sabato, Dicembre 5

Un cavo per due continenti targato Cina Dal 5 settembre la Cina connette Africa e America Latina: il mondo secondo Xi Jinping

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Lo scorso 5 settembre la Huawei Marine Networks ha annunciato ufficialmente di aver completato il dispiegamento di SAIL (South Atlantic Inter Link), un cavo sottomarino a fibre ottiche.

SAIL è lungo 6000 km e attraversa l’oceano Atlantico dall’Africa al Sud America, connettendo da un lato Kiribi (Camerun) e dall’altro Fortaleza (Brasile). Il sistema di cablaggio è costituito da quattro coppie di fibre, ciascuna in grado di trasmettere 100 lunghezze d’onda con una larghezza di banda di 100 Gbit/s e una capacità di trasmissione di 32 terabit per secondo, ed è costruito per una durata stimata intorno ai 25 anni.

Il progetto ha visto coinvolte China Unicom, operatore cinese, e Camtel (Camerun Telecom) come aziende promotrici dell’iniziativa, mentre Huawei Marine Networks – una joint venture fondata nel 2008 e composta da Huawei, colosso tecnologico cinese, e da Global Marine, leader britannico fornitore  di servizi ingegneristici e subacquei in attività da 165 anni – si è occupata della parte tecnica e dell’istallazione dell’impianto sottomarino.

Il cavo, seppur non sia ancora entrato in funzione, è doppiamente importante, perché migliorerà sia la connessione in tutto il Sud America sia in Africa. E non è un caso, che proprio questi due continenti siano quelli in cui sono più ingenti gli interessi esteri del Governo cinese, il quale – oltre ad essere presente con Huawei e Unicom – ha finanziato il progetto attraverso la China Exim Bank, una delle tre banche istituzionali cinesi istituite per attuare politiche commerciali ed economiche dello Stato.

La Cina non è nuova a questo tipo di affari, anzi, sempre di più negli ultimi anni sta spingendo l’acceleratore sugli investimenti in Sud America e Africa.

Tutto in linea con la visione politica di Xi Jinping, leader del PCC e Presidente della Repubblica Popolare cinese, il cui ‘pensiero’ è stato inserito nella Costituzione, accanto a quello di Mao Tse Tung e alla teoria di Deng Xiaoping. Dal marzo 2012, cioè da quando è al potere, Xi ha puntato e insistito sulla centralità del Partito Comunista, alla cui radice prettamente materialistica ha aggiunto una matrice simbolica, quasi spirituale, elevandolo a guida unica del popolo cinese. Inoltre, dal novembre 2012, da quando è diventato Segretario generale del partito, una costante dei suoi discorsi è stato il concetto di ‘Sogno Cinese’, il grande ringiovanimento della Nazione cinese. Il ‘sogno’ non è altro che un racconto di impronta iper-nazionalistica fondato sull’idea del ritorno della Cina tra le grandi potenze mondiali e sull’aspirazione di diventare leader globale. L’obiettivo dichiarato di Xi è che la Cina diventi una società moderatamente benestante entro il 2020 (100° anniversario della nascita del PCC) e una Nazione pienamente sviluppata entro il 2049 (100° anniversario della Repubblica Popolare). La concretezza del Sogno Cinese di Xi passa anche attraverso la realizzazione della Belt&Road Inziative (BRI), la Nuova Via della Seta, un lungo corridoio commerciale che connetta le regioni asiatiche all’Europa e che, via mare, passi lungo tutto l’Oceano Indiano fino ad arrivare ed attraversare l’Africa.

Il continente nero è ormai terra di conquista della Cina da molti anni, l’ultimo FOCAC (Forum on China-Africa Cooperation), al di là delle critiche, è servito a rinsaldare il rapporto tra oltre 50 Stati africani e la Repubblica Popolare Cinese, la quale è presente in Africa con circa 3.000 progetti infrastrutturali ed ha elargito un altro prestito di 60 miliardi di dollari ai Paesi africani presenti al Forum, dopo quello versato nel 2015.

L’America Latina è tagliata fuori dal BRI? Non esattamente. Come ha spiegato al ‘Global TimesLü Fengding, Presidente dell’International Advisory Board di The Charhar Institute, «l’America Latina è ricca di risorse e ha un potenziale di cooperazione e la maggior parte dei paesi latinoamericani è entusiasta del rafforzamento delle relazioni con la Cina», e sul progetto BRI specifica che «sebbene l’America Latina sia molto lontana da noi, ha mostrato un lodevole zelo nel BRI, più di 20 paesi sudamericani hanno inviato rappresentanti per partecipare al Forum del BRI per la cooperazione internazionale a Pechino nel maggio 2017». Fengding ha poi dichiarato che Venezuela, Brasile, Argentina e Messico, speravano che la Cina potesse favorire il loro sviluppo tramite fondi, tecnologia ed esperienza nel campo delle infrastrutture.

La Cina sta facendo un lavoro certosino in Sud America, di cui è diventata il primo partner commerciale.

Seppur a rilento – ai cinesi la pazienza non manca – ma in maniera decisa, sta cercando di allargare la sua influenza economica in America Latina, andando ad inserirsi lì dove gli Stati Uniti, con l’Amministrazione di Donald Trump, stanno perdendo terreno, ovvero nei rapporti commerciali con i Paesi centro-sudamericani. Come fa notare ‘Bloombergla Cina, nel 2009, ha superato gli Stati Uniti come il più grande mercato di esportazione del Brasile, poiché la più grande economia del Sud America ha incrementato le spedizioni, dal minerale di ferro ai semi di soia. La Cina un anno dopo è diventato il principale partner commerciale dell’America Latina, se si esclude il Messico.

La Cina ha ampliato il suo commercio in Sud America, ha posto basi militari e spaziali – vedi il recente impianto, dal costo di 50 milioni di dollari, di una stazione spaziale nella Patagonia argentina che ha come obiettivo una spedizione sul lato non visibile della Luna, ma che fungerebbe anche come base di raccolta dati per l’intelligence cinese – e sta cercando di salvare Governi, come testimonia il recente incontro tra Xi e Nicolas Maduro, Presidente di un Venezuela in pieno sbando economico-finanziario. «L’America Latina e i Caraibi hanno una lunga storia, un vasto territorio e abbondanti risorse, e la regione gode di buone basi per la crescita economica e sociale e un enorme potenziale di sviluppo», con queste parole riprese da un documento ufficiale,  già nel 2008, il Governo cinese intravedeva e appuntava i principi cardine del progetto economico in Sud America e nell’area caraibica. Come riporta il bimensile americano ‘The American Interest’ le fattorie dell’America Latina producono l’11% del valore della produzione alimentare e agricola globale. Inoltre, l’America Latina conserva un’immensa ricchezza di risorse: le miniere della regione estraggono parti significative delle forniture mondiali di rame, argento, zinco e litio. Pertanto, l’America Latina può fungere da fornitore di energia alternativa per la Cina. In un rapporto del 2017 intitolato ‘China’s investment in Latin America’, stilato dal Brookings Institution, per il quinquennio 2015-2019, il Presidente della Cina Xi Jinping ha fissato obiettivi ambiziosi con la regione dell’America Latina e dei Caraibi: 500 miliardi di dollari di scambi commerciali e 250 miliardi di investimenti diretti. Sistemi di finanziamenti e prestiti in cui è coinvolta anche la China Exim Bank, la stessa che ha finanziato il cavo SAIL.

Il sistema di cablaggio SAIL, dunque, non è che l’ultima goccia in un mare di investimenti e progetti che la Cina effettua quotidianamente in Africa e Sud America. Inoltre, la stessa società, la Huawei Marine, ha già annunciato che realizzerà lo stesso tipo di progetto in Cile, per connettere le regioni meridionali del Paese, che è uno tra i più economicamente floridi e stabili dell’America Latina.

Per quanto possa passare in secondo piano la notizia di un cavo sottomarino, il significato strategico e politico che quest’opera riveste per tutti gli attori in gioco è importantissimo.

Innanzitutto va a rafforzare quella che è la rete internet in Camerun e nelle aree adiacenti, poiché, come spiega Huawei, l’Africa è una delle regioni meno collegate del mondo, con appena il 35,2% dei cittadini del continente che godono dell’accesso a Internet, molto al di sotto della media mondiale del 54,4%. Tale progetto è unico, dunque, nel panorama sub-sahariano, infatti, come spiega Nkoto Emane, General Manager di Camtel, «poiché il Camerun è semi-rurale, si tratta di aggiungere reti nei villaggi, nei bacini di produzione, perché abbiamo agricoltori e allevatori che si trovano in un ambiente rurale», portando così il Paese all’indipendenza digitale, e aggiunge che a «livello culturale, consentirà ai due continenti di essere più vicini».

Stessa importanza SAIL rivestirà in Brasile, il quale, grazie a questo sistema, non sarà esclusivamente dipendente dal monopolio tecnologico americano. Sviluppo digitale e rafforzamento della linea internet vuol dire maggiore sviluppo anche per il Governo brasiliano.

E la Cina cosa ne ricava? In primis, questo progetto va a sopperire ad un più ampio sistema di cablaggio che doveva collegare tutti i Paesi BRICS che, per vari motivi, è stato abbandonato, e mostra la capacità della Cina di portare a termine progetti ambiziosi e tecnologicamente avanzati, da cui ne deriva un prestigio manifatturiero non indifferente.

I vantaggi per i cinesi, poi, non sono pochi, dato che con la potenza del cavo ne saranno beneficiate tutte le aziende che si trovano sul suolo africano e sudamericano, che ne gioveranno in termini di sviluppo per le regioni in cui svolgono le loro attività. “Il significato è duplice”, come spiega il professore Giuliano Noci, Protettore del Polo territoriale cinese dell’Ateneo Milanese e docente al Politecnico di Miano, “poiché, primo, le infrastrutture digitali saranno sempre più rilevanti e un Paese come la Cina, che gestisce e installa cavi a banda larga, aumenta l’influenza su questi Paesi e, poi, l’altro significato del cavo è di essere strumentale ad una strategia di export dei propri prodotti sempre più e-commerce based”.

Con un cavo, dunque, la Cina estende la sua influenza in tutto il Sud America, rinsaldando i già forti legami col Brasile, e rafforza, semmai ce ne fosse bisogno, la sua autorità in terra africana.

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