martedì, Ottobre 27

Uganda – Rwanda: il mistero del raid aereo abortito Il raid aereo avrebbe evidenziato la crescente conflittualità tra il Presidente Museveni e l’Esercito UPDF. Il conflitto che Museveni voleva scatenare sarebbe stato mirato ad abbattere il Presidente Kagame e il suo governo e rinviare le elezioni presidenziali in Uganda

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La guerra fredda tra Uganda e Rwanda, originata dallo sfruttamento delle risorse naturali del Congo e da rivalità personali tra i due Capi di Stato, Yoweri Kaguta Museveni e Paul Kagame, quattro giorni fa ha rischiato di trasformarsi in un vero e proprio conflitto.

Le informazioni sono parziali e confuse. Quattro giorni fa, due caccia MIG ugandesi dell’aviazione militare, hanno ricevuto l’ordine di compiere un raid aereo in territorio ruandese. L’ordine sarebbe giunto dalla Presidenza. Qualche secondo prima di entrare nello spazio aereo del Rwanda, lo Stato Maggiore del UPDF (Uganda People’s Defence Forces) ha fatto abortire l’operazione militare ordinando ai piloti di ritornare alla base. Se il raid fosse stato compiuto avrebbe scatenato immediatamente un conflitto tra i due Paesi.

Come interpretare questo grave episodio?

La guerra evitata all’ultimo minuto contraddice le relazioni diplomatiche ufficiali, che sarebbero indirizzate sulla fine della guerra fredda tra Kampala e Kigali e sul rafforzamento della collaborazione economica e sulla comune gestione della sicurezza regionale.

Il 30 settembre è sorta la Borsa Mercati comune tra Rwanda, Tanzania e Uganda. I tre Paesi della East African Community (EAC) hanno deciso di unire le loro forze per realizzare il progetto finanziario comune promosso e finanziato dalla Banca Mondiale, che mira a collegare elettronicamente i mercati azionari regionali. Gli investitori dei tre Paesi e gli investitori stranieri potranno acquistare e vendere azioni di società quote nelle tre Borse Mercati riducendo i costi e i tempi di negoziazione.

Ieri, mercoledì 7 ottobre, si è tenuto il vertice online tra i capi di Stato di Angola, Congo,Rwanda e Uganda che hanno trattato tematiche attinenti a pace, sicurezza, relazioni diplomatiche e politiche regionali. Inizialmente il vertice si doveva tenere il 17 settembre scorso a Goma (inCongo). E’ stato rinviato a seguito del rifiuto del Burundi di parteciparvi. Rifiuto confermato anche ieri.

Il Presidente congolese Felix Tshisekedi, ha espresso la volontà di ripristinare le relazioni tra Kinshasa e i vicini nel tentativo di pacificare la regione e porre fine a decenni di conflitto, in particolare nella regione orientale del Paese, ricca di minerali, devastata da anni di violenza.

Tshisekedi, Joel Loureno, Paul Kagame e Yoweri Museveni hanno affermato di voler sradicare i gruppi armati che operano nella regione dei Grandi Laghi e, soprattutto, nella RDC, manifestando la volontà di «rafforzare i meccanismi sub-regionali esistenti al fine di tagliare i motori delle fonti di finanziamento negative. Prioritario è quindi combattere congiuntamente contro le reti mafiose regionali e internazionali che contribuiscono allo sfruttamento e al commercio illecito di risorse naturali nella sotto-regione dei Grandi Laghi».
La
priorità è stata data alla lotta congiuntacontro le reti mafiose; la regione è soggetta a pesanti tentativi di infiltrazione da parte di due organizzazioni criminali italiane: Mafia e Camorra. Entrambe utilizzerebbero unloro uomoe il Burundi come trampolino di lancioper entrare nel giro del mercato illegale dei minerali preziosi del Congo (che il Presidente Tshisekedi è intenzionato a bloccare) e del riciclaggio internazionale di denaro.

Il Presidente ugandese sta giocando su due tavoli. Quello ufficiale, piena di buoni propositi, e quellosotterraneo’, fatta di intrighi, sostengo al terrorismo regionale, tentativi di destabilizzare il Governo attuale di Kigali.
Per contro bilanciare l’asse Luanda
Kigali Kinshasa, deciso a rafforzare la pace regionale tramite un radicale cambiamento politico in Burundi, Museveni ha convinto il suo omologo tanzaniano John Magufuli a rinnovare il suo sostegno al regime burundese HutuPower. Il Grande Vecchio (Museveni) tramite il sostegno incondizionato al regime burundese intende colpire Paul Kagame. In contemporanea, supporta formazioni ribelli ruandesi, tra cui le forze genocidarie delle FDLR, duramente attaccate nell’est del Congo.

Ancora un volta la crisi burundese è l’epicentro della instabilità regionale.

Il raid aereo avrebbe evidenziato la crescente conflittualità tra il Presidente Museveni e l’Esercito UPDF, composto per circa il 30% da tutsi ruandesi naturalizzati ugandesi. Il UPDF non ha alcuna intenzione di scatenare un conflitto con i ‘fratelli ruandesi’. Qualche osservatore regionale fa notare che l’apparente gesto insensato del raid aereo era teso a creare una situazione di fatto e costringere i vertici delle Forze Armate a sostenere un conflitto militare in piena regola.

Un conflitto sarebbe stato mirato ad abbattere il Presidente Kagame e il suo governo e, allo stesso tempo, a rinviare le elezioni presidenziali in Uganda, previste tra dicembre 2020 e gennaio 2021, dove sono ormai chiare le difficoltà di Museveni, sempre più impopolare.
Il richiamo dei due MIG da parte dello Stato Maggiore ugandese potrebbe essere il preludio per un colpo di scena ai vertici della presidenza. Storicamente in Uganda tutti i presidenti sono stati rimossi manus militari. Entrambi i governi (Kampala e Kigali) hanno scelto di non rendere pubblico l’incidente militare, imponendo di fatto una censura ai loro media.

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