venerdì, Dicembre 13

Ue: riuscirà la finanza sostenibile a salvare il pianeta? La decisione della Commissione europea per bloccare l' invadenza del capitale che rischia di danneggiare la Terra

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Bruxelles – Con una decisione annunciata oggi la Commissione europea ha cercato di mettere un freno all’invadenza del capitale che rischia di creare danni irreparabili alla salute del pianeta lanciando una proposta di “finanza sostenibile” che dovrebbe servire a soddisfare le richieste dell’Accordo di Parigi sul clima del 12 dicembre 2015 e dell’Agenda dell’Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile firmata il 15 settembre 2015.

L’8 marzo scorso l’Esecutivo europeo aveva esaminato il rapporto del gruppo di esperti sulla finanza sostenibile (creato alla fine del 2016) che aveva proposto alcune raccomandazioni specifiche: riorientare il capitale verso investimenti sostenibili; gestire i rischi derivanti dai mutamenti climatici, disastri naturali, degrado ambientale e fattori sociali; rendere più trasparente e duratura l’attività economica e finanziaria.

In particolare la Commissione ha insistito sulla necessità di una informazione più dettagliata da parte di chi propone gli investimenti che devono garantire che essi sono sostenibili e rispettosi delle norme ambientali.   

Ciò significa che servono una serie di nuovi termini di riferimento per gli attori economici su quali si possano basare attività sostenibili e rispettose dell’ambiente vietando ogni forma di confusione nella classificazione dei prodotti in vendita sui mercati finanziari che attualmente non fanno distinzione tra prodotti finanziari verdie le necessità sociali obruni“, che non hanno invece nessun rispetto né per l’ambiente né per la sostenibilità.

L’obiettivo finale è la creazione di “bond verdi” da immettere sui mercati finanziari e di una classificazione apposita per identificare i livelli in cui tali bond dovrebbero rientrare. Nel piano della Commissione era prevista la pubblicazione di proposte per gli investitori istituzionali e i gestori di capitali ispirate a questi principi.

Ed è quanto e’ avvenuto oggi con la modifica della direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (MIFID II) mentre è rinviata all’anno prossimo (2019) la pubblicazione del parere degli esperti sul come i prodotti finanziari potranno essere configurati e sugli standard dei “bond verdi” che potranno essere così provvisti di apposite “etichette verdi” come i prodotti alimentari e sanitari “verdi” già in vendita sui mercati europei.

Partendo dal principio che il cambiamento climatico ha un forte impatto sulle finanze del pianeta, l’Esecutivo europeo ha calcolato l’impatto economico dei disastri ambientali (110 miliardi di € solo nello scorso anno per i danni ambientali sborsati dalle compagnie di assicurazione) e ha lanciato un invito ad un riesame completo degli investimenti attuali che potrebbero diventare inutili a causa del riscaldamento del pianeta. Il settore finanziario dovrà quindi avere un ruolo di primo piano in questo campo e diventare leader nella crescita economica e nella creazione di posti di lavoro.

«Dobbiamo investire i nostri soldi in progetti che siano compatibili con il nostro progetto di decarbonizzazione e di lotta ai cambiamenti climatici»  ha detto Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione Ue responsabile della stabilità finanziaria, dei mercati dei capitali e dei servizi finanziari. «Questo è importante – ha aggiunto – per l’ambiente e per l’economia ma anche per la stabilità finanziaria».   E ha spiegato che tra il 2007 e il 2016 cioè in meno di 10 anni, «le perdite economiche a causa dei disastri ambientali sono aumentate dell’86%».  Ecco perché, ha ribadito, l’Unione europea vuole far sì che gli investimenti sui mercati dei capitali possano orientarsi ad una lotta sempre più intensa contro i cambiamenti climatici e a favore della sostenibilità.

Anche il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen responsabile per lavoro, crescita, investimenti e competitività ha sottolineato l’urgenza delle norme varate oggi sostenendo che «mobilitare il capitale privato a sostegno di investimenti sostenibili è ora più che mai essenziale. Il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI) già punta su questo tipo di attività, ma è necessario aumentare la trasparenza delle finanze sostenibili “per far sì che gli investitori possano disporre delle informazioni necessarie per poter passare ad una economia de-carbonizzata e più efficiente».

L’informazione degli investitori è quindi della massima importanza, dicono alla Commissione Ue, con criteri “armonizzati” per determinarne la sostenibilità. Sarà quindi compito degli investitori (istituzionali, gestori di fondi, compagnie di assicurazione ecc)  integrare nei loro sistemi decisionali criteri ambientali e sociali. E dimostrare con i fatti di averli applicati.

La reazione delle organizzazioni ambientaliste è stata però alquanto sfumata.

«Serve una reazione dal basso», ha detto Eleni Choidas responsabile per gli affari europei dell’Organizzazione ambientalista britannica “Share Action“, spiegando che a suo avviso sono gli stessi investitori che devono chiedere come verranno investiti i loro soldi e se in questi investimenti sono previste azioni contrarie alla protezione ambientale. In particolare, insiste Choidas, i detentori di fondi pensione “devono” informarsi su questo punto e ritirare il loro assenso se le risposte che ricevono non sono soddisfacenti cercando altri investimenti meno dannosi per l’ambiente e l’umanità.

Secondo l’associazione anticorruzione e pro diritti umani “Global Witness” le proposte della Commissione Europea sono troppo blande: «servono tutele più rigorose per bloccare gli investimenti e gli accordi finanziari che implicano abusi dei diritti umani, ‘land grabbing’ (impossessarsi dei terreni senza alcun riguardo per chi li coltiva e ne trae il sostentamento ndr) e danni all’ambiente».

Rachel Owens, che dirige Global Witness, ha dichiarato che «le proposte avanzate oggi non sono abbastanza lungimiranti mentre servono proposte coraggiose che possano veramente ridurre lo strapotere della finanza che ha portato alla deforestazione globale, all’impossessamento dei terreni e a danni irreparabili per l’ambiente». Riformare i doveri degli investitori europei è basilare per permettere alle compagnie finanziarie di por fine agli eccessi causati dalla deregolamentazione finanziaria. E’ importante, ha aggiunto Owen, che negli investimenti venga inclusa una clausola per chiarire come gli investimenti verranno effettuati e spiegare che essi funzionano a favore di un miglioramento della società non contro di essa.  Secondo Owen, la Commissione ha semplicemente dimenticato di inserire l’aggettivo sociale nella sua proposta di riforma del settore finanziario. I criteri di “governance” ambientale e sociale propugnati dalla Commissione vanno inoltre applicati «a tutto l’ecosistema finanziario, non soltanto all’1% degli investitori “verdi”».  Global Witness insiste soprattutto sugli aspetti umani degli investimenti, la requisizione delle terre ad esempio dai contadini che su quelle terre ci vivono per creare grandi piantagioni per la produzione della gomma (come  denunciato dalla ricerca di Global Witness del 2103 sulla tragedia ambientale creata in Laos e Cambogia da compagnie vietnamite e internazionali per la creazione di grandi piantagioni per la produzione di gomma) e rimanda a quanto deciso lo scorso aprile dalla Commissione del Parlamento Europeo per gli Affari Economici e Monetari ( the Economic and Monetary Affairs committee in April) favorevole invece ad una maggiore democratizzazione e umanizzazione dell’utilizzo del territorio.

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