giovedì, Dicembre 12

Uganda, alleanza tra Kizza Besigye e Bobi Wine, ego e niente più Tutti gli errori e le debolezze strutturali dell’alleanza tra il leader storico dell’opposizione, Kizza Besigye, e il così detto ‘Presidente dei Ghetti, Bobi Wine. Oro che cola per il vecchio Museveni

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Giovedì 9 maggio i media nazionali dell’Uganda hanno immortalato l’alleanza politica tra il leader storico dell’opposizione, Kizza Besigye, e il così detto ‘Presidente dei Ghetti, Robert Kyagulanyi, il discusso cantante reggae conosciuto con il suo nome d’arte Bobi Wine. Obiettivo comune: sconfiggere il Presidente Yoweri Kaguta Museveni al potere da 33 anni. I due leader politici, dopo reciproche critiche ed accuse che si sono rivolti nel 2018, hanno deciso di mettere in secondo piano le loro differenze per concentrare le loro energie a sconfiggere Museveni e ‘liberare’ l’Uganda dalla trentennale ‘dittatura’, rimpiazzandola con una società equa e democratica.

Nel comunicato stampa congiunto, Besigye e Bobi Wine hanno posto l’accento sulle violazioni dei diritti umani compiute dal Governo Museveni: arresti preventivi, detenzione, torture, impedimenti di riunioni politiche e repressione violenta delle manifestazioni. Violazioni tese ad azzittire l’opposizione e impedire i diritti di libera espressione e di assemblea politica. Violazioni di cui cause e intenzioni sono tutte da verificare, secondo molti esperti. Alcune di esse sono palesemente adottate dal Governo ugandese come forme di repressione. Altre non sono altro che comprensibili reazioni alle continue provocazioni di Besigye e Bobi Wine, compiute con l’obiettivo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Provocazioni che si basano su proteste violente e non autorizzate, durante le quali i manifestanti giungono armati di bastoni e si abbandonano a saccheggi di negozi alla prima occasione.

Kizza Besigye e Bobi Wine in una intervista rilasciata alla ‘BBC’, hanno dichiarato di avere lo stesso obiettivo di liberare l’Uganda dall’oppressore Museveni. Questa dichiarazione sembra rafforzare l’idea che le due ‘star’ della politica ugandese siano riuscite a superare reciproche critiche e accuse per formare un fronte unito contro Museveni. Solo pochi mesi fa, Besigye veniva accusato da Bobi Wine di appartenere alla vecchia generazione di politici più interessati a rafforzare interessi e prestigio personali rispetto alle esigenze della popolazione. Viceversa, Besigye accusava il Presidente dei Ghettidi essere un populista con scarsa preparazione politica.

L’alleanza sembra essere dettata da pura convenienza elettorale. Secondo un recente sondaggio, effettuato dal settimanale ‘The East African’, relativo alle presidenziali del 2021, se le elezioni si tenessero in questi giorni il Presidente Museveni avrebbe il 32% dei voti, seguito da Bobi Wine con il 22%. Kizza Besyge riceverebbe solo il 13% delle preferenze, confermando il suo calo di popolarità, iniziato con le contestazioni post-elettorali del 2011, che hanno rischiato di far sprofondare l’Uganda nel caos. Proteste guidate da Besigye, che durarono 3 mesi, e caratterizzate da atti di estrema violenza che impaurirono la maggioranza degli ugandesi, decretando il calo di consensi alle politiche di Besigye.

Il sondaggio evidenzia che Museveni gode ancora di un supporto popolare anche se sceso sotto la soglia del 50%. Mostra, però, che, per la prima volta dopo trent’anni l’opposizione ha concrete possibilità di vincere le elezioni. Presentando un candidato unico, Wine e Besigye otterrebbero il 35% delle preferenze. Da qui l’esigenza di creare una alleanza politica. Kizza Besigye spera di ravvivare la sua popolarità tramite quella ben maggiore goduta da Boby Wine. Quest’ultimo spera di acquisire una maggior rispettabilità, affiancandosi a un vecchio e sperimentato lupo della politica ugandese, che gode di una discreta influenza tra il mondo imprenditoriale nazionale ed importanti contatti internazionali.

L’alleanza Besigye-Wine riuscirà a cambiare drasticamente lo statico scenario politico ugandese, realizzando un’alternanza al Governo e la piena realizzazione di una democrazia allo stato attuale ‘controllata’? Dal 2010 Kizza Besyge tenta inutilmente di formare una piattaforma politica nazionale unendo i vari partiti di opposizione per presentare un candidato unico in grado di sconfiggere elettoralmente il Presidente Museveni. Questa volta Besigye afferma di essere riuscito a superare gli interessi di bottega dei vari leader che hanno sempre frammentato e indebolito l’opposizione, creando un’alleanza con un leader tra i più popolari e carismatici.

Vari osservatori regionali, nell’esaminare questa nuova alleanza notano che ha più punti di divergenza che di unione. Divergenze che, se non superate, potrebbero portare all’ennesimo fallimento del tentativo di creare un fronte unito contro Museveni.
Il primo ostacolo è nel super ego di entrambi i leader e nell’assenza di un chiaro e maturo progetto politico ed economico. Entrambi hanno impostato la loro politica sul culto della personalità, gesti sensazionalistici (come il provocare le forze dell’ordine per farsi arrestare), sulla violenza delle manifestazioni e sulla parola d’ordine ‘Change’ (cambiamento)’ rivelandosi incapaci di dare reali proposte di risposta alle priorità nazionali.

Nessuno conosce quali sono le loro politiche per rafforzare l’agricoltura e le piccole e medie aziende. Quali indirizzi intendono dare circa lo sfruttamento degli idrocarburi. Quali misure intendano adottare per diminuire la disoccupazione giovanile, il divario tra ricchi e poveri, l’indipendenza della magistratura, il rafforzamento della democrazia e della libertà di stampa e opinione. Nessuno conosce quale indirizzo propongano in politica estera. Un dettaglio molto importante, visto che l’Uganda gioca un ruolo di potenza regionale.

Il culto della personalità sta già creando una competizione tra Besigye e Bobi Wine per assicurarsi il monopolio dell’opposizione in Uganda. Besigye, stella in declino, tenta di copiare le idee di Bobi Wine, stella ora in ascesa. Per esempio, ha istituito il People’s Government (Governo Popolare), per contrastare il People Power (Potere al Popolo) di Bobi Wine. Entrambi i due movimenti hanno come obiettivo quello di creare un governo alternativo a Museveni basato sul coinvolgimento popolare e in grado di vincere le prossime elezioni presidenziali. Entrambi i movimenti hanno una spiccata natura populista.

La fusione del People’s Government e People Power per creare un unico e forte movimento popolare sarebbe la logica conseguenza della neonata alleanza tra Besigye e Wine. Al contrario sarà molto difficile raggiungere questo obiettivo. Nonostante l’alleanza politica, i sostenitori di Besigye e quelli di Bobi Wine continuano la guerra mediatica, scatenata mesi fa sui social media. I fans di Besyge criticano aspramente la strategia di Bobi Wine di scacciare Museveni dal potere con la forza, facendo notare che le forze armate detengono il controllo del Paese e sono profondamente leali a M7 (il soprannome dato dalla popolazione a Museveni). I fans di Bobi Wine, criticano la mancanza, da parte di Kizza Besigye, di una politica dirompente e credibile. Una mancanza che, secondo loro, ha provocato quattro sconfitte elettorali consecutive.

Entrambi i leader sembrano galvanizzati dalle rivoluzioni in Algeria e Sudan. Sono così fiduciosi di poter portare anche in Uganda il vento della rivoluzione che non vogliono o non sono in grado di comprendere che nel loro Paese non esistono le condizioni che hanno fatto nascere le rivoluzioni algerina e sudanese. L’economia si sta riprendendo, e Museveni è ancora il Comandante Supremo e il Padre della Nazione a cui le Forze Armate rimangono fedeli, in quanto condividono i proventi delle rapine di risorse naturali dei vicini Congo e Sud Sudan.

Per tentare di indebolire il Governo Museveni, Besigye e Bobi Wine, separatamente, stanno cercando di allacciare rapporti e chiedere supporto politico al Rwanda, che dalla battaglia di Kisangani (Congo) del 2000 è invischiato in una guerra fredda tra Tutsi e Banyankole, le due tribù ruandese e ugandese della famiglia Hima.  A fasi alterne questa pericolosa conflittualità diminuisce o aumenta di intensità.

Lo scorso marzo, Kizza Besigye ha annunciato di aver instaurato canali diplomatici con il Governo di Kigali. Atkins Katusabe, Ministro degli Esteri del governo ombra People’s Government, incontrò, per l’occasione, il Ministro degli Esteri ruandese Richard Sezibera, per trovare una politica comune per far riprendere il dialogo e cessare la guerra fredda tra Uganda e Reanda. Simili contatti sono stati fatti anche da Bobi Wine, anche se meno pubblicizzati.
La ricerca di un supporto politico, e forse anche finanziario, da parte del Rwanda non sembra una mossa produttiva per i due leader dell’opposizione, da tempo accusati da Museveni di essere dei meri agenti di Kigali, pedine utili alle strategie di destabilizzazione adottate dal Presidente Paul Kagame contro l’Uganda, secondo la versione del Governo ugandese.

Altro errore commesso dai due leader (spiegabile considerato il loro ego) è quello di escludere dall’alleanza gli altri leader dell’opposizione: Norbert Mao, ex presidente del Democratic Party, e il Generale Maggiore Gregory Mugisha Muntuyera, conosciuto col il nome di Mugisha Muntu, Presidente del nuovo partito Alliance for National Transformation (ANT), nato dopo la sua uscita dal partito di Besigye, Forum for Democratic Change (FDC). La scissione di Muntu ha indebolito il bacino di voti del FDC. Insieme Mao e Muntu hanno il 14% dei voti. Un fronte unito assieme a questi due leader storici assicurerebbe a Besigye e Bobi Wine una vittoria certa alle elezioni presidenziali. Museveni potrebbe impedirla solo attraverso colossali frodi, con il rischio di far scattare la rivoluzione tanta sognata o, nelle migliori delle ipotesi, distruggere la sua credibilità internazionale di grande statista, già messa in dubbio negli ultimi cinque anni di mandato presidenziale.

Un altro fattore non preso in considerazione da Besigye e Bobi Wine è l’apatia dell’elettorato, sopratutto di quello giovanile, già riscontrata nelle precedenti elezioni del 2011 e del 2016. Secondo i calcoli di Besigye, Bobi Wine riuscirebbe a far votare in massa i giovani ugandesi. Una convinzione che potrebbe non risultare fondata. Vari osservatori politici regionali stanno notando che l’appoggio dei giovani ugandesi a Bobi Wine è diminuito, anche se in percentuali al momento non allarmanti. Il cantante reggae era partito molto bene, ma ora sta assumendo comportamenti estremisti che mettono in pericolo i manifestanti senza ottenere vittorie, funzionali solo a far aumentare la sua popolarità all’estero. Gli stessi errori imputati a Besigye che hanno decretato la caduta della sua popolarità.

Secondo Mwambutsya Nbebesa, professore di scienze politiche e storia presso l’Università di Makerere, sulla scena politica ugandese non si sta profilando alcun cambiamento importante, nonostante l’alleanza dei due leader dell’opposizione. «Non vedo alcun segnale di cambiamento. Da una parte, Kizza Besigye e Bobi Wine propongono vecchie parole d’ordine e tattiche politiche che da ormai 15 anni risultano inefficaci. Dall’altra, il Presidente Museveni continua a strumentalizzare la Costituzione per presentarsi all’infinito come candidato alla Presidenza, nonostante la sua venerabile età. Continua a considerarsi l’unico uomo in grado di gestire l’Uganda e risponde all’opposizione con l’uso della forza».

Secondo Nbebesa, l’alleanza politica con Besigye potrebbe risultare un fatale errore per Bobi Wine. «Robert Kyagulanyi è un candidato outsider della politica ugandese, quindi un volto nuovo su cui gran parte degli elettori potrebbe riporre la sua fiducia per ottenere un cambiamento radicale in Uganda. Kyagulanyi non appartiene all’etnia Banyankole, la tribù di Museveni, Besigye, Muntu, Amama Mbabazi, e non appartiene alla classe politica legata alla chiesa anglicana. Sa parlare ai giovani con un linguaggio a loro comprensibile, in quanto egli stesso è giovane. Robert Kyagulanyi potrebbe emergere come un duro avversario e rendere molto interessanti le elezioni del 2021. L’alleanza con la stella in tramonto di Kizza Besigye rischia di fagocitarlo nel triste teatrino della politica ugandese, eliminando le caratteristiche iniziali che lo differenziano. Rischia di diventare uguale agli altri politici che bramano solo il potere», avverte il professore Nbbebesa.

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