mercoledì, Febbraio 20

Un film intitolato il Paese del Male field_506ffb1d3dbe2

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Un film non può essere capito se non si guarda dall’inizio. Ma sembra che ora  tutti  giudichino la Siria dal fotogramma del giorno. Senza considerare la storia, prima delle rivolte e durante le rivolte stesse. Senza considerarne la complessità  e lo svolgimento. Manca un narrativa, un filo conduttore.  Questo è un momento di cambiamento, di transizione. Non si può prendere visione da un punto di questa pellicola ad alta tensione e drammaticità e dolore,  e andare avanti, come se non ci fosse un passato, e intitolarlo il Paese del Male. Perché si genera confusione e si alimentano paure e diffidenze.

La Siria è un Paese sfinito dalla sofferenza, dove la guerra – in quasi tre anni – ha causato la morte di 126mila persone, più di 6mila bambini e la fuga di due milioni e mezzo di persone. I bambini siriani, una intera generazione perduta . Secondo l’Unicef, dall’inverno scorso, il numero di minori che hanno bisogno di assistenza umanitaria in Siria è quadruplicato. I piccoli in situazione di vulnerabilità all’interno del Paese in guerra sono infatti 4,3 milioni contro 1,15 milioni del dicembre dell’anno scorso

Così uno spettatore o un lettore disattento, vedendo i due principali  fotogrammi di oggi che cosa registrerà? Immagine uno: Damasco, un attentatore kamikaze  si è fatto saltare in aria davanti ad un ufficio del ministero della Difesa – nel centro della capitale –  nella zona di Jisr al-Abyad.  E penserà: ecco i ribelli siriani  sono tutti terroristi. O peggio, come ormai  sento ripetere  spesso, i musulmani sono portati a diventare terroristi.

Stessa reazione per  l’immagine due. Maaloula, villaggio simbolo della cristianità in Siria, poco distante da Damasco, dove il rapimento di dodici suore  – da attribuirsi quasi certamente  al gruppo di Fronte Al – Nusra, legato ad  Al Qaeda –  rafforza un’altra affermazione. In Siria i cristiani (la minoranza cristiana è di  circa 1,8 milioni di anime) sono attaccati dai musulmani.

Sono immagini vere e terribili ma se strappate da un contesto più ampio possono risultare fuorvianti.  Perché i gruppi jihadisti non rappresentano l’Islam, ma una devianza. Perché nessuno mette in dubbio il radicalismo di un messaggio come quello propugnato da al-Qaeda, ma è anche vero che non tutti i jihadisti sono al-Qaeda. Allo stesso tempo è vero che il jihadismo miete vittime. Però la maggior parte di queste, sono musulmani. E in molti sembrano ancora oggi dimenticarlo o non saperlo. Perché  in Siria, i gruppi jihadisti, legati  o meno ad Qaida,  ci sono certo,  ma non sono la maggioranza, anche se  forti sul terreno da un punto di vista militare. Che i cristiani abbiano sempre avuto paura degli “islamisti”,  fin dall’inizio delle rivolte, è una realtà. Le testimonianze raccolte già nel 2011, esprimevano un grande timore. E la comunità cristiana, di massima, si era alleata con la leadership di Damasco.  Comprese le gerarchie.

Testimonianze che ho raccolto e raccontato, perché esprimevano sentimenti veri. Ma con passare dei mesi qualcuno mi domandava: «Sarà vero o stiamo cadendo nella trappola della propaganda del regime?». Che da sempre, in Sira, si è posto come difensore delle minoranze religiose ed etniche in Siria.

Le divisioni settarie, intendiamoci si sono delineate, prima  ancora che i gruppi jihadisti pagati dai Paesi del Golfo e favoriti dalla Turchia entrassero nel Paese. Certo perché sempre in situazioni di pericolo le comunità tendono a fare fronte comune. Ma quanto c’era di “religioso” in senso stretto?  La vera divisione non è stata, almeno al principio, fra i sostenitori e gli oppositori al regime? Cristiani, sunniti, sciiti che fossero?

Fin dall’inizio delle rivolte, il presidente Bashar al -Assad chiamò i ribelli “terroristi”. Ma sono scesa in piazza con siriani che non erano terroristi né stranieri e che manifestavano chiedendo solo, diritti, dignità e libertà. In seguito è arrivata la lotta armata, sono arrivate le  ingerenze straniere, sono arrivati davvero i terroristi. Sento ancora le esplosioni continue, che magari creavano pochi danni e non venivano neppure riprese dalla stampa internazionale, a Damasco, nel luglio 2012.  Sono arrivate le lacerazioni fra le Brigate dell’Esercito Siriano libero. Gli attacchi dei gruppi jihadisti contro lo stesso esercito siriano libero. Contro i curdi. Non solo i cristiani sono vessati da queste frange estremistiche. Testimonianze di famiglie sunnite al nord della Siria, nelle zone controllate  appunto  da gruppi che applicano una brutale legge shariatica , rivelano l’insofferenza della popolazione contro chi, forse, era stato visto come il salvatore. Una cosa è certa. Non sapremo come andrà a finire questo drammatico film. Ma almeno non giudichiamo da fotogrammi senza montaggio.

 

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