giovedì, Ottobre 29

Uganda: Museveni, Covid-19, e le strategie per rimanere al potere Sono state studiate una serie di disposizioni sanitarie per la ‘riapertura’ del Paese, che sembrano rivelarsi più utili per un controllo sociale che una prevenzione alla pandemia. Il vecchio Presidente ha paura del voto

0

In Uganda c’è pericolo di contagio epidemicoNon è il Covid19 ma un’epidemia più pericolosa: la Democrazia.
A livello nazionale solo il 0,006% della popolazione è stato fino ad ora contagiato dal Covid
19. La percentuale di mortalità sul totale dei contagiati è tra le più basse in Africa: 0,85%. Al livello continentale la percentuale di mortalità è del 3,47%, mentre la percentuale di contagiati sulla popolazione totale in Africa è del 0,31%.

Questi numeri dimostrano come in agosto vi sia stata una certa dose di allarmismo tra le autorità sanitarie difficilmente giustificabile. Ricordiamoci che l’Uganda ha agito immediatamente nel contenere la pandemia ai primi 10 casi registrati, imponendo un lockdown totale dallo scorso marzo. Questa ottima gestione ha impedito la diffusione del virus. Osservatori regionali nutrono il sospetto che la minaccia del lockdown2 ventilata dal Ministero della Sanità sia politicamente motivata e legata alle imminenti elezioni presidenziali, alle quali Yoweri Kaguta Museveni si presenterà nella speranza di ottenere l’ennesimo mandato presidenziale.

Le precedenti elezioni, indipendentemente dalle vittorie ottenute, dimostrano un calo di popolarità di Museveni e del suo partito, il NRM (National Resistance Movement). Vi sono chiari segnali che la popolazione ugandese inizia essere intollerante difronte alla ingombrante presenza di questo Presidente, seppur consapevole che si deve a Museveni il lungo periodo di stabilità, pace e sviluppo socio economico dell’Uganda. Sono 33 anni che non c’è un cambio politico al potere. Inoltre, l’età lo rende anacronistico.

Per queste ragioni si sospetta che Museveni abbia avuto l’intenzione di dichiarare il Lockdown2 per rinviare a data da definirsi le elezioni (come ha fatto il Primo Ministro Abiy Ahmed in Etiopia) o per indire delle elezioni con voto via internet, nel contesto del quale la manipolazione dei dati sarebbe facilissima. Questi sospetti possono essere fondati in quanto è palese la volontà del Vecchio M7 di rimanere al potere.

L’opzione Lockdown2 è stata abbandonata. Il rischio di rivolta popolare è stato considerato troppo alto per forzare la mano. Al suo posto sono state studiate una serie di disposizioni sanitarie per lariapertura del Paese, dettate lo scorso 20 settembre. Misure che sembrano rivelarsi più utili per un controllo sociale che una prevenzione alla pandemia. Il coprifuoco dalle 9 di sera alle 6 del mattino è mantenuto. Una misura inutile dal punto di vista sanitario, in quanto è sufficiente tenere chiuse le discoteche e far rispettare le distanze di sicurezza e l’uso della mascherina nei ristoranti e pub.
Tutte le manifestazioni (di qualsiasi natura) che prevedano più di 70 persone sono vietate, anche se i partecipanti rispettano distanze di sicurezza e indossano mascherine. Queste disposizioni impediranno all’opposizione di condurre una efficace campagna elettorale. Il partito al potere NRM può tranquillamente fare a meno delle convention, avendo il quasi monopolio dei media. All’opposizione rimarrà solo la possibilità di utilizzare i social media, per altro recentemente messi sotto controllo e fortemente censurati con la scusa di combattere il dilagare di fake news.

Non sono sfuggite le Chiese Cattolica e Protestante. Le chiese non posso contenere più di 70 fedeli a celebrazione religiosa. Vietate le preghiere e le messe notturne, come i grandi raduni religiosi. Disposizioni che sono state interpretate come un tentativo di limitare l’influenza delle chiese cristiane sulla campagna elettorale. Un atto preventivo considerando che sempre più voci critiche verso il NRM e il Presidente Museveni si stanno levando dai leader cattolici e protestanti?

Le disposizioni colpiscono duramente vari settori commerciali, aumentando la crisi già visibile impedendo la ripresa economica. Pub, discoteche, casinò, sale da gioco rimangono chiusi. Proibiti anche i mercati, compresi quelli di bestiame. Una decisione che avrà un forte impatto negativo sulla sopravvivenza economica di migliaia di piccoli commercianti, già indebitati a causa dei costi sostenuti durante il lockdown e il crollo totale delle vendite.

L’ultima disposizione, la più assurda, riguarda l’immigrazione. L’aeroporto internazionale e le frontiere terrestri saranno riaperte tra un mese. Gli stranieri possono entrare nel Paese a condizione di presentare un certificato di negatività emesso 72 ore prima dell’arrivo. A tutti gli stranieri viene di fatto diminuito sensibilmente il periodo di visto: dai 3 mesi a 1. A tutti gli stranieri sarà vietato di entrare in contatto con la popolazione ugandese, indipendentemente dal loro stato sierologico.

L’opposizione già denuncia la natura politica di queste disposizione sanitarie per la riapertura del Paese, sottolineando che questi provvedimenti tendono a limitare la imminente campagna elettorale, la presenza di giornalisti e osservatori stranieri (che non potranno avere contatti con gli ugandesi), oltre a infliggere un duro colpo all’economia nazionale, già messa in serio pericolo. Considerando la grande esperienza del Ministero della Sanità a contenere epidemia più contagiose e mortali del Covid19 (come l’Ebola) e la percentuale di contagio nazionale (0,006%), queste severe disposizione sembrano comprensibili solo nell’ottica di creare un clima politico sfavorevole all’opposizione e di aumentare il controllo sociale durante le elezioni, in quanto Museveni non è sicuro di vincere.

Malumore e disagio si aggirano tra le forze armate. Una latente ostilità si sta insinuando, sia per la gestione della pandemia sia per la manifesta volontà di Museveni di non volere chiudere l’insensata guerra fredda contro il Rwanda, dettata più da questioni personali con il Presidente ruandese Paul Kagame, che da vere e proprie divergenze politiche tra i due Paesi.
Sembra che il Vecchio M7 sta giocando con il fuoco. Alcuni osservatori politici avvertono che vi potrebbe essere il rischio di un colpo di Stato attuato dall’Esercito (UPDF Uganda People’s Defence Forces) per destituire il Grande Vecchio.

Il Covid19 sembra non aver particolarmente colpito l’Uganda, ma potrebbe essere l’elemento chiave per la fine di 33 anni di indiscusso potere. Che la pandemia riesca a donare agli ugandesi l’aspirata e agognata alternanza politica? Sulla tenuta delle elezioni (previste tra dicembre 2020 e gennaio 2021), il Grande Vecchio non si è ancora pronunciato. I numeri di contagio non sono sufficienti per motivare un loro rinvio, ma sotto il regime di Museveni tutto diventa possibile se politicamente conveniente.

Due segnali del forte degrado che sta subendo il Paese sono la fuga in massa di 200 pericolosi detenuti e il rogo che ha semi distrutto la prestigiosa Università di Makerere, gioiello della cultura regionale.
Il Presidente
Museveni continua a giocare un nefasto ruolo nei Grandi Laghi, sostenendo l’orrenda dittatura in Burundi in chiave antiRwanda. L’Uganda necessita di un totale contagio di pandemia democratica per il bene della Nazione e per la salute psicofisica dei suoi cittadini, sostengono alcuni ugandesi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore