giovedì, Febbraio 20

Uffizi: le ragioni di un primato Quasi 4 milioni e mezzo i visitatori nell’anno del 2019, agli Uffizi, Pitti e Boboli, seguiti dalla Galleria dell’Accademia e dal Museo Egizio di Torino. Oltre all’ impulso dato dalla riforma del Mibact, il Direttore Schmidt indica le strategie seguite e punta sull’idea dello Slow Museum

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Con i loro 4 milioni e mezzo o poco meno di presenze e  oltre 35 milioni di euro di ricavi, gli Uffizi si confermano come il primo Museo italiano e uno dei top ten mondiali”:  Eike Schmidt, Direttore delle celebri Gallerie (comprendenti  anche il Giardino di Boboli e Palazzo Pitti) non nasconde  la legittima soddisfazione nel  presentare il bilancio di questi cinque anni delle celebri Gallerie che confermano e rafforzano il loro primato: “Con 4.391.895 presenze – precisa Schmidt – “le Gallerie degli Uffizi si confermano anche quest’anno il più frequentato museo italiano, al secondo posto c’è la Galleria dell’Accademia di Firenze, con 1.704.776, al terzo il Museo Egizio di Torino, con 853.320 e, pertanto, rientriamo  nei top ten mondiali”. Il numero dei visitatori si è così distribuito: nel complesso vasariano degli uffizi 2.361.753 vistatori (+5,9%), a Palazzo Pitti 777.212 (+6,9%) e al Giardino di Boboli 1.252.896 (+6,2%). Secondo i dati Mibact,  laGallerie degli Uffizi sono l’istituto culturale con la maggior crescita di visitatori in termini assoluti (+254.168), seguite da Pompei (+156.538), Castel Sant’Angelo (+83.705) e dalla Galleria Nazionale delle Marche (+71.476). Dunque, ci troviamo di fronte ad una crescente  capacità attrattiva  dei nostri musei e istituzioni  artistiche e culturali, che è anche  indice di una tendenza positiva che ha fatto un balzo  in questi ultimi anni.

Quali i motivi di questa crescita? Ovviamente sono molteplici. Riguardano lo spirito della riforma, che evidentemente ha dato più ossigeno e autonomia ai vari  poli Museali  e le politiche culturali adottate dalle singole istituzioni museali. Un segnale che si volesse riprendere quella strada brevemente interrotta è la recente scelta dell’attuale Ministro di restituire vita autonoma alla Galleria dell’Accademia di Firenze (quella del David e dei Prigioni di Michelangelo, riportando fra l’altro, alla sua guida  Cecile Hollberg, defenestrata da Bonisoli) e di riconfermare lo stesso Schmidt  alla guida delle Gallerie degli Uffizi, evitando il trasferimento a Vienna.

Ma quali sono le linee su cui si è mossa la politica culturale di Schmidt?  Lo spiega lui stesso: “far crescere in maniera organica e sincronizzata le nostre tre realtà museali (Uffizi, Boboli e Pitti), destagionalizzare le presenze, finanziare nuovi progetti scientifici, adottare iniziative di educazione, realizzare importanti restauri, mettere  in sicurezza le strutture architettoniche delle nostre tre realtà e adottare speciali politiche di bigliettazione e abbonamenti, a prezzi ridotti che favoriscano l’accesso al pubblico, alle famiglie, agli studenti, alle scolaresche” Oltre  ad una forte presenza sui social, particolarmente seguita in occasione di sconvolgenti eventi, come l’incendio alla Cattedrale di Notre Dame, a Parigi.  E i risultati si sono visti,  segnando un balzo del 33,2%   rispetto al 2014, cioè “dall’anno precedente  –precisa – l’entrata  in vigore della Riforma Franceschini   del Mibact. Il nostro ideale” precisa Schmidt – “è lo “slow museum’, consentire cioè la visita in modo più rilassato e approfondito delle opere esposte, per questo, sono state collocate nelle nostre sale più di 100 panchine. Biglietti speciali (passepartout annuale  3 days e family), si è rivelata una formula vincente che ha registrato un vero e proprio boom negli abbonamenti; la family card è stata acquistata da oltre 9 mila famiglie, garantendo un ingresso regolare e prioritario ad oltre 2mila persone. Questo ‘boom’ è un’ottima notizia perché testimonia che stiamo riuscendo a fidelizzare una parte sempre più rilevante dei nostri visitatori, soprattutto tra i fiorentini”. 

Altro aspetto che il Direttore intende sottolineare è  il rapporto con la scuola, che ha visto lo svolgimento di 95 tirocini, attività di alternanza scuola/lavoro per oltre 3 mila studenti e complessivamente 13 mila partecipanti. Insomma, gli Uffizi si classificano al 1 posto in Italia per l’attività didattica museale, facendo dei nostri studenti degli Ambasciatori d’ Arte. Delle iniziative di restauro ed espositive e delle donazioni  L ‘Indro si è occupato delle più significative:  citiamo il celeberrimo Disegno 8p di Leonardo, la Santa Caterina di Artemisia Gentileschi, il Codice Leicester, l’inaugurazione delle 14 sale dedicate alla pittura del ‘500 fiorentino e veneziano, con più di 100 opere accolte, delle quali 40 mai viste o non esposte. Un particolare rilievo hanno assunto anche le donazioni: l’ultima, è di pochi giorni fa dei Friends of the Uffizi Galleries, associazione no profit che sostiene il museo fiorentino,  che ha acquistato in un’asta a New York per  donarli al  museo 4 disegni, due del pittore seicentesco Baldassarre Franceschini e due dello scultore barocco Giovanni Battista Foggini: uno di questi è la raffigurazione di un cavallo da dietro,appartenuto alla first lady statunitense, grande cavallerizza ed amante dell’arte Jackie Kennedy.

Complessivamente sono state 23 le inaugurazioni di Mostre organizzate nel 2019 ed alcune ancora in corso, sia nelle Gallerie degli uffizi, e di Pitti e in Boboli ( la più recente, sulla colonna Traiana sarà presto  esposta a Roma), una delle quali a Matera (‘Il pane e i sassi’) e La ‘Madonna della Loggia’ del Botticelli  a Vladivostok e San Pietroburgo.  Intenso il lavoro di manutenzione di restauro (230 gli interventi su pitture, sculture, disegni, oggetti) condotto grazie alla collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, così come le attività scientifiche e culturali: libri, digitalizzazione,  attività in rete che hanno registrato nel 2019 oltre 12 milioni di visualizzazioni con una crescita rispetto al 2018 del 62,4%.  Sensibile anche l’incremento dei follower. Intensa anche l’attività convegnistica, l’ultima delle quali in occasione del Giorno della Memoria, sulle collezioni ebraiche deportate e il ruolo dello Stato. Alla fine di questo excursus all’interno dell’attività del primo Museo italiano, che cosa intende sottolineare Schmidt? “Che l’attività di questa grande impresa artistica e culturale, intende produrre cultura e conoscenza, nonché  lavoro ( 108 nuovi i posti di lavoro attraverso Ales, la società in-house del Mibact, 14 dei quali nel 2019), armonizzare sempre più il rapporto tra i tre centri museali, rendere consuetudine la frequentazione del nostro patrimonio artistico, considerare l’arte come la nostra ‘memoria’”. 

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