giovedì, Febbraio 20

Uganda: impantanato l’oleodotto, a rischio Museveni Una decisione della European Investment Bank frena nuovamente l’Oleodotto dell’Africa Orientale, mettendo in crisi e a rischio di spodestamento il già contestato Presidente Yoweri Kaguta Museveni Rivitalizzare l’oleodotto Uganda-Tanzania e costruire la raffineria ad Hoima diventa un imperativo per permettere a Museveni di rimanere al potere

0

La European Investment Bank ha introdotto una nuova politica per i finanziamenti dei progetti solari. Verranno finanziati solo i progetti che possono produrre 1 Kilowatt ora di energia consumando meno di 250g di carbon dioxide. Questo significa di fatto la fine dei finanziamenti rivolti all’industria del carbone, olio e gas naturale. La nuova politica entrerà in vigore nel 2021

«È una decisione storica. La EIB influenzerà i finanziamenti delle altre banche private e pubbliche che saranno invitate a seguire questo nuovo standard ecologico. Interrompere i finanziamenti sugli idrocarburi altamente inquinanti orientandosi verso le energie pulite e rinnovabili è l’unica soluzione per diminuire l’effetto serra ed evitare la catastrofe a livello mondiale»,  dichiara Manuel Pulgar-Vidal, Presidente del World Wildlife Fund.

Questa dichiarazione, secondo alcuni osservatori africani,  suona di eurocentrismo e non tiene conto delle dinamiche economiche mondiali. Le prime vittime di questo provvedimento saranno i Paesi in Via di Sviluppo, bisognosi di prestiti. Le multinazionali del petrolio continueranno a ricevere fondi privati e anche pubblici con la promessa di indirizzare risorse per aumentare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili. La decisione della EIB potrebbe non influenzare i sistemi finanziari degli Stati Uniti, Russia e Cina legati a strategie energetiche ancora legati agli idrocarburi. 

Un primo impatto negativo a livello finanziario colpisce il progetto EACOP East African Crude Oil Pipeline (Oleodotto Africa Orientale) che necessita di fondi pubblici dopo il boicottaggio delle multinazionali Total e Tullow, collegato alla disputa fiscale con il Governo ugandese. Una disputa che verte sulla massiccia evasione fiscale attuata durante le operazioni di ricerca dei giacimenti da queste due multinazionali europee di certo non intenzionate a conciliare. 

Esclusa la possibilità di ricevere fondi europei, Uganda e Tanzania si stanno rivolgendo alla African Development Bank – AfDB per ottenere un finanziamento parziale dell’oleodotto che da Oima giunga agli sbocchi tanzaniani sul mare. Si parla di una richiesta di 1,8 miliardi di dollari per rivitalizzare il progetto essenziale per avviare la produzione commerciale del petrolio ugandese scoperto 13 anni fa. I governi di Kampala e Dodoma rivendicano il diritto di accedere ai fondi Nepad-IPPF (Nepad Infrastructure Project Preparation Facility) che la Banca Africana per lo Sviluppo mette a disposizione dei Paesi africani e delle Comunità Economiche continentali, per sostenere i progetti di infrastrutture. 

Il Nepad-IPPF prevede però una sostanziale percentuale di investimenti da parte degli Stati richiedenti. Finanziamenti che possono essere trovati principalmente da investitori privati. Irene Muloni, Ministro ugandese dell’Energia, ha informato che il Governo ha proposto a Total e Tullow una soluzione alla disputa fiscale che prevede sostanziali sconti e cancellazione degli interessi di mora nella speranza che le due multinazionali occidentali decidano di riprendere i finanziamenti all’oleodotto che, secondo i piani originali, dovrebbe essere completato entro il 2021, per permettere l’avvio della produzione petrolifera entro il 2023. Originalmente l’avvio dell’industria petrolifera era stato preventivato per il 2014 e successivamente rinviato al 2016, 2020. 

Il Governo ugandese si dichiara ottimista nel poter risolvere la disputa fiscale con Total e Tullow entro la fine del primo trimestre del 2020. Questo condono fiscale riguarda anche la multinazionale cinese CNOOC, non esente alle truffe ai danni del fisco ugandese. Il Governo ugandese finanzierà il progetto di oleodotto con 534 milioni di dollari grazie ad un prestito ottenuto dalla China Exim Bank. Un prestito sufficiente per terminare la fase 1, 2, 3 del progetto. Il prestito non è privo di condizioni. Il Governo di Pechino ha imposto di affidare i lavori a 4 compagnie cinesi selezionate dal Partito Comunista, garantendo alti standard internazionali di realizzazione dell’oleodotto. 

Se la Banca Africana accettasse di concedere il prestito richiesto si potrebbero assicurare i fondi necessari per completare le tre rimanenti fasi dell’oleodotto. Per l’Uganda è di vitale importanza avviare l’industria petrolifera che è al centro di tutti i piani economici e di sviluppo nazionali. L’economia da vari anni stagna tra il 4 e il 5% di crescita annuale. Valori invidiabili in Europa ma inferiori alla media africana che si attesta tra il 8 e il 12% annui. 

Il Presidente Yoweri Kaguta Museveni (32 anni al potere) ha attuato continui cambiamenti della Costituzione sul numero dei mandati e sull’età del Presidente al fine di poter gestire direttamente l’avvio dell’industria petrolifera che porterebbe l’Uganda ad una crescita stimata tra il 10 e il 12% annui.
Se tale industria non dovesse decollare il prolungamento della carica di Capo di Stato non sarebbe più giustificabile. Peggio ancora l’opinione pubblica ugandese addosserebbe la colpa del fallimento a Museveni, rafforzando l’opposizione popolare già forte nelle principali città del Paese.
Rivitalizzare l’oleodotto Uganda-Tanzania e costruire la raffineria ad Hoima diventa un imperativo per permettere a Museveni di rimanere al potere senza il rischio che l’Esercito (Ugandan People’s Defence Forces – UDPDF) decida di metterlo da parte con le buone o con le cattive. Nella storia dell’Uganda tutti i Presidenti sono caduti causa colpo di Stato deciso dall’Esercito. 

Una buona notizia giunge dalla Africa Finance Corporation che ha stanziato 20 milioni di dollari per la costruzione della raffineria ad Hoima il cui costo totale è stimato a 4,27 miliardi di dollari. Il Governo ugandese spera che vengano mantenute le promesse fatte da altri finanziatori pubblici e privati per riuscire a realizzare la raffineria destinata a gestire il 60% della produzione petrolifera per i mercati nazionale e regionale. Tra questi finanziatori vi sono la Banca Africana per lo sviluppo, Prosper Africa e il Governo degli Stati Uniti. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore