martedì, Luglio 7

Uganda, riforma costituzionale per ‘ringiovanire’ Museveni Approvato il provvedimento legislativo che permetterà al 72enne leader maximo di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2021, perché non si trovano successori

0
1 2 3


Se ne parlava dal marzo 2016, un mese dopo la vittoria alle elezioni di Yoweri Kaguta Museveni. Martedì 12 settembre il Parlamento ha votato per rimuovere i limiti di età  del Presidente sanciti dall’articolo 102(b) della nuova Costituzione entrata in vigore nel 1995. L’articolo fissava a 75 anni i limiti di età dei Presidenti. La proposta è stata approvata in quanto il partito di Museveni, il National Resistance Mouvement – NRM, detiene la maggioranza in Parlamento. La modifica costituzionale è un provvedimento ad personam che permetterà al 72enne leader maximo di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2021.

Yoweri Kaguta Museveni, appartenente alla etnia minoritaria tutsi dei Banyangole, conquistò il potere -armi in pugno- nel 1986- dopo cinque anni di guerriglia contro il regime di Milton Obote. Il National Resistance Army – NRA, successivamente trasformatosi in ‘Mouvement’ non fu soltanto lo strumento per conquistare il potere, ma anche l’unico partito strutturato a livello nazionale che raccolse, per la prima volta nella storia dell’Uganda dopo l’indipendenza, un vasto consenso popolare e trasformò il Paese, noto per le guerre civili e l’instabilità permanente, in una potenza militare regionale con una crescita economica annua del 5%.

Il NRA era composto da guerriglieri Banyangole e da mercenari della diaspora tutsi ruandese che si erano rifugiati in Uganda dopo i primi massacri etnici in Rwanda degli anni Sessanta. A capo di questi mercenari c’era Paul Kagame, l’attuale Presidente del Rwanda. Come compenso per il contributo dato per la liberazione del Paese, Museveni aiutò appoggio politico, finanziario e militare-, Paul Kagame a costituire il Fronte Patriottico Ruandese  (FPR) e a invadere il Paese natio, nel 1991, per liberarlo dal regime razial-nazista di Juvenal Habyrimana all’epoca appoggiato da Francia e dalla Chiesa Cattolica. Il FPR prese il potere nel luglio 1994 fermando il genocidio scatenato nell’aprile che eliminò 1 milione di ruandesi.

La vittoria di Museveni fu possibile grazie alla alleanza politica con la principale etnia bantu ugandese, i Buganda. Una etnia che si era sempre  opposta al colonialismo inglese, unica a possedere una forte e complessa struttura sociale e politica, il Regno dei Buganda. Dopo l’indipendenza questa etnia fu tenuta lontana dal potere. Gli inglesi favorirono l’ascesa al potere di una tribù del nord, gli Acholi, a cui apparteneva il primo Presidente ugandese, Milton Obote. Obote fu vittima di un colpo di Stato orchestrato da uno sconosciuto ufficiale dell’esercito, Idi Amin Dada, e riposto al potere grazie all’intervento militare della Tanzania, prima di essere scacciato da Museveni.

L’alleanza politica con i Buganda è stata  ottenuta a caro prezzo. Museveni è stato costretto a ripristinare il Regno dei Buganda (che comprende anche la capitale Kampala), dando larga autonomia di gestione al re. Creata questa dualità di potere, permettendo che il Regno dei Buganda divenisse uno Stato all’interno dello Stato, Museveni è stato molto abile a inglobare molti leader Buganda all’interno del NRM e dell’amministrazione pubblica, legando i loro interessi ai propri. Nonostante questa abile mossa, Museveni ha dovuto sempre controllare pericolosi motti indipendentistici Buganda e varie rivolte, la più sanguinosa avventa nel 2007, quando Kampala fu sconvolta dalla rivolta Buganda, obbligando l’Esercito a fronteggiare  una vera e propria battaglia urbana.

Dopo la terribile battaglia di Kampala del 1986 (durata una settimana) i guerriglieri del NRA prendono il potere e Museveni, loro leader, si proclama Presidente, sottolineando il carattere temporaneo della carica. Supportato fin dal inizio della rivolta da Stati Uniti e Gran Bretagna, il giovane guerrigliero marxista per dieci anni si dedica alla riorganizzazione dello Stato, alla ricostruzione del Paese e al rafforzamento dell’economia. Durante il primo periodo presidenziale Museveni, in stretta collaborazione con l’Amministrazione Clinton e gli israeliani, crea i presupposti per un cambiamento di regime in Rwanda. Riesce anche a controllare la ribellione degli Acholi che avevano perso il loro Presidente e il potere nel Paese. Il risentimento degli Acholi sarà la base della nascita del Lord Resistence Army – LRA  (l’Esercito di Resistenza del Signore) guidata  da Joseph Kony. Il LRA sarà definitivamente sconfitto nel 2004. Il nord del Paese fu devastato dalla guerra civile e solo ora si sta economicamente riprendendo.

Museveni e Kagame sono le punte di diamante  dell’offensiva anglo-americana tesa a ridisegnare la mappa politica dell’Africa Orientale con l’obiettivo di sottrarre strategici e ricchi Paesi dall’influenza francese.

Nel 1996 Museveni indice libere elezioni vinte ottimamente grazie all’ottima gestione del Paese. La data delle elezioni non è casuale. Le elezioni vengono fatte solo dopo che il Rwanda si è stabilizzato sotto la guida di Kagame, diventando il principale alleato regionale. Alleanza cementata dalla comune appartenenza agli Hima (il ceppo tutsi dei Grandi Laghi), dalla comune visione politica e dalla alleanza con le potenze angloamericane.

Il 1996 è anche l’anno in cui scatta la terza fase dell’offensiva di Washington e Londra contro Parigi: il cambiamento di regime nello Zaire che diventerà Repubblica Democratica del Congo. Una guerriglia nata dal nulla e principalmente composta da tutsi congolesi delle province est dello Zaire (i Banyamulenge) conquisterà in meno di un anno il Paese costringendo il dittatore Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga (letteralmente: Mobutu il guerrieri che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo), dopo trent’anni di dispotico potere, alla capitolazione e all’esilio in Marocco. Il movimento guerrigliero congolese è sorretto dai soldati ugandesi e ruandesi alleati ad altri due Paesi: Burundi e Angola.

Il primo mandato presidenziale di Museveni scaturito da elezioni democratiche (1996 – 2006) è caratterizzato da un aggressiva politica estera tesa a controllare le risorse naturali del vicino e debole Congo per rafforzare l’economia ugandese. La stessa politica che viene adottata dall’alleato ruandese sempre in Congo. La destituzione del dittatore Mobutu e l’ascesa al potere di Laurent Désiré Kabila (l’uomo di paglia sotto controllo di Museveni e Kagame) doveva creare l’asse delle ‘tre Kappa’ (Kampala, Kigali, Kinshasa), indirettamente controllata dagli Hima. Un asse che ponesse le basi per la nascita una temibile potenza regionale e permettesse la ricostruzione del tessuto sociale, politico ed economico del Congo dopo trent’anni di dittatura di Mobutu. In cambio Uganda e Rwanda erano state autorizzate ad attingere alle risorse naturali congolesi.

Désiré Kabila aveva anche promesso il suo sostengo per eliminare la minaccia militare Hutu rappresentata dalle forze HutuPower che dopo il genocidio in Rwanda del 1994 si erano rifugiate sotto protezione dei militari francesi ,nello Zaire, per riorganizzarsi e riconquistare il potere.  L’asse serviva anche per  minacciare direttamente altri Paesi africani sotto influenza francofona ed espandere gli interessi delle multinazionali angloamericane. L’alleanza viene rotta da Kabila, nel 1996, con il supporto francese, e immediatamente scoppia una guerra Pan Africana in Congo, dove si scontrano eserciti di varie Nazioni. Congo, Angola, Ciad e Zimbabwe si scontrano contro Burundi, Rwanda e Uganda in una guerra che, nel 1997,  dividerà a metà il territorio congolese e finirà con un nulla di fatto, nel 2004, dopo aver causato milioni di morti e inaudite sofferenze alla popolazione civile.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore