venerdì, Novembre 27

Uganda: Museveni tra coronavirus e emergenza alimentare rischia la poltrona Il lockdown sta funzionando, pochi i contagi, ma il Presidente ha promesso una distribuzione di beni alimentari di prima necessità che sta fallendo. La rielezione si fa difficile, ma possibile causa la debolezza dell’opposizione

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Secondo vari esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Presidente dell’Uganda, Yoweri Gaguta Museveni, ha, fino ad ora, gestito molto bene il contenimento del contagio da coronavirus Covid19.
Dopo la segnalazione dei primi casi di contagio importati da ugandesi che si erano recati a Dubai, il
Ministero della Sanità, in concerto con la Presidenza, il 30 marzo ha decretato il lockdownprolungato il 14 aprile fino al prossimo 5 maggio. Il secondo periodo di lockdwon ha visto l’inasprirsi delle misure di prevenzione e i divieti. Per esempio, vietata la circolazione di tutti i veicoli ad eccezione di ambulanza e mezzi dei vigili del fuoco, Polizia ed Esercito, dopo aver constatato che molti privati avevano trasformato le loro auto in taxi per sopperire alla mancanza di mezzi pubblici, proibiti durante il primo confinamento. Anche i giorni e gli orari dei permessi di uscita per approvvigionarsi di cibo sono stati sensibilmente ridotti.

Il lockdown sta funzionando sia per la accresciuta sensibilizzazione della popolazionesui rischi sanitari derivanti dalla pandemia, sia per la nota capacità di controllo territoriale delle forze dell’ordine ugandesi che, seppur rispettose della Costituzione, hanno sempre dimostrato di avere la ‘mano pesante’. Il secondo lockdown ha accentuato le difficoltà sociali non ultimo perchèil 50% della forza lavoro vive di occupazioni precarie e attività commerciali legate al settore informale dell’economia.

I piccoli e medi commercianti erano già in situazioni finanziarie precarie prima della pandemia, ora sono peggiorate causa la chiusura forzata delle loro attività. Anche se questa chiusura è temporanea, si valuta che un 40% dei commercianti non sarà in grado di riavviare le attività nel post-coronavirus, mentre un altro 40% riuscirà solo grazie ad un pesante indebitamentocon le banche.

L’assenza di entrate giornaliere compromette la sicurezza alimentare di molte famiglie ugandesi. Per allontanare lo spettro della fame e il rischio di rivolte popolari, il Presidente Museveni ha promesso una costante distribuzione di beni alimentari di prima necessità su tutto il territorio nazionale. Una distribuzione che doveva iniziare lo scorso 30 marzo, ma che stenta ad essere messa in pratica.

La principale ragione di questo spaventoso ritardo risiede nel divieto presidenziale a ONG,ditte sia pubbliche che private a organizzare distribuzioni alimentari. Il compito è riservato esclusivamente al Governo tramite l’Esercito. Una taskforce per la distribuzione di cibo è stata creataappositamente. La decisione di vietare la distribuzione a entità non governative è stata presa per evitare assembramenti, come si è verificat0 in Kenya, che aumenterebbero esponenzialmente il rischio di contagio. Il divieto è assoluto. Qualunque entità non governativa sorpresa a distribuire cibo è soggetta ad arresto immediato.

Un problema sussiste. Lo Stato non ha silos di stoccaggio e riserve alimentari nel Paese. Questo ha costretto il Governo ha chiedere donazioni da ditte, ONG e privati che vengono raccolte dall’Esercito per la distribuzione. Le donazioni sono risultate non sufficienti, costringendo il Presidente ad ammettere la problematica, lo scorso 19 aprile, durante un messaggio alla Nazione. Dopo aver fallito il tentativo di importare sale dal Kenya, ha suggerito alla popolazione più vulnerabile di mangiare ‘senza sale’.

Un altro motivo della difficoltà risiede negliaccordi commerciali con i privati che hanno aperto le porte a speculazioni commerciali. Seguendo il mito del libero mercato, anche questa volta Museveni ha privilegiato l’ambiguo rapporto tra imprenditori e Stato, rispetto alle ONG e società civile. Un rapporto che è stato alla base dei fallimenti di precedenti programmi contro la povertà, così come accaduto per i prestiti finanziari per iniziare piccole attività commerciali o produttive denominato Entandikwa o il programma di sviluppo microimprese Bonna Bagagawale.

Ultimo fattore di fallimento è la corruzione all’interno del mondo politico e dell’Esercito. Significative quantitative di derrate alimentare spariscono per essere distribuite alle famiglie di politici, parlamentari, ufficiali di Polizia, Esercito.

Al momento, Governo e Forze Armate sono in grado di assicurare solo il 15% delle distribuzioni di cibo previste.
La situazione sta diventando esplosiva anche per i lavoratori e il ceto medio, in quanto, a differenza del Rwanda, il Governo ugandese non è riuscito ad imporre il controllo sui prezzi dei beni alimentari, che, in meno di due mesi, è aumentato del 30%.

Anche in Uganda la pandemia da Coronavirus viene sfruttata per promuovere agende politiche che nulla hanno a che vedere con il dovere delGoverno di garantire la protezione sanitariadella sua popolazione. Museveni e il suo partito, ilNational Resistence Movement – NRM (al potere dal 1987), stanno sfruttando il rischio di contagio, il lockdown e le misure di prevenzione divieto di assembramento e rispetto della distanza socialeper impedire le attività politiche dell’opposizione. I principali leader, il colonelloKizza Bezige e la pop star Boby Wine, corrono il rischio di vedersi ancora di più limitate le possibilità di riunioni politiche con la scusa di limitare il rischio di contagio. Maggior mente colpito è Boby Wine, che, sfruttando la sua popolarità come cantante reggae, utilizzava i concerti per veicolare la sua campagna politica.

Considerando l’avvicinarsi delle lezioni presidenziali del 2021, si può prevedere che il rispetto della distanza sociale e il divieto di assembramento rimarranno in vigore anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria, invocando il rischio di un ritorno della pandemia. Rischio paventato dallo stesso OMS, sulla base del ritorno del virus registrato in Cina, Singapore e Corea del Sud. Nella ‘democrazia controllata’ ideata dal ‘Grande Vecchio M7’ (soprannome popolare di Museveni) l’opposizione è sempre stata ostacolata nell’organizzazione di manifestazioni e campagne elettorali. Ora l’opera di contenimento dell’opposizione verrebbe giustificata da ragioni di tutela della salute pubblica.

Le elezioni del 2021 rappresentano un appuntamento cruciale per Museveni, dopo il suo rifiuto di ritirarsi dalla scena politica nazionale, concretizzatosi con la revoca dei limiti di età del Presidente sanciti dalla Costituzione. Anche se gode ancora di una discreta popolarità, il lungo periodo trascorso al potere lo sta penalizzando. La società ugandese è desiderosa di un cambiamento generazionale che di fatto è bloccato. Nelle ultime tre elezioni presidenziali e amministrative si è registrato un progressivo calo di consensi, anche se Museveni e il suo partito rimangono sopra la soglia del 51% dei consensi.

Le previsione per le presidenziali 2021 parlano di un collasso di consensi, che potrebberoscendere al 49% o 48%. Museveni comunque rimane il candidato favorito, dinnanzi ad una opposizione divisa e dunque impossibilitata a vincere. L’arma della paura del coronavirus potrebbe aumentare le possibilità per Museveni di riportare una schiacciante vittoria sugli altri candidati.

Museveni, fin dal 2019, sta attuando una serie di manovre per assicurarsi la vittoria senza eccessivo ricorso a frodi elettorali. Nell’ottobre 2019 ha attuato un giro di vite sui media nazionali. Appellandosi ai giornalisti, richiedendo loro di‘essere patrioti’, il Grande Vecchio ha loro lanciato tra le righe un invito alla autocensura e ad una moderazione su articoli critici contro l’attualeGoverno durante il periodo elettorale. Nel dicembre 2019 la Commissione Elettorale ha deciso di escludere dal voto i cittadini di 19 anni, alzando l’età per il diritto di voto a 21 anni. Una manovra resa possibile dall’Articolo 61(2) della Costituzione, che affida alla discrezione del Capo di Stato determinare il limite di età minimo per il voto. Proprio tra i più giovani si registra un maggior consenso all’opposizione.

«Le elezioni presidenziali del 2021 rappresentano una data cruciale per il Presidente Museveni, intenzionato a vincerle per cementare la legittimazione del suo progetto di successione del potere. I risultati elettorali del 2021 determineranno chi sarà Presidente nel 2026. Museveni deve assolutamente riportare la vittoria alle prossime presidenziali al fine di completare il famoso “Progetto Muhoozi”. Un progetto sempre negato dal governo che prevede la successione alla Presidenza del Luogotenente Generale Muhoozi Kainerugaba, primogenito di Museveni», spiega il giornalista Philip Matogo in un recente articolocomparso sul quotidiano dell’opposizione ‘The Daily Monitor’.

L’attuale gestione della pandemia da Covid19 è un fattore cruciale per aumentare o diminuire la popolarità di Museveni. Da una parte è innegabile che le misure adottate hanno di fatto impedito la diffusione del virus in Uganda. La percentuale di contagio rispetto al totale della popolazione nazionale è del 0,0000015%. L’impossibilità di mantenere fede alla promessa di distribuzioni gratuite di cibo rischia di incrinare la popolarità del Grande Vecchio. A causa dell’aggravarsi della situazione economica di molte famiglie che rischiano di vedere seriamente compromessa la loro sicurezza alimentare, il malcontento sta aumentando tra la popolazione.

Secondo gli umori registrati in questa ultima settimana, se Museveni il 5 maggio deciderà di prolungare il lockdown corre il rischio di una sollevazione popolare difficilmente contenibile. La popolazione non vede alcun motivo per restare chiusa in casa dinnanzi ad una percentuale di contagio così ridotta da non arrivare al 0,01%. Le difficoltà economiche e alimentari non permetteranno di tollerare un solo giorno in più di confinamento.

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