martedì, Ottobre 20

Uganda, la gang anti-cinese La banda sarebbe formata da ex soldati e ex dipendenti di aziende cinesi precedentemente licenziati, dietro vi sarebbero gruppi di interesse economici militari che avrebbero come obiettivo quello di scacciare gli investitori cinesi

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Dall’ottobre  2017, una misteriosa gang criminale prende di mira gli investitori cinesi in Uganda.  Tra gli episodi più eclatanti quello avvenuto nel 2017 a Bugolobi, periferia di Kampala, dove la sede di una ditta cinese è stata assaltata. I criminali hanno ferito diversi dipendenti e rubato 120 milioni di dollari. Anche la famosa ditta CCLE Rubber Company, a Mbalala, nel distretto di Mukono, ha subito un furto a mano armata dove tre esperti cinesi e due dipendenti ugandesi  sono stati aggrediti , seriamente feriti e derubati di 11.000 dollari, telefoni e apparecchiature elettroniche. Tra le vittime il direttore, Chen Fan.

Altri attacchi di questa misteriosa gang criminale si sono verificati in una vera e propria escalation di violenza.  Il portavoce della Polizia, Emilian Kayima, ha affermato ai media nazionali che gli investigatori stanno prendendo molto seriamente questa inaudita serie di attacchi a imprenditori cinesi, affermando che sono stati triplicati gli sforzi per individuare i componenti della gang ed arrestarli.

Nonostante le rassicurazioni offerte dalla Polizia, gli investitori cinesi non si sentono al sicuro. You Jing Shu, presidente della Camera di Commercio Guangdong, una lobby politica di 50 grosse compagnie cinesi operanti in Uganda, ha affermato che molti investitori si sentono seriamente minacciati e stanno pensando di chiudere le attività e andarsene dal Paese a meno che non ricevano adeguata protezione da parte del Governo.

Tramite l’intervento politico dell’Ambasciata cinese a Kampala e del Presidente Yoweri Kaguta Museveni, la scorsa settimana si è tenuto un meeting a porte chiuse tra i rappresentanti della Camera di Commercio Guangdong, il Ministro degli Interni, generale Jeje Odongo, il Ministro dalla Sicurezza, Generale Elly Tumwine, l’Ispettore Generale della Polizia Okoth Ochola, il Direttore Generale della Intelligence, il Colonello Kaka Bagyenda.

Gli sforzi fino ad ora compiuti dalla Polizia sono stati apprezzati, ma non ritenuti sufficienti per fronteggiare la grave minaccia che incombe sugli investitori cinesi. Per garantire loro la necessaria sicurezza, per poter continuare le attività economiche inserite nell’avvio della settore industriale, le forze di sicurezza, con beneplacito del Presidente Yoweri Museveni, hanno deciso di mettere a disposizione soldati e poliziotti dei reparti speciali per la protezione di questi investitori, dei loro stabilimenti e proprietà.

Quaranta soldati, pesantemente armati, sono stati già dislocati presso la ditta CCLE Rubber Company a Mbalala. Altri soldati e poliziotti delle unità speciali verranno assegnati alle principali compagnie cinesi nei prossimi giorni. Il portavoce dell’Esercito, il Brigadiere Richard Karemire, ha spiegato che i soldati e i poliziotti affiancheranno i servizi di sicurezza privati delle compagnie per assicurare una adeguata protezione delle proprietà e delle persone. «Per il Governo è assolutamente prioritario assicurare agli investitori cinesi la massima sicurezza per poter continuare i loro investimenti in Uganda. Questi investitori stanno assicurando lavori onesti e ben pagati a centinaia di nostri giovani, pagano le tasse e contribuiscono allo sviluppo del Paese», ha affermato il Brigadiere Karemire.

Secondo le indagini della Polizia, questi attacchi sarebbero frutto di complicità interne alle aziende, offerta sia da dipendenti ugandesi che da cinesi.
Secondo alcune fughe di notizie, la gang criminale sarebbe formata da ex soldati e ex dipendenti di aziende cinesi precedentemente licenziati. Dietro questa gang vi sarebbero dei gruppi di interesse economici militari che avrebbero come obiettivo quello di scacciare gli investitori cinesi per eliminare agguerriti concorrenti.
«Siamo a conoscenza che alcune grosse aziende ugandesi intendono cacciarci dal Paese per salvaguardare i loro monopoli. Sappiamo che alcuni di questi imprenditori stanno ostacolando le indagini della Polizia», ha affermato un investitore cinese al settimanale ‘The East African’, sotto anonimato. Gli imprenditori accusati sarebbero ugandesi di origine indiana.

L’ondata di violenza abbattutasi sugli investitori cinesi, sta contribuendo a deteriorare l’immagine del Paese dopo la sanguinosa saga del Presidente dei Ghetti, Bobi Wine, ritornato in Uganda dopo la sua fuga negli Stati Uniti. Ai primi di ottobre la pop star Reggae doveva subire un processo per alto tradimento e attentato al Presidente. La prima udienza non è mai stata annunciata. Sembra che vi sia stato un accordo tra Wine e Museveni che preveda moderazione da parte dell’improvvisato ma pericoloso leader dell’opposizione, in cambio di una amnistia non ufficiale.

Non si hanno conferme di questo presunto accordo, ma Bobi Wine ha moderato il suo linguaggio, evitando di indire altre proteste popolari. Dal suo ritorno si è limitato a qualche intervista a media internazionali, nelle quali dipinge Museveni e il Governo come un orrendo regime dittatoriale. La sospetta prudenza politica della pop star si registra nonostante gli appoggi politici che goderebbe negli ambienti dei democratici degli Stati Uniti e nel Governo ruandese.

Domenica 11 novembre Bobi Wine ha tenuto un mega concerto a Kampala, dove sono state arrestate 80 persone. Il concerto si è trasformato in una manifestazione politica dell’indistinto ed eterogeneo movimento di Wine, People Power.
Nonostante l’intervento della Polizia, i toni usati da Wine sono stati moderati e il comitato organizzativo dell’evento musicale, vicino al Presidente dei Ghetti, ha pubblicamente difeso l’operato della Polizia affermando che ha garantito la necessaria sicurezza, senza intimidire il pubblico o cercare di annullare il concerto.

Anche lo scandalo dei ‘rifugiati fantasma’ ha pesantemente contribuito a deteriorare l’immagine dell’Uganda e la sua innovativa quanto libertaria politica dell’immigrazione.  Sui 1,2 milioni di rifugiati provenienti dal Sud Sudan dichiarati in Uganda, almeno 400.000 sarebbero dei rifugiati fantasma’. Il numero di sud sudanesi presenti nei campi di accoglienza sarebbe stato artificialmente gonfiato per poter sottrarre parte dei 358 milioni stanziati dai Donor internazionali per l’assistenza umanitaria. A seguito di una indagine richiesta dalla Unione Europea, Apollo Kazungu, Comissario per i rifugiati dell’Ufficio del Primo Ministro,  e Bornwell Kantande, rappresentante nel Paese del UNHCR, sono stati rimossi dai loro incarichi, sospettati di aver creato questi ‘rifugiati fantasma’ per ragioni di puro lucro.

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