martedì, Settembre 29

UE: progressività fiscale cercasi Quali possibili riforme per arginare le diseguaglianze? Ne parliamo con Massimo Baldini, Professore Associato di Scienza delle Finanze e altre discipline economiche presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

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All’interno dell’Unione Europea sono presenti forti diseguaglianze economiche e sociali. I sistemi fiscali, le tasse, i tributi e le imposte hanno segnato – già dai primi anni ’90 – un rilevante allontanamento dal concetto insito nella tassazione: la sua sincronia col principio di progressività. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel report ‘Tackling Inequality, annuale analisi di valutazione sulla fiscalità e la tassazione mondiale e le relative ripercussioni sulla crescita globale, ha rilevato che in Unione Europea la ‘Grande Recessione’ – innescatasi negli Stati Uniti alla fine del 2006 con la bolla immobiliare dei subprime – causò una perdita del 17% in tutti i redditi rispetto a livello pre-crisi. Anche in Europa la grande crisi finanziaria del 2008 ha colpito in maniera permanente il mercato del lavoro europeo, aumentando il divario tra le classi del tessuto sociale, mutandolo profondamente, e accentuando una sorta di suddivisione tra il Nord e il Sud dell’Unione Europea.  Sino ad oggi, questo ha causato 120 milioni di cittadini a rischio di povertà ed esclusione sociale. Si è reso evidente che, per affrontare la crescente povertà, la crescita non basta se non è supportata da un’equa distribuzione del reddito.

Secondo i dati EUROSTAT, già nel 2015 si sono registrate forti disparità nella distribuzione dei redditi. Difatti, prendendo come riferimento la media dei dati nazionali di ciascuno degli Stati membri dell’UE ponderata in base alla popolazione, i redditi percepiti dal 20% della popolazione con i redditi disponibili equivalenti più elevati risultano superiori di 5,2 volte a quelli percepiti dal 20% della popolazione con i redditi disponibili equivalenti più bassi.  Dall’analisi contenuta nell’estratto del Rapporto CER 2-2017 , nel 2015 11,8 milioni di persone sono entrate in povertà, con un drastico peggioramento della situazione in molti Paesi europei rispetto al 2010. Il livello di povertà dei singoli Stati membri si presenta molto differenziato. Si spazia dal 41% in Bulgaria al 17% di Francia, Danimarca, Olanda, Svezia e Finlandia; la media dei 28 è pari al 23,7% della popolazione totale europea. Interessante è notare che nei Paesi di più recente entrata (come Polonia, Romania, Bulgaria), la povertà si è estremamente ridotta, nonostante la crisi, rispetto agli elevati valori passati.

Alcuni Paesi come Francia, Finlandia, Svezia e Irlanda restano stabili mentre si assiste ad un aumento consistente del numero dei poveri in Italia, Spagna, Olanda e Regno Unito. La Commissione Europea ha affermato che la diseguaglianza nella redistribuzione dei redditi è stata minore nei Paesi di minori dimensioni, dotati di un efficiente sistema di welfare, i quali hanno accompagnato ai benefici monetari un insieme di misure complesso, comprendenti politiche di attivazione, formazione e inserimento lavorativo, sia pure a bassi salari e per brevi periodi. Nel contesto europeo così delineato, si evince che il tema della diseguaglianza nella redistribuzione della ricchezza e dei redditi assume un’importanza cruciale per la futura strategia europea. La politica fiscale è uno strumento di straordinaria potenza a disposizione dei governi degli Stati membri dell’UE che intendono fronteggiare e colmare tale divario. Equità ed efficienza dovrebbero camminare di pari passo. Le misure di politica fiscale da adottare in tal senso spaziano dalle tasse sui trasferimenti alle tasse sulle proprietà e comprendono un’ampia scelta di variabili ad hoc. Al fine di comprendere meglio quali possano essere le macro politiche fiscali per ridurre le diseguaglianze e far sì che l’UE riesca ad agganciare la ripresa economica, abbiamo intervistato Massimo Baldini, Professore Associato di Scienza delle Finanze e altre discipline economiche presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.  

Secondo l’analisi del FMI, sin dai primi anni ’90, vi è un declino della progressività fiscale che ha causato disuguaglianze nella redistribuzione della ricchezza e del reddito a livello mondiale. Qual è l’attuale situazione in Europa?

In tutte le economie di mercato il grado di progressività delle imposte sul reddito è diminuito, per una serie di ragioni. Tra le più importanti c’è sicuramente l’accresciuta mobilità dei fattori produttivi connessa alla globalizzazione, che ha incrementato la concorrenza fiscale tra stati per attirare base imponibile. Sono così diminuite molto soprattutto le aliquote sui redditi da capitale finanziario e sui redditi di impresa, cioè sui fattori più mobili, che sono posseduti soprattutto da persone ad alto reddito, contribuendo così alla crescita della disuguaglianza. Inoltre, sono prevalse opinioni politiche ed economiche favorevoli ad una riduzione del carico fiscale per incentivare l’emersione della base imponibile e l’impegno lavorativo. E’ infine proseguito un trend di lungo periodo di riduzione delle imposte sulle eredità e le donazioni, che riduce la mobilità intergenerazionale dei redditi.

Come indicato dai tecnici del FMI, è evidente che la leva fiscale sia scarsamente influente nei suoi effetti sui patrimoni  e sia invece più diretta sui redditi. Qual è il quadro attuale, riguardo a quest’aspetto, all’interno dei vari Stati membri dell’UE?

E’ un quadro molto eterogeneo. Per quanto riguarda, ad esempio, la tassazione dei patrimoni immobiliari, Francia, UK e anche Italia, in questo caso prime case escluse, hanno imposte elevate, e molti altri Paesi imposte basse. I redditi da attività finanziaria sono in genere sottoposti alla progressività dell’imposta sul reddito, e l’Italia qui fa eccezione. L’elemento comune per l’imposta sul reddito è la riduzione delle aliquote marginali più alte, però va sottolineato che la progressività dell’imposta sul reddito, anche se si è ridotta, ha tenuto ovunque nell’Europa occidentale: l’imposta sul reddito è ancora caratterizzata da ampia base imponibile e significativa progressività. Nessun Paese occidentale è passato alla flat tax.

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