si chiami) da cui, pare, sia stato praticamente cacciato. Insomma niente like.

Ma, come dicevo, la Bestia sta riprendendo ritmo, e un segnale appare appunto il fatto che la stampa vicina a Salvini comincia a sminuire il movimento specialmente puntando su due cose. Una, ne accennavo prima, è accusarla di essere solo un movimento rumoroso ma privo di una proposta politica. L’altro, accusandolo smaccatamente di essere una sorta di complotto organizzato ai danni di Salvini dal PD.
Il quale non sembra minimamente capace di fare l’unica cosa che dovrebbe fare: assumerne la spinta (non metterci su il cappello), proponendo una risposta politica alle istanze rumorose della piazza. Perché quella gente, che una volta si sarebbe definita la maggioranza silenziosa, vuole sentire e vedere delle linee e delle proposte politiche operative e comprensibili, attuali e di prospettiva. Maggioranza silenziosa, dicevo, ma in realtà molto altro e molto di più dalla mai abbastanza dimenticata ‘maggioranza silenziosa’ che, utilizzata dalla DC e in parte dal PSI, attaccò frontalmente il movimento, invero confuso e arrogante assai, del ’68.

Oggi, quelle piazze sono una maggioranza, ma non-silenziosa. Sono una maggioranza, sono tutti quegli italiani che non rispondono ai sondaggi (circa il 40%, una cosa enorme) e per lo più non vanno a votare, più una parte consistente dei votanti a sinistra. Sono, dunque secondo me, una maggioranza vera, ma molto labile, liquida come è oggi di moda dire, sono una maggioranza che vuole politica. Altro che ‘non ha idee’, le ha, chiarissime, e le dice, ancora più chiare. Mi perdonerà il grande giornalista barbuto de ‘La Verità’ (dio sa quale e di chi) ma cosa c’è di più chiaro di questo: «Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla» -testuale dal Manifesto.

Vogliono, no, anzi, vogliamo verità, chiarezza, onestà vera, non quella parolaia degli stellini. In altre parole vogliono, vogliamo, una linea politica chiara e onesta e dicono: chi ce la propone? … coraggio, noi siamo qui. Ma (e temo che Zingaretti anche se consigliato da Montalbano, per non parlare di Franceschini, non lo abbiano minimamente capito) il tempo è pochissimo: occorre un programma del PD chiaro, completo e subito, comprensivo della mandata al macero dei contratti, e chiaramente ‘prendere o lasciare’.
Guardate come si azzannano sui finanziamenti rispettivi i due disperati della politica italiana: Renzi e Di Maio.
È il momento di picchiare duro, siamo tra Giggino, Matteuccio e la Bestia  -‘Dagospia‘ pubblicò una foto che mi sono permesso riprendere e che rende molto bene la situazione che ho provato qui raccontare.
Altrimenti ci dovremo adattare al bastone di Salvini e alla piccozza di Paragone. 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.