giovedì, Maggio 23

Uffizi: di nuovo insieme Michelangelo e Raffaello Nuovo allestimento della Sala 41 per cogliere la bellezza del Rinascimento in attesa di Leonardo, per Schmidt una “rivoluzione al contrario”

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«Porsi al centro della grande sala numero 41 della Galleria degli Uffizi, ove sono esposte le opere di Michelangelo e di Raffaello, è come stare al centro della Rosa dei Venti, e capire lo svolgimento delle arti figurative in Italia e in Europa  nei secoli, dal Rinascimento in poi». Così il prof. Antonio Paolucci, già Soprintendente ai Beni Artistici e Storici, e Ministro per i Beni culturali e ambientali, e Direttore dei Musei Vaticani, ha iniziato la sua lectio magistralis, in occasione della presentazione del nuovo allestimento, da oggi aperto al pubblico dei visitatori.  

«Guardare, ammirare le opere esposte è come accendere una lampada, come direbbe il Vasari,   sui capolavori  di artisti straordinari, geni assoluti come Michelangelo e  Raffaello, ai quali va aggiunto Fra Bartolomeo e capire le opere di coloro che si sono succeduti nei secoli, da Guido Reni a   Picasso. Ci troviamo qui di fronte ad uno spettacolo di bellezza, di armonia e di splendore». E’ evidente che aver   riunito in una unica sala i capolavori di questi tre artisti rivesta un particolare significato.  Innanzitutto- sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi e di Palazzo Pitti «questo nuovo allestimento nasce dall’idea di far sentire la diversità delle voci artistiche e gli scambi tra Raffaello e Michelangelo, che dal 1504 al 1508 erano contemporaneamente a Firenze. Insieme all’adiacente Sala di Leonardo, che aprirà il 9 luglio,  la nuova sala che riunisce i capolavori di Raffaello e Michelangelo celebra un periodo davvero unico nella storia dell’umanità, quando in città, nel giro di un pugno di anni, i più grandi artisti del mondo crearono le opere iconiche che oggi fanno parte dell’idea universale del Rinascimento in Italia. Con la prossima apertura della Sala di Leonardo, il visitatore avrà l’occasione di gettare uno sguardo su un periodo straordinario della storia dell’arte».   La  fioritura   del Rinascimento si ebbe durante la prima Repubblica Fiorentina del gonfaloniere Piero Soderini (1498-1512), una fioritura   polifonica,  la definisce Schmidt, dominata  cioè dalla concorrenza tra numerosi protagonisti di un mecenatismo illuminato, che cercava di strapparsi a suon di fiorini,  come avviene oggi al mercato del calcio, le prestazioni  e i capolavori dei più grandi artisti del momento, Leonardo, Michelangelo, Raffaello.

«In questo contesto » – afferma Schmidt – «ritrova la sua giusta collocazione anche Fra  Bartolomeo (1473-1517), domenicano di San Marco e strettissimo amico del Sanzio, col quale dall’arrivo di quest’ultimo in città nel 1504 si instaura uno scambio intenso e ricco di conseguenze, che il visitatore infatti ora potrà ripercorre attraverso i quadri esposti. L’ammirazione del Vasari per Michelangelo è più che nota, basti qui ricordare una frase nell’introduzione della Vita del Buonarroti: ….. il degnissimo Rettore del cielo volse clemente gli occhi alla terra, e  veduta la vana infinità di tante fatiche….per cavarci di tanti errori si dispose mandare in terra uno spirito, che universalmente in ciascheduna arte e in ogni professione fusse abile, operando per sé solo a mostrare che cosa sia la perfezione…. Quindi volse dargli Fiorenza, dignissima fra l’altre città, per colmare al fine la perfezione di tutte le virtù per mezzo d’un suo cittadino».  Già da queste note si capisce quale fosse il ruolo, secondo Giorgio Vasari,  di Fiorenza – luogo di ingegni toscani elevati e grandi   – e quale attrazione avesse esercitato anche sul giovane Raffaello da Urbino,  giunto nella città del Fiore per imparare l’arte. Qui strinse rapporti con Michelangelo e con Bartolomeo della Porta detto Fra’ Bartolomeo.  E’ ancora il Vasari a guidarci: «insegnò i termini della prospettiva   a Fra’ Bartolomeo, perché essendo Raffaello volenteroso di colorire nella maniera del frate e piacendogli il maneggiar i colori e lo unir suo, con lui di continuo si stava. Questo giovinetto, di natura gentile – così lo descrive l’autore delle Vite  dei più eccellenti pittori, scultori e architettidi ornamento bellissimo, d’una aggraziata affabilità……studiò le cose vecchie di Masaccio e quelle che vide nei lavori di Lionardo e Michelagnolo  lo feciono attendere maggiormente agli studi e per conseguenza acquistarne miglioramento straordinario  all’arte sua et alla sua maniera».

Durante il suo apprendistato fiorentino, il giovane Raffaello dipinse tavole per il convento di S.Marco aiutando Fra Bartolomeo ed   entrambi per la famiglia Doni. Come Michelangelo, del quale campeggia nella sala n .41 il celebre Tondo Doni, l’unico dipinto su tavola. Fu proprio Agnolo Doni a commissionare all’urbinate il suo ritratto e quello di Maddalena Strozzi. Ci siamo soffermati su Raffaello poiché ben 10 sono le opere dell’urbinate esposte in questa Sala n.41  accanto all’unica presente di Michelangelo, il celebre Tondo Doni, mentre le altre sono di Fra Bartolomeo ( 3), una del  Perugino ( La Santa Maria Maddalena)  una di Francesco Salviati e un’altra di Tiziano Vecellio.  Ma l’altro aspetto che qui viene messo in rilievo è  l’importanza della committenza privata delle grandi famiglie fiorentine.   Lo sottolinea Schimdt: «la nuova installazione riporta alla luce il ruolo di committenti privati, come i Doni – oltre al Papa, gli unici committenti che riuscirono a strappare capolavori sia a Michelangelo, sia a Raffaello – e i Nasi, per i quali l’Urbinate dipinse la Madonna del Cardellino. Questo capolavoro, insieme alle altre opere del maestro, viene dunque riabilitato dalla postazione nell’angusto corridoio del primo piano dove è stato esposto per sei anni, dal giugno 2012, e salendo di nuovo al piano alto della galleria, si riunisce al Tondo Doni di Michelangelo, dipinto all’incirca nello stesso periodo. Al Tondo si affiancano i due ritratti di Maddalena e Agnolo Doni di Raffaello, giunti da Palazzo Pitti: in questo modo si ricostituisce il nesso storico tra opere volute da uno stesso committente e originariamente ospitate nello stesso palazzo, e si documenta inoltre la reazione dell’Urbinate a Leonardo da Vinci, le cui opere saranno esposte a breve nella vicina sala 35».

«La nuova installazione » – afferma Schmidt – «sostituisce all’esibizione paratattica di capolavori isolati e feticizzati il principio del dialogo tra le opere, gli artisti e i loro committenti, e invita gli spettatori a scoprire e ripercorrere gli scambi artistici tra i grandi del passato. Per questo motivo entra in scena una terza personalità che grazie al confronto con Raffaello riguadagna la propria voce da solista: Fra Bartolomeo (1473-1517).Allo stesso tempo, il supposto Ritratto di Perugino attribuito a Raffaello da gran parte della critica, è spostato nella sala  27 per lo stesso principio di dialogo ideale tra opere e artisti, che sono evocati anche nelle loro sembianze, per farli sentire più presenti durante la visita».

Ma Raffaello  non si esaurisce qui: lo ritroviamo anche nella Galleria Palatina,  che contiene il più importante nucleo al mondo di opere del genio urbinate: invece di 11, annunzia il Direttore Schimdt,  in futuro ne ospiterà addirittura 12 opere. Grazie infatti al trasferimento dagli Uffizi del Ritratto di giovane con la mela (forse Francesco Maria della Rovere), a Palazzo Pitti viene ad essere documentata anche la ritrattistica dell’ultimo periodo dell’artista a Urbino, rafforzando così il concetto all’origine della trasformazione della Sala del Saturno in uno spazio dedicato al Sanzio, che documenti lo sviluppo artistico del pittore attraverso tutte le fasi della sua biografia. Questo aspetto viene vieppiù approfondito grazie alla ricollocazione, sempre nella Sala di Saturno, della Testa di Maria Maddalena di Pietro Perugino (1494), maestro di Raffaello. Anche il magnifico Ritratto di Leone X è destinato a tornare a Palazzo Pitti  – da dove fu tolto solo negli anni ’50 del Novecento – dopo il suo restauro attualmente in corso all’Opificio delle Pietre Dure. Sarà dunque un rientro in grande stile, e un ricongiungimento con l’altro grande ritratto papale di Raffaello, Giulio II,  che dagli Uffizi si trasferisce alla Galleria Palatina e che sarà possibile ammirare fin da subito, nella parete già occupata da un cinquecentesco Ritratto di scultore destinato al nuovo allestimento degli autoritratti e ritratti di artisti agli Uffizi (dove sarà anche  l’Autoritratto del Sanzio).

La Sala di Saturno alla Palatina diventerà in questo modo una specie di mostra permanente di dipinti di Raffaello.  Insomma, abbiamo un Raffaello superstar presente con il suo periodo fiorentino agli Uffizi e a Palazzo Pitti con le  altre opere. Ciò che costituisce, secondo il direttore, «un miracolo possibile solo a Firenze, che attraverso capolavori assoluti, propone il  racconto dello sviluppo stilistico dell’artista nell’arco della sua intera carriera, al quale  si aggiungerà una lettura unica e inedita, dedicata alla ritrattistica per così dire “curiale” dell’Urbinate, con ben quattro capolavori che contano il commovente ritratto tardo di Giulio II, quello dell’umanista volterrano Fedra Inghirami insieme al papa suo patrono Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, e quello del Cardinal Bibbiena che di Leone X fu strenuo sostenitore. Un capitolo di suprema ritrattistica rinascimentale, e un brano cruciale di storia, raccontati in pochi metri quadrati» .

Dunque, secondo il Direttore della Galleria degli Uffizi, con i nuovi allestimenti e spostamenti, si opera una rivoluzione al contrario, perché si torna di fatto alle origini e si ristabiliscono alcuni importanti assetti collezionistici: agli Uffizi i coniugi Doni possono dunque di nuovo guardare, almeno in effige, il Tondo di Michelangelo che avevano commissionato (e lautamente pagato), probabilmente per la nascita della figlia Maria. Per questo privilegio ritrovato, Palazzo Pitti ne risulta risarcito di molti capolavori, e di importanti restituzioni tra i quali anche la Natività del grande manierista Francesco Salviati, che era stata trasferita agli Uffizi negli anni Cinquanta del Novecento.  Ma tutto ciò non avrebbe potuto realizzarsi senza il sostegno economico degli Amici degli Uffizi e dei Friends of Florence, le uniche associazioni senza fini di lucro interamente dedicate al sostegno, alla tutela e alla valorizzazione delle Gallerie degli Uffizi. Emanuele Guerra, vice-presidente di entrambe, commenta:« Venticinque anni fa nasceva l’Associazione Amici degli Uffizi, a cui sarebbe seguita, nel giro di pochi anni, l’Associazione gemella negli Stati Uniti: e’ un anniversario significativo, che riporta alla memoria la ferita inferta agli Uffizi, alla Citta’ e all’intera societa’ civile, ma che, con l’apertura della sala dedicata a Raffaello e Michelangelo, rappresenta l’auspicio e il segno di una vera e propria “renovatio humanitatis’».

Tra le prime opere restaurate col sostegno degli Amici degli Uffizi e’ stata L’adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti: l’ultimo restauro sostenuto e’ quello de L’adorazione dei Magi di Leonardo: che sarà trasferita nella nuova sala che si inaugura a luglio. Ancora oggi, l’associazione- che conta ben 88 mila soci e che ha erogato 4 milioni e 800 mila euro oltre a 1 e 800 milioni di dollari-  conferma il suo supporto alle Gallerie e guarda ai futuri impegni, senza soluzione di continuita’, grazie alla partecipazione di tutti coloro che la sostengono e che, anche da oltre Oceano, intendono essere protagonisti di questa esperienza. Per quanto riguarda le scelte tecniche adottate per la nuova sala di Michelangelo, il curatore del patrimonio architettonico degli Uffizi, l’architetto Antonio Godoli – responsabile del progetto insieme all’architetto Nicola Santini – spiega che “i dipinti principali sono allestiti all’interno di teche vetrate che consentono di osservarli a distanza ravvicinata. La condizione climatica all’interno delle teche, controllata da strumenti sempre connessi con lo staff, garantisce le migliori condizioni di conservazione, e le strutture metalliche degli espositori hanno requisiti antisismici: questo sistema di esposizione progettato dagli Uffizi e già adottato per Botticelli, Leonardo e Caravaggio, ha trovato poi realizzazione in altri casi della contemporanea museografia.

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