lunedì, Marzo 25

Uganda: MTN, il caso continua Le deportazioni e le accuse di evasione fiscale potrebbero essere state utilizzate come arma per convincere la multinazionale sudafricana a vendere quote azionarie

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Dopo le clamorose deportazioni di fine gennaio del Direttore Marketing Olivier Prentout, di nazionalità francese, della Direttrice delle Vendite Annie Bilegne Tabura, di nazionalità ruandese e di Elisa Musolini, cittadina franco italiana e Amministratrice del Dipartimento Mobile Money, venerdì 15 febbraio il Direttore Esecutivo Win Van Helleputte di nazionalità belga è stato dichiarato ‘persona non grata’ ed accompagnato dalla polizia all’aeroporto per rientrare nel suo Paese. L’ordine di deportazione è stato emesso il 14 febbraio dal Ministro degli Interni, il Generale Jeje Odong sulla base della sezione 52 g della legge sull’immigrazione.

L’ondata di deportazioni che hanno decimato la dirigenza della multinazionale telecom sudafricana è legata al sospetto che MTN attuasse attività illegali ed eversive contro il governo di Kampala. Secondo le indagini condotte dalle autorità ugandesi, MTN Uganda avrebbe tentato di infiltrarsi all’interno delle comunicazione criptate della Sicurezza Nazionale, avviata una vasta operazione di intercettazione di conversazioni telefoniche, SMS, email e internet di vari alti ufficiali della Polizia, Esercito, di quadri del partito al potere il National Revolutionary Mouvement (NRM) e di alcuni Ministri chiave.  Anche le comunicazioni del  Ministro della Difesa sarebbero state sotto controllo.

Il dipartimento Mobile Money, di cui Elisa Musolini era l’Amministratrice, secondo gli inquirenti, sarebbe stato impegnato in una vasta operazione di fondi neri provenienti da Francia e Rwanda a favore del deputato Robert Kyagulanyi, noto come Bobi Wine, cantante reggae ugandese. Bobi Wine, dopo una vita da pop star piena di abusi e droghe, nel 2017 è entrato nella scena politica nazionale come deputato. Sfruttando il malcontento serpeggiante tra i giovani del sottoproletariato urbano, nel agosto 2018era stato arrestato nella città del nord Uganda di Arua, per aver incitato i suoi supporter durante una campagna elettorale ad attentare alla vita del Presidente Museveni.

La deportazione del Direttore Generale Win Van Helleputte confermerebbe che Prentout, Tabura e la Musolini non svolgevano attività eversive all’insaputa della multinazionale sudafricana. Le autorità ugandesi hanno preferito minimizzare il coinvolgimento francese, puntando il dito sul Rwanda, Paese alleato coinvolto nella ripresa della guerra fredda con Kampala, legata alla spartizione delle risorse naturali all’est del Congo.

A queste attività eversive si affianca il rinnovo della licenza MTN ad operare in Uganda, scaduto nell’ottobre 2018 e provvisoriamente rinnovato per tre mesi in attesa del rinnovo definitivo per 20 anni. Il governo accusa la compagnia sudafricana di aver attuato una sistematica evasione fiscale. Con 10 milioni di clienti MTN Uganda nel 2017 ha fatturato 374 milioni di dollari, registrando una crescita delle vendite pari al 10% rispetto al 2016.

MTN ha negato l’evasione fiscale tramite un’email inviato alla Agenzia Reuters, affermando che la contabilità è annualmente sottoposta al controllo di ditte di Audit indipendenti che non hanno rilevato alcuna irregolarità nel versamento delle tasse. «MTN Uganda sta lavorando con le competenti autorità ugandesi per risolvere i dubbi fiscali secondo la legge».

Oltre a sostenere l’avvenuta evasione fiscale, il governo ugandese ha associato il rinnovo della licenza alla richiesta che MTN Uganda venga quotata nella Borsa di Kampala vendendo una consistente parte delle sue azioni a investitori ugandesi ed aumentando la quota dei profitti che rimangono in Uganda. Al momento attuale MTN Uganda ha un solo socio ugandese che possiede il 5% delle azioni. Essendo tra le prime compagnie di telecomunicazioni operanti in Uganda, MTN ha sicuramente attratto le mire di politici e militari del governo Museveni. Le deportazioni e le accuse di evasione fiscale potrebbero essere state utilizzate come arma per convincere la multinazionale sudafricana a vendere quote azionarie, che sarebbero facilmente comprate dai pezzi grossi del NRM e del UPDF (esercito nazionale) grazie ai proventi del traffico illegale di minerali preziosi dal Congo. Rimangono aperti gli interrogativi sulle attività di spionaggio e di finanziamento illecito di leader dell’opposizione. Accuse di cui la multinazionale sudafricana ha preferito non parlare.

Se il sospetto di una manovra governativa a scopo di lucro può essere preso in considerazione, non si deve escludere la genuina volontà di un governo Nazionale di porre un freno allo strapotere di multinazionali straniere. La gestione di MTN è sempre stata opaca. È opinione diffusa che MTN truffi i propri clienti applicando delle doppie tariffe telefoniche e di collegamento internet oltre ad un invadente ed esagerato utilizzo di messaggi pubblicitari non desiderati.

Mercoledì 27 febbraio Godfrey Mutabazi, Direttore Esecutivo della UCC (Uganda Communication Commission) ha affermato ai media nazionali che è stata aperta una indagine ufficiale contro MTN Uganda accusata di non aver rispettato il codice di condotta che il governo ha imposto agli operatori di telefonia operanti nel Paese. Tra queste violazioni vi sono anche accuse di non aver rispettato vari contratti con enti pubblici, sottostime dei bilanci annuali per evadere le tasse, e transazioni finanziarie opache.

Il cantante reggae e auto proclamato Presidente dei Ghetti, Boby Wine, beneficiario di finanziamenti illeciti elargiti da MTN Uganda sarebbe stato contattato da altri leader storici dell’opposizione tra cui Kissa Besyge, per formare un governo ombra con il chiaro obiettivo di creare un contro potere e prepararsi alle elezioni presidenziali del 2021. Dal 2011 la lotta politica in Uganda si concentra sulla futura produzione petrolifera che dovrebbe iniziare nel 2022 dopo vari rinvii. Museveni, non potendo ancora attuare la successione con il figlio Generale Muhoozi (recentemente promosso per rafforzare il suo controllo sull’esercito), sta lavorando per ottenere l’appoggio del suo partito alla candidatura per le presidenziali del 2021.

Per la quarta volta Museveni si appresterebbe ad affrontare l’opposizione dopo aver modellato la Costituzione a suo favore, abolendo il limite di mandati e il limite di età del Presidente. Uno scontro politico sempre più duro ad ogni tornata elettorale con seri rischi di rivolte sociali e di instabilità. Alle elezioni del 2021 la candidatura di Boby Wine è data per certa. Un candidato pericoloso in quanto possiede la forza di mobilitare masse di sottoproletari urbani pronti a commettere violenze, promettendo loro di trasformare l’Uganda in un paradiso terrestre dove tutti possono diventare ricchi. Corrono voci che per evitare il confronto elettorale diretto, Museveni e il suo partito che detiene la maggioranza in Parlamento, stanno lavorando per una riforma elettorale dove si prevedano solo elezioni amministrative e politiche, dando il potere al Parlamento di eleggere il Presidente. Un strano ibrido tra Repubblica Parlamentare e Repubblica Presidenziale dove gli attuali poteri del Presidente rimarrebbero immutati.

Dietro la saga di MTN Uganda si celano le fragili relazioni con il Rwanda ancora in stato di guerra fredda dalla battaglia di Kisangani (est del Congo) del 2001 dove i due eserciti si scontrarono per determinare il controllo delle risorse naturali della regione. Dopo la riconciliazione tra Yoweri Kaguta Museveni e Paul Kagame avvenuta nel luglio 2011, la guerra fredda è ripresa nel 2016 imprigionando le relazioni tra i due Paesi in una fitta e pericolosa tela di trame oscure, eversive nel reciproco tentativo di attuare un cambiamento di regime.

La guerra fredda tra Uganda e Rwanda rischia di diventare un altro importante fattore di destabilizzazione nell’Africa Orientale ove vi sono già presenti altre crisi irrisolte in Sud Sudan, Congo e Burundi. «Nella situazione attuale una escalation della disputa tra Uganda e Rwanda non è certo auspicabile. L’Africa Orientale ha vari problemi urgenti da risolvere per assicurare una pace e uno sviluppo economico duraturi. La East African Community non si può permettere di affrontare una guerra tra due potenze regionali. Anche i livelli di dipendenza economica tra gli Stati membri della EAC è ora talmente alta che non esistono soluzioni alternative a quelle diplomatiche e pacifiche per risolvere i contenziosi tra Paesi. Quello che è incoraggiante è che la disputa rimane ai piani alti del potere senza coinvolgere i cittadini ugandesi e ruandesi che non comprendono tutto questa acredine tra Museveni e Kagame», osserva un editoriale pubblicato il 23 febbraio sul settimanale regionale The East African.

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