giovedì, Novembre 14

Uganda: Museveni blocca sul nascere la legge ammazza gay L’immediata reazione del Presidente è un segnale alla comunità internazionale che è da sempre molto critica nei confronti delle politiche discriminatorie verso le minoranze sessuali nel Paese

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Il progetto del Ministro ugandese dell’Etica e Integrità, Simon Lokodo, di ripresentare in Parlamento la legge che prevede la pena di morte per omosessuali recidivi è stato stroncato sul nascere dal Presidente Yoweri Kaguta Museveni. In un breve ma eloquente comunicato stampa il portavoce della Presidenza, Don Wanyama, ha dichiarato che il Governo non ha alcuna intenzione di ripresentare la legge al Parlamento, considerata anticostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2014. «Non vi è alcuna intenzione da parte del Governo ugandese di analizzare una legge come quella. Le leggi contro l’omosessualità in vigore sono considerate più che sufficienti per combattere il fenomeno».
Il portavoce si riferisce alla legge n. 1950 del Codice Penale modellata sulla precedente legge antiomosessualità varata durante il dominio coloniale britannico. La sezione 145 prevede l’ergastolo per qualsiasi persona recidiva di violenze carnaliatti sessuali con animali o con persone delle stesso sesso.
La sezione 146 prevede 
sette anni di reclusione per le persone che commettono per la prima volta i crimini descritti nella sezione 145. La sezione 148 prevede pene da 1 a 7 anni di reclusione per atti indecenti in pubblico o in privato.
Nel 2000 si è apportato un ammendamento che abroga la pena di morte per i reati descritti nella sezione 145, sostituendola con la pena a 7 anni di reclusione. I reati contemplati nelle sezioni 146 e 148 vengono estesi anche agli eterosessuali, introducendo nei reati anche i rapporti sessuali orali, commessi da persone di qualunque orientamento sessuale.

La pronta reazione della Presidenza nel stroncare sul nascere la proposta di legge del Ministro Lokodo si basa sulle stesse motivazioni politiche che spinsero il Presidente Museveni a ostacolare a più riprese il ‘Kill the Gay Bill’ fin dalla sua prima presentazione al Parlamentonel 2011. La precisazione del portavoce Wanyama ha una base giuridica molto forte, in quanto in Uganda non si può riproporre una legge giudicata illegale dalla Corte Costituzionale.

L’immediata reazione del Presidente Museveni è un messaggio rivolto a Unione EuropeaStati UnitiBanca Mondiale che avevano reagito immediatamente all’annuncio del Ministro Lokodo fatto venerdì scorso. Reazioni che esprimevano tutta la preoccupazione sull’iniziativa e informavano di un attento monitoraggio circa la violazione dei diritti civili della comunità LGBT in Uganda.
Il 
portavoce Wanyama ha voluto precisare che la volontà di reintrodurre al Parlamento la legge è stata una iniziativa privata del Ministro Lokodo, non concordata con il Governo«Non so cosa gli è passato per la testa a Lokodo. Fareste meglio a chiedere direttamente a lui il perché di queste dichiarazioni insensate», ha spiegato il portavoce. Il Ministro dell’Etica e Integrità ha rifiutato di rispondere ai media nazionali e internazionali.

Nonostante il tempestivo intervento del Presidente Museveni nel fermare la proposta di legge, l’Uganda rimane uno dei Paesi dell’Africa Orientale più ostili verso le minoranze sessuali. Le persone LGBT sono vittime di pregiudizi nel mondo del lavoro e riscontrano difficoltà ad affittare o comprare case. Sono anche discriminati all’accesso delle cure mediche e dell’educazione, e vengono rigettati dalle loro famiglie.
A seguito della recente ondata di violenze contro i LGBT, culminati con l’uccisione di un omosessuale lo scorso 4 ottobre, molti gay e lesbiche ugandesi si sono rifugiati in Kenya. Le associazioni ugandesi in difesa dei diritti umani hanno duramente condannato il Ministro Lokodo per la sua iniziativa omofobica, considerandola un chiaro esempio di come i politici ugandesi diffondano intolleranza e odio contro i LGBT per il solo fine di promuovere le loro agende politiche e aumentare la loro popolarità.

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