giovedì, Aprile 25

Ue: margini diplomatici sul nucleare iraniano L'intervista al prof. Corrado Stefanachi dell'Università di Milano

0

L’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini sarà a Washington a inizio novembre, per discutere anche dell’accordo sul nucleare iraniano. Come si apprende dall’Ansa, lo ha annunciato Mogherini in una conferenza stampa al termine della discussione sull’accordo iraniano al consiglio Affari esteri Ue, dalla quale è emersa una dichiarazione a 28 sull’importanza di preservare l’accordo. «Mi aspetto un forte sostegno unitario all’accordo» con l’Iran sul nucleare, ha detto l’alto rappresentante per la politica estera Ue, prima dell’inizio della riunione.

Per comprendere meglio quali siano le prospettive future per il mantenimento di questo accordo, in vista di un eventuale rafforzamento dello stesso e come potranno evolvere e cambiare i rapporti tra Ue ed Iran, abbiamo intervistato il prof. Corrado Stefanachi, docente di Relazioni internazionali e Studi strategici presso l’Università statale di Milano. Per il supporto alla realizzazione delle domande di questa intervista, si ringrazia l’avv. Federica Giandinoto, attualmente non operativa, iscritta presso il Foro di Roma.

 

Si hanno contrapposizioni sul tema: Europa da un lato, Usa dall’altro…

L’amministrazione americana è molto divisa al suo interno, perché il presidente Trump già ad aprile e ad agosto, quindi ogni 90 giorni, si è espresso sul fatto se l’Iran stesse ottemperando agli impegni assunti nel 2015. Già in quelle due occasioni era emerso che Trump fosse determinato a non riconoscere questa ottemperanza da parte dell’Iran e sia stato poi persuaso dai suoi collaboratori di politica estera – come Mattis e Tillerson – a concedere la certificazione. Già in quel caso si era capito che la presidenza era a favore di un disconoscimento dell’intesa, mentre un’altra parte del suo team tuttora la sostiene; si è arrivati quindi a una situazione di compromesso, con l’annuncio da parte di Trump di non riconoscere per la terza volta l’ottemperanza da parte dell’Iran e il ‘passaggio della palla’ al Congresso. Quindi gli Usa non abbandonano per ora l’intesa: se quest’ultimo confermerà le sanzioni, salterà, altrimenti si continuerebbe con un’intesa comunque molto precaria. Ciò segna comunque una forte discontinuità dell’amministrazione attuale rispetto a quella Obama.

Considerato che chi decide in quanto a rapporti di forza non è l’Europa, la sua diplomazia cosa può guadagnare da questo accordo?

Ci sono due aspetti: in questo caso, c’è una convergenza degli interessi delle maggiori potenze. Per quanto riguarda l’Europa, non c’è una politica estera e di sicurezza perché non c’è un interesse convergente tra i vari Stati membri, ma diversi attori, tra cui quelli che contano di più: Francia, Gran Bretagna, due potenze nucleari riconosciute con una capacità di partecipare e di avere voce – per esempio si pensi al trattato per la non proliferazione nucleare, così come anche la Germania. C’è in questo caso una convergenza a che l’intesa raggiunta con l’Iran nel 2015 prosegua. Bisogna anche chiedersi se ci sia la possibilità di influenzare la posizione degli Stati Uniti. Qualcosa si può fare, considerato che se passasse la volontà di Trump, gli Stati Uniti applicherebbero nei confronti dell’Iran un regime molto severo di sanzioni. Ciò porterebbe tale Paese sostanzialmente a una rinuncia (la zero enrichment di cui parla Trump) totale al programma nucleare iraniano e alla capacità di arricchimento dell’uranio o di produzione del plutonio: i due materiali fissili con cui si azionano le centrali elettriche, ma si possono anche armare le testate atomiche. Questa è la ‘soluzione zero’ e, per raggiungerla, ci vuole l’appoggio delle altre potenze mondiali: se applicate unilateralmente dagli Usa, senza la Cina, il Giappone, la Russia, l’Europa, che continuano a commerciare con l’Iran, le sanzioni non funzionano.

Considerato il ruolo strategico dell’Iran in Asia e rapporti con i Paesi limitrofi, quale si ha spazio per l’Europa nel novero delle grandi potenze?

Da questo punto di vista, l’Europa, pur nella sua debolezza, attraverso la leva economica e quindi la possibilità di indebolire il regime di sanzioni, può avere un’influenza di cui l’amministrazione Trump deve tener conto. Volendo fare un confronto: per quanto riguarda ad esempio la situazione della Corea del Nord, bisogna considerare che si tratta di uno Stato auto recluso, che ha scambi minimi con il mondo, ad eccezione di Cina e Russia, rispetto al quale gli europei non possono fare molto. Nel caso dell’Iran è diverso, perché è un’economia più aperta e c’è quindi una componente più importante nei commerci, nella possibilità o meno di minacciare la riattivazione degli scambi.

Che effetti può avere in futuro la scelta del proseguimento dell’accordo? L’Iran è partner affidabile rispetto alle aperture ‘amichevoli’ dell’Europa?

Per quanto riguarda l’Iran, si tratta di realismo più che di rapporti amichevoli o meno: è lo stesso calcolo che ha fatto l’amministrazione Obama. Trump e molti negli Usa non si fidano dell’Iran e ritengono che questo sia un cattivo accordo, per una serie di ragioni, soprattutto perché lascia all’Iran il ruolo di potenza nucleare virtuale, perché ormai ha tutto ciò che serve per dotarsi di un arsenale e di una capacità militare. Inoltre l’amministrazione Trump contesta il fatto che tale accordo non copra determinati aspetti spinosi dei rapporti tra Usa e Iran, come il programma missilistico e la politica estera dell’Iran nel Medio Oriente e nel Golfo Persico. Si ritiene infine che l’Iran, una volta venute meno le sanzioni, possa avere le risorse finanziarie per portare avanti una politica estera avversa alla presenza americana nell’area. Per queste tre ragioni Trump ritiene che non ci si trovi di fronte a un buon accordo. Secondo il calcolo realistico di Obama, tale accordo sarebbe stato necessario per raggiungere una buona tregua, un primo passo propedeutico ad un disgelo tra i due Paesi, che ciò avrebbe rafforzato gli elementi riformisti in Iran, che in futuro avrebbe disincentivato tale Stato a proseguire sulla via di un suo ambizioso programma nucleare, per poi creare un’inerzia positiva nei rapporti con l’Iran.

Insomma quindi, sull’Iran l’Europa gioca parte della sua legittimazione sullo scacchiere internazionale?

In merito all’Ue, si fa sempre fatica a vedere una sua proiezione . Sicuramente c’è l’interesse delle principali potenze europee a rimettere l’Iran in un sistema di scambi. L’Iran torna quasi ad essere, come affermò il presidente Carter con non troppa fortuna, ‘un’oasi di stabilità’ in Medio Oriente. C’è sicuramente un interesse nei suoi confronti e un accordo sul nucleare viene visto come un primo passo propedeutico positivo, sapendo anche realisticamente che non potrà esserci una coincidenza di interessi con tale Stato. L’Iran vuole infatti svolgere un ruolo di leadership regionale nell’area e gli interessi commerciali e geopolitici qui presenti portano gli europei ad essere più coinvolti degli Usa. L’Europa, più vicina geograficamente e più dipendente dal punto di vista del petrolio dal Medio Oriente, è in questo differente dagli Usa. All’interno degli Stati membri dell’Ue però restano divergenze rispetto a temi fondamentali come l’accoglienza dei migranti o i rapporti con la Russia e da qui a vedere un ruolo decisivo dell’Unione europea ce ne passa.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore