mercoledì, Agosto 21

Un altro negazionismo field_506ffb1d3dbe2

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Il 19 ottobre 2013 é stato pubblicato un saggio storico sugli avvenimenti avvenuti in Rwanda nel 1994: “The Accidental Genocide” (Il Genocidio Accidentale) scritto dall’avvocato americano Peter Erlinder, disponibile anche su Amazon.

L’autore, alla sua prima pubblicazione di saggi storici, sostiene che il genocidio avvenuto in Rwanda nel 1994 fu del tutto accidentale.

L’olocausto iniziato qualche ora dopo la morte del Presidente Juvénal Habyariamana, il 6 aprile 1996, che mantenne l’orrenda media di 10.000 vittime per 100 giorni, sarebbe, secondo la ricostruzione storica offerta da Peter Erlinder, una deplorevole ma spontanea reazione della popolazione ruandese dinnanzi al tentativo di instaurare una “dittatura della minoranza” da parte della minoranza Tutsi, rei di aver ucciso il Presidente Juvenal Habyariamana e di aver commesso esecrabili massacri di massa durante la presa del potere.

Peter Erlinder, basandosi su presunti documenti segretissimi delle Nazioni Unite, afferma che il regime razziale nazista di Habyariamana non pianificò il genocidio. Al contrario il Pentagono, sotto indicazione dell’Amministrazione Clinton creò una azione di “Cover Up” (occultamento della verità) sopprimendo nella documentazione ufficiale delle Nazioni Unite tutti i documenti che comprovavano il complotto Tutsi per la presa del potere, sostenuto da Stati Uniti e Gran Bretagna. Questi documenti rubati discolpavano il Governo ruandese nel aver pianificato il genocidio.

The Accidental Genocide era destinato a rimanere confinato nella larga e sinistra pseudo letteratura promossa dal revisionismo che dagli anni Sessanta in poi ha inondato le librerie occidentali nel tentativo di negare o minimizzare i genocidi del Ventesimo secolo: dalla Shoà al Genocidio Ruandese.

Purtroppo nel gennaio 2014 qualche media internazionale ha pensato di rilanciare il libro di Peter Erlinder, al cui attivo ha qualche centinaia di copie vendute, presentandolo come un best seller e un accurato saggio storico che rivela i segreti legati al Genocidio del 1994.

Questa opera di rivalutazione di The Accidental Genocide é stata attuata da qualche media francese e dal network internazionale del Qatar, Al-Jazeera che lunedì 3 febbraio 2014 ha dedicato uno speciale intervistando l’autore del saggio.

Il rilancio di questo presunto saggio storico sembra non casuale. Il 2014 marca due importanti e collegate commemorazioni nella Regione dei Grandi Laghi: il Ventisettesimo anniversario della presa del potere del movimento di liberazione ugandese, National Revolutionary Army (guidato da Yoweri Museveni) e il Ventesimo anniversario del genocidio ruandese.

Le due commemorazioni sono collegate poiché la liberazione del Rwanda dal regime razziale nazista di Habyariamana fu possibile solo grazie all’appoggio finanziario e militare dell’Uganda e del suo Presidente,Yoweri Museveni. La maggior parte del nucleo originario che componeva il movimento di liberazione ruandese: Fronte Patriottico Ruandese aveva precedentemente partecipato alla liberazione dell’Uganda dal regime dittatoriale di Milton Obote.

Le commemorazioni cadano in un particolare momento storico in cui la recente crisi consumatasi all’est della Repubblica Democratica del Congo (ribellione M23 marzo 2012 – dicembre 2013) è tutt’ora aperta e mantiene intatti tutti i rischi di una guerra regionale.

La guerriglia Banyarwanda del Movimento 23 Marzo, lontana dall’essere stata sconfitta, ha sparso le sue forze all’est del Congo, in Uganda e parzialmente in Rwanda. Notizie provenienti da fonti autorevoli parlano di un riarmamento di questa guerriglia e di operazioni di reclutamento.

La Repubblica Democratica del Congo sta passando la fase più critica della sua storia con un governo, quello di Kabila, di fatto commissariato dalle Nazioni Unite e sotto tutela della missione di pace MONUSCO e della Francia.

Le tensioni tra il Congo e il Rwanda hanno raggiunto il livello di guardia con reciproche accuse mentre il sentimento di odio etnico contro le minoranze tutsi si sta diffondendo a macchia d’olio presso la popolazione congolese grazie ad una martellante propaganda orchestrata dal Governo di Kinshasa e da vari esponenti del clero cattolico locale. Propaganda tollerata dalla MONUSCO.

Il pomo della discordia tra i due paesi risiede sull’appoggio di Kinshasa al gruppo terroristico ruandese Fronte Democratico di Liberazione del Rwanda che opera indisturbato all’est del paese. Vari indizi portano a pensare a una complicità con questo gruppo terroristico che oltrepassa le logiche regionali ed etniche per arrivare ad esigenze geo-strategiche internazionali che coinvolgono la missione ONU MONUSCO e la Francia.

Sempre più prove stanno emergendo di accordi militari-economici tra il Governo di Kinshasa e le FDLR e tra quest’ultimi e la MONUSCO effettuati nel 2012 con l’obiettivo di ottenere il supporto militare del gruppo terroristico contro la ribellione tutsi M23.

L’incomprensibile mancata volontà della MONUSCO e di Kinshasa di attaccare e distruggere le FDRL, nonostante le ripetute richieste dell’Amministrazione Obama, e la presenza di consiglieri militari francesi a Goma, capoluogo della Provincia del Nord Kivu, rafforzano il sospetti regionali di un piano di rafforzamento di questo gruppo terroristico ruandese per invadere il Rwanda e finire il “lavoro” rimasto in sospeso dal 1994.

Le FDLR hanno già tentato, fallendo, di invadere il Rwanda nel settembre 2013 (Operazione Abacunguzi) e attualmente si starebbero concentrando nuovamente alla frontiere ruandesi con il Congo e la Tanzania. Come preludio ad una non auspicabile invasione sono iniziati attentati terroristici all’interno del Rwanda.  Sempre più nella Regione dei Grandi Laghi si respira aria di guerra regionale e di regolamento di conti.

Le tesi presentate da The Accidental Genocide non sono originali. Peter Erlinder sembra aver attutato un copia ed incolla di vecchie teorie revisioniste che circolavano fin dalla caduta del regime di Habyariamana e veicolate dai nostalgici della supremazia razziale Hutu Power, da gran parte del clero cattolico (italiano compreso) e dalla Francia, furiosa di aver perso il controllo sulla sua ex colonia.

La teoria del genocidio spontaneo fu il primo argomento di difesa del regime genocidario presentato fin primo mese del genocidio. L’accusa rivolta a Paul Kagame di aver abbattuto l’aereo Presidenziale che diede il via al genocidio è stata promossa da alcuni magistrati francesi tramite inchieste iniziate nel 1995 mai arrivate ad un procedimento legale a causa della inconsistenza delle prove raccolte. La teoria dei massacri di massa compiuti dalle forze di liberazione FPR comparirono per la prima volta nel capoluogo della Provincia del Sud Kivu, Bukavu nel novembre 1994. La teoria fu propagata da un gruppo religioso cattolico congolese, Grouppe Jeremie, accusato dalla giornalista belga ed esperta di questioni dei Grandi Laghi, Collette Braeckman di diffondere odio etnico contro i tutsi e di fare opera di reclutamento a favore delle forze genocidarie presso i campi rifugiati ruandesi nell’allora Zaire, utilizzando fondi della Unione Europea.

Peter Erlinder non spiega come abbia potuto consultare  dei documenti segretissimi occultati dal potente servizio segreto americano.  Il sostegno anglofono al Rwanda e Uganda non viene inserito nel contesto storico di guerra fredda tra Stati Uniti e Francia per il controllo delle risorse naturali della regione. Al contrario Peter Erlinder scagiona completamente la Francia negando il ben documentato ruolo attivo di questo paese europeo nell’organizzazione e nell’esecuzione del genocidio del 1994.

Chi è esattamente Peter Erlinder?

Nato a Chicago nel 1948 vive attualmente a St. Paul, nel Minnesota dove insegna presso il Collegio di Legge William Mitchell Nel passato ha ricoperto vari ruoli di avvocato della difesa in processi internazionali.

É proprio la sua attività di avvocato che ha meritato l’appellativo di “Devil’s Lawyer” (avvocato del diavolo).

Nel 2006 assume la  difesa di Sami al-Arian un ex professore dell’Università del Sud Florida avente un particolare hobby: il terrorismo islamico, che gli procurò la condanna presso lo Stato della Florida.

Nel 2009 assume la  difesa di Mohammed Abdullah Warsame, cittadino Canadese membro di Al-Qaida e condannato per atti terroristici dalla Corte Federale di Minneapolis.

Nel Novembre 2013 si reca in Olanda per assumere la difesa di un cittadino somalo accusato di attività terroristiche negli Stati Uniti.

Secondo alcuni opinionisti americani Peter Erlinder accetterebbe casi impossibili riguardanti noti criminali con l’obiettivo di crearsi popolarità anche se negativa, e intascare le alte parcelle richieste per la loro difesa.

Accusa negata da Erlinder che afferma di accettare casi discutibili per amore della difesa dei diritti umani, la difesa delle minoranze etniche e dei prigionieri politici.

Recentemente ha assunto la difesa di un gruppo di Indiani Chippewa accusati di pesca illegale nel nord del Minnesota su territori appartenenti alla tribù prima dell’arrivo dei coloni. Un caso in corso che sta scuotendo la coscienza dell’opinione pubblica americana insinuando dubbi sulla storia ufficiale della nascita degli Stati Uniti.

Ancora più interessanti sono i stretti legami che Peter Erlinder detiene con vari esponenti del ex regime ruandese e la comunità estremista hutu in America.

Peter Erlinder fu l’unico avvocato di fama internazionale che accettò di difendere vari criminali contro l’umanità ruandesi processati dal Tribunale Internazionale dei Crimini in Rwanda, da lui considerati dei prigionieri politici, ma regolarmente condannati per le atrocità compiute.

Si è poi reso famoso per aver accettato la difesa di Victoire Ingabire candidata alle elezioni Presidenziali e arrestata dal Governo ruandese nel 2010 con l’accusa di propagare ideologie genocidarie.

Il caso di Ingabire, una hutu ritornata in Rwanda per partecipare alle elezioni Presidenziali e per promuovere la riconciliazione nazionale dopo 16 anni di vita all’estero, ha creato una forte polarizzazione tra la Comunità Internazionale.

Dopo aver indetto una serie di controversi comizi pubblici caratterizzati da velati riferimenti all’odio etnico e all’ideologia Hutu Power (secondo quanto sostenuto dall’accusa) Ingabire fu arrestata dopo aver visitato il cimitero memoriale a Kigali dedicato ai tutsi massacrati nel 1994 dove aveva colto l’opportunità di accusare il Governo di Paul Kagame di voler far dimenticare le vittime hutu per precisi motivi politici.

Per i suoi sostenitori internazionali Ingabire è la vittima del regime dittatoriale di Paul Kagame e il classico esempio di come il Presidente Ruandese schiacci le figure dell’opposizione che possono mettere a rischio il suo potere. Per altri Ingabire è più semplicemente uno tra i vari personaggi nostalgici del vecchio regime razziale nazista con ambizioni politiche. Ingabire sarebbe motivata dall’oscuro passato di questa figura politica dell’opposizione.

Nonostante il supporto ricevuto da alcune associazioni dei diritti umani internazionali poco informate sulle reali indirizzi politici e ideologici, Victoire Ingabire è presidente del Rally per il Ritorno dei Rifugiati e la Democrazia in Rwana (RDR), un partito fondato il 3 aprile 1995 nella località di Mugunga, Zaire, da ex membri del governo genocidario in esilio.

Il RDR collaborò attivamente con le forze genocidarie nei campi profughi del Congo supportando la propaganda di odio etnico, arruolando giovani nelle milizie genocidari, e raccogliendo fondi da varie ONG internazionali dirottati per l’acquisto di armi.

Prima dell’invasione Ruandese in Congo del 1996 il RDR si era imposto presso la Comunità Internazionale come il solo organo rappresentativo dei rifugiati accedendo anche agli aiuti umanitari. L’obiettivo politico del partito era quello di negoziare un governo di unità nazionale tra il Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame e l’ex governo genocidario in esilio.

Attualmente il partito opera dalla Francia e dal Belgio e si é trasformato in una ONG, riconosciuta da entrambi i due Paesi Europei e ricevendo sovvenzioni statali. L’obiettivo dichiaro nel suo sito è «Condurre una politica di resistenza attiva contro la dittatura militare etnica istallata in Rwanda per creare uno Stato di diritto in Rwanda rispettoso degli standard democratici internazionali», stano obiettivo per un’associazione umanitaria.  

Il RDR è in realtà il braccio politico del gruppo terroristico ruandese FDLR che opera in Congo di cui vari leader militari sono membri del RDR.

Gli obiettivi del partito di cui Victoire Ingabire è Presidente spiegano il rifiuto del Rwanda a far partecipare questo partito alla vita politica del paese, redatta dalla Costituzione che vieta ogni associazione basata sui principi della supremazia razziale Hutu Power.

Nella gestione del Caso Ingabire,  Peter Erlinder superò i confini professionali facendosi prendere da sentimenti emotivi che lo portarono a pronunciare affermazioni pubbliche strettamente politiche del tutto contrarie al codice di comportamento degli avvocati.

Durante lo svolgimento del processo Peter Erlinder si ingaggiò in varie occasioni a propagare teorie del complotto contro il Governo Ruandese tramite interventi pubblici a vari media e social network americani.

Erlinder accusò Paul Kagame di aver ordinato  massacri di massa durante la guerra di liberazione; Bill Clinton e Tony Blair di essere stati complici del genocidio degli hutu perpetuato dai tutsi. L’avvocato americano superò ogni limite dichiarando nell’ala di tribunale che la sua cliente non poteva essere accusata di apologia di genocidio in quanto nel 1994 in Rwanda non è mai avvenuto un olocausto ma una semplice guerra civile.

Peter Erlinder fu immediatamente arrestato il 28 maggio 2010 per aver negato il genocidio, il crimine più grave che si possa commettere sia in Rwanda che in Israele. Dichiarato “Nemico di Stato” fu imprigionato in attesa di giudizio. Durante l’arresto Erlinder pronunciò l’infelice frase “Nessun Tutsi è stato ucciso dagli Hutu” secondo varie testimonianze tra cui il portavoce della polizia Eric Kayiranga.

Peter Erlinder fu successivamente liberato il 07 giugno 2010  grazie all’intervento dell’albo americano degli avvocati: il National Lawyers Guild e dei Rappresentanti del Congresso Americano: Betty McCollum e Keith Ellison. Per ottenere il rilascio la Casa Bianca minacciò direttamente il Governo Ruandese di ritirare gli aiuti finanziari bilaterali. Kigali lo dichiarò Persona Non Grata, permettendogli di uscire dal Paese.

Secondo il parere di alcuni docenti  universitari ugandesi, Peter Erlinder, all’epoca, non aveva alcuna conoscenza della storia del Rwanda come la maggioranza dei cittadini americani. Costretto ad informarsi sull’argomento per meglio sostenere la difesa di Victoire Ingabire, si sarebbe fatto influenzare da contatti con terroristi del FDLR che aveva iniziato a frequentare negli Stati Uniti e durante il suo soggiorno in Rwanda.

Questi presunti contatti con terroristi del FDLR furono oggetto di inchiesta da parte della polizia ruandese.

Il prestigioso quotidiano studentesco:’Harward Law Record della Harvard Law School fece proprio e pubblicò il parere dello studente universitario Patrick Karuretwa, secondo il quale il Governo Ruandese aveva il diritto di arrestare Erlinder per le comprovate affermazioni negazioniste e di odio etniche diffuse su internet dall’avvocato americano, sicuro di essere intoccabile grazie alle sue amicizie privilegiate nella élite del potere americano.

L’inaspettata pubblicità gratuita dell’opera The Accidental Genocide da parte di Al-Jazeera e di qualche media francese è contemporanea all’inizio del processo in Francia del ex ufficiale dei servizi segreti ruandesi Pascal Simbikangwa, arrestato nel 2008 presso il distretto francese della Isola di Mayotte.

Paraplegico dal 1986 a seguito di un incidente automobilistico, Simbikangwa è noto per la sua ferocia durante il genocidio e conosciuto con il nome di: “Boia di Kesho”, una località nella prefettura di Gisenyi dove il 8 aprile 1994 (due giorni dopo l’inizio del genocidio) furono trucidati 1.400 Tutsi per la maggioranza uccisi all’interno della chiesa cattolica con la complicità del prete diocesano.

Il processo è stato definito “storico” da alcuni media francesi e dalla Agenzia di Stampa Cattolica MISNA, nota per la sua avversione politica e ideologica contro l’attuale Governo Ruandese.

Di diverso parere il Dr. Jean Pierre Dusingizemungu, presidente del network di associazioni IBUNKA, riconosciuto a livello internazionale per il suo impegno a favore dei sopravvissuti al genocidio ruandese.

Il Professore Dusingizemungu ha affermato al quotidiano ruandese ‘The New Timesche il processo di Simbikangwa rappresenta l’intenzione tardiva della Francia di ripulire la sua immagine di paradiso dei criminali contro l’umanità ruandesi.

Difficilmente seguiranno altri processi di criminali ruandesi che vivono in Francia e protetti dai vari Governi Francesi come la Master Mind del genocidio: la First Lady Agathe Habyariamana.

L’immunità offerta da vent’anni a questi criminali internazionali sarebbe  basata sulla necessità politica di proteggere il Governo Francese, non desideroso di affrontare a sua volta processi per crimini contro l’umanità direttamente commessi in Rwanda nel 1994.

Vi sono vari dubbi che portano a pensare che il processo indetto contro Pascal Simbilangwa sia una necessità di propaganda. La Magistratura francese di complicità nel genocidio e non dei evidenti crimini contro l’umanità commessi durante i 100 giorni, privando di fatto il Governo Ruandese di esercitare la dovuta giustizia nei confronti del milione di vittime del Olocausto.

Vi é da sottolineare che alcuni osservatori militari e politici regionali dubitano che il gruppo terroristico FDLR possa avere la forza militare necessaria per entrare in Rwanda e prendere il potere a meno che non possa contare sull’appoggio forte della popolazione hutu ruandese, cosa tutta da provare.

Il problema del Rwanda é che il suo Governo e il suo Presidente non si inchinano dinanzi alla volontà occidentale e delle Nazioni Unite.

Non bisogna comunque sottovalutare la politica francese. Grezza, neo-coloniale, arretrata e non lungimirante, però funzionale nel corto termine. Il voltafaccia del Presidente Francois Hollande all’Italia e alla Spagna sembra dare buoni frutti alla politica francese compresa quella neo-coloniale in Africa. Parigi ha riesumato l’asse Franco-Germanico nella reciproca intenzione di dominare l’Europa e uscire dalla crisi anche grazie alle preziose materie prime delle ex colonie africane.

Peter Erlinder sembra non essere una persona molto riconoscente. Nonostante che la Casa Bianca intervenne tempestivamente per la sua liberazione, arrivando a minacciare il Rwanda, nella prefazione di The Accidental Genocide il controverso avvocato americano afferma: «Questo libro contiene le prove che il Governo di Habyariamana non pianificò il genocidio. Questa è la ragione che spinse l’Ambasciata Americana a Kigali ad approvare il mio arresto e anche il probabile tentativo di assassinarmi compiuto dal Governo Ruandese».

Le autorità americane hanno preferito non rispondere alle accuse pronunciate da questo personaggio continuamente in cerca di fama e di cause impossibili.

 

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