martedì, Settembre 29

Un futuro 'green' per la Sicilia? field_506ffbaa4a8d4

0

Milazzo“Crocetta afferma che il futuro della Sicilia è il petrolio e ha dato concessioni per aumentare le trivellazioni che sconquasseranno i territori. Ha poi pure diminuito le royalties di queste industrie inquinanti. In pratica, ha svenduto la salute dei siciliani ai petrolieri”. Lo dice Giuseppe Marano, portavoce dei Verdi nella Valle del Mela prima della prossima battaglia che si appresta a portare avanti per difendere il suo territorio: far diventare ‘Green’ la Raffineria Mediterranea di Milazzo. “Chiediamo – a aggiunto Marano – il Riesame integrale delle AIA (Autorizzazione integrata ambientale), in quanto le emissioni diffuse e fuggitive di gas e idrocarburi continuano costantemente ad allarmare la popolazione della Valle del Mela, le bonifiche, il risanamento e il fermo della raffinazione del petrolio e dei suoi derivati, che sono la causa principale dell’aumento dei decessi e di numerose patologie legate e collegabili all’inquinamento di aria, suolo e falde acquifere come hanno dimostrato vari studi che hanno esaminato la situazione del territorio. Noi differentemente da Crocetta e dal Pd siamo per fonti rinnovabili non per il petrolio. La nostra Regione deve puntare sulle rinnovabili e allontanarsi dal petrolio come ormai vuole anche il protocollo 2020 di Kyoto. Crocetta prima era contro il Muos poi ha ritrattato e lo stesso ha fatto poi con l’elettrodotto Terna e le raffinerie”.

“Così come è stato fatto a Gela, – prosegue Marano – l’Eni investa su Milazzo almeno 2 miliardi di euro e riconverta gli impianti mantenendo il livello occupazionale,  fermi questo disastro ambientale causato dagli idrocarburi non metanici, dal benzene, dai policiclici aromatici, dai metalli pesanti, altrimenti se ne vadano altrove ad inquinare. Milazzo e la Valle del Mela hanno bisogno di un piano strategico che sia di svolta per l’intero comparto economico, quindi significa che i privilegi devono essere  per tanti e non per pochi”.

RICONVERSIONE GREEN – Al centro del dibattito politico in Sicilia negli ultimi tempi c’è proprio la richiesta di  riconversione di impianti industriali ormai vetusti, nati negli anni passati nel boom nello sviluppo industriale in zone dalle grandi potenzialità turistiche come Milazzo, Priolo, Gela. Adesso i cittadini vogliono che i loro territori siano liberati dall’inquinamento e allo stesso tempo non vogliono cedere al ricatto occupazionale. Quello che quindi chiedono i Verdi e altre associazioni ambientaliste è che queste industrie modifichino il loro ciclo di produzione utilizzando i prodotti dell’agricoltura per realizzare i biocarburanti come il green diesel così come si sta per fare proprio a Gela ma anche a Porto Marghera e Porto Torres. I biocarburanti sono difatti, carburanti, liquidi o gassosi, per i trasporti, ricavati dalla biomassa, tra questi il bioetanolo, il biodiesel e il biometano.

Il bioetanolo è prodotto dalla fermentazione di biomasse ricche di zuccheri, come il mais, le vinacce, le barbabietole. Ultimamente ci si sta orientando verso la produzione di bioetanolo a partire da biomasse legnose, evitando così l’uso di biomasse destinabili a scopi alimentari. Può essere utilizzato in motori a benzina, miscelato con il carburante tradizionale.

Il biodiesel viene prodotto principalmente dagli oli vegetali. A loro volta, gli oli sono estratti da semi di determinate piante, come il girasole, la colza, la palma. Biodiesel possono anche essere prodotti a partire da oli di scarto, come l’olio di frittura. La ricerca è impegnata a sviluppare sistemi che permettano l’uso delle alghe per la produzione di biodiesel. Può essere utilizzato in motori diesel, miscelato con il gasolio. Il biometano infine, o è il gas prodotto dalla purificazione del biogas, avente caratteristiche tali da consentirne l’immissione nella rete del gas naturale. Può essere utilizzato senza particolari precauzioni nei veicoli a metano.

 

CLASS ACTION IN ITALIA CONTRO CHI INQUINA

Una class action poi partirà sempre da Milazzo e invaderà tutta la Sicilia e l’Italia inquinata, stanca di subire i veleni delle fabbriche non a norma. L’iniziativa è organizzata dal comitato di cittadini “Aria pulita” di Milazzo” e ha già coinvolto migliaia di  residenti della città mamertina, e decine già a Siracusa, Melilli Augusta, Priolo, Gela e aree limitrofe. La battaglia legale in seguito probabilmente verrà adottata anche a Taranto e altre città. I cittadini sono allarmati d’altronde perché le bonifiche nei siti inquinati della Sicilia non sono mai iniziate, come dimostra il rinvio a giudizio per due ex  presidenti della regione e sette ex assessori per non aver adottato i piani di risanamento. “Non si può più continuare a subire, vogliamo poter fare una passeggiata o aprire le finestre delle nostre case senza alcun timore – dice Silvana Giglione, presidente del comitato “Aria pulita di Milazzo” – .Oltre a batterci  per il rispetto dell’ambiente e per i risarcimenti per le persone affette da patologie, stiamo portando avanti con i nostri legali una class action in sede civile contro la raffineria di Milazzo e altri siti industriali della Valle del Mela e della Sicilia. Per la prima volta in Italia pretenderemo indennizzi non solo per chi ha delle patologie, ma anche solo per chi ha il timore di contrarre malattie. Le emissioni odorigene e inquinanti provenienti dalle industrie impediscono ai residenti di avere una vita normale. Noi non siamo cittadini contro il progresso e vogliamo che le fabbriche continuino ad esistere e non si perda nemmeno un posto di lavoro. Pretendiamo, però, di abitare  in un ambiente salubre. Non siamo visionari, le puzze le sentiamo, le emissioni dei cicli produttivi della raffineria e di altri siti le vediamo. Tra l’altro, chiederemo risarcimento anche per i danni morali, esistenziali e patrimoniali del nostro territorio dove c’è un’economia immobile perché nessuno vuole più investire in un‘area inquinata. Abbiamo chiesto i piani di bonifica e di risanamento e questo non significa chiudere le aziende,  ma metterle in regola”. L’azione legale è portata avanti da un pool di avvocati guidati da Antonio Giardina che spiega: “Periodicamente le persone sono costrette a rifugiarsi in casa perché investite da queste emissioni e non riescono a svolgere le azioni della quotidianità, noi volgiamo che tutto questo finisca. Speriamo che la nostra battaglia di civiltà interessi presto tutti i 44 siti italiani dove sono presenti industrie di questo tipo”.

 

ASSENZA ADEGUATO PIANO PROTEZIONE CIVILE E RAFFINERIA ANCORA NON A NORMA

Le preoccupazioni dei cittadini a Milazzo sono state alimentate anche dopo quanto avvenuto lo scorso 27 settembre alla Raffineria Mediterranea di Milazzo (Ram): un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato all’interno della struttura, con fiamme visibili per diversi chilometri di distanza, perché un deposito che conteneva un milione di litri di carburante ha preso  fuoco. “E’ stata evidente l’impreparazione delle istituzioni – spiega ancora Marano – durante eventi di questo tipo. Il sindaco Carmelo Pino dice di aver fatto molta prevenzione, ma del famoso opuscolo che ha detto di aver realizzato con tutte le prescrizioni e i consigli in caso di pericolo, non c’è traccia in città. Così non ci sono mai state simulazioni, non ci sono sirene, ne mascherine antigas, e non sono conosciuti i posti dove rifugiarsi. Abbiamo presentato un’articolata denuncia querela nei quali chiediamo di sapere come hanno gestito l’emergenza tutte le istituzioni. Questo perché noi sappiamo che l’ultimo piano di emergenza approvato che si trova nel sito del comune di Milazzo è del 2008 e, nonostante quanto previsto dalla legge Seveso, non è stato aggiornato.  Intanto però l’ultima Autorizzazione integrata ambientale è stata rilasciata alla Raffineria nel 2011 con un aumento della produzione che causa altri rischi non sono stati considerati ne lpiano di protezione civile precedente”.

L’impianto della raffineria di Milazzo, è stato più volte al centro di polemiche per le esalazioni e gli inquinanti che provengono dal suo sito industriale, ma da quanto è emerso nei mesi scorsi presenterebbe inoltre delle criticità proprio  in caso di sisma, di alluvioni e non ha adeguati standard per la salvaguardia del sottosuolo e per i servizi antincendio. E’ quanto si legge da un rapporto del Ctr, Comitato tecnico regionale per la sicurezza, che ha svolto dei controlli alla Raffineria. Dal verbale della Commissione si evincono in tutto ben 11 criticità che i dirigenti della Ram si sono impegnati a risolvere.

Per quel che riguarda il rischio sismico come si legge nel verbale della commissione, la Raffineria «in relazione agli obblighi dell’Opcm n.3274 del 20 marzo 2003 ha dichiarato di aver effettuato solo verifiche su edifici civili e sulle fondazioni degli impianti». Secondo gli ispettori «in assenza di verifiche dinamiche che tengano contro dei nuovi parametri stabiliti dal Ntc 2008 (Nuove norme tecniche per le costruzioni, ndr) e delle connessioni esistenti tra centri di pericolo (colonne, reattori,serbatoi, piperack) e le tubazioni di fluidi pericolosi, non potranno essere trascurate le rotture maggiori il 100% del diametro della tubazione». La Commissione poi ha criticato l’operato della Raffineria per l’insufficiente analisi storica dove non sono riportati eventuali eventi sismici o rilasci istantanei e l’Uvce (esplosioni non confinate, ndr). Per quel che riguarda il pericolo di rischio idrogeologico pur avendo la società evidenziato “i possibili eventi naturali (inondazioni, onde anomale) sulla raffineria; di questi non si è tenuto conto all’interno del Rapporto di sicurezza.

Il verbale registra anche pericoli in caso d’incendio e rileva «l’inadeguatezza della caserma interna dei vigili del fuoco all’interno della raffineria sia in termini di posizione che di protezione». Inoltre, è stato evidenziato che i controlli degli impianti antincendio prevedono esclusivamente «verifiche di funzionalità degli impianti» e quindi si chiedono misurazioni dei loro parametri prestazionali «per la verifica della reale efficacia degli stessi». La Commissione ha preteso poi chiarimenti dall’azienda sugli incidenti avvenuti all’interno della Raffineria negli ultimi dieci anni e ha chiesto la documentazione sulle misure a salvaguardia del sottosuolo delle aree di impianto a protezione delle falde acquifere e l’indicazione circa la data e l’esito dei controlli sul fondo dei serbatoi e sulla loro eventuale sostituzione.  L’attività della Raffineria di Milazzo era già stata monitorata in precedenza dal Ministero dell’Ambiente che aveva fatto all’azienda una diffida a seguito di un’ispezione straordinaria per le emissioni moleste e maleodoranti di idrocarburi nel comprensorio di Milazzo.

Infine anche le analisi dei dati della campagna di monitoraggio effettuati dall’Arpa di Palermo qualche anno fa avevano evidenziato negli anni scorsi «fenomeni improvvisi e ripetuti di concentrazione in aria di idrocarburi vari riconducibili ai cicli di lavorazione di prodotti petroliferi». Ecco cosa scriveva l’ Arpa nella lettera inviata al Ministero e ad altre autorità: «Emerge in modo inequivocabile che gli inconvenienti lamentati hanno origine di emissioni non adeguatamente controllate dalla Raffineria di Milazzo. Si evidenzia quindi la necessità di far seguire al monitoraggio svolto una mirata intensificazione delle attività di vigilanza e di controllo sulle misure poste in essere dal Gestore al fine di rimuovere le cause, strutturali e/o gestionali che hanno dato luogo ai fenomeni evidenziati».

 

METILAZIONE NEL DNA E METALLI PESANTI NEI BAMBINI NELLA VALLE DEL MELA

Le problematiche derivanti dall’inquinamento della Valle del Mela sono anche sanitarie  come ha dimostrato uno studio dell’organizzazione mondiale della sanità realizzato da vari autori tra i quali Andrea Baccarelli e Annibale Biggeri e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Epigenomics. Nell’analisi si evidenzia da uno screening condotto su 2.506 bambini residenti della zona, la prova che sono affetti da metilazione del Dna delle cellule nasali per l’infiammazione delle vie aeree. Lo studio è stato presentato da Pasquale Andaloro, consulente dell’Organizzazione mondiale della Sanità in Sicilia, che sottolinea che “i fattori che determinano cambiamenti di metilazione del Dna sono associati con l’infiammazione asmatica e sono prodotti dagli inquinanti della zona”.

“Gli effetti dell’inquinamento atmosferico non si fermano all’apparato respiratorio – sostiene anche nello studio Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica IRCCS Ca’ Granda Maggiore Policlinico Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston – ma coinvolgono altri distretti dell’organismo, tra cui il sistema cardiocircolatori”. Una settimana, è sufficiente: aumenta il rischio di trombosi, ictus e infarti. Sette giorni di polveri sottili oltre la soglia d’allarme — come dimostrano le indagini — fanno sfarfallare la doppia elica del codice, riprogrammano i geni, danneggiano le cellule, ne accelerano l’invecchiamento: lo studio guidato dal professor Baccarelli stima che per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria cresce del 70 per cento il rischio di trombosi. “Abbiamo scoperto – continua Baccarelli – che in cellule di persone esposte allo smog il livello di metilazione del Dna cambia rispetto a chi non lo è. L’aria inquinata può mettere i geni a soqquadro”. Molti ragazzi che vivono nei sette comuni della Valle del Mela hanno poi nel loro sangue una presenza di metalli pesanti molto più alta rispetto la norma: soprattutto per quel che riguarda il cromo, il nickel e il cadmio che possono provocare serie patologie. Lo rivelano i dati emersi dallo studio di biomonitoraggio nella zona di Milazzo-Valle del Mela, eseguito dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Messina. Il gruppo di ricerca coordinato dal professore Francesco Squadrito, ha coinvolto ragazzi tra i 12 e i 14 anni, nati nei comuni di Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, San Filippo del Mela, Gualtieri Sicaminò, San Pier Niceto e Milazzo.

Le valutazioni auxologiche e cliniche sono state condotte dal gruppo di ricerca nei locali dell’Asp di Milazzo. Sono stati raccolti campioni di sangue e di urine per il successivo dosaggio di metalli pesanti (arsenico, cromo, cadmio, mercurio, nickel, piombo, vanadio) e di ormoni importanti durante la crescita (ACTH, T3, T4, TSH, testosterone, LH, FSH). Inoltre sono stati distribuiti questionari a genitori e ragazzi per la valutazione della percezione del rischio e sulla qualità della vita. “I risultati ottenuti -ha spiegato il professor Squadrito – hanno mostrato una significativa sensibilità della popolazione nei confronti della condizione di potenziale rischio ambientale e una generale scarsa soddisfazione nei confronti della qualità della vita. In particolare valori preoccupanti sono emersi a San Filippo del Mela e Santa Lucia e quindi i governi locali e quello regionale devono fare qualcosa per ridurre queste criticità attraverso degli interventi mirati. Questi metalli pesanti possono alterare il sistema endocrino e come abbiamo notato ci possono essere delle criticità anche negli organi riproduttivi maschili”.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore