sabato, Ottobre 24

Ue: più cooperazione, più sicurezza Intervista alla Dott.ssa Nathalie Tocci (Direttrice IAI) e al Prof. Luigi Moccia (Roma Tre)

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Nel suo intervento di lunedì 2 ottobre in Commissione europea, alla conferenza dedicata al tema delle “minacce ibride”, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune Federica Mogherini ha annunciato l’imminente lancio della cooperazione strutturata permanente (Pesco): “Per la fine di quest’anno sono convinta che il Consiglio lancerà una Cooperazione strutturata permanente, in modo che gli Stati membri possano unire le proprie forze e spendere meglio i budget per la difesa”. Mogherini ha aggiunto che “Ci stiamo finalmente dirigendo verso un’Unione europea della sicurezza e della difesa: il sogno di alcuni dei nostri padri fondatori già negli anni Cinquanta – spiega l’Alto rappresentante Ue . Ora ci siamo e ne possiamo essere orgogliosi”. Per comprendere meglio la situazione, con una particolare attenzione alla presenza di una possibile differenza tra dichiarazioni d’intenti e situazione di fatto, abbiamo intervistato la Dott.ssa Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, ricercatrice e docente in materia di politiche Ue per la sicurezza e il Prof. Luigi Moccia, docente ordinario di Diritto dell’Unione europea all’Università di Roma Tre.

Un primo punto sul quale sottolineare l’attenzione, in merito alla sicurezza europea che nasce da uno sforzo congiunto dei diversi Stati, è quello dei significativi passi in avanti compiuti. Afferma infatti la Dott.ssa Tocci che “si sta correndo molto, anche rispetto alla pubblicazione della strategia globale nel giugno 2016. Rispetto a quel testo, sono state già attuate molte decisioni solamente accennate nella strategia, quando ancora il consenso era in costruzione. Si tratta di passi in avanti forse mai verificatisi nella storia dell’Unione, una sorta di congiunzione astrale”. In merito alle ragioni di un tale avanzamento, continua la direttrice, “Con la Brexit, il Regno Unito non è più l’ostacolo che era un tempo all’integrazione in ambito di sicurezza; a ciò si aggiunga il fatto che con Trump sembra che l’Unione debba occuparsi di sicurezza in maniera autonoma; si consideri inoltre il fatto che l’insicurezza sta crescendo, con le tensioni in Russia Medio Oriente; si aggiunga infine il fatto che la Commissione europea è disposta a mettere dei fondi sul tappeto. Si è avuta una risoluzione molto forte della Germania a investire in tale ambito, al fine di inquadrare tali decisioni in ambito europeo; l’elezione di Macron gioca anch’essa a favore dell’integrazione in ambito di sicurezza europea. Tutto porta verso una accelerazione significativa: i tempi annunciati, ad oggi sembra che saranno con ogni probabilità rispettati, cioè entro la fine dell’anno o al più in gennaio vi sarà il lancio di una cooperazione strutturata permanente tra gli Stati membri”. Solo uniti si vince, dunque: “L’insicurezza crescente è un fattore in ascesa dal 2013-2014. A ciò si aggiunge il fattore relativo all’opinione pubblica: in un’era di euroscetticismo e populismo, l’ambito della sicurezza non sembra toccato da tale atteggiamento, in tutti gli Stati membri e anche nel Regno Unito; nette maggioranze sono a favore di più Europa in ambito di sicurezza e difesa”.

Complementari le affermazioni del Prof. Moccia, secondo cui “Come ha scritto nelle sue Memorie Jean Monnet, l’Europa si è fatta “nelle crisi” ed è stata “la somma delle soluzioni date a queste crisi”. Vale a dire, le crisi sono state e continueranno ad essere un fattore incrementale di sviluppo dell’unità europea. I ripetuti fatti di violenza terroristica che hanno insanguinato molte città europee, sempre più avvertiti dalla gente come una minaccia incombente, insieme con la crisi dei modelli di integrazione a cui si associano fenomeni sempre più frequenti di intolleranza e xenofobia, con la diffusione di tendenze dominate da paure e insicurezze, pongono una nuova serie di sfide all’Europa sul piano della sicurezza sia interna che esterna. La risposta a queste sfide, e in particolare alla minaccia del terrorismo di matrice jihadista, che evoca scenari di guerre e tensioni in aree regionali  a ridosso di quella euro-mediterranea, dal Nord Africa al Medio Oriente, non può che venire da un’Unione più forte e coesa. Un’Unione dotata di una propria strategia e autonoma capacità di azione per la pace e la stabilità fuori dei propri confini esterni. Quindi direi che i progressi verso un’Unione europea della sicurezza e della difesa, capace di mettere in campo politiche e azioni comuni costituisce, oltre che un bisogno contingente, un passo significativo per l’avanzamento del processo di integrazione”.

Un secondo importante punto è quello relativo al metodo da utilizzare: quello comunitario o intergovernativo? In merito, la Dott.ssa Tocci ritiene chePer attivare la Pesco non è necessaria l’unanimità, ma una maggioranza qualificata tra gli Stati membri. Riguarderà quindi solo un gruppo di essi che vogliano procedere verso una maggiore integrazione, al cui interno si prenderanno decisioni all’unanimità. Ad oggi, a trattati esistenti, è da sottolineare che la competenza in materia di sicurezza rimane nazionale. C’è da sgomberare un po’ il campo da possibili equivoci: se la cooperazione è al contempo strutturata e permanente, non si tratta proprio di una forma di collaborazione volontaria, ma acquista caratteristiche vincolanti dal punto di vista legale e che in realtà spingono verso l’integrazione e non la semplice cooperazione nell’ambito della difesa. Ci si chiederà un giorno chi abbia il dito sul pulsante politico, ma per ora non ci si pone questa domanda, per non bloccare l’ingranaggio. Si tratta piuttosto di avviare i lavori e costituire questo gruppo; tanti nodi saranno poi risolti in corso d’opera”.

Più orientato a cogliere i possibili passi verso il metodo comunitario il Prof. Moccia:L’integrazione europea continua ad essere un work in progress, piuttosto tortuoso nei suoi sviluppi. Dopo più di sessant’anni verrebbe da dire che la distinzione tra metodo intergovernativo e metodo comunitario è venuta sfumando in una sorta di ibridazione che ha aumentato il grado di complessità del sistema di governance. Sarebbe auspicabile che fosse seguita la via a suo tempo indicata da Altiero Spinelli dell’ “azione comune”; ovvero di un governo europeo (rappresentato dalla Commissione) capace di dare voce a un interesse realmente europeo, e democraticamente responsabile per le proprie scelte di indirizzo e gestionali di fronte al Parlamento europeo. Ma nel caso specifico è questione più di competenze. Sul piano della governance il vero problema è che ci sia chiarezza e un’effettiva volontà dei governi nazionali nel conseguire ciò che ci si propone di raggiungere nell’interesse comune e con spirito di cooperazione. L’importanza dell’obiettivo della sicurezza, sia interna che esterna, fa sì, per riprendere una nota frase, che non abbia importanza “se il gatto è nero o grigio, purché acchiappi i topi”. In altre parole, non è tanto questione di metodo, quanto di dare risposte concrete a sfide, anzi, a minacce per la sicurezza dei cittadini europei, che sono divenute drammaticamente urgenti per le loro possibili conseguenze, a medio e lungo termine, pure sul piano sociale e della convivenza pacifica nei territori e tra la gente di tutta Europa. Dal successo di queste risposte, se è quanto efficaci, potrà poi derivare una soluzione istituzionale più confacente, anche per quanto riguarda l’attribuzione di più specifiche competenze all’Unione”.

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