lunedì, Gennaio 27

UE, pressioni su Egitto Arrivate in Italia le salme dei due tecnici uccisi in Libia in circostanze ancora da chiarire

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È stata approvata quest’oggi una risoluzione ‘bipartisan’ del Parlamento Europeo presentata da tutti i gruppi, tranne lo Efn di Le Pen e Lega Nord, che «condanna con forza la tortura e l’assassinio del cittadino europeo Giulio Regeni» in Egitto. I ‘si’ sono stati 588 mentre, i ‘no’ 10 e 59 gli astenuti, tra cui l’italiano referente della Lega. Così come Antonio Tajani, primo vice Presidente del Parlamento europeo che, nel dibattito in aula sulla risoluzione sulla morte di Giulio Regeni, ha chiesto una «azione più forte» da parte di Federica Mogherini, non solo nel caso del ricercatore ucciso, ma anche per gli ostaggi uccisi in Libia e per i marò in India.

Al Cairo sono state avanzate richieste per far in modo che «le autorità italiane acquisiscano tutti i documenti e le informazioni necessarie» per l’inchiesta, sottolineando con «grave preoccupazione» che il caso Regeni «non è un incidente isolato». Gli inquirenti italiani che indagano sull’omicidio di Giulio Regeni sono stati invitati al Cairo al fine di essere informati «degli ultimi sviluppi investigativi relativi alla morte» del ricercatore universitario.

L’Italia si trova infatti a dover affrontare un nuovo lutto avvenuto anch’esso con dinamiche ancora tutte da chiarire. Le salme di 2 dei 4 tecnici dell’azienda operate in Libia Bonatti (impresa che costruisce impianti per l’Eni), sequestrati nel luglio 2015 e poi uccisi da un convoglio di milizie locali che combattono l’Isis il 3 marzo scorso, sono arrivate in Italia. Il C-130 dell’Aeronautica militare con le due bare a bordo è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino a mezzanotte e 40 minuti. Ad accoglierle, i familiari dei due tecnici della Bonatti, accompagnati in aeroporto e il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Oggi, al policlinico Gemelli di Roma, i medici eseguiranno a loro volta gli accertamenti autoptici sul corpo di Salvatore Failla e Fausto Piano dopo l’autopsia eseguita a Tripoli.

«Le nostre perplessità sull’autopsia eseguita in Libia si sono rivelate fondate. Il prelievo di parte di tessuti corporei ha reso impossibile l’identificazione dell’arma usata, la distanza e le traiettorie. Non è stata un’autopsia (quella in Libia, ndr) è stata una macelleria». Così l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, ha commentato l’esito dell’autopsia eseguita oggi sui cadaveri dei tecnici. «È stato fatto qualcosa» ha aggiunto l’avvocato «che ha voluto eliminare l’unica prova oggettiva per ricostruire la dinamica dei fatti».

A detta di Filippo Calcagno, uno degli altri due sequestrati ma che –insieme a Gino Pollicardo– è riuscito a tornare illeso in Italia, «nessuno dei rapitori parlava l’italiano». Ai due è stato comunque intimato di non fare ulteriori richieste se non quelle suggerite dai sequestratori perché «c’era qualcuno che capiva quello che… perché loro dovevano farlo sentire a qualcuno».
In un intervento in Senato dopo l’informativa del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, anche il nostalgico sentore a vita ed ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si schiera a favore della missione militare in Libia: «generare l’illusione che non abbiamo mai nel nostro futuro la possibilità di interventi con le forze amate in un mondo che ribolle di conflitti e minacce sarebbe ingannare l’opinione pubblica e sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo che non ha ragione di essere nel mondo di oggi, nel mondo uscito dalla seconda guerra mondiale».

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