venerdì, Luglio 10

Uganda: quando la politica diventa spettacolo L’arresto e’ l’epilogo di una sfida lanciata da Bobi Wine al Presidente Yoweri Kaguta Museveni

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Lunedì 6 gennaio il Parlamentare Robert Kyagulanyi, conosciuto con il suo nome d’arte di Bobi Wine, leader del movimento People Power, e’ stato arrestato dalla polizia assieme ad altri leader del movimento durante un meeting non autorizzato presso la scuola secondaria Our Lady of Good a Gayaza, distretto di Kyadondo East. Gli oppositori sono in stato di fermo provvisorio presso la stazione di polizia di Kasangati.

Il meeting organizzato da Bobi Wine rientrava nella campagna elettorale lanciata a livello  nazionale dal cantante reggae ugandese per divulgare il manifesto politico del movimento People Power in previsione della elezioni del 2021. Il meeting a Gayaza non era stato autorizzato e la polizia e’ subito intervenuta per impedire ai sostenitori di accedere alla scuola secondaria dove si teneva la riunione. L’arresto e’ stato preceduto da una carica delle squadre speciali anti sommossa con largo uso di gas lacrimogeni.

L’arresto e’ l’epilogo di una sfida lanciata da Bobi Wine al Presidente Yoweri Kaguta Museveni. Venerdì 3 gennaio il reggae-man si era appellato all’articolo 3 della legge sulle elezioni presidenziali che permette a chiunque aspiri a candidarsi alla Presidenza della Repubblica di registrarsi alla Commissione Elettorale e di effettuare meeting pubblici per spiegare il suo programma politico. “E’ un diritto costituzionale che mi autorizza a interagire con la popolazione ugandese per spiegare il mio programma politico in previsione della mia candidatura alla Presidenza”, ha dichiarato Bobi Wine ai media in atto di vera e propria sfida al Vecchio che regna dal 1986.

Il portavoce della polizia, Fred Enanga, ha spiegato le ragioni dell’arresto: «Il Parlamentare Robert Kyagulanyi venerdì ha inoltrato regolare richiesta di comizio elettorale sulla base dell’articolo 3 della legge sulle elezioni presidenziali. Dopo verifica abbiamo constatato che mancavano le condizioni di sicurezza richieste dalla legge sulla gestione dell’ordine pubblico. Inoltre l’articolo 3 della citata legge non può essere preso in considerazione in quanto i comizi elettorali sono autorizzati solo dopo l’iscrizione dei candidati alla Commissione Elettorale. Le iscrizioni verranno aperte nel 2021, quattro mesi prima della data delle elezioni. »

L’ennesimo arresto di Bobi Wine apre una seria riflessione sulla situazione attuale in Uganda. Da una parte abbiamo un Presidente ultra settantenne Padre della Nazione che ha risollevato l’Uganda dal ciclo di violenze, sanguinose dittature e colpi di Stato durato dall’indipendenza fino al 1986. Nonostante i suoi indiscussi meriti per aver contribuito allo sviluppo economico e sociale del Paese, Museveni ora soffre della classica sindrome africana di potere. Si crede l’unico politico in grado di poter governare la Nazione. Museveni ha recentemente annunciato la sua volontà di candidarsi alle elezioni del 2021 per accedere al sesto mandato presidenziale.

Dall’altra parte abbiamo un’opposizione monopolizzata da due leader privi di ogni contenuto politico. Il Colonnello Kizza Besyge, ex guerrigliero e medico di campo di Museveni durante gli anni della Bush War spinto da una volonta di rivalsa e vendetta per essere stato estraniato dal establishment del potere verso la fine degli anni Novanta a causa di dissidi con Museveni. Bobi Wine, un mediocre cantante pop popolare solo in Uganda, che si e’ investito del sacro dovere di liberare il Paese dalla dittatura e di farlo rinascere nel rispetto della democrazia, diritti umani e sviluppo inclusivo.

Entrambi i due leader dell’opposizione promuovono una politica estremista basata sulla violenza e lo scontro che dal 2007 ha recato solo lutti, distruzione e saccheggio di negozi e l’inasprimento della repressione da parte del governo. Spesso Besyge e Bobi Wine reclutano diseredati provenienti dal sotto proletariato urbano per partecipare alle manifestazioni sotto remunerazione di 4 euro a persona. Questi sottoproletari, oltre al vantaggio economico di partecipare alle manifestazioni, intravvedono la possibilità’ di saccheggiare i negozi durante gli inevitabili scontri con la polizia per poi rivendere la merce rubata sul mercato nero.

Se da una parte il governo di Museveni si sta trasformando in un vero e proprio regime dittatoriale intollerante verso l’opposizione, Besyge e Bobi Wine stanno bloccando ogni seria possibilità di alternativa politica, impedendo con la loro egemonia e violenza, l’emergere di politici maturi, equilibrati e capaci di offrire alla popolazione una valida alternativa supportata da un serio programma politico.

Entrambi le due vedette dell’opposizione utilizzano la politica spettacolo. Sono convinti che organizzare manifestazioni violente, scontri con la polizia e farsi periodicamente arrestare, siano mezzi appropriati per dimostrare la natura dittatoriale del governo ugandese, accrescere di popolarità e attirare sostegno e aiuti finanziari di potenze straniere. Al contrario l’elettorato ugandese, pur stanco di avere da 34 anni lo stesso Presidente, e’ di fatto terrorizzato dal cambiamento proposto da Besyge e Bobi Wine. Sempre più elettori considerano I due leader non solo immaturi ma pericolosi per la stabilita’ del Paese e incapaci di gestirlo. Le potenze occidentali rimangono prudenti a concedere un appoggio incondizionato a Besyge e Wine, spaventate dal loro estremismo e dalla inconsistenza dei loro programmi politici.

Ma vediamo nei dettagli il programma politico del reggae-man che non fa mistero di fare abuso di marijuana, promuovendola nei suoi comizi e concerti musicali. Purtroppo risulta una analisi molto sintetica e non esaustiva in quanto il programma politico proposto sembra avere poca consistenza.

Bobi Wine intende diminuire il numero di Ministri e Parlamentari per smantellare la rete di convivenze e favoritismi creata da Museveni per rimanere al potere. L’Uganda ha il più alto numero di Ministri e Parlamentari dell’Africa Orientale con mostruosi costi che deprimono le casse pubbliche. Vuole inaugurare una stagione di capi di Stato non appartenenti alle forze armate che liberarono il Paese dalla dittatura di Milton Obote. Un governo di civili riuscirà a promuovere la democrazia, l’alternanza e il rispetto dei diritti umani.

Sul piano economico intende ridurre il debito pubblico interrompendo i finanziamenti per la realizzazione delle infrastrutture, concentrandosi sul rafforzamento dell’agricoltura e del turismo. Il reggae-man non prende in considerazione l’avvio della rivoluzione industriale e il settore petrolifero. Sulla politica estera vi e’ il vuoto completo in quanto Wine sembra incapace di comprendere le più semplici dinamiche dei rapporti con i Paesi vicini. Infatti nel suo programma politico non vi e’ alcun accenno alla risoluzione della guerra fredda in atto con il Rwanda o una revisione dei rapporti conflittuali e speculativi con il Congo. Bobi Wine non accenna alla seria problematica generata dal sostegno ugandese al dittatore burundese Pierre Nkurunziza e al gruppo terroristico ruandese FDLR. Un sostegno che mette a serio rischio la pace e la sicurezza regionali oltre a isolare l’Uganda dal resto dei Paese della Regione dei Grandi Laghi.

Anche l’alleanza tentata con il leader del principale partito di opposizione Forum for Democratic Change – FDC, Kizza Besyge sembra essersi arenata. La maggioranza dei quadri FDC considera inopportuno e dannoso formare un fronte elettorale unito con il movimento di Bobi Wine a causa della politica proposta priva di contenuti, violenta ed estremista. Inoltre accusano il reggae-man di promuovere il tribalismo a favore dei Buganda, l’etnia maggioritaria nel Paese a cui Bobi Wine appartiene.

Le perplessità e l’opposizione dei quadri del FDC stanno spingendo Kizza Besyge a prendere progressivamente le distanze dalla pop star ugandese, compromettendo il necessario fronte unico per sconfiggere Museveni alle elezioni del 2021. Bobi Wine non sembra preoccuparsi delle perplessità nutrite all’interno del principale partito di opposizione. E’ convinto che sia sufficiente il suo movimento assai eterogeneo e confuso : People Power e il suo carisma di pop star nazionale per attirare i voti del FDC ed assicurarsi la vittoria elettorale. Bobi Wine e’ convinto anche di essere il rappresentante della sua etnia : i Buganda. Una convinzione fuori dalla realtà visto che la classe politica ed imprenditoriale Buganda al momento non dimostra alcuna intenzione di abbandonare la proficua alleanza con Museveni, per sostituirla con una incerta alleanza con il reggae-man seppur appartenente alla stessa etnia.

Bobi Wine e Kizza Besyge non rappresentano un serio problema per Museveni ne’ una valida alternativa, eppure sono la manifestazione più spettacolare e visibile di un malcontento popolare che stenta di prendere forme strutturate e mature. Rappresentano inoltre il fallimento della politica rivoluzionaria di Museveni che si sta avviandosi a derive autoritarie e semi criminali.

Per quanto riguarda Besyge, il Grande Vecchio, riesce a contenerlo agendo sui complicati rapporti di appartenenza etnica (entrambi sono Tutsi Banyangole) e sui rapporti familiari in quanto sono legati da legami di parentele. Per quanto riguarda Bobi Wine, Museveni sta adottando una politica di boicottaggio economico, impedendogli di guadagnare con I concerti che sono anche il suo primo canale di propaganda politica. La tattica adottando sta funzionando e spingendo Bobi Wine alla bancarotta. E’ avviso di molti osservatori politici che la pop star e’ destinata a durare ancora qualche anno influenzando la politica dell’Uganda, ma il suo fallimento politico pare assicurato.

Il vero pericolo per Museveni proviene dall’interno delle forze armate, il vero centro di potere del Paese. Il UPDF (Uganda People’s Defence Forces) inizia a dare segnali di scontento verso la volontà di Museveni di mantenere il potere ad oltranza bloccando le dinamiche interne di partecipazione democratica e alternanza del NRM National Revolutionary Mouvement, l’ala politica controllata dal UPDF. Un altro fattore di preoccupazione e’ l’escalation della guerra fredda con il Ruanda dettata sia da necessita’ di egemonia sulle risorse naturali del vicino Congo, sia per gelosie e contrasti personali tra Museveni e il Presidente ruandese Paul Kagame. Anche l’alleanza con il dittatore Pierre Nkurunziza e il gruppo terroristico ruandese FDLR. Una alleanza in chiave anti ruandese, considerata pero’ dalla maggioranza degli ufficiali dell’esercito innaturale, inopportuna e pericolosa. Si sta profilando all’orizzonte l’eventualità’ di un colpo di Stato da parte del UPDF qualora Museveni. Una eventualità che rientrerebbe nella normale gestione della politica nazionale. Fin dai primi anni della Indipendenza, ogni Capo di Stato ugandese e’ stato destituito dalle forze armate.  

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