giovedì, Ottobre 1

Un nuovo gasdotto centro-asiatico per l’India

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Un nuovo gasdotto collegherà i giacimenti del Turkmenistan all’India, attraverso territori ‘difficili’ come quelli di Afghanistan e Pakistan. È di qualche giorno fa infatti la notizia della creazione, sotto la supervisione della Asia Development Bank, di un’azienda per la costruzione e la gestione del TAPI, il gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India. Un’opera notevole, della lunghezza di circa 1800 chilometri, che coinvolge le maggiori imprese di gas naturale dei quattro Paesi. E che consacra ulteriormente il Turkmenistan come ‘bimbo prodigio’ nel mercato internazionale di gas naturale.

Indubbiamente, negli ultimi tempi l’agenda di Gurbanguly Berdymukhamedov, Presidente del Turkmenistan, è fitta di appuntamenti. Personalità della politica e dell’industria di diversi Paesi stanno bussando alla porta del Turkmenistan per assicurarsi parte del suo tesoro sotterraneo. Lo scorso settembre, infatti, Berdymukhamedov ha ospitato il Capo di Stato cinese Xi Jinping per stabilire l’ampliamento del già esistente CAGP, il Gasdotto dell’Asia Centrale. A novembre, poi, è stato il turno dell’altro gigante asiatico, l’India. Il Ministro indiano per il Petrolio e il Gas Naturale, Dharmendra Pradhan, è atterrato ad Asghabat per discutere con il Presidente turkmeno di cooperazione energetica e per presidiare i lavori della conferenza di creazione della compagnia del TAPI.

Due partner d’eccezione, per un Paese che può vantare la quarta riserva al mondo di gas naturale, dopo Russia, Qatar e Iran. D’altra parte, gli sviluppi del Turkmenistan in campo energetico sono notevoli: secondo il locale Ministero del Petrolio e delle Risorse Minerarie, la produzione di gas naturale e associato nel periodo gennaio-ottobre 2014 sarebbe cresciuta del 110% rispetto allo scorso anno e, nello stesso periodo, anche le esportazioni di gas sarebbero più che raddoppiate. Uno sviluppo iniziato recentemente, nel 2013, con l’avvio di importanti investimenti infrastrutturali e con l’apertura della produzione presso il giacimento di gas di Galkynysh, il secondo al mondo.

Le prospezioni più recenti dimostrano che il Turkmenistan possiede riserve di gas per circa 7,5 miliardi di metri cubi, dislocate su vari giacimenti di cui almeno dieci sono ‘giganti’, ossia superano i 10 milioni di metri cubi. Un vero e proprio tesoro, che ha tuttavia iniziato a fruttare nel momento in cui sono partiti gli investimenti infrastrutturali. Ma ancora altri sviluppi, assicurano gli esperti, potranno arrivare in futuro. Tra questi, il TAPI riveste sicuramente un’importanza fondamentale. Il gasdotto, infatti, trasporterà circa 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno, di cui il 18% si fermerà in Afghanistan, mentre il gas rimanente sarà spartito tra Pakistan e India.

Il gasdotto permetterà al Turkmenistan di raggiungere un importante e grande consumatore, l’India, diversificando così l’elenco di clienti di Ashgabat. In secondo luogo, il progetto permetterà una sempre più proficua collaborazione con i Paesi confinanti. Lo dimostra il ciclo di incontri che nei giorni scorsi Berdymukhamedov ha avuto con i Ministri dell’Energia di Afghanistan e Pakistan, oltre che del già citato Ministro indiano, che hanno portato alla creazione della TAPI Pipeline Company Limited, che si occuperà dello sviluppo e della gestione del gasdotto. Registrata nell’Isola di Man, l’impresa vede la collaborazione della locale Turkmengaz, della Afghan Gas Enterprise, della privata Inter State Gas Systems Limited e della indiana GAIL Limited. I quattro Paesi si sono accordati per far partire i lavori nel 2016 e per completarli entro il 2018.

Berdymukhamedov, da parte sua, ha assicurato durante gli incontri che il progetto del TAPI potrà avere un impatto positivo sulla situazione delle Regioni centro e sud asiatiche e, in generale, sulla stabilità dell’intero sistema politico ed economico del Continente. Un riferimento, nemmeno troppo velato, ai due Paesi centro asiatici di passaggio del gasdotto, Afghanistan e Pakistan. Infatti, la situazione nei rispettivi territori sembra destare non poche preoccupazioni riguardo alla sicurezza.

Secondo i progetti, il TAPI trasporterà il gas naturale dal giacimento gigante di Galkynysh in Turkmenistan attraverso le note città afghane di Herat e Kandahar per giungere, nel suo punto finale, la località di Fazilka al confine tra India e Pakistan. Un percorso lungo una pista ‘calda’ che, analogamente a diversi progetti in altre zone del mondo, è costellata da più di un rischio geopolitico. Non soltanto l’Afghanistan, la cui sicurezza molto dipenderà dal consolidamento o meno del processo politico; ma anche la scoppiettante relazione tra India e Pakistan, due grandi vicini tra cui da decenni serpeggia una malcelata ostilità. Tanto che, secondo alcuni analisti, anche qualora il TAPI entrasse in funzione, i costi necessari per il mantenimento della sicurezza lungo il suo percorso renderebbero il progetto non economicamente conveniente.

Eppure, malgrado le incertezze che caratterizzano il gasdotto, i Paesi coinvolti sembrano intenzionati a proseguire. Più di tutti il Turkmenistan, che da un tale progetto può ottenere notevoli vantaggi di tipo strategico. Infatti, l’apertura di un nuovo canale di trasporto del gas naturale verso un Paese affamato di risorse come l’India garantirà al Turkmenistan un nuovo tassello nella costruzione della sua strategia energetica. Che prevede la creazione di un sistema multivettoriale di fornitura verso i maggiori mercati mondiali.

Anche se, notano gli analisti più maliziosi, il TAPI sarebbe da interpretare piuttosto come un tentativo, da parte del Turkmenistan, di emanciparsi dalla dipendenza commerciale dalla Cina, che starebbe trattando Ashgabat come uno ‘Stato-Cliente’, secondo quanto riporta un recente articolo di ‘The Diplomat’. Da qui deriverebbe il supporto verso l’impresa da parte degli Stati Uniti, sempre molto attenti ai movimenti della Cina nella Regione e non solo.
Vista da questa angolazione, la creazione del TAPI sembra perdere il suo carattere regionale per configurarsi piuttosto come progetto globale. Per il Turkmenistan, esso contribuirà a differenziare i mercati di sbocco del gas naturale di cui il Paese è ricco, accrescendo significativamente i flussi in uscita. Inoltre, l’emergere del ‘bimbo prodigio’ del gas naturale contribuirà a riconfigurare gli equilibri energetici mondiali.

Anche gli altri Paesi, tuttavia, hanno ottime ragioni per imbarcarsi nell’impresa. Afghanistan e Pakistan, soprattutto, potranno beneficiare degli introiti derivanti dal transito del gas e dalla creazione di posti di lavoro che il gasdotto garantisce. Diversi analisti sottolineano in particolare gli effetti positivi che il TAPI potrebbe avere sul martoriato Afghanistan, fino a ipotizzare che esso potrà favorire il processo di ricostruzione post bellica del Paese.
Una previsione ambiziosa che, qualora si avverasse, renderebbe il nome del Presidente turkmeno, pur così complesso, noto in tutto il mondo.

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