venerdì, Dicembre 13

Uganda: italiana coinvolta in un spionaggio internazionale Elisa Musolini, Amministratore di MTN Uganda, espulsa dalle autorità ugandesi con l’accusa di incitamento alla violenza e disordine sociale. Una non chiara storia di spionaggio internazionale e atti eversivi contro il Governo ugandese e il Presidente Museveni

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Martedì 22 gennaio Elisa Musolini, cittadina italiana e Amministratore della compagnia sudafricana di telecomunicazioni MTN Uganda, dipartimento del servizio finanziario denominato mobile money , è stata arrestata dalla Polizia ugandese con l’accusa di incitamento alla violenza contro le istituzioni repubblicane. La Musolini è stata interrogata per quattro ore  dalle Direzione delle Inchieste Criminali (DCI) assieme al suo collega e manager generale Anthony Katamba.

Elly Womanya, vice direttore della DCI, ha confermato il capo di accusa contro Musolini e Katamba: violazione delle sezioni 51 e 53 del Codice Penale, incitamento alla violenza. Dopo l’interrogatorio Elisa Musolini è stata espulsa come persona non grata e rinviata in Italia, mentre Katamba rimane in custodia delle autorità e potrebbe subire un processo e una pesante condanna. Il portavoce della Polizia, Fred Enanga, ci conferma la deportazione in Italia della Musolini, mentre le autorità diplomatiche italiane rimangono silenziose.

L’arresto della cittadina italiana è stato preceduto da due arresti di alti funzionari della MTN. Sabato 19 gennaio, il Direttore Marketing MTN Uganda, Olivier Prentout, di nazionalità francese arrestato all’aeroporto internazionale di Entebbe al suo arrivo da un viaggio.  Lunedì 21 gennaio, il Direttore delle vendite MTN Uganda, Annie Bilenge Tabura, di nazionalità ruandese, arrestata dalle unità speciali antiterrorismo Black Mamba addestrate e coordinate dalle forze israeliane all’entrata della sede MTN a Kampala, quartiere di Kololo.  Entrambi dopo aver subito lunghi interrogatori sono stati deportati rispettivamente in Francia e Rwanda.

MTN Uganda, nel forzato ma doveroso comunicato stampa, conferma l’arresto e la deportazione di tre suoi top manager assicurando: «MTN Uganda non è stata ufficialmente informata di questi arresti e deportazioni e sta cercando di comprendere i motivi di queste misure giudiziarie. MTN Uganda, assieme a tutti i suoi dipendenti, rimane fedele ad operare nel pieno rispetto delle leggi del Paese».

Questi clamorosi arresti e immediate deportazioni rientrano nelle indagini dei servizi segreti e unità antiterrorismo ugandesi iniziate nel luglio 2018 che irruppero nel data centre di MTN Uganda confiscando tutti i dati. La paziente e lunga analisi dei dati ha rivelato in prima istanza una pesante evasione fiscale commessa dalla multinazionale Telecom Sudafricana.  Ulteriori approfondimenti sulla analisi dei dati hanno portato due mesi fa a scoprire un inquietante tentativo di infiltrarsi all’interno delle comunicazioni criptate della Sicurezza Nazionale.  

Secondo le nostre fonti questa scoperta di attività di spionaggio avrebbe creato,  lo scorso luglio, un forte dibattito interno all’apparato di sicurezza ugandese. Una parte di esso intendeva immediatamente  sventare il pericolo nazionale, arrestando gli autori individuati all’interno del MTN Uganda, mentre una parte proponeva di non procedere agli arresti per appurare se queste ‘spie’ si fossero infiltrate all’interno all’insaputa di MTN Uganda o se facessero parte di un network eversivo che coinvolgesse la multinazionale ugandese.  Optando per la seconda soluzione, i servizi segreti hanno scoperto che le attività di spionaggio ed eversive, tese a destituire il Presidente Yoweri Kaguta Museveni, in carica dal 1987, e gettare il Paese nel caos e anarchia, erano frutto di un vasto complotto internazionale, che coinvolge MTN Uganda, Francia, Rwanda e Sudafrica, tendente, appunto, a rovesciare il Governo Museveni per insediare un Governo amico e malleabile.

L’azione eversiva internazionale contro le istituzioni democratiche e repubblicane dell’Uganda sarebbe stata complessa, e avrebbe agito su vari fronti. Il primo: l’intercettazione di conversazioni telefoniche, SMS, email e internet di vari alti ufficiali della Polizia e dell’Esercito, di quadri del partito al potere, il National Revolutionary Mouvement (NRM) e di alcuni Ministri chiave.  Secondo le nostre fonti, anche le comunicazioni del  Ministro della Difesa erano sotto controllo. Grazie alle tecnologie di MTN, il network eversivo sarebbe riuscito a mettere sotto controllo tutte le comunicazioni di persone chiave all’interno della sicurezza nazionale e del Governo e di localizzare la loro posizione in tempo reale tramite il GPS.  La localizzazione di queste persone ha fatto scattare il sospetto che servisse per rendere immediata la loro posizione geografica per motivi al momento sconosciuti.

Il dipartimento Mobile Money, di cui Elisa Musolini era l’Amministratrice, secondo gli inquirenti, sarebbe stato impegnato in una vasta operazione di fondi neri provenienti da Francia e Rwanda a favore del deputato Robert Kyagulanyi, noto come Bobi Wine, cantante reggae ugandese. Bobi Wine, dopo una vita da pop star piena di abusi e droghe, nel 2017 è entrato nella scena politica nazionale come deputato. Sfruttando il malcontento serpeggiante tra i giovani del sottoproletariato urbano, nel agosto 2018, era stato arrestato nella città del nord Uganda di Arua, per aver incitato i suoi supporter durante una campagna elettorale ad attentare alla vita del Presidente Museveni.

Il suo arresto aprì una aspra stagioni di lotte urbane a Kampala e altre importanti città che rischiava di trasformarsi in guerra civile. Solo il sapiente e moderato uso della forza dell’Esercito e dei reparti speciali antiterrorismo era riuscito ad evitare che il Paese sprofondasse nel caos. Bobi Wine, dopo essere stato brutalmente interrogato e torturato, era stato fatto fuggire negli Stati Uniti dalle stesse autorità ugandesi per calmare la situazione. Su di lui pendeva un processo per attentato alla vita del Presidente e attività eversive contro le istituzioni democratiche e la sicurezza nazionale dell’Uganda.

Il suo rientro nel Paese era stato possibile grazie ad un accordo tacito con M7 (Museveni), in cui Bobi Wine si impegnava a evitare incitamenti alla rivolta tra i giovani sottoproletari in cambio di immunità e vita agiata.  Un patto evidentemente non rispettato dall’ex cantante, che sogna di liberare l’Uganda dalla dittatura di Museveni e di trasformarla in un ‘Paese dei Balocchi’, dove tutti possono diventare ricchi e potenti. Un manifesto politico degno di una mente inebriata da droghe, rifiutato dalla maggioranza degli ugandesi e dai partiti classici di opposizione che si sono distanziati dal ‘Presidente dei Ghetti’ – appellativo che lo stesso Bobi Wine si è dato -, per crearsi una figura mitica da rivoluzionario alla Che Guevara che nascondesse la totale assenza di matura visione politica.

Il  dipartimento Mobile Money della MTN da anni  mette a disposizione ai suoi clienti un servizio di trasferimento immediato di fondi tramite i telefonini vecchia generazione e smartphone, adottato anche da altre Telecom operanti in Uganda, che ha riscosso un enorme successo tra la popolazione, in quanto permette servizi di trasferimento soldi e pagamento elettronico a basso costo e senza la necessità di possedere conti bancari e carte di credito.

È proprio questo dipartimento dove Elisa Mussolina svolgeva funzioni di Amministratrice che sarebbero passati illegalmente fondi destinati al Presidente dei Ghetti ,tramite una miriade di conti intestati a suoi supporter, secondo le notizie trapelate dalle indagini in corso.  MTN avrebbe ricevuto, attraverso canali finanziari protetti, ingenti finanziamenti dall’estero destinati a Bobi Wine, li avrebbe convertiti  nella valuta nazionale – lo scellino ugandese -, dando il via a una miriade di piccole transazioni finanziarie tramite Mobile Money ai supporter di Bobi Wine, che a loro volta consegnavano il contante al loro leader ‘salvatore della Patria’.

Secondo notizie fornite dalla Polizia al quotidiano ugandese online ‘Softpower’, i finanziamenti illegali attuati da MTN Uganda, tramite il servizio Mobile Money, non riguardano solo il finanziamento del leader dell’opposizione Bobi Wine. Con lo stesso meccanismo sarebbero state finanziate «altre operazioni ostili al Governo Ugandese in diretta collaborazione con il Rwanda» . Annie Tabura avrebbe utilizzato il network mobile money «per finanziare varie attività sovversive e criminali rendendo molto difficile intercettare la miriade di piccole transazioni finanziarie effettuate da clienti complici».  La Polizia sospetta che parte di queste transazioni siano servite per finanziare piani di omicidio di vari generali e Ministri, tra cui Il Ministro degli Affari Regionali, Philomon Mateke

Olivier Prentout, direttore del marketing,  aveva lanciato una divertente pubblicità denominata ‘Bosco’ per lanciare i servizi offerti dalla MTN, divenuta molto popolare, che in realtà avrebbe avuto l’obiettivo di ridicolizzare il Presidente Museveni e aumentare la rabbia giovanile contro il Governo.

Le indagini dei servizi segreti, dal luglio 2018 ad oggi, avrebbero appurato che molti dirigenti e dipendenti del MTN Uganda partecipavano attivamente ad azioni eversive con l’obiettivo di istigare l’odio politico ed etnico contro il Governo e creare una situazione sociale esplosiva, tesa al caos e all’anarchia. Accusa che è stata rivolta a Elisa Musolini e Anthony Katamba.

Agli inizi di gennaio 2019 Katamba, Direttore Generale, aveva assicurato la sede MTN in Sudafrica, sul rinnovo della licenza per operare nel Paese, affermando che conosceva come ottenerla nonostante la MTN Uganda fosse sotto inchiesta, dopo la confisca del data base da parte della Polizia. Le retate dei top manager MTN è stata ordinata dal Presidente Museveni il 15 gennaio e attuate durante la sua presenza al Forum Economico Mondiale a Davos, Svizzera.

La multinazionale sudafricana MTN opera in Uganda da 20 anni, conoscendo un iniziale successo rispetto alla compagnia Telecom nazionale e i concorrenti privati, tra i quali Airtel, Africel e Vodaphone.
Un successo che ha conosciuto un graduale declino di utenti a partire dal 2016, dopo che le indagini della Polizia avevano appurato un vasto network criminale orchestrato dai dipendenti MTN per rubare crediti telefonici ai clienti. Il metodo era semplice e funzionale. Quando l’ignaro cliente MTN effettuava una chiamata telefonica o si connetteva in rete, venivano illegalmente addebitati crediti per inesistenti minuti di conversazione e di navigazione.  A seguito di queste operazioni illecite, attuate da dipendenti interni, MTN Uganda, con un bacino di 11,2 milioni di utenti, tra il 2017 e il 2018 ha registrato un calo di 700mila utenti, che hanno preferito utilizzare la compagnia nazionale o altri concorrenti privati.

Durante il rinnovo della licenza a operare, le autorità telecom governative UCC, avevano concesso un incomprensibile sconto alla multinazionale sudafricana. La tassa di rinnovo licenza fissata sul volume d’affari della compagnia e quantificata a 100 milioni di dollari, era stata improvvisamente abbassata a 58 milioni di dollari. Lo sconto era stato bloccato dal Presidente Museveni, in quanto forti i sospetti che il Direttore Generale Katamba avesse corrotto le autorità UCC. Ora il rinnovo della licenza è in bilico.

A differenza di altre compagnie telecom straniere operanti in Uganda, MTN è sospettata di attuare una colossale evasione fiscale e di creare fondi neri per effettuare illegali fughe di capitali verso il Sudafrica con un danno enorme al fisco e all’economia ugandese. Ora la MTN Uganda è sospettata di vari crimini: evasione fiscale e fuga illegale di capitali all’estero, truffe economiche ai danni dei consumatori, attività di spionaggio e intercettamento delle comunicazioni, attentato alla sicurezza nazionale e finanziamento illegale di leader politici  -Bobi Wine-.
La situazione non è certo rosea per la multinazionale sudafricana, che rischia di essere esclusa dal florido mercato ugandese delle telecomunicazioni, dove occupava il secondo posto per importanza di volume d’affari.

Giunge la notizia di un incontro avvenuto a Davos tra il Presidente Museveni e Rob Shuter, Direttore Generale del MTN International Group, durante il Forum Economico Mondiale per discutere sul rinnovo della licenza. Tra le condizioni per il rinnovo della licenza MTN-Uganda  vi sarebbe il pagamento delle somme evase al fisco e la divisione delle quote azionarie di MTN Uganda con il Governo ugandese creando una joint venture pubblica privata.

Musolini, Katamba, Prentout e Tabura rientrerebbero nella prima ondata di arresti di top manager di MTN Uganda. La Polizia e i servizi segreti stanno cercando di intercettare e arrestare altri complici della multinazionale sudafricana, vari non sarebbero più reperibili presso il loro abituale posto di lavoro e residenze private.

La mega operazione di arresti dei top manager di MTN Uganda potrebbe nascondere un complotto internazionale contro le istituzioni democratiche repubblicane e contro il Presidente Yoweri Kaguta Museveni, ideato e realizzato da strani attori, apparentemente con nulla in comune: Francia, Rwanda e Sudafrica. Seppur associate in una operazione di disgelo e normalizzazione delle relazioni diplomatiche, Parigi e Kigali sono ancora coinvolte nella guerra fredda che dura da 24 anni per il ruolo giocato dalla Francia nel genocidio del 1994 -quando un milione di cittadini ruandesi fu orribilmente massacrato in soli 100 giorni. Anche tra Kigali e Pretoria esiste una guerra fredda, iniziata nel primo decennio del Duemila, anche se da parte sudafricana si registrano recenti segnali di disgelo.

Queste tre potenze avrebbero utilizzato la MTN per infiltrarsi nelle maglie di sicurezza nazionale e finanziato l’oppositore Bobi Wine.
Si può intuire gli interessi a destabilizzare l’Uganda di Parigi e Kigali. La Francia non ha mai tollerato la politica autoctona del petrolio imposta da Museveni, che prevede il 60% della produzione a fini domestici e regionali. Assieme alla compagnia britannica Tullow, la Total starebbe adottando una politica di rinvio delle attività estrattive previste inizialmente nel 2013. Data che ha subito vari rinvii: 2015, 2018, 2020 e ora al 2022. Questa politica sarebbe tesa ad attendere un cambio alla Presidenza, sperando che la rigida strategia di produzione autoctona sia sostituita da un Presidente più accondiscendente e malleabile, dalla classica produzione per esportazione rientrante nella logica di economia coloniale.

La Total ha anche subito, nell’aprile 2018, un brusco divieto di comprare le azioni della Tullow. Divieto ritenuto necessario dalle autorità ugandesi per evitare un monopolio negli idrocarburi, a seguito di una causa intentata della terza multinazionale operante in Uganda, CNOOC Le riserve petrolifere ugandesi sono stimate a 6,5 milioni di barili e rappresentano un potenziale estrattivo vicino a quelli registrati nei Paesi della Penisola arabica, secondo un alto funzionario del Dipartimento Americano dell’Energia, Sally Kornfeld. Al momento sono tre le multinazionali che si contendono il mercato: la Tullow (Gran Bretagna), Total (Francia) e CNOOC (Cina).

Dalla battaglia di Kisangani (dal 5 al 10 giugno 2000), Congo, durante la seconda guerra panafricana  combattuta per una disputa sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali congolesi, disputa ancora viva, tra i presidenti Yoweri Museveni e  Paul Kagame non corre buon sangue. A vicenda si sono accusati di voler destabilizzare il vicino, e entrambi sono cascati in un perverso gioco di spie da clima di guerra fredda.

Ma il Sudafrica quali interessi potrebbe avere a destabilizzare l’Uganda? Alcuni esperti regionali prefigurano una sotterranea competizione tra Sudafrica e Uganda per il controllo delle risorse naturali del Congo. Entrambe le potenze regionali hanno unità dei propri eserciti nelle province est del Sud e Nord Kivu. Le unità sudafricane inserite all’interno della missione ONU di pace MONUSCO come forze speciali semi autonome. Le unità ugandesi presenti illegalmente nel Nord Kivu dal dicembre 2017 quando vari reparti del UPDF (esercito ugandese) invasero il Congo con la scusa di distruggere il fantomatico gruppo islamico ugandese Alleanza delle Forze Democratiche: ADF.

Francia e Rwanda hanno inoltrato al Governo ugandese proteste ufficiali per la deportazione dei rispettivi cittadini che occupavano posizioni di top manager presso la MTN Uganda, mentre il Governo Sudafricano al momento preferisce il silenzio. Fonti interne ugandesi assicurano che il Governo italiano non è coinvolto in questa delicata situazione che potrebbe avere conseguenze diplomatiche inimmaginabili, qualora MTN fosse davvero un mezzo per attività eversive di Francia, Rwanda e Sudafrica.

Alcuni media ugandesi promettono future rivelazioni sulla intrigata situazione. Non rimane che attendere altri sviluppi di questo caso. Una cosa sola è certa: il Presidente Yoweri Kaguta Museveni farà di tutto per eliminare MTN Uganda se davvero pensa rappresenti una minaccia al suo potere.

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