mercoledì, Agosto 21

Uganda, Museveni detta le priorità per il 2014 field_506ffb1d3dbe2

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Museveni

Kigali – La scorsa settimana il Presidente Yoweri Museveni ha dettato le priorità che il Governo deve tenere in considerazione per la redazione del bilancio 2014/2015 durante un Workshop consultivo nazionale sulle finanze dello Stato, tenutosi al Conference Centre del Serena Hotel a Kampala. Il bilancio dell’Uganda segue l’anno finanziario anglosassone che inizia non a gennaio ma bensì a luglio. Le priorità vengono stabilite attraverso una consultazione popolare effettuata su tutto il territorio nazionale dalle cellule del partito al potere, il Movimento Rivoluzionario Nazionale. Le consultazioni vengono successivamente integrate con consigli di tecnocrati e poste al vaglio del Presidente.

Secondo le linee guida dettate dal Presidente, il budget nazionale si deve orientare nella strategia economica dell’Uganda tesa a creare grosse opportunità di mercato interno e all’ambizioso piano di integrazione tra i due blocchi economici anglofoni in Africa, la East African Community e la COMESA (l’unione economica dell’Africa del Sud). Piano sorto dall’incontro tra Museveni e il Presidente Sudafricano Jacob Zuma del novembre 2013 che ha gettato un’alleanza di intenti tra i due paesi conosciuta come “l’Asse Kampala-Pretoria”.

La prima priorità risiede nel dotare l’esercito (UPDF) delle risorse necessarie per assicurare una stabilità interna e regionale, ricordando che senza l’esercito l’Uganda non può avere una forte economia. L’individuazione della sicurezza nazionale come priorità è consona al progetto di “Pax Ugandese” ideato nel dicembre 2013 e spiegato alla nazione dal Commissario Politico dell’esercito: il Colonnello Felix Kulayigye. Trattasi di una politica di difesa nazionale e regionale che fa proprio il concetto di difesa americano e punta a trasformare il UPDF nel gendarme della pace e stabilità non solo nella Regione dei Grandi Laghi ma nel Continente. Attualmente l’Uganda è impegnata in Somalia contro il gruppo terroristico Al-Shabaab, in Repubblica Centrafricana contro la ribellione ugandese Lord Resistence Army guidata da Joseph Kony e in Sud Sudan in sostegno del Presidente Salva Kiir. Tutte gli interventi sono sotto mandato delle Nazioni Unite, nonostante il nefasto ruolo giocato dall’Uganda nella crisi congolese.   

La Pax Ugandese prevede un ulteriore piano di modernizzazione delle Forze Armate, per renderle ancora più efficaci. Nonostante il UPDF sia considerato uno tra i migliori eserciti africani, il Presidente Museveni intende investire ingenti somme sulla formazione e sugli armamenti aumentando la forza aerea e dotandosi di moderne armi terrestri quali carri armati, batterie missilistiche terrestri e aeree e obici a lunga portata. La modernizzazione dell’esercito è tesa a renderlo più efficace nella gestione delle crisi africane ma anche come misura preventiva per un eventuale conflitto regionale qualora la Repubblica Democratica del Congo e la MONUSCO non si decidano a neutralizzare il gruppo terroristico ruandese FLDR che, galvanizzato dalla Francia, sembra impegnato a dei preparativi di invasione del Rwanda oltre che nel commercio illegale di materie prime in stretta collaborazione con la Famiglia Kabila e nella sistematica violazione dei diritti umani all’est del Congo.

L’esigenza di dotare l’esercito di un adeguato budget risponde anche alla necessità di risolvere i problemi interni al UPDF sorti dal 2012 come riflesso della probabile fase di successione presidenziale. Museveni intenderebbe non candidarsi alle prossime elezioni previste per il 2016 e starebbe individuando un successore, secondo informazioni non ufficialmente confermate.

La seconda priorità è quella di dotare il Paese di  moderne ed adeguate reti elettrica, idrica, stradale, ferroviaria e della connessione internet ad alta velocità tramite fibre ottiche, progetto già avviato nel 2012 ma fallito a causa della bassa qualità dei materiali adottati dalla ditta cinese che si era aggiudicata l’appalto.  Il Presidente ha proposto di aumentare i fondi destinati alla realizzazione delle infrastrutture. Il budget  2013, tutt’ora in corso, ha destinato il 33%, pari a 909.000 euro. Grandi opere sono in fase di realizzazione o in fase di studio, tra le quali la mega diga di Karuma, la modernizzazione della rete stradale nazionale, la realizzazione dell’autostrada Entebbe – Kampala, l’autostrada regionale per collegare l’Uganda al Sud Sudan, la riabilitazione della rete ferroviaria con il Kenya e la Tanzania.

Il budget a disposizione è ovviamente insufficiente per finanziare queste grandi opere, quindi il Governo farà ricorso a dei prestiti internazionali presso la Banca Mondiale, la Banca Africana per lo Sviluppo, il FMI, Unione Europea, Stati Uniti e Cina. Il Vice Segretario del Tesoro Patrick Ocailap il 15 gennaio scorso ha ufficialmente chiarito che il Governo ricorrerà esclusivamente a prestiti convenzionali per la realizzazione delle infrastrutture senza ricorrere alle riserve petrolifere.

Una dichiarazione che chiarisce il netto rifiuto di Kampala alla proposta dell’Unione Europea avanzata dall’italiana Francesca Mosca, Direttrice Generale della Cooperazione allo Sviluppo dell’Unione Europea di ipotecare la futura produzione di petrolio per finanziare le opere pubbliche necessarie per il decollo industriale del Paese. Una proposta considerata da vari politici ed economisti ugandesi come un abile sotterfugio europeo per mettere le mani sopra il greggio dell’Uganda a seguito della politica di consumo interno e regionale tramite raffineria in loco imposta dal Presidente Museveni fin dal 2010.

La Cooperazione allo Sviluppo dell’Unione Europea è stata messa sotto accusa da un accurato e imparziale rapporto della Ong Development Initiative, pubblicato nel dicembre 2013. La sintesi del rapporto accusa la Cooperazione Europea di aver sprecato milioni di euro in Africa Orientale senza assicurare miglioramenti economici e sociali.  Un duro colpo dopo il rapporto internazionale redatto pochi mesi prima riguardanti le stesse accuse negli aiuti in Congo oltre a quella di aver aumentato la corruzione nel paese e privato di un’adeguata riorganizzazione delle forze armate per la difesa della sovranità nazionale. Accuse rigettate dell’Unione Europea.

La terza priorità riguarda all’avvio della rivoluzione industriale affinché il Paese si possa dotare di industrie competitive sui mercati Continentale e internazionale grazie a politiche fiscali ed amministrative tese a facilitare gli investimenti nel settore. Per avviare la rivoluzione industriale l’Uganda molto probabilmente si rivolgerà alla Cina visto che persiste la perniciosa volontà dell’Occidente di mantenere l’esportazione dei paesi africani legata all’economia coloniale, impedendo l’industrializzazione per assicurarsi il vitale rifornimento di materie prime ed energetiche.

Anche la ricerca scientifica sarà incoraggiata con adeguati fondi. Il leader del settore è la prestigiosa Università di Makerere, a Kampala, artefice le primo prototipo di vettura elettrica africana, la Kiira, e del primo vaccino mondiale contro la malaria, l’Artavol. Mentre il vaccino, sotto forma di granuli in polvere solubile, è già commercializzato nelle più importanti farmacie e supermercati del paese, la Kiira non è entrata nella fase di produzione essendo ancora in corso le trattative per eventuali joint-venture con la Toyota e la Nissan.  Nonostante ciò la tecnologia ideata dall’Università di Makerere per realizzare il prototipo Kiira sarà utilizzata per produrre mini bus da impiegare nella flotta del trasporto pubblico e da commercializzare nella regione.

Febbrili sono i preparativi per la produzione petrolifera prevista per il 2016. Nel dicembre 2013 il Governo ha redatto una lista di multinazionali considerate idonee alla realizzazione della mega raffineria di Hoima. Si tratta dei consorzi China Petroleum Pipeline Bureau, Marubeni Corporation (Giappone), Petrofac (consorzio europeo), Russian RT – Global Resources, Sk Enrgy (Corea del Sud) e Vitol (consorzio olandese). Grandi assenti le multinazionali italiane ormai scartate dal mercato delle infrastrutture in Uganda.  Entro la  metà del 2014 questi consorzi devono sottoporre i progetti di realizzazione dell’impianto di raffineria per permettere al Governo di scegliere il miglio consorzio da affidare i lavoro previsti per il 2017. Nella raffineria di Hoima, convoglierá anche il greggio estratto dai pozzi congolesi sul Lago Alberto e il greggio Sud Sudanese. Mentre il petrolio congolese é stato assicurato nel febbraio 2011 tramite un accordo commerciale firmato dal Presidente Jospeh Kabila all’insaputa del Governo e del Parlamento congolesi, per quello Sud Sudanese occorrerá attendere la fine delle ostilitá.

Il Presidente ha duramente criticato la corruzione dei funzionari pubblici che si appropriano di parte dei fondi pubblici, con chiaro riferimento ai recenti scandali del complesso industriale e alla realizzazione di una scuola elementare, entrambi avvenuti a Namanve. Poche sono state le frasi destinate ai settori di assistenza sociale, sanitario ed educativo che, probabilmente, riceveranno scarsi fondi, pur languendo in una situazione deprecabile. Questa mancanza di attenzione nei settori chiave dello sviluppo umano del Paese è dovuta all’errata convinzione che il potenziamento del libero mercato possa aumentare automaticamente il tenore di vita della popolazione quindi il suo accesso ai servizi sociali a pagamento e dal evidente conflitto di interesse all’interno dei Ministeri dell’educazione e sanità che tollerano inefficienza, sprechi e corruzione per favorire, sotto lauti compensi, il settore privato controllato da investitori indiani e europei.

Le linee guida dettate dal Presidente per la redazione del budget 2014/2015 indicano la continuità della strategia adottata nel 2010 di rendere l’Uganda una super potenza continentale economica e militare, conforme al progetto Vision 2040 con l’obiettivo si uno sviluppo entro 26 anni. Le linee guida rivelano anche una inquietante situazione sul piano della pace e della stabilità regionale. L’Uganda sembra prepararsi a fronteggiare future e devastanti guerre in risposta alle continue provocazioni e alle strategie geo politiche della Francia ormai evidentemente basate su una chiave di lettura anti tutsi contro Uganda e Rwanda e contrapposte dal piano di integrazione economica e sociale proposto da Stati Uniti e Gran Bretagna. 

 

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