venerdì, Giugno 5

Un coronavirus ha affondato Trump, il manifestamente impreparato a governare L’emergenza sanitaria, e conseguente emergenza economica, sta evidenziandosi anche come una crisi politico-istituzionale. ‘Trump’s failed presidency’, ‘The Trump Presidency Is Over’ così titolano alcuni tra gli analisti più ascoltati a Washington

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Dopo settimane trascorse a minimizzare, dopo le prime avvisaglie di preoccupazione della scorsa settimana quando, senza discuterne con Bruxelles, ha deciso di bloccare i voli dall’Europa (eccetto Regno Unito, ma poi ci ha ripensato), dopo che sabato ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, ma sempre assicurando che la Casa Bianca poteva controllare la situazione, ieri, lunedì, Donald Trump lo ha dovuto ammettere: la situazione causata dal coronavirus in Usa «non è sotto controllo».
Ha precisato che quello che definisce il ‘
nemico invisibileo ‘virus cinese’ -termine che ha provocato oggi la reazione indignata di Pechino-probabilmente si aggirerà negli USA fino all’estate, forse fino agosto, e che sì, a questo punto la recessione è probabile.
Insomma:
Trump ha firmato qualcosa di molto simile all’arresa all’evidenza, probabilmente perché la situazione non era più mistificabile.

Da settimane era chiaro che Trump aveva ignorato, peggio, nascosti, gli alert che gli erano arrivati, per quanto molto soft e per nulla precisi, dai servizi segreti, era chiaro, denunciato da più parti, che il sistema sanitario nazionale rischia di collassare se il virus attacca un numero significativo di persone contemporaneamente. Per tanto, si, la situazione ‘non è sotto controllo’.

Ora l’emergenza sanitaria, e conseguente emergenza economica, sta evidenziandosi anche come una crisi politico-istituzionale, ovvero si sta mettendo in dubbio, sempre più palesemente e da fonti sempre più autorevoli, l’adeguatezza di Trump nella gestione della crisi.
Anche i sondaggi di questi giorni, precedenti alle dichiarazioni di ieri, per esempio quello di ‘NBC News’ / ‘Wall Street Journal’, realizzato tra l’11 e il 13 marzo, vanno nella stessa direzione. Oltre la metà degli americani, il 51%, ha dichiarato di non approvare il modo in cui Trump sta gestendo l’epidemia, anche considerando il lavoro di Trump nel suo complesso il 51% ha dichiarato di disapprovare il Presidente- e circa il 60% pensa che il peggio debba ancora arrivare.

Per quanto nessun governo al mondo, o meglio, nessun governo di quella parte di mondo colpito più severamente dal virus, si sia davvero dimostrato all’altezza della crisi, per quanto nessun servizio di sicurezza abbia previsto un evento di questa natura e portata, Trump agli occhi di molti analisti si conferma il peggio sullo scenario.

Uno dei più antichi e quotati centri di ricerca di Washington, diretto da un generale dei Marines in pensione, il Brookings Institution, ieri, a firma di Elaine Kamarck, titolava ‘Trump’s failed presidency’. E il giudizio è durissimo e ruota tutto attorno alla comunicazione, scambiata con la realtà.

«La presidenza di Trump sta fallendo rapidamente. Come altri prima di lui, i presidenti americani moderni falliscono quando non possono padroneggiare o comprendere il governo che ereditano. Questo è un concetto difficile da comprendere in un’epoca in cui la copertura mediatica non-stop ci porta a concentrarci sulle capacità comunicative del Presidente e quando i presidenti stessi apprezzano lo spin più che la competenza». Ma alla fine il fallimento presidenziale è la realtà.

I presidenti di questo periodo storico sono particolarmente inclini a confondere la comunicazione con la realtà perché in primo lo luogo sono eletti da da attivisti di partito che «apprezzano l’ispirazione e l’intrattenimento. In secondo luogo, l’importanza della comunicazione di massa porta i presidenti a credere che le parole e le attività che li hanno portati in carica possano funzionare una volta che sono in carica: più manifestazioni, più discorsi, più tweet e più pubblicità televisiva. Niente può essere più lontano dalla verità». «La realtà è ancora importante e la comunicazione ha i suoi limiti, anche in un’era di social media».
Finché le cose vanno bene gli americani possono accettare gli esercizi di retorica di un presidente. «Ma quando le persone sono nei guai, anche i più ardenti odiatori del governo pongono quella famosa domanda: ‘Dov’è il governo?’ E per la maggior parte degli americani, il presidente è il governo».Kamarck, richiama la pessima reazione del governofederale all’uragano Katrina del 2005,«il danno collaterale alla presidenza di George W. Bush fu grande. La sua popolarità non si riprese più». Anche con Obama ci furono situazioni che minarono la sua presidenza

The Atlantic’, un quotidiano che si sta distinguendo per come sta seguendo la vicenda coronavirus con inchieste particolarmente calde, con Peter Wehner,analista senior dell’Ethics and Public Policy Center, intervine con ancora maggiore durezza.
R
icordando, Wehner, che già nel 2016 aveva annotato come «Trump è fondamentalmente inadattointellettualmente, moralmente,temperamentalmente e psicologicamente per l’ufficio. Per me, questa è la considerazione preminente nell’eleggere un Presidente, in parte perché ad un certo punto è ragionevole aspettarsi che un Presidente debba affrontare una crisi inaspettata, e a quel punto, il giudizio e il discernimento del Presidente, il suo carattere e la sua capacità di leadership, conta davvero», afferma:«Ci è voluto fino alla seconda metà del primo mandato di Trump, ma la crisi è arrivata sotto forma di pandemia di coronavirus, ed è difficile nominare un presidente che è stato sopraffatto da una crisi come il coronavirus». Il virus, secondo Wehner, ha travolto Donald Trump, tanto che titola il suo intervento ‘The Trump Presidency Is Over’.

Wehner mette in fila gli errori di Trump: «il Presidente e la sua Amministrazione sono responsabili di errori gravi e costosi, in particolare gli epici guasti alla produzione nei test diagnostici, la decisione di testare troppo poche persone, il ritardo nell’espandere i test ai laboratori al di fuori dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, e problemi nella catena di approvvigionamento», errori che hanno fatto perdere tempo prezioso e creato un falso senso di sicurezza nella popolazione. E dopo la falsa sicurezza gli allarmi.
«Ogni volta che il Presidente parla, sembra aggiungere la paura al caos» afferma Kamarck. «I fallimenti di Trump durante la pandemia di coronavirus vanno dalla retorica all’organizzazione». Dire agli americani che la situazione non era grave «affermando i suoi ‘sospetti’ sui dati, assicurando le persone che tutti sarebbero stati testatianche quando c’erano pochissimi test disponibili, dicendo che siamo molto vicini a un vaccino quando mancano da 12 a 18 mesi, affermando erroneamente che a merci e personeprovenienti dall’Europa sarebbe stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti e annunciando che Google aveva un sito Web per i test mentre l’iniziativa era semplicemente un’idea non implementata, sono solo alcune delle sue gaffe televisive. Dopo ogni dichiarazione presidenziale, sono stati necessari ‘chiarimenti’».

Forse ancora più grave il fatto che «il Presidente ha ignorato i primi avvertimenti sulla gravità del virus e si è arrabbiato con un funzionario della CDC che a febbraio ha avvertito che un focolaio era inevitabile. L’Amministrazione Trump ha smantellato l’ufficio di salute globale del Consiglio di sicurezza nazionale, il cui scopo era quello di affrontare le pandemie globali» affermaWehner. Errori che comporteranno inutili decessi, morti che si sarebbero potuti salvare.

Più grave in assoluto nella cultura americana: il fatto che Trump abbia mentito. Questa è la colpa più grave. Wehner parla della «valanga di informazioni false fornite dal Presidente», «giorno dopo giorno ha negato sfacciatamente la realtà, nel tentativo di attenuare il danno economico e politico che ha dovuto affrontare». Ma Trump ha dovuto prendere atto che non può sfuggire al coronavirus, né mentire e cavarsela.
La conclusione, dunque, è che «si tratta di un enorme fallimento nella leadership che deriva da un enorme difetto di carattere. Trump è un bugiardo così abituale che è incapace di essere onesto anche quando essere onesto servirebbe i suoi interessi. È così impulsivo, miope e indisciplinato che non è in grado di pianificare o addirittura pensare oltre il momento. È una figura così divisiva e polarizzante che da molto oramai ha perso la capacità di unire la Nazione in qualsiasi circostanza e per qualsiasi causa. Ed è così narcisista e non riflessivo che è completamente incapace di imparare dai suoi errori. La personalità disordinata del Presidente lo rende mal equipaggiato per affrontare una crisi come nessun altro Presidente è mai stato. E tutto questo, secondo Wehner, la Nazione sta iniziando a capirlo, richiamando a testimonianza di ciò le parole ciò le parole dure del ‘The New York Timesdi questi giorni di esplosione della crisi.
«Quando c’è un’incompetenza fondamentale su questioni di enorme importanza, gli elettori lapuniscono. Ed è qui che le azioni di Trump sul coronavirus sono andate lontano dall’obiettivo»,afferma Kamarck.

Durante l’Amministrazione Obama, la Casa Bianca ha avuto a che fare con un precursore del coronavirus: il virus Ebola. L’Amministrazione ha capito che le pandemie sono una minaccia fondamentale alla sicurezza nazionale. A quel punto ha creato il team di sicurezza sanitaria globale nel Consiglio di sicurezza nazionale. «Nel maggio del 2018, Trump ha sciolto la squadra presumibilmente perchénon ha pensato che le pandemie potessero accadere e perché , disse, ‘sono un uomo d’affari. Non mi piace avere migliaia di persone in giro quando non ne hai bisogno’. La frettolosa giustificazione di Trump ha mostrato la limitata comprensione di Trump del perché il governo è diverso dagli affari: si lavora perprepararsi per eventi a bassa probabilità. Ad esempio, l’Esercito degli Stati Uniti spende miliardi ogni anno per prepararsi a guerre in tutto il mondo e persino nello spazio che non può mai aver luogo.L’arte della leadership presidenziale sta nell’anticipare i grandi problemi e pianificandomitigarli», afferma Kamarck. «Oltre a imparare dalle passate amministrazioni, i presidenti hanno bisogno della capacità di anticipare le reazioni alle loro azioni. L’amministrazione Trump è stata particolarmente inetta su questa dimensione sin dall’inizio», a ciò si aggiunge «l’assenza di competenza nei principali incarichi governativi»,elemento particolarmente pericoloso durante le emergenze come questa.


«È probabile che il coronavirus sia il punto di svolta della presidenza Trump», il momento in cui «l’ignoranza e la superficialità del 45 ° Presidente americano sono dovenute innegabili»,afferma Wehner, «indiscutibile come le leggi della scienza o un’equazione matematica». «C’è voluto molto più tempo di quanto avrebbe dovuto, ma gli americani hanno visto il truffatore dietro il sipario. Il Presidente, infuriato per essere stato smascherato, diventerà più disperato, più amareggiato, più sfrenato. Sa che niente sarà più lo stesso. La sua Amministrazione può vacillare, ma sarà solo un guscio vuoto. La presidenza di Trump è finita», conclude Wehner.

Questa tragedia, secondo Kamarck. «ci insegna molte cose sulla preparazione e sulla salute pubblica, ma ci mette anche in guardia sui pericoli dei presidenti che sono manifestamente impreparati a governare».

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