martedì, Luglio 16

Uganda a rischio carestia? L'Africa subsahariana cresce in modo più incerto. Ma l'Uganda soffre di più a causa della siccità

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Secondo  l’African Bank Pulse pubblicato nel 2019 dalla Banca Mondiale, la storia della crescita nell’Africa subsahariana negli ultimi anni è stata quella di una ripresa e questo è avvenuto anche nel 2018, durante il quale la crescita del PIL è stata del 2,3% inferiore alle attese, con una previsione del 2,8% nel 2019. Gerard Kambou, economista senior della Banca Mondiale per l’Africa, afferma che «tre anni dopo il periodo di crisi, dovremmo assistere a una ripresa più ampia della crescita, invece abbiamo ridimensionato nuovamente le stime per il 2018. I leader nell’Africa sub-sahariana hanno il opportunità di costruire politiche interne più forti per resistere alla volatilità globale ed ora è il momento di agire».

«La Nigeria, il Sudafrica e l’Angola, che costituiscono circa il 60% della produzione economica annuale dell’Africa subsahariana, hanno tutti affrontato diverse sfide, frenando il loro contributo allo slancio della crescita», ha detto la Banca Mondiale. Infatti, nella crescita economica della regione, contribuiscono soprattutto Nigeria, Angola e Sud Africa, ma anche questi Paesi hanno avuto uno sviluppo più incerto negli ultimi due anni: la Nigeria ha iniziato a crescere di nuovo, ma non oltre il 2%; l’Angola ha continuato la sua recessione e il Sud Africa è uscito dalla recessione nel terzo trimestre del 2018, ma la crescita è stata comunque molto attenuata. E questa crescita, nonostante sia stata più lenta, è stata sostenuta nel 2019 da prezzi delle materie prime più forti e da una maggiore produzione mineraria, ma anche da una maggiore produzione agricola e da maggiori investimenti pubblici nelle infrastrutture.

A frenare la crescita in tutta la regione, secondo la Banca Mondiale, ci sarebbe il debito, soprattutto estero che si sta spostando da fonti tradizionali, agevolate, pubblicamente garantite a fonti di finanziamento più private che rischiano di mettere in crisi i paesi, ormai quasi la metà dell’Africa sub-sahariana. Un esempio sono il progetto cinese delle Nuove Vie della Seta.

Il rapporto poi ricorda che la bassa crescita in una alcuni paesi in difficoltà costa al continente più di mezzo punto percentuale di crescita all’anno e sarebbe per questo necessario concentrarsi sulla costruzione di capacità statali e di istituzioni solide che assicurino pace, oltre a fornire servizi migliori ai propri cittadini per ricostruire le basi sociali ed economiche necessarie per un futuro di successo, anche sfruttando le opportunità garantite dalla rivoluzione digitale. Questo elemento potrebbe portare a tutto il Continente africano 1,5 punti percentuali di crescita l’anno pro capite, riducendo la povertà.

Le difficoltà economiche, però, ci sono e in alcuni casi sono molto gravi. In Uganda, il governo ha avvertito dell’imminente carestia in molte parti del paese, invitando i commercianti a limitare le esportazioni di cibo e le famiglie ad iniziare il razionamento del cibo. Il Ministro dell’agricoltura, Christopher Kibanzanga, ha attribuito l’incombente carestia alla pioggia ritardata e alla siccità che si è estesa oltre marzo ad aprile con conseguente fallimento delle colture. Per Kibanzanga, «i commercianti dovrebbero andare a vendere il cibo in aree come l’Uganda orientale, l’Uganda settentrionale e la sottoregione della Karamoja dove manca» e il governo sosterrà schemi di irrigazione anche su larga scala in tutto il paese. All’inizio di marzo, l’Autorità meteorologica nazionale dell’Uganda (UNMA), l’agenzia governativa per le previsioni meteorologiche, aveva previsto che la maggior parte del paese avrebbe ricevuto molte piogge e gli agricoltori avevano iniziato a piantare i loro raccolti.

«Il ciclone ha portato allo sviluppo di un sistema a bassa pressione attorno al canale del Mozambico che ha provocato l’indebolimento degli alisei del Sud. Questi venti sono stati dirottati verso il canale, privando i venti carichi di umidità per raggiungere il nostro paese ed è per questo che abbiamo sperimentato i periodi di siccità» ha detto Festus Luboyera, il direttore esecutivo dell’UNMA, ma intanto l’Uganda si trova in carenza di cibo.

In casi come questi, la perdita di cibo e i rifiuti, in particolare nei paesi sviluppati, sembrano in netto contrasto con la diffusa sottonutrizione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Circa 821 milioni di persone, o una persona su nove, hanno avuto fame nel 2017. Nel frattempo, circa un terzo del cibo prodotto per l’uomo viene perso o sprecato, circa 1,3 miliardi di tonnellate ogni anno. La perdita e lo spreco di cibo è uno dei tre pilastri dell’indice di sostenibilità alimentare (FSI), sviluppato da The Economist Intelligence Unit presso il Barilla Center for Food & Nutrition. Gli altri due sono l’agricoltura sostenibile e le sfide nutrizionaliL’agricoltura rappresenta circa il 70% del consumo globale di acqua e il 30% delle emissioni di gas serraLa sfida nutrizionale è importante: occorre affrontare la sovrainnutrizione e la malnutrizione. 

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