giovedì, Maggio 23

Uffizi: ecco come azzerare le code Il nuovo sistema sperimentato con successo dagli esperti dell’Università dell’Aquila, per Schmidt una scelta politica, l’Ing. Muccini parla del ‘modello’

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Facilitare l’accesso ai musei e alle Gallerie, alle sedi ove è esposto il nostro immenso patrimonio artistico è compito che da tempo direttori e gestori si pongono, finora però le varie soluzioni escogitate non hanno dato risultati apprezzabili: il discorso vale ovviamente  per le sedi più prestigiose che richiedono lunghe attese, talvolta anche di giorni. Per non dire delle code che si determinano fuori e delle attese, fermi in piedi, senza muoversi per non perdere la fila, di ore ed ore: anche di 3 o 4 nelle giornate di punta in una Galleria come quella degli Uffizi o dell’Accademia che custodisce il David e altre opere michelangiolesche.  

Da domenica scorsa, la prima del mese con accesso libero, è lecito attendersi finalmente una soluzione all’annoso problema, poiché è stata la giornata nella quale è stato sperimentato un nuovo sistema di prenotazione messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica dell’Università degli studi dell’Aquila,  che  gli esperti – ingegneri, statistici, matematici, architetti: in tutto 14  studiosi– hanno potuto sperimentare per la prima volta direttamente sul campo. In una domenica dal caldo estivo, e in una città  come Firenze affollata come neanche in alta stagione si è verificato, è entrato in funzione questo nuovo sistema basato su un tagliando, emesso da chioschi interattivi posizionati sotto il loggiato degli Uffizi, che, al momento dell’arrivo del visitatore, gli assegna l’orario ‘giusto’ di visita durante la giornata, quello cioè in cui, ripresentandosi all’ingresso, non dovrà aspettare nemmeno un minuto per riuscire ad entrare.

Ebbene, al primo impatto con la realtà della celebre Galleria, considerata il primo Museo Statale italiano quanto a presenze ( 9 milioni l’anno) l’unico in grado di competere per prestigio con il Louvre,  il sistema ha funzionato com’era nelle attese. Nelle sole ore della mattinata sono state effettuate circa 9 mila prenotazioni, con tagliando indicante l’ora esatta di accesso alla Galleria: 8 mila circa le persone che hanno visitato gli Uffizi, senza dover fare la coda fuori, con un periodo massimo di attesa di 30’ . Secondo il direttore Eike Schmidt, si tratta di un evento importante di politica culturale, che va sotto il nome di operazione Giulio Cesare‘. Perché  Giulio Cesare? Perché – risponde Schmidt – oltre ad essere stato  il dictator che tutti conoscono- può essere considerato il primo manager logistico della storia. La memoria corre ovviamente  al conquistatore che estese il dominio della res publica romana fino all’Oceano Atlantico, portando gli eserciti   romani ad invadere per la prima Britannia e Germania e a combattere in Spagna, Grecia, Africa, ecc.  Al di là del pomposo e forse esagerato richiamo, l’operazione assume una valenza che va ben oltre l’ottimo  risultato ottenuto. Intanto, vediamo come funziona, partendo proprio dal numero indicato in alto a destra del tagliando fornito al visitatore: mettiamo 16,30, cioè l’orario di accesso del suo possessore.

Come si arriva alla indicazione di quell’orario di ingresso? Quale il metodo seguito? Ce lo spiega l’ Ing. Henry Muccini, coordinatore del progetto: “Tale orario viene calcolato in base ad un modello statistico dei dati realizzato e raffinato in un biennio di raccolta dati, modellazioni e sperimentazioni: considerando il tempo di visita medio dei turisti, le variabili della giornata in base a svariate tipologie di informazioni tra le quali anche quelle meteorologiche, il numero di accessi, ed altri parametri monitorati e comparati con i dati storici in real time, si è sviluppato l’algoritmo che permette di massimizzare la capienza del museo nel rispetto dei suoi vincoli strutturali, e individuare con esattezza il momento in cui ‘dare appuntamento’ ai visitatori. Così è possibile dare inizio al tour negli Uffizi all’orario programmato senza problemi”. Che si tratti di un’operazione complessa frutto di un lavoro interdisciplinare, è fuori di dubbio, tante sono le componenti che vanno analizzate e classificate. Tra queste la variabile stagionale e addirittura settimanale: “ad esempio” – afferma Muccini – “v’è una discreta differenza fra il numero dei visitatori  del martedì o del venerdì, dipendente dalle loro abitudini, nel giorno ad ingresso libero e negli altri. Ci sono poi visitatori che esauriscono la visita in 40’ ed altri che si trattengono per 4 ore, insomma atteggiamenti ed abitudini diverse  che occorreva considerare. Di questo primo esperimento possiamo dirci soddisfatti, perché si è svolto in una giornata tutt’altro che normale, una domenica  dal flusso turistico eccezionale, ben superiore a quello della domenica precedente nel mese di settembre”.  Una sorta di battesimo del fuoco, dunque.  

Vediamo i dati:  nonostante ben 7.561 visitatori si siano presentati alla porta della galleria (+10.35% rispetto ai 6.852 della prima domenica di settembre), tutti sono entrati senza rimanere in coda. Interessante  l’aumento del 62% delle visite registrato  a Palazzo Pitti, con un record storico di 10.805 ingressi nella giornata rispetto ai 6.683 visitatori della prima domenica di settembre. La comparazione dei dati dell’ottobre del 2018 con quelli del 2017 è assai significativa: l’affluenza domenica scorsa agli Uffizi  è stata di 7.561 visitatori, più 12,60% del 2017, Palazzo Pitti 10.805, più il 22,08% , Giardino di Boboli 12.456 più 23,61% dell’anno precedente.

Ma quando potrà entrare realmente in funzione questo nuovo sistema?  “A metà del 2019, forse a giugno, fino ad allora  la sperimentazione dovrà proseguire”.

Quale altro problema rimane da affrontare?  “Dato che il nostro dipartimento non gestisce operativamente il sistema, si tratta di rendere compatibile l’attuale sistema di prenotazione e vendita dei biglietti  d’ingresso gestito da una società privata, con il nostro”.

In seguito, quando sarà entrato in funzione, potrà essere utilizzato anche on line, senza doversi recare personalmente ai box?  

“Sì, l’obbiettivo è quello, anche se occorrerà una certa gradualità”.

Quanto è costato questo Progetto?

“Circa 80 mila euro,  comprensivi della ricerca e raccolta dei dati  statistici, nella” invenzione” del modello, nel soggiorno fiorentino per la sua applicazione e  gestione materiale: chiosco, personale, e quant’altro. Siamo certi che darà grandi risultati. Non solo numerici ed economici ma sociali”.

Gli Uffizi sono il primo grande museo ad avervi dato tale incarico?   

“Sì, tutto è cominciato 3 anni fa, quando il Direttore Schmidt, che già conosceva  la qualità del nostro lavoro di ricerca, appena nominato nell’incarico ci ha contattati, poi il contratto è stato sottoscritto due anni fa. Per noi  dell’Università dell’Aquila, è un importante riconoscimento e una grande soddisfazione operare per gli Uffizi, uno dei più importanti musei al mondo, se altri musei e gallerie d’Italia e  del mondo si faranno sentire, ne saremmo ovviamente lieti, potendo testimoniare così l’eccellenza dei nostri studi”.

Tornando  agli aspetti politici e sociali dell’operazione Giulio Cesare, sentiamo ancora Schmidt:  “Sono contento che i turisti e gli amanti dell’arte per la prima volta dopo tanto tempo siano potuti entrare in Galleria senza essere esausti, dopo ore di coda. Finalmente niente ‘serpentoni’ di turisti frustrati, niente spintoni, niente traffico di biglietti abusivi e bagarinaggio, nessun borseggiatore. Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare, che è quello della sicurezza. Le code sono un bersaglio facile, e in questo periodo di allerta antiterrorismo eliminarle è un vantaggio per tutti”. A questo si deve aggiungere che si porrebbe fine ad uno spreco di tempo inutile calcolabile, nel complesso, in migliaia di ore, tempo che può essere utilizzato in modo più proficuo: visitare altri musei, quelli minori ad esempio, o il Giardino di Boboli che, abbiamo visto, sta conquistando una forte capacità attrattiva tanto da superare la domenica dell’esperimento gli stessi Uffizi, evitare code indecorose e  faticose, lunghe attese sotto il sole o la pioggia, poter visitare la galleria con animo più tranquillo e disteso, sottrarsi ai rischi già indicati. Da un punto di vista psicologico la visita ad un importante museo non deve essere un sacrificio, ma una gioia, un nutrimento culturale. Ora che il modello è stato felicemente sperimentato, l’auspicio è che si possa giungere quanto prima alla sua attuazione. A Firenze e non solo.

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