martedì, Marzo 26

Uganda, ultimi preparativi per l’economia dei petrodollari La revisione Costituzionale è strettamente collegata all'imperativo di mantenere il controllo sul Paese in questa delicata fase di transizione

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La revisione dell’articolo 102(B) della Costituzione che rimuove il limite di età alla Presidenza fissato a 72 anni prepara la strada per l’ennesimo mandato di Yoweri Kaguta Museveni al potere dal 31 anni. Una mossa obbligata in quanto alte sono le probabilità che il delfino destinato alla successione, il Generale Maggiore Muhoozi Kainerugaba (figlio di Museveni), non abbia nessuna intenzione di occupare la poltrona presidenziale offerta dal padre, preferendo restare al comando delle forze armate come garanzia della continuità del partito al potere, il National Resitance Movement, e degli interessi della Famiglia Museveni. Caduta l’alternativa, il Grande Vecchio si vede costretto a mantenere il potere malgrado la sua età avanzata, oltre i 72 anni.

La revisione Costituzionale è strettamente collegata all’imperativo di mantenere il controllo sul Paese nella delicata fase di transizione che trasformerà l’Uganda da un Paese sostenuto dall’agricoltura e dalla rapina delle risorse naturali del vicino Congo in un Paese industrializzato dall’economia dei petrodollari. Dallo scorso agosto si sono intensificati i preparativi per avviare la produzione petrolifera che servirà a lanciare la rivoluzione industriale. Già da tempo il Presidente Museveni ha deciso che il 60% del greggio verrà raffinato in Uganda e solo il 40% sarà esportato sui mercati esteri. In realtà la quasi totalità del greggio ugandese sarà raffinato nel Paese e il carburante venduto sui mercato nazionale e regionale in quanto Museveni si è assicurato una considerevole percentuale del greggio sud sudanese e congolese.

Il primo come risarcimento dello sforzo militare offerto dall’Uganda per salvare il Presidente Salva Kiir dal suo avversario Rieck Machar, il secondo venduto dal Presidente congolese nel febbraio 2011 durante una trattativa segreta a Kampala e dietro un esoso versamento di fondi su conti bancari offshore intestati alla Famiglia Kabila. Il greggio sud sudanese confluirà nel centro di smistamento di Hoima (centro Uganda) dove sorgerà anche il polo industriale di raffinerie grazie ad un oleodotto che sarà costruito dalla Cina. Il greggio congolese venduto da Kabila è ubicato nel bacino del Lago Alberto. Ci penserà la multinazionale petrolifera anglosassone Tullow Oil a convogliarlo ad Hoima per l’esportazione avendo acquisito licenze di sfruttamento sui giacimenti che si trovano nelle acque territoriali ugandesi e congolesi.

Le riserve stimate di greggio in Uganda ammontano a 6,5 miliardi di barili. Entro il 2020 l’industria petrolifera deve essere attiva. Le licenze di estrazione del greggio sono nella loro fase finale. Cinque licenze sono state già affidate alla compagnia petrolifera britannica Tullow Oil, 3 alla francese Total e 1 alla Cinese CNOOC. A gran sorpresa il governo ugandese ha deciso di aprire il mercato petrolifero a delle multinazionali nigeriane e australiane. Una mossa voluta dal Presidente Museveni per aumentare la competizione e diminuire il potere contrattale di Tullow Oil, Total e CNOOC che da diversi anni si sono dimostrate assai contrarie alla quota di esportazione fissata al 40%.

Lo scorso 14 settembre il Ministro delle Energia, Irene Muloni, ha ricevuto l’ordine presidenziale di concedere 2 licenze di estrazione alla compagnia nigeriana Oranto Petroleum International Ltd  e 1 licenza alla compagnia australiana Armour Energy Limited. Le licenze riguardano giacimenti petroliferi ubicati nella regione di Kanywataba – Turacco e del Lago Alberto.

Lo scorso agosto sono iniziati i lavori per la costruzione del oleodotto che da Hoima giungerà al porto di Tanga in Tanzania. Una colossale infrastruttura dal costo di 3,55 miliardi di dollari. All’inaugurazione dei lavori erano presenti i Presidenti Museveni e John Magufuli.

L’unico ritardo registrato riguarda la costruzione del polo industriale di raffineria ad Hoima. Il ritardo è stato causato da un dissidio tra il governo e la ditta edile cinese incaricata dei lavori che ha portato alla cancellazione del contratto con grande disappunto del governo di Pechino. L’accordo è stato annullato con il consorzio edile Cuangzhou DongSong Energy Group Co Ltd vincitrice della gara d’appalto internazionale indetta nel 2016. L’accordo è stato disdetto dall Ministro Irene Muloni, una fedelissima del Presidente, appartenente alla stesso clan Hima dei Banyangole che sta diventando la donna più potente in Uganda dopo la First  Lady.

Il consorzio Guangzhou DongSong aveva firmato il contratto per la costruzione di un polo di raffineria di maggior dimensioni rispetto al progetto iniziale del 2012. All’epoca si era pensato di arrivare ad una capacità iniziale di raffineria di 20.000 barili al giorno e di ampliare il polo industriale dopo cinque anni per giungere ad una capacità di 60.000 barili. Nel 2015 il governo ha deciso di saltare la fase intermedia e di costruire un polo industriale entro il 2020 avente già la capacità massima di raffinazione. Questa decisione è stata obbligata per rispettare l’obiettivo imposto dal Presidente Museveni di iniziare a incamerare i profitti petroliferi dal 2021. Un obiettivo non discutibile che se non raggiunto farà cadere in disgrazia il Ministro Irene Muloni e alti quadri del partito NRM.

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