domenica, Novembre 29

Un altro Vega perduto. Troppi i dubbi sulle cause La causa addotta da Arianespace è: anomalia durante l'assemblaggio del lanciatore europeo: inversione di cavi. Sembrano conclusioni un po’ affrettate

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Il colpo è stato duro. L’Europa ha perso un altro Vega con a bordo il satellite spagnolo Ingenio, il primo della Spagna, progettato per l’osservazione della Terra nell’ambito di Copernicus, e il francese Taranis per l’osservazione di fenomeni negli strati più alti dell’atmosfera.

A due giorni dall’incidente di sicuro si sa che il vettore ha deviato dalla traiettoria prevista appena otto minuti dopo la partenza, secondo la fonte dell’Agenzia Spaziale Europea.
«Tutto è andato come previsto durante la prima parte del volo ed è stato all’accensione del quarto stadio che abbiamo perso il controllo», ha spiegato Roland Lagier, direttore tecnico di Arianespace, riporta l’agenzia ‘AGI’, raccontando poi che il razzo è finito nel Mare Artico.
Il tutto è stato riportato poi in una conferenza stampa della stessa Arianespace, che è l’operatore. Sempre secondo ‘AGI’, la perdita di Vega è dovuta a «un’anomalia durante l’assemblaggio del lanciatore europeo».

Come a distanza così breve abbiano fatto, per noi resta un mistero, e come Stephane Israel, ceo di Arianespace, si sia spinto a un’affermazione così categorica è da capire: «È stato individuato un problema di inversione di cavi e non un problema di progettazione come avvenuto durante il precedente fallimento di Vega, nel luglio 2019».

L’anomaliasarebbe avvenuta’ (il condizionale lo usiamo noi!) sul quarto stadio del lanciatore.
Ora, poiché un lanciatore è una macchina estremamente complessa, non sfugge a nessuno la possibilità di un errore. L’inversione dei cavi poi è il più semplice degli equivoci.
Il primo postulatore della possibilità di queste pecche è stato Edward Aloysius Murphy, militare dell’United States Army Air Corps. Murphy però era un ingegnere e mentre sperimentava i razzi su rotaia, nel 1949, si rese conto che se si presentavano due modi per effettuare un montaggio, capitava che metodicamente i tecnici confondessero i pezzi. Da questo lui formulò una semplice legge: «Se ci sono due o più modi di fare una cosa e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo».
In Arianespace non hanno mai sentito parlare di Murphy? Difficile. Anche perché l’uso della sensoristica in sistemi così complicati e in ambienti così ostici è molto diffusa. Anche perché ci sono sia forti sollecitazioni che brusche configurazioni termiche.

Insomma, a noi sembra siano state tirate conclusioni un po’ affrettate. Perché, se la capacità di risposta è così immediata, ci chiediamo come mai non sia stata di pari puntualità il segnalamento per la difesa del sistema.

Se affermiamo che le dichiarazioni ci lasciano perplessi, naturalmente non ci fa mettere in dubbio la buona fede e la qualità dei dichiaranti.
Diciamo però che chi dovrà fare le indagini per accertare cosa sia accaduto in quel pugno di minuti dopo il lancio dovrà essere super partes. E cioè, sia il costruttore che l’operatore dovranno essere coordinati da un pool di specialisti che non abbiano interessi diretti nell’accertamento delle responsabilità.

Come dicevamo in apertura, la partita è molto importante. Difficile giocarla tutta a carte scoperte, ce ne rendiamo conto, ma è pur sempre opportuna correttezza e serietà. I due migliori ingredienti per condire ogni buon affare.  

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