domenica, Giugno 7

Un nuovo scenario per la datazione della Sindone L’analisi dei dati grezzi della datazione radiocarbonica del 1988, ottenuti nel 2017 dal British Museum, dimostrano che qualcosa andò storto e non si può più dire che le conclusioni di allora sono incontrovertibili, anzi. Una nuova datazione è quindi necessaria

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La datazione radiocarbonica della Sindone, effettuata nel 1988, all’epoca sembrava non lasciare scampo: il risultato, pubblicato sulla rivista ‘Nature’, affermava che il tessuto è medievale (1260-1390 d.C.) e il test ne forniva una conclusive evidence. Nonostante le valide confutazioni di alcuni scienziati, questa analisi è stata ritenuta dalla maggior parte del mondo accademico come la prova definitiva della falsità della reliquia.
Molte ombre però gravavano su vari aspetti della ricerca effettuata e nel 1989 il comitato scientifico del simposio sindonologico internazionale tenutosi a Parigi chiese la pubblicazione di tutti i dati grezzi ottenuti dai tre laboratori (Oxford, Tucson, Zurigo) che avevano effettuato prove. Per molti anni questa richiesta è stata ignorata. L’analisi statistica che nel 2013 ha messo in dubbio la validità dell’articolo pubblicato su ‘Nature’ era basata sui dati ufficiali che appaiono sulla rivista.

Finalmente, nel 2017 un ricercatore francese, Tristan Casabianca, ha avuto successo dopo aver richiesto legalmente i dati grezzi (tramite il ‘Freedom of Information Act) al British Museum, l’istituzione incaricata dell’analisi statistica, riuscendo a ottenere i report inviati dai tre laboratori all’istituzione. A questo punto Casabianca ha coinvolto la sottoscritta per individuare gli statistici adatti a effettuare la valutazione del prezioso materiale di cui era entrato in possesso.
Ecco dunque scendere in campo il professor Benedetto Torrisi, docente di Statistica all’Università di Catania, e il Dottor Giuseppe Pernagallo, data analyst.
Insieme abbiamo formato una squadra molto affiatata.
Abbiamo lavorato sodo fino a ottenere risultati eccellenti, che hanno completamente ribaltato il verdetto del 1988.
Ecco dunque quanto abbiamo potuto comunicare al termine della nostra ricerca.

La questione principale ruotava attorno ai dati grezzi, i dati usati dai laboratori per ottenere le datazioni pubblicate suNature. Una volta ottenuti questi dati, abbiamo usato diversi strumenti statistici molto potenti per individuare eventuali problemi (analisi della varianza, test di Ward e Wilson, test parametrici e non-parametrici e un software promosso da Oxford usato attualmente dagli analisti che si occupano di datazione al radiocarbonio, l’OxCal). I risultati suggeriscono fortemente che i laboratori hanno prodotto risultati differenti non riconducibili allo stesso fenomeno. Probabilmente, durante il processo di datazione qualcosa è andato storto e la causa andrebbe rintracciata nella non omogeneità dei campioni selezionati.

La nostra nuova analisi statistica, basata sui dati ufficiali e sui dati grezzi, dimostra che questa conclusione non è affidabile. La nostra analisi prova che non c’è evidenza definitiva che la Sindone di Torino sia medievale. Questi nostri risultati sono stati pubblicati su una rivista di Oxford, Archaeometry, 61, 5 (2019) 1223–1231, edita per conto dell’Oxford Research Laboratory for Archaeology and the History of Art. I nostri risultati sono ulteriormente corroborati dal fatto che i campioni di controllo non hanno mostrato le stesse problematiche. In aggiunta a ciò, i tre laboratori menzionano la presenza di importante materiale eterogeneo non menzionato nell’articolo suNature, quale antico cotone o fili blu e rossi.

La documentazione rilasciata dal British Museum dipinge un quadro molto più complesso di quanto presentato nell’articolo su ‘Nature.
Per esempio, possiamo ora affermare con certezza che uno dei laboratori -quello di
Tucson (Arizona)- realizzò otto misurazioni, e che queste misurazioni grezze mostrano eterogeneità. Queste eterogeneità non sono menzionate su ‘Nature. Sulla base di questi risultati, non è possibile continuare ad affermare che la quantità di atomi di C14 nei campioni era costante, il che rappresenta un’assunzione fondamentale per la datazione. Eliminare i valori estremi risulta quindi impossibile, perché ciò si tradurrebbe in una decisione puramente arbitraria.

Le nostre scoperte evidenziano il fatto che le procedure (selezionate dopo più di 10 anni di negoziazioni tra archeologi, esperti di tessuti e Santa Sede) sono state ben lontane dalla perfezione. Questo punto era già stato messo in luce da vari ricercatori, tra cui Harry E. Gove, l’inventore del metodo AMS, il metodo unico e innovativo usato per testare la Sindone. In molti erano preoccupati del fatto che con solo 3 laboratori, se qualcosa fosse andata male in uno di essi, sarebbe stato impossibile sapere quale invece avesse prodotto risultati attendibili. Inoltre, non c’è certezza del fatto che il protocollo sia stato strettamente seguito da tutti i laboratori. Per esempio, un sotto-campione non fu testato e quindi non fu distrutto dal laboratorio in Arizona.

Nel 1988, durante una famosa conferenza stampa, gli scienziati rivelarono al mondo che l’età della datazione era compresa negli anni ‘1260-1390!’ (con il punto esclamativo). Il nostro studio rende più che legittimo cambiare questo punto esclamativo in un punto interrogativo. Non si può più dire che le conclusioni della datazione al radiocarbonio sono, con confidenza al 95%, accurate e nemmeno che sono rappresentative dell’intero tessuto.
Dai risultati ottenuti nel 1988 nessuno può affermare con certezza che la Sindone abbia origini medioevali.

Una nuova datazione è quindi necessaria, ma dovrebbe essere inserita in un vero processo interdisciplinare e, se possibile, utilizzando tecniche di datazione non distruttive. Questa procedura dovrebbe essere pensata attentamente e applicata impegnandosi preventivamente a rendere liberamente consultabili i dati.

È dunque ora di nuovi test sulla Sindone? Questo è l’interrogativo che si pone la giornalista Jane Stannus sul ‘Catholic Herald del 2 maggio 2019 dopo aver letto il nostro articolo, apparso su ‘Archaeometry’. Le conclusioni dell’articolo, come già detto, sono chiare: l’esame dal punto di vista statistico dei dati grezzi dell’analisi radiocarbonica del 1988 dimostra che i campioni non erano omogenei, dunque non potevano ritenersi rappresentativi dell’intero lenzuolo. Quel test del C14, perciò, non permette di affermare che la Sindone è medievale.
La Stannus ha deciso allora di consultare vari esperti di analisi radiocarboniche per sentire il loro parere in merito. Dalla sua inchiesta emerge un dato certo: quasi tutti, negatori o sostenitori dell’autenticità della Sindone, sono d’accordo sulla necessità che si conducano nuovi esami, rigorosamente pianificati.
Oggi per un test attendibile sono sufficienti pochi milligrammi di materiale, da prelevare però in diversi punti del telo. Va ricordato che il campione prelevato nel 1988 proveniva da un unico angolo, pesantemente inquinato e rammendato.
Interessante quanto sottolineato dal dottor Liam Kieser, direttore del laboratorio per le datazioni radiocarboniche dell’Università di Ottawa: «Per una reliquia come la Sindone, la decontaminazione del campione è fondamentale. È stata maneggiata da molte persone nel corso dei secoli. Ci si dovrebbe preoccupare dell’effetto del sudore delle mani. Inoltre è sopravvissuta a diversi incendi: mentre si può eliminare il danno dovuto al fumo, i vapori organici associati agli incendi possono anche essere assorbiti e incorporati in modo permanente».
L’esame di una stoffa è estremamente problematico dal punto di vista della contaminazione, perché un tessuto è interamente esposto all’ambiente in cui si trova. Per un osso o un pezzo di legno si può campionare una parte interna, ma questo non è possibile nel caso di un telo.

Un importante laboratorio per le datazioni radiocarboniche, il Beta Analytic di Miami (Florida), pone alcune condizioni per la datazione di tessuti. Una è molto importante: «Beta Analytic non effettua la datazione di tessuti, a meno che questa sia parte di un processo di ricerca multidisciplinare». Questa necessaria multidisciplinarietà mancò del tutto nell’esame del 1988.
Il Beta Analytic sottolinea anche l’importanza del pretrattamento: «È importante comprendere i pretrattamenti che saranno applicati ai campioni, dal momento che questi influenzano direttamente il risultato delle analisi». E c’è un’importante domanda da considerare: «Tutti i tessuti possono essere datati con precisione?». Ecco come rispondono: «I campioni di tessuto ben conservati, con una buona struttura e non trattati con materiali conservanti generano risultati precisi. I campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa. Per assicurarsi che il campione sia databile, si prega di inviare per email al laboratorio una descrizione del tessuto o una foto ad alta risoluzione che consenta una valutazione preliminare».
La necessità della multidisciplinarietà viene sottolineata di nuovo dal Beta Analityc poco dopo, quando precisa: «Il laboratorio non esegue la datazione di tessuti o altri oggetti di valore elevato o inestimabile, a meno che il pagamento e l’invio del campione siano effettuati da un ente statale, da un museo o da un altro istituto riconosciuto che stia studiando i materiali all’interno di un processo di ricerca multidisciplinare. È possibile inviare il materiale tramite un archeologo professionista, che dichiari che il campione è adatto per la datazione al radiocarbonio».
Dunque, non tutti i reperti sono adatti per la datazione radiocarbonica e la Sindone ha tutte le caratteristiche per essere proprio uno degli oggetti che non forniscono datazioni attendibili con questo metodo.

Ma allora, perché rifare una datazione radiocarbonica della Sindone? Per comprovarlo una volta per sempre. È bastata l’analisi statistica di un campioncino di pochi centimetri a dimostrare che i suoi frammenti non erano omogenei. Figurarsi cosa emergerebbe dal confronto di campioni prelevati a quattro metri di distanza l’uno dall’altro. Per dedurlo, comunque, se nuovi esami non si faranno, basterà il buonsenso.

Nel frattempo tre nuove analisi, condotte dall’ingegner Giulio Fanti, professore associato di Misure meccaniche e termiche presso il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, datano la Sindone all’epoca di Cristo. Alcune fibre della reliquia sono state sottoposte a due datazioni chimiche, basate sulla spettroscopia vibrazionale. Spiega Fanti a questo proposito: «L’idea di base è che il tempo degradi i polimeri delle fibre, modificandone la struttura chimica, cosicché le concentrazioni di certi gruppi di atomi, tipici della cellulosa, risultano variare con l’invecchiamento del campione, gruppi che la spettroscopia vibrazionale riesce a riconoscere e a contare. Dopo la correzione di un effetto sistematico di 452 anni, dovuto all’incendio di Chambéry, la datazione della Sindone tramite analisi spettroscopica vibrazionale FT-IR – dall’inglese Trasformata di Fourier all’InfraRosso – è risultata del 300 a.C. ±400 anni al livello di confidenza del 95%. L’analisi vibrazionale Raman ha fornito come datazione della Reliquia il valore di 200 a.C. ±500 anni, sempre al livello di confidenza del 95%. Entrambe le datazioni vibrazionali risultano compatibili con la data del I secolo d.C. in cui visse Gesù di Nazareth in Palestina».

Il terzo metodo di datazione è meccanico, frutto del lavoro svolto dall’ingegner Pierandrea Malfi per il conseguimento della laurea magistrale in Ingegneria meccanica, sotto la supervisione di Fanti. Per condurre le prove sperimentali meccaniche sulle fibre di lino è stata appositamente progettata e costruita una macchina di trazione per fibre tessili vegetali. Fanti chiarisce: «L’idea di base è in questo caso che la degradazione delle catene polimeriche delle fibre promossa dal tempo, andando a spezzarle e a mutare l’ordine con cui esse si dispongono reciprocamente nello spazio, sia in grado di modificarne le proprietà meccaniche al punto tale da sfruttare la proprietà a fini di datazione. In effetti, è risultato che cinque proprietà meccaniche variano in modo biunivoco con il tempo. La datazione meccanica multiparametrica ottenuta su questi cinque parametri significativi, combinati tra loro, ha portato a un’età della Reliquia del 400 d.C. ±400 anni al livello di confidenza del 95%».
Anche questa terza datazione risulta compatibile con la data del I secolo d.C., a riprova del fatto che il verdetto radiocarbonico negativo del 1988 va definitivamente accantonato.

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