giovedì, Novembre 14

Uganda: Museveni cala, ma l’opposizione non decolla Alle elezioni al seggio parlamentare nel distretto di Hoima, nonostante il crollo del NRM, l'FDC ha aumentato i voti, ma non è riuscito ad imporsi

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Le elezioni al seggio parlamentare nel distretto di Hoima (dove sorgerà il futuro polo petrolifero) svoltesi all’inizio di ottobre sono un interessante test per comprendere la situazione politica del Paese. Harriet Businge, candidata del National Resistence Mouvement – NRM (il partito di Museveni al potere dal 1987),  ha riportato la vittoria con il 54% dei voti. La sua rivale, Asinansi Nyakato, si è attestata al 46%. Seppur il NRM è riuscito a mantenere il controllo sulla strategica città che ospiterà la raffineria di petrolio, non si può che notare lo spaventoso calo del sostegno popolare. Storicamente il NRM ha sempre ottenuto oltre il 80% nel distretto di Hoima

Lo stesso discorso vale per la candidata dell’opposizione, iscritta al Forum for Democratic Change – FDC. Aver ottenuto il 46% dei voti è un ottimo risultato, considerando che nel 2016 a Hoima l’opposizione non era riuscita a superare la soglia del 25%. Ad una superficiale analisi, NRM sta progressivamente perdendo terreno a favore dell’opposizione. Purtroppo, per chi conosce il complicato contesto politico in Uganda, questa analisi non corrisponde alla realtà. I partiti di opposizione aumentano di voti ma non riescono ad imporsi, nonostante l’alleanza tra Kizza Besyge (leader del FDC) e di Robert Kyagulany alias Bobi Wine, il controverso Reggae Man che sogna di diventare Presidente. I due leader spiegano il loro insuccesso accusando il partito NRM di frodi elettorali, ma è dal 2011 che Museveni non ricorre più alle frodi elettorali e il calo dei consensi ne è una inconfutabile testimonianza. 

L’opposizione stenta ad imporsi come alternativa in quanto la maggioranza della popolazione, stufa del partito rivoluzionario che liberò il Paese dalla sanguinaria dittatura di Milton Obote 32 anni fa, non vede in Kizza Besyge o in Bobi Wine valide alternative. Le elezioni di Hoima confermano il trend nazionale dell’astensionismo. Solo 62.000 elettori su 144.000 registrati si sono recati alle urne. Se si confrontano i risultati sul numero dei potenziali elettori, il candidato del NRM avrebbe ottenuto il 23% mentre quello del FDC il 20%

Queste percentuali sottolineano un calo di popolarità per entrambi i partiti. La popolazione si sta disinteressando della politica. Si concentra a rafforzare le chance personali all’interno di una economia in crescita, ma complessa dove è difficile avviare attività commerciali di successo a causa della forte concorrenza. Un’economia che non genera sufficienti posti di lavoro mentre il settore industriale è ancora alla sua fase larvale e l’industria petrolifera stenta a decollare

Nemmeno l’impegno di Bobi Wine durante la campagna elettorale ad Hoima è riuscito a convincere gli elettori a recarsi alle urne per sostenere l’agognato cambiamento. Eppure gli esperti internazionali identificano Bobi Wine come una novità nello statico contesto politico ugandese. L’alto tasso di astensionismo alle votazioni di Hoima sottolinea che il desiderio di un’alternanza politica è ormai un desiderio dei politici dell’opposizione non condiviso dalla maggioranza della popolazione.  

«Mentre le fortune politiche del NRM sono in declino, l’opposizione non ispira fiducia. La crescita dei partiti di opposizione è molto lontana dalla concreta possibilità di gettare le basi per un cambiamento di regime. I leader dell’opposizione non riescono a trarre vantaggio dalla disaffezione popolare verso il NRM e il Presidente Yoweri Kaguta Museveni a causa del loro estremismo radicale e il culto della personalità che denotano l’infantilismo politico di Kizza Besyge e Bobi Wine. La loro politica di intolleranza, le loro manifestazioni basate sulla violenza gratuita e la totale mancanza di programmi politici, rendono vuoto lo slogan ‘People Power’ allontanando gli elettori dai seggi» osserva il giornalista ugandese Andrew M. Mwenda, direttore del settimanale ‘The Independent’. 

Il dramma di Kizza Besyge e Bobi Wine risiede nel considerarsi detentori di un superiore moralità rispetto a Museveni, nella convinzione che una volta giunti alla Presidenza, saprebbero gestire meglio il Paese per diritto divino. Si sentono dei liberatori destinati al potere e credono che la maggioranza degli ugandesi li ami

Non riescono a confrontarsi con la realtà. La perdita di consenso del NRM non si tramuta in voti per l’opposizione ma rafforza l’astensionismo che, paradossalmente, è divenuto la miglior arma di Museveni per rimanere al potere. Al posto di analizzare le motivazioni che spingono l’elettorato ad allontanarsi dall’opposizione, i due leader sbraitano accuse consumate e non più credibili. Anche ad Hoima Besyge e Wine hanno lanciate le solite accuse. Il NRM ha compiuto frodi elettorali e ha impedito gli elettori di recarsi alle urne. Addirittura sono arrivati ad affermare che molti dei 144.000 elettori registrati sarebbero elettori fantasma. 

Queste malinconiche affermazioni rafforzano il sentimento popolare che individua l’opposizione come personaggi consumati dal desiderio di potere che non riescono a raggiungere e che li allontana dai veri interessi e problemi della popolazione. Museveni si è circondato di ruffiani accondiscendenti. Il problema del Paese non è né il calo del NRM né l’incapacità dell’opposizione di imporre l’alternanza politica. Il vero problema è cosa succederà quando Museveni verrà a mancare a causa della sua già avanzata età. Museveni è ancora in buona salute ma di certo non è eterno. Dopo la sua morte quale futuro avrà il Paese visto che per 32 anni ha creato un desolante vuoto politico. Alcuni analisti africani ed europei, prevedono il caos, l’emergere delle conflittualità etniche attualmente controllate da Museveni, la guerra civile. 

L’Uganda è un Paese troppo importante e strategico sullo scacchiere continentale e internazionale per permettere questo scenario. Come è successo in Egitto e in Zimbabwe, di fronte alla eventualità di caos totale sarà l’esercito, l’Uganda People’s Defence Force – UPDF a prendere in mano le redini del Paese. Che questo sia un bene o un male è troppo presto per pronosticare. Una cosa è sicura. L’alternanza politica in Uganda è impedita dagli stessi leader dell’opposizione che la invocano da ormai vent’anni.

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