giovedì, Aprile 18

Un nuovo pianeta riempie l’Universo Si chiama K2-288Bb ed orbita all’esterno del nostro sistema solare

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Non bastavano gli scienziati e i loro telescopi. Ora si mettono pure gli astrofili a cercare pianeti esterni. Quasi quasi qualcuno vuole arrivare a definire un numero finito di corpi celesti nell’universo per poi dire che i materiali del buon Dio per costruirne altre Terre erano finiti.

Va così. Raccontiamo dalla Terra cosa è accaduto recentemente sulle coste dell’America settentrionale.

Da poco è stata resa ufficiale la notizia di un corpo celeste che si chiama poco romanticamente K2-288Bb e si tratta di una massa orbitante all’esterno del nostro sistema solare, ad appena 226 anni luce di distanza, ovvero molto approssimativamente due miliardi di miliardi di km, che per percorrerli occorrono circa otto generazioni della vita terrestre.

Oltre che della distanza, sappiamo anche qualcosa relativa alle sue dimensioni, che sono quasi il doppio di quelle della Terra (dato importante di cui cercheremo di spiegare qualcosa) e pure che il corpo orbita attorno alla sua stella in una zona probabilmente abitabile, ovvero a una distanza tale da permettere l’esistenza -un’ipotesi naturalmente- anche di una vita biovegetale, con coltivazioni e qualcosa di più appetibile della semplice acqua fresca, elemento che è indispensabile per ogni sistema simile al nostro e che là potrebbe scorrere in gran quantità.

Il pianeta – questa la novità – è stato individuato da un gruppo di ragazzi che con la caparbietà tipica delle menti fresche ha scoperto un corpo sfuggito all’attenzione degli astronomi intenti ad analizzare l’enorme mole di dati raccolta da Kepler, il telescopio spaziale Kepler lanciato nel 2009 e posto in ibernazione lo scorso agosto perché ormai in riserva di propellente. Fortunatamente prima di staccare la spina, gli scienziati americani sono riusciti a scaricare tutti i dati raccolti dal telescopio durante la diciottesima e ultima campagna osservativa. Non si esclude la possibilità di riaccenderlo e sarebbe un bene, dato che la macchina ha scoperto il 70% tra stelle e pianeti, di quelli di cui non si sapeva nulla. Tra questi elementi scaricati, c’è pure il nostro 288. A comunicarne l’esistenza è stata Adina Feinstein, una studentessa di 22 anni dell’Università di Chicago, autrice di una pubblicazione accettata da The Astronomical Journal, che ha segnalato alcune ipotesi di dettaglio: il pianeta potrebbe essere roccioso o anche semplicemente ricco di gas, simile a Nettuno. «È una scoperta molto eccitante a causa di come è stata trovata, della sua orbita temperata e perché i pianeti di queste dimensioni sembrano essere relativamente rari», ha detto l’allieva dell’ateneo fondato dal filantropo statunitense John D. Rockefeller.

Nel 2017, la Feinstein e la coetanea Makennah Bristow, dell’Università della Carolina del Nord avevano seguito uno stage con Joshua Schlieder, un astrofisico del Goddard Space Flight Center della Nasa, nel Maryland e in questo gruppo di lavoro, le due promettenti ricercatrici si sono imbattute nei dati del Kepler per la prova dei transiti, il regolare oscuramento di una stella quando un pianeta in orbita si muove lungo la sua traiettoria. Tutte cose molto semplici. Per gli addetti ai lavori! Esaminando i reperti della quarta campagna di osservazione della missione K2 di Kepler, il team ha notato due possibili transiti planetari nel sistema. Ma gli scienziati, per certificare l’indagine richiedono un terzo transito prima di validare la scoperta di un pianeta. Quindi, poiché non erano stati notati altri oscuramenti non si era dato peso all’osservazione e solo per l’ostinazioni di menti giovani e ambizione, è stato fatto rilevare che il gruppo di lavoro dei professionisti designati alla ricerca non aveva effettivamente analizzando tutti i dati. Troppi, evidentemente.

Poi, il riorientamento della modalità K2 che andava dal 2014 al 2018 ha evidenziato minuscoli cambiamenti sulle lenti plasmatiche del telescopio e dei rilievi termometrici si è così evidenziato un terzo transito. Per farla breve, nel maggio 2017 i volontari chiamati a osservare quel pezzo di cielo hanno notato il passaggio del pianeta e hanno iniziato un’eccitata discussione su ciò che allora si pensava potesse essere. Deve essere stato questo a catturare l’attenzione della giovane Adina, la quale poi ha dichiarato: «Ci sono voluti gli occhi acuti degli scienziati per realizzare che questa era una scoperta estremamente preziosa e ci hanno indirizzato ad essa». A questo punto si sono incrociate tutte le informazioni disponibili, grazie allo Spitzer Space Telescope, il Keck II e l’Infrared Telescope Facility della Nasa e Gaia dell’ESA.

La scoperta è importante per due aspetti: quello più strettamente legato all’indagine evidenzia una singolare mancanza di pianeti doppi rispetto alla dimensione della Terra. Questo è probabilmente il risultato dell’intensa luce stellare che rompe le molecole atmosferiche. Poiché il raggio di K2-288Bb lo colloca in questo spazio, ogni elemento può fornire un caso di studio dell’evoluzione planetaria all’interno di questo intervallo di dimensioni. Il secondo punto è ovviamente l’interesse di ragazzi che ancora non hanno completato il loro percorso scolastico. Ovviamente le università più moderne riescono a valorizzare queste menti e non aspettano di vederli alle soglie della pensione per farli avvicinare all’ottica di un telescopio, analizzando prima di tutto la corrente politica o sociale di appartenenza, la regione in cui sono nati, importantissima per definirne lo status, le frequentazioni religiose o altri valori assolutamente indispensabili per crescere e farsi strada in una società evoluta e di eguali. In Italia, per esempio.

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