giovedì, Ottobre 1

‘Uguaglianza e Giustizia’: lo zampino di Erdogan nelle legislative in Francia

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La Francia potrebbe avere presto una deputata ‘velata’ all’Assemblea Nazionale. Si tratta di Hülya Sahin, 44 anni, in corsa per l’ottava circoscrizione di Yvelines, dipartimento della regione dell’Île-de-France. Come lei, altre candidate del ‘Partito Uguaglianza e Giustizia’ stanno facendo il giro dei social per i loro manifesti elettorali in cui appaiono velate.

Non è la prima volta in Francia che una candidata alle elezioni appare velata, ma si tratta comunque di una circostanza sufficientemente rara da destare scalpore, almeno in una parte della popolazione. Soprattutto quando il suo partito presenta ben 68 candidati alle prossime elezioni legislative. «Un soggetto politico bizzarro che candida barbuti e velate», il settimanale Marianne non usa mezzi termini per descrivere il Partito Uguaglianza e Giustizia.

Si tratta di un soggetto politico di fondazione abbastanza recente, nato nel 2015 a Strasburgo, in Alsazia, in occasione delle elezioni dipartimentali, ed espressione di una Francia dove le comunità religiose si stanno chiudendo a riccio su sé stesse. I suoi detrattori lo accusano, appunto, di ‘comunitarismo’ e di essere una sorta di cavallo di Troia del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Una cosa è certa: il Partito Uguaglianza e Giustizia è un prodotto incontestabile della diaspora turca, che può contare ben 75mila iscritti nelle liste elettorali del consolato di Strasburgo, di cui tra i 15mila e i 20mila solo nella capitale alsaziana. La maggior parte di militanti e funzionari del partito sono, infatti, di origine turca.

L’Alsazia è la regione di gran lunga più abitata dalla comunità turca in Francia. Un bacino elettorale talmente interessante che lo stesso Erdogan si presentò qui a fare campagna nell’ottobre del 2015, a caccia del voto dei cittadini turchi residenti all’estero – che rappresentano ben l’8% del voto totale – in occasione delle elezioni legislative turche.

Sakir Colak, presidente di Uguaglianza e Giustizia, rispedisce al mittente le accuse di chi insinua che il suo partito sia la lunga mano di Erdogan in Francia: «Non ci immischiamo nella politica estera. Siamo un partito politico francese che si occupa di problematiche francesi», come la ‘diversità culturale’, la ‘discriminazione’ e le difficoltà a cui devono far fronte le classi popolari che abitano le cosiddette banlieue, le periferie francesi.

Già in occasione delle elezioni dipartimentali del 2015, Uguaglianza e Giustizia si era distinto per dei propositi in grado di fare man bassa di voti negli ambienti conniventi con l’islamismo e, più in generale, tra i membri della comunità turca. Come l’abrogazione della legge del 1905, che definisce la separazione tra chiesa e stato. Trincerandosi dietro quella che a prima vista è un’innocente lotta all’islamofobia, il partito della diaspora turca si è battuto per il ritiro della legge che proibisce l’uso del velo a scuola o quella sul ‘matrimonio per tutti’, che ha sancito il diritto a sposarsi per le persone dello stesso sesso.

Se non bastasse, il Partito Uguaglianza e Giustizia è anche direttamente legato al Consiglio per la Giustizia, l’Uguaglianza e la Pace, un’organizzazione non governativa internazionale che costituisce, dovunque si stabilisca, un vero e proprio avamposto di AKP, il partito di Erdogan, nel mondo.

Le possibilità che questo partito riesca ad accaparrarsi qualche deputato in occasione delle prossime legislative sono reali, soprattutto in Alsazia. Qui Uguaglianza e Giustizia sarà rappresentato in 7 circoscrizioni su 9 nel Basso Reno e in 6 circoscrizioni su 6 nell’Alto Reno.

La rapida ascesa di questo fenomeno politico è stata denunciata senza mezzi termini dal Partito comunista, che rischia di vedersi sottrarre una parte del suo elettorato popolare tradizionale. «Attraverso il Partito Uguaglianza e Giustizia, il Presidente turco Erdogan ambisce a far pesare la sua influenza nelle elezioni legislative francesi, in modo da creare dei gruppi di pressione che lo sostengano nel suo tentativo di limitare le libertà e i diritti umani in Turchia», denunciano i comunisti.

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