venerdì, Febbraio 28

Un asse Washington-Nuova Delhi è in gestazione? Il presidente Modi segue una linea politica estremamente ambigua

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Interpretare le mosse dell’India è un compito sempre più arduo alla luce della loro forte disorganicità. La recente postura tattica adottata dal grande Stato asiatico cozza infatti in maniera evidente con la linea politica portata avanti da oltre un decennio a questa parte dai governi di Nuova Delhi. Da un lato, l’India è un pilastro dei Brics, dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (Sco) e Banca dello Sviluppo che aderisce ai progetti cinesi dell’Asian Infrastructure Investments Bank (Aiib) e della nuova Via della Seta (One belt, one road). D’altro canto, però, il presidente Narendra Modi ha recentemente inviato le forze armate indiane nell’altopiano del Doklam, in prossimità delle aree contese da Pechino e Nuova Delhi poste in coincidenza del confine tra l’India, il Tibet cinese e il Bhutan, dove diverse imprese cinesi avevano impiantato i propri cantieri per edificare alcune infrastrutture. Il dissidio si è rivelato sufficientemente grave da indurre il governo indiano a disertare la conferenza tenutasi a Pechino nello scorso maggio per discutere del progetto della Via della Seta.

Tale decisione è stata tuttavia influenzata anche dalla partecipazione finanziaria cinese alla realizzazione del  China-Pakistan Economic Corridor (Cpec), un gigantesco programma infrastrutturale da oltre 60 miliardi di dollari che si inscrive nel progetto One belt, one road e contempla l’edificazione di porti, strade e ferrovie per moltiplicare i collegamenti tra Cina e Kashmir pakistano. In questa regione si concentrano le storiche rivalità indo-pakistane che affondano le radici nel piano di spartizione dell’India elaborato dal proconsole britannico Louis Mountbatten, il quale si proponeva di suddividere il subcontinente indiano lungo linee di faglia confessionali in conformità alla consolidata strategia del divide et impera.

Dal 1947, anno dell’implementazione del piano, tra Pakistan musulmano e l’India induista vige un clima di estrema ostilità che ha posto le basi per una forsennata corsa al riarmo – anche nucleare – e che, di tanto in tanto, tende a degenerare in scontro aperto, come testimoniato dai ciclici conflitti scoppiati lungo la frontiera che divide i due popolosissimi Stati. L’adesione di entrambi i Paesi alla Sco aveva suscitato grandi speranze nei confronti del processo di progressiva riconciliazione di cui tanto il governo indiano quanto quello pakistano avevano riconosciuto la necessità, ma con in passare dei mesi Modi ha iniziato a vedere nel consolidamento dell’asse Pechino-Islamabad un tentativo di accerchiamento e isolamento dell’India. Il che potrebbe essere all’origine di quel graduale avvicinamento di Nuova Delhi verso Washington (già preannunciato da alcune misure finanziarie varate da Nuova Delhi) di cui hanno parlato diversi commentatori, i quali hanno posto particolare enfasi sull’incontro tra Modi e Donald Trump dello scorso giugno in cui il capo del governo indiano ha concordato con il suo omologo statunitense l’acquisto di 22 droni Guardian per oltre 3 miliardi di dollari e l’istituzione di un rapporto di collaborazione energetica nel cui ambito Nuova Delhi si è impegnata ad importare via nave consistenti partite di gas di scisto estratto dai fracker Usa e liquefatto negli impianti texani. Gli Usa, dal canto loro, hanno anche informato l’India di aver inserito gli indipendentisti del Kashmir guidati da Mohammad Yussuf Shah nel novero delle organizzazioni terroristiche. Il vertice si è rivelato talmente fruttuoso da indurre Modi a invitare Ivanka Trump a presiedere la prossima sessione del Global Entrepeneurship Summit, previsto in India entro l’anno corrente.

A fianco di ciò, lo scorso luglio il governo Modi si è recato in visita in Israele per incontrare Benjamin Netanyahu ed intensificare ulteriormente i già strettissimo rapporti con lo Stato ebraico, che nel 1999, in piena guerra del Kargil, mise a disposizione le immagini satellitari che permisero all’esercito indiano di localizzare e colpire con fuoco d’artiglieria le truppe pakistane che erano penetrate in territorio indiano, come ammesso dall’ambasciatore dello Stato ebraico a Nuova Delhi Mark Sofer. Il viaggio di Modi in Israele fu preparato dal potentissimo Consigliere per la Sicurezza Nazionale Ajit Doval, che nel febbraio precedente si era recato a Tel Aviv per incontrare il direttore del Mossad Yossi Cohen e discutere, tra le altre cose, delle modalità attraverso le quali il Pakistan garantisce il proprio sostegno al movimento talebano e lo manipolerebbe per minare la stabilità delle regioni indiane a forte presenza musulmana. Doval, convinto assertore di una postura molto più aggressiva nei confronti del Pakistan, potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nell’apparente riorientamento strategico varato dall’India.

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