giovedì, Giugno 20

Uganda: Museveni strozza Bobi Wine La sottile strategia di Museveni contro il Presidente dei Ghetti: impedirgli di guadagnare con i concerti, che tra l’altro erano il suo primo canale di propaganda politicanti

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Il cantante reggae e parlamentare Robert Kyagulanyi, conosciuto con il nome d’arte di Bobi Wine e con l’appellativo Presidente dei Ghetti, dal 2018 è entrato a far parte delle preoccupazioni del Presidente Yoweri Kaguta Museveni, al potere dal 1987.
Bobi Wine ha dimostrato di possedere il carisma necessario per attirare una buona fetta dell’elettorato giovanile urbano. La sua politica populista lo rende un personaggio nuovo nell’universo politico ugandese a cui affidare le speranze di un cambiamento. Dopo il suo momento di gloria, ottenuto durante i moti pre insurrezionali dell’agosto 2018, da lui stesso provocati, Bobi Wine, con un oscuro passato di tossicodipendente e scarsa preparazione politica, sta ora compiendo tutti gli errori -estremismo e protagonismo- commessi da precedenti leader dell’opposizione, tra i quali il colonnello Kizza Besyge, con cui recentemente Wine ha costruito una fragile alleanza politica, basata sul culto della personalità dei due leader dell’opposizione, in previsione delle elezioni presidenziali del 2021.

Nonostante tra gli ambienti politici ugandesi e quelli diplomatici Bobi Wine venga considerato l’ennesima meteora destinata a scomparire, il Presidente Museveni prende sul serio la minaccia politica, in quanto il Presidente dei Ghetti sta attirando il sostegno di una preoccupante fascia di giovani ugandesi. Contro la star del reggae, Museveni ha adottato i classici mezzi di intimidazione e repressione, che, abbinati alla inesperienza politica e all’estremismo violento di Bobi Wine, creano un senso di disagio e apprensione nell’elettorato che potrebbe spingerlo a preferire la stabilità offerta da Museveni, rispetto il salto nel buio offerto da Bobi Wine.

Museveni sta adottando anche una nuova tattica per sconfiggere l’avversario. Una tattica che colpisce direttamente le sue entrate finanziarie. Robert Kyagulanyi, pur essendo entrato nell’arena politica nazionale, fino ad ora non ha mai creato un partito politico o elaborato un chiaro programma. Il ruolo ricoperto di oppositore e alternativa a Museveni viene regolato dalle sole logiche che Bobi Wine conosce. Le logiche del palcoscenico e del sensazionalismo, tipiche di qualsiasi pop star.

Ad esempio, per promuovere la sua campagna presidenziale, iniziata con largo anticipo, il Presidente dei Ghetti ha lanciato una discutibile campagna mediatica equiparando la bellezza di sua moglie Barbie Tunguso Kyagulanyi (32 anni) a quella della first lady Janet Kataaha Museveni (71 anni), tentando di far passare il messaggio che è meglio per l’Uganda avere una giovane e affascinate first lady, rispetto ad una vecchia ‘arpia tutta rughe’. Una campagna mediatica che non ha alcun senso, se non dimostrare l’immaturità di Bobi Wine.

Privo di un partito organizzato, Bobi Wine sta concentrando la sua politica sul culto della personalità, utilizzando i suoi concerti per veicolare i messaggi politici, non avendo mai smesso la sua carriera di cantante. Una carriera che rappresenta la principale fonte di entrate finanziarie del politico, ora oggetto delle manovre di Museveni.  «Stanno tentando di strangolarmi finanziariamente»,  ha denunciato una settimana fa Wine.

Una denuncia sensata che rivela la strategia del Grande Vecchio, Museveni. Il Governo e le forze dell’ordine hanno contattato i principali studi di registrazione, imprenditori dello spettacolo, ditte specializzate nell’organizzazione di concerti, e pubblicitari intimando loro di rompere ogni contratto e collaborazione con Bobi Wine.
Dallo scorso ottobre sono stati annullati 124 concerti di Wine. Nei rari concerti che Bobi ha potuto fare, le forze anti-sommossa sono intervenute contro gli spettatori con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Il numero spropositato di concerti programmati in meno di 8 mesi (con una media di 15 concerti mensili) conferma il sospetto di Museveni. Bobi Wine vuole utilizzare la sua popolarità musicale come arma politica. Attraverso i concerti (annullati) Wine intendeva promuovere la sua campagna per la Presidenza con quasi due anni di anticipo.

Oltre ad impedire i concerti, il Governo ha posto sotto attento esame i flussi bancari di Bobi Wine, al fine di individuare finanziamenti stranieri occulti. Uno di questi è stato già individuato e soppresso. Trattasi dei fondi neri che la multinazionale sudafricana delle telecomunicazioni MTN offriva all’oppositore.
La tattica adottata sta letteralmente spingendo Bobi Wine alla bancarotta.

Patrick Onyango, portavoce della Polizia, ha recentemente dichiarato ai media nazionali che gli spettacoli di Bobi Wine vengono proibiti non per ragioni politiche, ma in quanto non rispettano le norme minime di sicurezza previste per gli spettacoli pubblici. Non verrebbe organizzato il servizio di sicurezza interno, assenti le misure per prevenire incendi o altri eventi che potrebbero mettere a rischio l’incolumità dei fans. Si accetterebbe un numero maggiore di persone rispetto alla capacità dei luoghi prescelti per i concerti e, infine, vi è il sospetto che durante i concerti si faccia largo abuso di droghe. Le accuse lanciate da Onyango sembrano dei meri pretesti per difendere un regime dittatoriale. Di fatto, tutte le osservazioni sollevate dal portavoce della Polizia corrispondono alla verità. L’organizzazione dei concerti non risponde a nessuna norma base di sicurezza, in quanto il vero obiettivo è di trasformarli in comizi elettorali che necessitano della maggior audience possibile.

La tattica adottata da Museveni sta funzionando. Le ditte promotrici di eventi culturali e gli impresari del mondo musicale ugandese stanno annullando i contratti con Bobi Wine, mentre le altre pop star stanno a debita distanza. Bobi Wine, denunciando l’accanimento del ‘regime’ contro il suo patrimonio finanziario, giura che questi espedienti non riusciranno a fermare la sua ascesa alla Presidenza.

Ora, il cantante, sta cercando di attaccare il Governo sulle scelte economiche adottate, concentrandosi sull’analisi del debito nazionale che attualmente si aggira al 44% del PIL con la previsione di raggiungere il 50% entro il 2022. Secondo la versione semplicistica e populista di Wine (privo di competenze economiche), l’aumento del debito nazionale sarebbe dovuto ai furti commessi da Museveni e dai suoi alleati. «Vogliono rubare tutto. Non si accontentano di aumentare le tasse esistenti e di crearne delle nuove. Rubano anche dalla casse dello Stato, e firmano prestiti per uso personale»,  accusa la pop star.

Ben diversa la realtà. In Uganda non si sta assistendo ad un aumento indiscriminato delle tasse, ma ad un rigore fiscale che lotta contro l’evasione e impone il rispetto delle tasse esistenti. L’aumento del debito pubblico è dovuto dalla politica di infrastrutture necessaria per avviare la rivoluzione industriale in Uganda. Una politica adottata dalla maggioranza dei Paesi africani. Il debito pubblico è, quindi, composto da investimenti produttivi, e la sua percentuale rispetto al PIL sembra insignificante rispetto alle percentuali registrate nei Paesi europei. A titolo di paragone, il debito pubblico italiano rappresenta il 132,1% del PIL nazionale e per la maggioranza è composto da prestiti non orientati verso investimenti produttivi, rinnovo delle infrastrutture, sostegno alle piccole e medie imprese, ricerca scientifica e innovazione industriale.

Nel bene o nel male, la stella di Bobi Wine è destinata a durare ancora qualche anno influenzando la politica dell’Uganda, ma le sue scelte,  il percorso intrapreso dal Presidente dei Ghetti, la sua immaturità politica, il linguaggio estremista e violento adottati sembrano essere tutte garanzie di fallimento. Tra i gossip che circolano negli ambienti mondani di Kampala gira la voce che alcuni dei suoi amici più intimi dello spettacolo hanno consigliato a Bobi Wine di andarci più cauto nell’attaccare il Presidente Museveni e di strutturare meglio la sua politica.  «Non puoi lamentarti che stiano mettendo a rischio la tua carriera. È colpa tua, in quanto non hai previsto questa logica mossa e ora sei privo di rimedi»  gli avrebbero sussurrato all’orecchio le altre vedette della musica leggera ugandese.

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