mercoledì, Novembre 25

Ue: la sfida dei pagamenti transfrontalieri

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È del 24 luglio scorso la notizia dell’avvio, da parte della Commissione europea, di una consultazione pubblica relativa alla riduzione dei costi dei pagamenti transfrontalieri nell’Ue in valute diverse dall’euro; una tale misura segue all’abolizione dei costi dei bonifici in euro. Ma a che cosa serve ridurre tali costi? Quali effetti genera sul mercato? Anzitutto una premessa sul ruolo avuto nel tempo dalla Commissione europea: con regolamento n. 2560 del 19 dicembre 2001 si fissò il principio della parità delle commissioni per i pagamenti transfrontalieri: lo si è applicato a tutte le transazioni in euro e in corone svedesi fino ad un ammontare di 50.000 € o equivalenti.

Si trattò allora di un primo passo verso l’obiettivo di portare al medesimo livello i pagamenti nazionali e quelli transfrontalieri. Ad esso, seguì il regolamento n. 924 del 16 settembre 2009, per precisare meglio la materia alla luce dei risultati ottenuti a partire dal 2001: si constatò allora che effettivamente il livellamento dei costi su questo tipo di transazioni fosse stato raggiunto e si stabilirono altresì nuove modalità di cooperazione, da applicare per esempio nel caso dei pagamenti attraverso codice SEPA. Si intervenne inoltre per regolamentare i casi in cui gli Stati membri dovessero intervenire, per possibili controversie in relazione a tali tipi di transazioni, fissando il principio della cooperazione tra di essi.

A partire dal 2009, quindi, un nuovo regolamento approvato ha portato all’abrogazione del precedente. Con esso, inoltre, si è intervenuti al fine di assicurare la coerenza tra le misure previste in relazione alla materia e una direttiva nel frattempo emanata, n. 64 del 13 novembre 2007: all’interno di essa si ritenne necessario sottolineare che l’Europa dovesse ancora perfezionare il proprio sistema di pagamenti. Si affermò espressamente che «il buon funzionamento del mercato unico dei servizi di pagamento» fosse fondamentale e che però ancora non si fosse raggiunto un sufficiente livello di armonizzazione.

Si tratta ora di capire come sia possibile che tale principio possa essere applicato comunque, anche per valute diverse dall’euro e in relazione a questo obiettivo il dibattito è iniziato. In merito a ciò, si tratta di trovare un punto d’accordo – e la consultazione pubblica resterà aperta a tutte le parti coinvolte, inclusi i consumatori, fino al 30 ottobre p.v. – rispetto all’esigenza che 8 Stati membri (Danimarca, Svezia, Bulgaria, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria)  su 27, che sono entrati nell’Unione europea ma non adottano la moneta unica, possano essere equiparati a tutti gli altri. I cittadini possono perciò esprimersi sul sito della Commissione, dove è possibile, solo in inglese, fornire delle risposte ai quesiti posti (sono comunque stati attivati anche dei numeri di telefono per la richiesta di assistenza nella compilazione); si può scegliere se rispondere ad una versione di questionario semplificata, oppure se accedere a quella più approfondita. Quest’ultima consta di domande sia aperte che chiuse e consente di esprimersi anche sul perché si è fornita una determinata risposta. A svolgere un ruolo di controllo sui lavori sarà il capo unità Ralf Jacob, facente parte della Direzione Generale per Stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali.

Tale consultazione fornirà alla Commissione gli spunti su come procedere e segue ad un dibattito già avviato al suo interno. Già da marzo scorso, infatti, all’interno della Commissione si è annunciato di voler estendere i risparmi ai trasferimenti di denaro in altre valute, anche al fine di incrementare la trasparenza delle tariffe per i consumatori. In merito a ciò, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis si è espresso in tal senso: «Voglio assicurarmi che tutti gli europei paghino di meno quando trasferiscono denaro all’estero o fanno prelievi ai bancomat, durante le loro vacanze, indipendentemente da dove siano in Europa o quale valuta usino»; tutto ciò nella consapevolezza del fatto che «Le transazioni nell’area dell’Euro hanno solitamente un prezzo molto basso, ma ciò non avviene sempre con transazioni transfrontaliere effettuate in valute di altri Stati membri o al di fuori dell’area dell’Euro».

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