martedì, Marzo 31

Ue: nuova certificazione elettronica nel bio import

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Dal 19 aprile scorso, è entrato in funzione il nuovo sistema di certificazione elettronica dei prodotti biologici importati nell’Ue. Si tratta di una innovazione pionieristica, i cui obiettivi sono quelli di migliorare la tracciabilità degli alimenti, rafforzare la sicurezza, limitare i rischi di frode. L’onere amministrativo per gli operatori dovrebbe ridursi; le autorità potranno così disporre di dati più completi sulle importazioni di prodotti biologici. Attraverso tale innovazione, l’Unione europea diventa leader mondiale nella tracciabilità e nella raccolta di dati affidabili sul commercio di tali prodotti. A tal proposito, il Commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan, ha infatti dichiarato: «L’impegno sul rigore delle misure di certificazione e d’ispezione è una componente importante delle norme unionali sulla sicurezza alimentare, grazie alle quali siamo diventati la migliore insegna dei prodotti alimentari nel mondo; ma dobbiamo continuare ad andare avanti per scoprire strade sempre nuove, per fare di più e meglio. Con le nuove regole migliora la tracciabilità dei prodotti biologici, un mercato importante in piena crescita».

Tutto ciò si verifica in un contesto in cui si erano riscontrate sia le raccomandazioni della Corte dei Conti europea, sia la richiesta degli Stati membri di monitorare la circolazione dei prodotti biologici e verificare la coerenza dei controlli al momento dell’importazione. In precedenza, la Commissione europea aveva già emanato sulla materia alcuni regolamenti, come il n. 834/2007, che aveva fornito le coordinate per gli operatori da utilizzare nell’etichettatura dei prodotti biologici, abrogando il n. 2092/1991. Ad esso erano seguiti i regolamenti n. 889 e 1235 del 2008, che erano intervenuti rispettivamente sulla produzione biologica, l’etichettatura e i controlli da effettuare, per quanto riguarda il primo dei due, e il regime di importazione di prodotti biologici dai Paesi terzi, nel caso del secondo.

Il nuovo sistema coesisterà con l’attuale certificazione cartacea fino al 19 ottobre 2017. I certificati d’importazione andranno ora inseriti nel sistema TRACES per il controllo degli scambi, implementato per il monitoraggio dei movimenti dei prodotti alimentari nell’Unione. TRACES si è già rivelato utile per rispondere rapidamente ai rischi sanitari e per gestire efficacemente i prodotti rifiutati. Per esaminare nei dettagli come funziona tale innovazione, cosa cambia e quali effetti potrà avere sui consumatori e sul mercato agroalimentare, ne abbiamo discusso con la prof.ssa Marta Letizia Hribal, docente di Scienze dietetiche applicate presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro.

 

Tale tecnologia, per come annunciato in sede europea, porterà ad una semplificazione non di poco conto degli oneri amministrativi per gli operatori. Quali effetti si potranno avere, a suo avviso, sul mercato agroalimentare a seguito di ciò?

Il mercato del “biologico” è in continua espansione e accade purtroppo frequentemente che le informazioni relative ai prodotti presentati come “biologici” non siano sufficienti. L’introduzione del nuovo sistema di certificazione potrà facilitare il controllo sui prodotti che arrivano sul mercato, garantendo che gli standard stabiliti dalla Comunità Europea, che fin dal 2007 ha stabilito un regolamento preciso per i “prodotti biologici”, siano rispettati.

In particolare, ritiene che si potranno avere ripercussioni in senso positivo o negativo sul prezzo degli alimenti?

Non conosco a sufficienza il mercato per poter esprimere un’opinione in tal senso, credo però che la semplificazione delle procedure potrebbe auspicabilmente portare ad una riduzione dei prezzi.

Quando avvengono innovazioni del genere – si pensi anche in generale a tutto il capitolo aperto sulla Politica agricola comune – capita di rinvenire procedure scorrette di operatori apparentemente in regola fino a quel momento?

Sì, capita. E nel campo del biologico, che è di gran moda, ritengo veramente fondamentale applicare i regolamenti europei per garantire che i consumatori acquistino veramente prodotti rispondenti alle loro aspettative. 

La digitalizzazione che si intende portare avanti è garanzia di sicurezza? O si può porre il tema di maggiori controlli sulla sicurezza informatica di tali dati?

La digitalizzazione non è garanzia di sicurezza, ma potrà dare certamente un’importante contributo per favorire un maggiore rispetto del regolamento europeo, che come detto è in vigore già da diversi anni.

Rispetto alla diversità di vedute esistente in Europa sugli OGM, che porta ogni Stato membro a regolamentare la questione autonomamente, un avanzamento nelle procedure comuni di controllo dei prodotti biologici indica che questa sarà la strada che l’Unione intende percorrere?

Se è certamente vero che ogni Stato europeo ha le proprie leggi, esiste in Europa una volontà di procedere su una strada comune in questo campo. Ricordiamo che dal 2002 esiste un’agenzia europea di valutazione della sicurezza alimentare (EFSA), che esprime pareri scientifici di indirizzo, validi per tutti gli Stati membri.

In un’epoca travagliata nelle relazioni internazionali nell’ambito del commercio agroalimentare, una decisione del genere può rappresentare un segnale di distensione, di voler ridurre la complessità e, anche in un certo senso, facilitare i commerci esteri? Potranno seguire altri passi in questo senso, per esempio sulla questione del blocco delle carni suine da parte della Russia[1]?

Purtroppo sulla questione dell’esportazione di carni suine in Russia pesano molto questioni politiche che hanno solo in parte a che vedere con la sicurezza alimentare. Certamente in linea generale la semplificazione e l’informatizzazione delle procedure rappresentano un’innovazione che può favorire il commercio sia all’interno dell’Europa che verso Stati extra-europei.

 

[1] Il 19 agosto 2016, il Wto (World Trade Organization), ha dato ragione all’Ue in merito alla controversia con la Russia, che ha bloccato due anni e mezzo fa l’importazione delle carni suine europee. Secondo un panel di esperti dell’Organizzazione mondiale del commercio, la misura intrapresa da Mosca « non si basa sulle pertinenti norme internazionali e viola le norme dell’accordo Wto». La reale motivazione di tale blocco è stata intesa come una ritorsione seguita alle sanzioni applicate da Bruxelles alla Russia dopo l’invasione della Crimea. Quindi, secondo la Commissione europea, tale misura sarebbe «di natura politica». A questa se ne sono aggiunte altre: in Russia non possono entrare frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia, a seguito del decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e successiva proroga. Secondo la Coldiretti, si tratta di «una guerra commerciale che ha colpito duramente l’agroalimentare Made in Italy con un taglio delle esportazioni», stimato dalla Coldiretti in 600 milioni di euro nell’arco di due anni, «dovuto per circa la metà al completo azzeramento delle spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi italiani».

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