giovedì, Dicembre 12

Un Nazareno dello Spazio che aspetta di diventare legge

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Si sta lentamente concretizzando la possibilità di affidare a Palazzo Chigi la governance e l’indirizzo politico del settore spaziale italiano attraverso il disegno di legge approvato dal Senato lo scorso 24 maggio. Almeno a quanto si afferma negli ambienti politici della maggioranza, che in questi giorni fanno proprio l’argomento che ormai si trascina da anni tra grandi definizioni e una dimessa selezione di interessi.

L’Indro è stato tra i primi a informare dell’importante conclusione di Palazzo Madama e seguita ad approfondirne la questione, augurandosi di poter dare presto la notizia del buon fine di una vicenda che rasenta il confine del bizzarro perché ormai dura da anni e pur vedendo impegnati molti protagonisti, è stata sempre di un troppo lieve interesse mediatico e istituzionale. La nostra preoccupazione, lo ammettiamo, deriva dal fatto che la strada ci sembra ancora lunga e gli ostacoli non mancano, per affidare alla Presidenza del Consiglio la direzione e la responsabilità della politica spaziale, con l’impegno del coordinamento di dieci ministeri, della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome. «In questo modo – spiegò il sen. Salvatore Tomaselli relatore del dispositivo in uno dei passaggi chiave dell’iter –  si potrà finalmente mettere a sistema il settore spaziale che finora ha sofferto di eccessiva frammentazione con effetti negativi sulla crescita industriale».

Ed è stato proprio Tomaselli ad aprire i lavori seminariali tenutisi presso la sede del Partito Democratico, per illustrare sostanzialmente le modifiche al decreto legislativo n. 128 datato al 4 giugno 2003, concernente l’ordinamento dell’Agenzia spaziale italiana. Ma probabilmente il primo nodo da sciogliere sarà proprio questo, all’atto pratico perché sia possibile un cambio epocale in un settore che ha visto sì, l’Italia protagonista della ricerca spaziale dai suoi primi esordi, ma in modo disordinato e legato alla libera fantasia di scienziati, di enti e politici d’assalto che poco hanno avuto a che vedere con una programmazione accurata e una conduzione attenta della cosa pubblica.

Su questo argomento è necessario essere chiari e non basta alludere a un’italianità fuori luogo, specie perché le discipline spaziali di ogni singolo Paese devono interfacciarsi e confrontarsi quotidianamente con dei modelli internazionali senza i quali non può essere garantito nessun futuro. Fatto evidente che nella sia breve storia dell’istituzione indicata oggi per regolare la politica spaziale italiana, molti degli avvenimenti emersi alle cronache hanno riguardato scandali, dimissioni affrettate e tutto quanto ha fatto ben poco onore ai programmi scientifici di altissimo valore di cui è riferimento. E in effetti sarà necessario all’Asi un cambio di statuto forse con una conduzione diversa da quella del normale mandato, per altro in scadenza ai primi mesi del prossimo anno, per compiere il passo importante di spostarsi dal controllo del dicastero dell’Università e Ricerca, a un collegio importante assai vicino al numero degli interi componenti del governo.

Poi c’è il passaggio ai deputati, che imporrà tempi brevi – si ipotizza la fine dell’estate – ma onestamente è poco credibile che nulla possa essere modificato nella camera bassa del Parlamento. E solo allora, dopo tutti i passaggi costituzionali il pezzo di carta con la blasonatura della Repubblica italiana potrà fregiarsi di essere esecutivo. Ecco, quello che ci preoccupa, ma saremo pronti a smentirci in caso di errore, è che le due Camere del Parlamento, con instabilità e litigiosità permanenti, diano la giusta importanza a un mondo che ruota attorno a università, centri di ricerca, industrie e servizi, ovvero un’economia e un indice di crescita. Difficile dar credibilità al «governo dei professori passato al Parlamento dei fuori corso» come ha definito il mondo istituzionale Giuliano Amato in twitter circa quattro anni fa!

Ma noi attendiamo con fiducia quello che è stato un primo passo, la cui discussione ha visto la luce un po’ prematura, dato il fatto che le industrie non hanno manifestato le proprie opinioni se non attraverso gli interventi piuttosto edulcorate delle associazioni di categoria AIAD, AIPAS, ASA: ben tre a conferma della grande segmentazione del settore italiano. Si attende che l’azionista di riferimento della grande impresa nazionale dia la rappresentazione dello Spazio italiano a momenti a Parigi in vista del 52° air show, punto di raccolta dei più alti interessi aeronautici e aerospaziali. Sarebbe stato più attuale incontrarsi dopo l’evento francese e raccogliere con maggior enfasi le opinioni. Ma è andata così e certo non per questo smetteremo di seguirne le evoluzioni che rappresentano un passaggio importante per la tecnologia di avanguardia del nostro Paese.

Concediamoci infine una licenza: Oscar Wilde, se durante l’esposizione della legge sul governo dello spazio si fosse accomodato su una delle sedie del terzo piano del palazzo romano –sede di tanti incontri, di patti e di promesse di riforme- ubicato a un soffio d’aria dalla Fontana di Trevi avrebbe probabilmente formulato un suo celebre aforisma «Adoro i partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica».

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