sabato, Agosto 8

Un nuovo pericolo dalla Corea del Nord?

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Kim-Jong-un ha messo in orbita Kwangmyongsong-4, il satellite per le osservazioni terresti fatto in casa. O almeno: il suo Esercito lo ha lanciato, se arriva a destinazione è da verificare, e forse è meno importante del fatto che sia partito un razzo, alle ore 1:31 (in Italia era da poco domenica) dalla base di Dongchang-ri.

Il lancio sarebbe dovuto avvenire domani e la finestra si sarebbe potuta allungare fino al 25 febbraio. Ma i molti fattori che concorrono all’invio di un razzo nello spazio sono stati sicuramente sovrastati più di tutto dalla volontà  del Presidente della Corea del Nord. Il giovane parasovrano sta facendo parlare tanto di sé in questi giorni: prima perché, appena a inizio di gennaio, ha informato, un po’ rudemente, di avere una bomba ad alto potere distruttivo, ora perché si cimenta in questo ‘dilettevole sport’ di porre in orbita i suoi satelliti con l’altrettanta grancassa di lanciatore pronto a fare il suo dovere sviluppando la potenza necessaria fino ad arrivare alle quote dove regna sovrano il freddo glaciale e il silenzio siderale. La notizia dell’azione di Kim sta rimbalzando ovunque e sicuramente merita tutte le attenzioni del caso, dal momento che se il missile, alto circa 30 metri, partito dalla provincia del Pyongan settentrionale, avesse sbagliato la mira avrebbe potuto rasare il capo a tutte quelle terre che si trovano sulla sua traiettoria.

Su quanto accaduto nei momenti dopo lo sgancio ci sono ancora dubbi. Secondo Seul, il razzo avrebbe percorso una traiettoria di alcune centinaia di chilometri esplodendo a sudovest dell’isola sudcoreana di Jeju. La Presidente sudcoreana Park Geun-hye, ha parlato di provocazione inaccettabile che merita pesanti sanzioni. Dall’America non si sono lesinate parole infuocate: «Un’azione provocatoria in palese violazione delle risoluzioni dell’Onu», ha commentato la Casa Bianca, condannando senza appello la mossa di Pyongyang. Il Segretario di Stato americano, John Kerry, ha dichiarato che sono state violate le risoluzioni Onu, confortato dal Premier nipponico, Shinzo Abe, secondo cui si è trattato di un fatto inaccettabile. Il Pentagono teme  si possa trattare della copertura per un test missilistico a lungo raggio, così come avvenuto nel 2012, e il razzo Unha-3, ritenuto un’evoluzione dell’Icbm Taepodong-2, potrebbe essere veramente micidiale se utilizzato per fini diversi da quelli dichiarati dalle voci coreane. Più preoccupati di tutti sono gli uomini delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha sollecitato la Corea del Nord a porre fine «alle azioni provocatorie immediatamente», osservando, attraverso un portavoce, che la mossa del Nord è maturata «nonostante la richiesta della comunità internazionale per evitare un atto del genere». La Cina, il tradizionale e fraterno alleato di Pyongyang, attraverso l’agenzia ufficiale ‘Xinhua‘, ha informato il mondo: «in merito alla sua reale natura, il lancio rimarca uno sviluppo negativo della situazione nella penisola coreana, dato che ha suscitato ansia e preoccupazione su vasta scala nel mondo».

L’Organizzazione marittima internazionale e l’Unione internazionale delle telecomunicazioni non avevano capito male, e, se è sbagliata la valutazione dei tecnici di Seul, una posizione orbitale ben definita ospiterà un satellite geostazionario (a circa 36.000 km. di quota) con le insegne della real casa presidenziale nordcoreana. Per quella parte di spazio, va detto, occorre un’assegnazione ben precisa.

La Corea del Nord, dopo quello del suo satellite, potrebbe preparare lanci di altri missili balistici dalla stazione di Sohae, secondo l’emittente giapponese ‘HNK‘. Nella Corea del Sud alberga la convinzione che si stia pianificando il lancio di un ordigno a lungo raggio, che ci sia un satellite oppure no a bordo è indifferente. Corea del Sud che lancia essa stessa satelliti con vettori fatti un po’ in casa e un po’ in Russia, ma comunque con l’approvazione della comunità politica internazionale. Seul sembra proprio arrabiata, e avrebbe dichiarato che Pyongyang «pagherà un caro prezzo» se proseguirà il suo progetto. E così pure Tokyo, che avrebbe dato ordine di abbattere qualsiasi missile nordcoreano che rischi di cadere sul territorio del suo Paese; fortunatamente per il momento la minaccia si è solo confinata a proteste verbali.

Insomma, uno scenario da non star tranquilli, probabilmente scaturito dal desiderio di qualche individuo pieno di complessi che chiede di essere invitato ai pranzi ufficiali e gli viene negato dai salotti buoni dei Paesi pacifisti che sono più di tutti occupati a spargere pace in un mondo tutt’altro che in pace.

Se dobbiamo esprimere un nostro pensiero, non possiamo trascendere dalla considerazione di Eraclito, che nel 400 a.C. negava l’esistenza di una pace totale, assoluta ed eterna: «Polemos (la guerra) è padre di tutte le cose». Molti e molti secoli dopo Immanuel Kant elaborò il «Progetto per una pace perpetua« in cui si auspicava un’umanità con la voglia di vivere sotto l’egida del diritto. Quale sia la strada maestra, non sta a noi dirlo. Già nel 2012 la Corea del Nord aveva effettuato con successo la messa in orbita di un satellite in violazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta al Paese asiatico di lanciare razzi che potrebbero essere usati come missili balistici a lungo raggio, armati di testate nucleari. E dopo che Pyongyang ha annunciato di aver testato con successo una bomba all’idrogeno, certo siamo ancora più preoccupati, ma non è apparso nessun passo veramente in grado di risolvere la controversia. Né possiamo dimenticare quanto avvenne appena cinque anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale a causa dell’invasione della Corea del Sud da parte dell’Esercito nordcoreano; la risposta dell’ONU in quell’occasione fu cruenta. Su mandato del Palazzo di Vetro gli Stati Uniti (da sempre mostruosamente indebitati e irriguardosi con l’organizzazione internazionale) furono affiancati da altri 17 Paesi per intervenire militarmente nel tentativo di rovesciare il Governo nordcoreano e testare nuove armi ben affilate per l’avanzare della Guerra Fredda. Ma la Guerra di Corea causò circa tre milioni di vittime.

Dunque, massima attenzione. Ma anche molta preoccupazione perché non è detto che i difensori della pace mondiale, come ormai si proclamano diverse Nazioni del globo, abbiano veramente la capacità e la consapevolezza di sostenere una vita pacifica per tutti. Quello che serve, in questo momento, è molto sangue freddo e un’estrema capacità negoziale da parte di diplomatici super partes. Esistono? Onestamente ne abbiamo molte perplessità e ancora una volta ci domandiamo quali neutralismi convenzionali toccheranno questa volta all’Europa, che più che mai mostra la sua incoerenza comunitaria e una estrema incapacità di scelte che possano favorire gli interessi propri e di tutto il mondo.

 

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