domenica, Agosto 25

Uganda: Bobi Wine, la pop star che sfida Museveni Candidatosi alla corsa alla presidenza del 2021, Wine, senza appoggi internazionali e senza un vero programma, potrebbe aggregare i giovani disperati in un voto di protesta

0

Bobi Wine (al secolo Kyagulanyi Ssentamu), la pop star ugandese sceso in politica in maniera molto anomala e pasticciata, considerato un sognatore inconcludente, il 24 luglio si è ufficialmente candidato per la corsa alla presidenza dell’Uganda del 2021 (lo aveva già anticipato il 15 luglio nel corso di una intervista a ‘Associated Press’), ‘in nome del popolo’ ha detto.
La sfida al grande vecchio dell’Uganda, il Presidente Yoweri Museveni (74 anni e al potere dal 1986), è partita con un grande battage sui media internazionali. In una intervista all’‘Associated Pressha definito Musevenidittatore’ e lo ha sfidato a elezioni regolari: «A nome del popolo dell’Uganda, ti sto sfidando a elezioni libere ed eque», ha detto Wine tra gli applausi dei sostenitori. Non c’è mai stata, ha detto Wine, «una minaccia a questo regime come la minaccia che oggi ci poniamo come generazione». 

37 anni, parlamentare dal 2017  -quando ha vinto le elezioni stupendo molti, dopo 15 anni di carriera musicale-, a capo di People Power, non un partito ma un movimento popolare, sostiene  Wine, costituito da migliaia di giovani -la popolazione giovanile è in forte crescita nel Paese, oltre tre quarti dei 35,6 milioni di cittadini ugandesi hanno meno di 30 anni- frustrati dalla disoccupazione e dal cambiamento che non arriva, i suoi raduni sono spesso oggetto di massima attenzione, e, a suo dire, ‘repressione’ da parte della Polizia. «Il regime mi vuole morto, e mi vuole morto il più presto possibile», ha denunciato la pop star. Nell’arco di pochi mesi, dopo la popolarità come cantante, il ‘Re dei Ghetti’’, così si faceva chiamare nei molti raduni e nelle molte ‘campagne di opposizione, è diventato un simbolo di speranza per molti poveri ugandesi. La disoccupazione nel Paese secondo Action Aid è arrivata al 62%, l’African Development Bank addirittura all’83%. Queste persone sono la base di supporto di Bobi Wine. 

Sulla sua candidatura c’è un rischio: l’accusa di tradimento  -sollevata a seguito di un incidente dello scorso agosto in cui il convoglio presidenziale è stato attaccato con pietre durante un evento organizzato proprio dai sostenitori di Wine, su di lui gravano anche accuse di disobbedienza alle autorità- che lo potrebbe rendere non candidabile se il processo lo riconoscesse colpevole.

Museveni non ha ancora confermato la sua discesa in campo nel 2021, ma la sua candidatura appare scontata, non solo perché ha fatto approvare un provvedimento legislativo che ha modificato la Costituzione che impediva a chi abbia più di 75 anni di esercitare la presidenza, ma anche perché il Presidente gode ancora di molto favore da parte della popolazione e perché la sua figura nell’area è, obiettivamente, molto rilevante in parecchie delle partite più delicate che si stanno giocando tra i vari attori regionali. Il partito di Museveni, secondo fonti locali, continua a considerare il ‘grande vecchio’ come suo unico candidato per le prossime elezioni. 

Wine ha affermato che il suo obiettivo prima delle elezioni è «moltiplicarsi in vari giovani uomini e donne, in modo che ci siano quanti più Bobi possibili», e con questo obiettivo dal 2017 ha condotto una sorta di campagna elettorale continuata, permanente, divenendo un leader per una fascia di popolazione che rappresenta un bacino potenziale molto importante alle urne.

Bobi è ‘un simbolo’, un potenziale catalizzatore del cambiamento in un Paese in cui molti sono i giovani e la gran parte di loro sono disoccupati e arrabbiati per la corruzione che dilaga negli apparati statali, sostengono analisti, e tra questi Mwambutsya Ndebesa, docente di storia all’Università Makerere. «Può essere un punto di svolta in un sistema in cui lo spazio politico è stato ristretto». 

E però le difficoltà sono molte, oltre al rischio che la candidatura sia invalidata, Wine dovrà scontrarsi con i molti bastoni tra le ruote che il potere proverà mettergli in campagna elettorale, oltre al fatto che la sua non è una figura attorno alla quale tutta l’opposizione possa coalizzarsi, opposizione, per altro, molto divisa, unita solo dall’avversione a questo ‘strano’ animale entrato nell’arena politica ugandese. Eppure secondo i pochi sondaggi in circolazione, per la prima volta dopo trent’anni l’opposizione ha concrete possibilità di vincere le elezioni. Forse per questo nei mesi scorsi Wine ha tentato la strada dell’alleanza con il leader storico dell’opposizione, Kizza Besigye. Se le elezioni si fossero tenute nella primavera 2019,  il Presidente Museveni avrebbe avuto il 32% dei voti, seguito da Bobi Wine con il 22%. Kizza Besyge solo il 13% delle preferenze. Presentando un candidato unico, Wine e Besigye otterrebbero il 35% delle preferenze. Alleanza praticamente dimenticata dopo poche settimane, durante le quali gli osservatori locali hanno bocciato questo accordo.

A livello internazionale, al momento, Bobi non avrebbe appoggi.
Scorso settembre aveva provato a trovare aperture negli Stati Uniti, dove era arrivato ufficialmente per farsi curare dopo le torture subite in patria. Ma l’appello lanciato da Wine non era stato accolto dal Presidente Donald Trump, che gli avrebbe anche rifiutato un incontro. E la motivazione è abbastanza evidente. Dal 1987 l’Uganda è un alleato strategico dei Grandi Laghi per gli Stati Uniti. Tramite l’Uganda, Washington è riuscito a strappare dall’influenza della Francia importanti Paesi. Prima il Rwanda e successivamente il Congo, riuscendo a entrare nel lucroso affare dei diamanti, dell’oro, di minerali preziosi come il coltan. L’Uganda è un alleato di primo ordine contro il terrorismo internazionale, grazie al suo impegno, iniziato nel 2007, in Somalia, contro il gruppo salafista Al Shabaab, e ora contro i miliziani del Daesh. L’Uganda è a capo della missione militare africana in Somalia AMISOM. Senza l’intervento ugandese e quello etiope l’intero Corno d’Africa ora sarebbe nelle mani di Al Qaeda e ISIL – Daesh mettendo in serio pericolo le rotte marittime che dal Canale di Suez giungono in Asia. Yoweri Museveni è in grado di garantire alle multinazionali americane un continuo flusso di minerali preziosi, Bobi è lontano miglia dal poter controllare sistemi complessi come questi.

Più o meno per gli stessi motivi anche l’Europa non si farà sfiorare, da qui alle elezioni, da BobiDifficoltà di Bobi a parte, Museveni, secondo alcuni osservatori, sembra preoccupato per la popolarità del musicista, malgrado in molti ambienti politici ugandesi e diplomatici venga considerato l’ennesima meteora destinata a scomparire. Potrebbe anche non vincere le elezioni, ma quello che da qui al voto potrà mettere in circolazione Bobi è un veleno per la presidenza del ‘Vecchio leone’. Uno zoccolo duro di giovani che crea disordini e che invoca l’uscita di scena di tutta la vecchia dirigenza, potrebbe di fatto portare il Paese sull’orlo di una protesta dagli esiti imprevedibili.
Il Presidente, così, ha fatto di tutto, fin da dopo l’elezione in Parlamento, per fermarlo, a partire dal lasciarlo fuggire negli Stati Uniti mentre era sotto processo, nella speranza che non rientrasse o che almeno il consenso che si era costruito si sciogliesse come neve al sole, fino, in ultimo cercare  di ‘strozzarlo’ economicamente.
Privo di un partito organizzato, Bobi Wine sta concentrando la sua politica sul culto della personalità, utilizzando i suoi concerti per veicolare i messaggi politici, non avendo mai smesso la sua carriera di cantante. Una carriera che rappresenta la principale fonte di entrate finanziarie del politico, ma anche occasione e strumento principale di propaganda e dunque campagna elettorale. 

Un punto debolissimo di Wine, insieme alla totale incompetenza e come conseguenza di ciò e del populismo che esprime, è la totale mancanza di un vero programma politico. L’unico suo ‘programma’ è cacciare Museveni.

Ma la politica populista di Wine è molto difficile da contrastare per un uomo, quale Museveni, che incarna il potere -non esattamente ‘amico’- da oltre 30 anni e come tale ritenuto responsabile, soprattutto dai giovani, delle difficoltà economiche del Paese e di tutte le malefatte di questi anni.
E’ molto possibile che la contromossa del Presidente dopo questo annuncio non si faccia attendere a lungo, più che temere per la sua vita, come ha dichiarato, Bobi farebbe bene a temere per il suo futuro politico, sussurrano voci ugandesi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore