sabato, Agosto 15

UE: il semestre assertivo di Angela Merkel Da oggi la Germania è alla guida del Consiglio dell’Unione Europea: l’impegno di Angela, Recovery Fund a parte, sarà sullo scenario internazionale, con la relazione UE-USA determinante per il futuro dell’Unione

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Oggi 1° luglio 2020 si riaprono le frontiere esterne europee, dopo mesi durante i quali il vecchio continente si è autosigillato (o quasi) causa la pandemia da coronavirus Covid-19. E sempre oggi inizia il semestre europeo che vede laGermania alla guida del Consiglio dell’Unione Europea.

L’Europa riapre i suoi confini, sì, ma non a Stati Uniti e Russia, oltre una serie di altri Paesi ancora troppo sotto effetto Covid-19 ( Brasile, India, in primis). Non erano pochi quelli che ritenevano che Bruxelles non si sarebbe permessa uno schiaffo in faccia a Washington. Lo ha fatto, con l’aggiunta della Russia e la ‘riserva’ per la Cina,«previa conferma della reciprocità», ha puntualizzato l’Ue, cioè dovrà eliminare tutte le restrizioni agli europei in ingresso, i viaggiatori provenienti dalla Cina possono entrare solo se Pechino elimina le proprie restrizioni sull’UE.Decisione travagliata, come puntualizza ‘Politico:«Ci sono voluti più di una settimana, diversi incontri di ambasciatori dell’UE (incluso quello di venerdì scorso, che si sono trascinati fino alle 22:00 per la vicenda), e una buona quantità di accese discussioni sugli interessi nazionali per stilare l’elenco – che non è nemmeno un documento legalmente vincolante», visto che i singoli Paesi possono decidere di ampliare o restringere tale elenco. Secondo ‘Politico’, la ‘dolorosa’ discussione ha visto l’esclusione degli Stati Uniti come «uno degli aspetti più facili del dibattito, nonostante le proteste della Polonia, che è stata il miglior avvocato di Washington a Bruxelles». E questo anche perché i «funzionari dell’UE sono ancora doloranti per l’imposizione unilaterale del Presidente Donald Trump di un divieto di viaggio a marzo -annunciato senza preavviso e in un discorso a tarda notte- che ha scatenato il caos negli aeroporti europei. Ma alla fine, la punizione non è stata un fattore determinante, hanno detto i diplomatici».
Nell’ottica strettamente politica è stata una mossa molto assertiva. Bruxelles afferma il suo coraggio di guardare negli occhi alla pari le grandi potenze globali, quelle 3 che da troppo stanno giocando sulla pelle dell’Unione Europea nel tentativo di sfiancarla -anche la puntualizzazione sulla reciprocità richiesta alla Cina non è da poco. Mossa ancora più interessante se la si guarda dal lato della coincidenza temporale,quella dell’arrivo della Germania alla presidenza del Consiglio UE.
Angela Merkel sarà a Bruxelles la prossima settimana per discutere con gli eurodeputati in occasione della prossima sessione plenaria del Parlamento europeo, ha detto un portavoce del Parlamento. La visita, prevista per mercoledì 8 luglio, segna un passo verso la normale attività parlamentare e sarà l’occasione per la Germania di spiegare il suo programma per il semestre.

Il programma di questa presidenza lo possiamo trovare delineato nell’intervento di Viktor Elbling, l’ambasciatore della Repubblica federale di Germania a Roma. «Il nostro motto è ‘Insieme per rilanciare l’Europa’, ma non parliamo di ricostruzione: non vogliamo tornare all’Europa come era prima, vogliamo un’ Europa che sia più solidale, più pronta al futuro, più innovativa, più verde, più sovrana, più digitale». Un’Europa ‘più sovrana’, dice Elbling, e la ‘safe list’ UE offre un antipasto in questa direzione, precisando non si parla di ‘ricostruzione’, ma di ‘rilancio’, da realizzare ‘insieme’, e qui dice, «vogliamo affrontare in modo deciso» questi temi funzionali al rilancio «con l’aiuto di tutti gli altri, tra cui -come partner strategico- l’Italia, per noi uno dei partner essenziali per portare avanti questa agenda». Lepriorità saranno, nel contesto di quei titoli forniti dall’ambasciatore, quelle dettate dalla contingenza Covid-19. Con la priorità al di sopra di tutte del «tema del rilancio economico, raggiungere un’intesa sul quadro finanziario pluriennale, con al centro lo strumento Next Generation Eu o Recovery Fund». E qui la promessa/auspicio, riconoscendo che non sarà facile, della « ferma intenzione di fare il possibile perché si risolva con una decisione comune già nel Consiglio Europeo del 17-18 luglio: vogliamo rendere le risorse disponibili prima possibile».
Elbling elenca poi, inevitabilmente, la Brexit, ma anche la «politica di asilo post-Dublino», che richiede «maggiore solidarietà europea», lo stato di diritto all’interno dei confini UE, dove «vorremmo rafforzare l’idea dello stato di diritto come pilastro fondamentale dell’Ue».
Sul fronte esterno l’ambasciatore tedesco non affronta grandi temi, ma i suoi accenni hanno il sapore di messaggi. Dopo aver elencato il solito impegno «per stabilizzare i Paesi vicini», e«portare avanti il partenariato con l’Africa»,sottolinea la necessità di «promuovere una posizione comune quando parliamo dei nostri rapporti con la Cina», e «pensare a come costruire il rapporto con gli Stati Uniti dopo questo autunno», cioè dopo il voto di novembre per il quale al momento potrebbe ipotizzarsi una non rielezione di Donald Trump. «Ci interessa anche molto la possibilità di rafforzare la capacità agire dell’Ue con strumenti che hanno a che fare con la prevenzione delle crisi, rafforzare i nostri partner per evitare crisi nel nostro vicinato. Vogliamo essere più forti per trasmettere i valori ma anche gli interessi dell’Ue».

Fonti diplomatiche tedesche a Bruxelles, coperte dal consueto anonimato che permette la schiettezza del quanto effettivamente dietro i riflettori sta accadendo e di quanto davvero si sta pensando, sostengono che «Anzitutto, il pacchetto costituito dal Recovery Plan da 750 mld di euro e dall’Mff 2021-27, il bilancio pluriennale dell’Ue da 1.100 mld». La Brexit è una rogna: il rischio di una Brexit dura sul piano economico il 31 dicembre 2020, senza un accordo sulla relazione futura aggraverebbe il già fragile quadro economico dell’Unione. Neppure Angela Merkel ha la bacchetta magica, dicono questi diplomatici: «Ci sono troppe aspettative per la presidenza tedesca.Se durante la presidenza avremo un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff, questo per noi sarà un successo fantastico». E «se avessimo anche un accordo» sulla relazione futura con il Regno Unito, sarebbe «magnifico», ma anche in questo caso «bisogna essere in due per ballare il tango» e Boris non dà a vedere che voglia ballarlo questo tango, «serve maggiore realismo da parte britannica». Di fatto: «se avremo queste due cose,sarà un successo enorme». Tutto, o quasi, il resto passa in secondo piano.

Il rapporto con USA, Cina, Russia resta sotto traccia, ma c’è da credere che marcherà questa presidenza, se non in forma costruttiva (quasi impossibile, per esempio, che si arrivi a ….), informa di disturbo’, che però ha la potenzialità diimprontare i futuri rapporti tra la UE, potenza globale in nuce, e le 3 superpotenze.

La relazione con gli USA sarà probabilmente quella dalla quale discenderanno i rapporti con Russia e Cina in particolare.

Luigi Scazzieri, analista del think-tank Centre for European Reform, sintetizza bene le divergenze che ancor di più allontaneranno la UE dagli USA di Trump. «L’approccio ‘America First’ del Presidente Donald Trump e la sua ostilità nei confronti dell’Unione europea hanno portato gli Stati Uniti e l’Europa a scontrarsi su molte questioni negli ultimi anni», dal commercio, ai cambiamenti climatici, alla Cina, al Medio Oriente e alla spesa per la difesa all’interno della NATO. «La risposta di Trump alla pandemia di coronavirus porterà ad un ampliamento delle differenze transatlantiche», sostiene. E spiega: «Invece di coordinarsi con gli alleati nella lotta contro COVID-19, gli Stati Uniti hanno imposto un divieto di viaggiare dall’Europa senza preavviso», e la risposta UE è arrivata ieri attraverso la ‘safe list’.«e secondo quanto riferito, ha tentato di acquistare CureVac, una società tedesca di vaccini, per cercare di assicurarsi che gli americani fossero prima inoculati. Gli Stati Uniti sono stati colti impreparati dopo che Trump ha ignorato i primi avvertimenti sui pericoli della nuova malattia che si diffonde in tutto il mondo. Gli europei hanno guardato increduli mentre i governatori degli Stati Uniti combattevano per le forniture mediche». Il«Governo degli Stati Uniti ha mostrato scarso interesse per la salute internazionale o la cooperazione economica», «hanno partecipato a uno sforzo guidato dall’UE all’inizio di maggio per impegnare 7,4 miliardi di euro in finanziamenti per un vaccino contro il coronavirus». «Trump ha sospeso i finanziamenti statunitensi per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a metà aprile, accusandolo di aver gestito male lo scoppio originale a Wuhan e di aver coperto la Cina. Ora sta minacciando di abbandonare del tutto l’OMS. Al contrario, gli europei hanno fortemente criticato la decisione di Trump di congelare i contributi all’organizzazione, sostenendo che il suo lavoro è essenziale». Questi e altri fatti hanno trasmesso alla UE la sensazione«che non ha più un partner affidabile a Washington». E proprio Angela Merkel, ben prima delle ultime ‘malefatte’ di Trump, precisamente nel maggio 2017, aveva detto chiaramente: «I tempi in cui potevamo fidarci completamente l’uno dell’altro sono passati da un pezzo. […] Noi europei dobbiamo veramente prendere il nostro destino nelle nostre mani».

Dal nuovo rapporto con gli USA discenderà la relazione tra Bruxelles e Pechino, che, si noti, l’ambasciatore Viktor Elbling ha auspicato «unaposizione comune», e comune oggi non è, come si è visto, per esempio, nel caso del Memorandum of Understanding tra Italia e Cina del 2019. «È probabile che la pandemia amplierà le differenze transatlantiche sulla Cina», afferma Scazzieri.
«Trump ha assunto una posizione ostile nei confronti di Pechino, accusandolo di un insabbiamento, sostenendo che il coronavirus è nato in un laboratorio cinesee ha minacciato di ‘interrompere l’intera relazione. I Paesi europei concordano ampiamente con l’analisi degli Stati Uniti secondo cui la Cina ha gestito male la fase iniziale della crisi e l’UE ha indotto a lanciare un’indagine internazionale nella gestione della pandemia. Gli europei concordano, inoltre, sulla necessità di costruire catene di approvvigionamento più resistenti che dipendono meno dalla Cina. Anche prima della pandemia si erano mossi per proteggere le risorse economiche strategiche esaminando più da vicino gli investimenti cinesi in Europa. Ora sono preoccupatiche la Cina tragga vantaggio dai problemi economici dell’Europa per acquistare aziende europee a prezzi stracciati. Ma l’Europa sarà riluttante a sostenere una posizione degli Stati Uniti molto più dura nei confronti di Pechino. Gli europei sono consapevoli che l’Europa non può isolarsi completamente dalla Cina e possono ancora beneficiare della cooperazione commerciale e sanitaria con Pechino. Inoltre, la mancanza di leadership negli Stati Uniti e nell’UE ha permesso a Pechino di presentarsi in una luce positiva in molti stati membri come l’Italia, fornendo loro attrezzature mediche (anche se alcune di esse sono state difettose). La maggior parte degli europei non vede la Cina come una grave minaccia: ad esempio un recente sondaggiodel Pew Research Center e Körber-Stiftung ha rilevato che i tedeschi erano altrettanto entusiasti di avere stretti rapporti con la Cina come lo erano con gli Stati Uniti».

E poi c’è il capitolo Difesa, o meglio, NATO. Poche settimane fa, ennesimo colpo basso di Trump. Senza preventivamente informare la Germania, il Presidente USA ha confermatoche intende ridurre il numero di truppe statunitensi di stanza in Germania a 25.000, dall’attuale cifra di circa 34.500 -1.000 uomini l’anno scorso erano stati già spostati dalla Germania, che ospita più della metà di tutte le forze statunitensi in Europa, alla Polonia. L’annuncio, fatto senza consultare formalmente la Germania o la NATO, ha sollevato molti nervosismi in Germania, ma non solo, oltre alle molte preoccupazioni per quel che è destinata a diventare la NATO.

La ricaduta economica della pandemia alimenterà le richieste e le recriminazioni americane sulla spesa per la difesa all’interno della NATO. «La recessione probabilmente porterà a tagli nei bilanci della difesa europea. Risolvere il problema della spesa militare sarà difficile quando i Paesi dovranno far fronte a richieste concorrenti di pompare miliardi nell’assistenza sanitaria e nell’economia per salvare aziende e posti di lavoro. E, come in seguito alla crisi finanziaria del 2009, l’impatto dei tagli alla spesa per la difesa sarà più profondo se i Paesi europei non riusciranno a coordinarsi. Nuove iniziative dell’UE come il Fondo europeo per la difesa, che potrebbero ridurre l’impatto dei tagli promuovendo una maggiore cooperazione, erano già ridimensionati prima della pandemia e rischiano di essere ulteriormente ridotti», afferma Scazzieri.
La Germania è stata presa di mira pesantemente sulla questione del pagamento delle spese Nato da Trump, Berlino lo ha praticamente mandato al diavolo, rispondendo, per bocca del suo Ministro della Difesa, che non ha alcuna intenzione di arrivare al famigerato 2% del PIL prima del 2031.

C’è da credere che in questo semestre Angela Merkel, con la sua ex Ministro della Difesa e ora Presidente di una Commissione che appare sempre più propositiva e dinamica, Ursula von der Leyen, voglia impegnarsi perché gli europei prendano il ‘destino nelle nostre mani’, in materia di difesa, ma anche e forse soprattutto in chiave di politica estera per un rapporto rinvigorito e ‘sicuro’ sia con la Russia, con la quale la Germania ha grossi e impellenti interessi, in primis in meteria energetica, sia nei confronti della Cina.

La speranza degli europei, come quella dei cinesi, è riposta su novembre. «Se Trump perdesse le elezioni contro il candidato democratico Joe Biden, ci sarebbero ancora differenze tra l’UE e gli Stati Uniti» sia sul fronte commerciale, che nel rapporto con la Cina, piuttosto che in fatto di NATO, «ma le tensioni si allenterebbero», afferma Scazzieri.«L’Europa e gli Stati Uniti avrebbero molte più probabilità di giungere a un compromesso» sia sul commercio che sulla condivisione degli oneri della NATO», le distanze «si attenuerebbero. Anche le possibilità di un approccio congiunto, e quindi più efficace, verso la Cina migliorerebbero, sebbene i democratici stiano prendendo una linea più dura verso Pechino rispetto all’Europa, spingendo gli alleati ad escludere la società cinese Huawei dalla costruzione di reti mobili 5G di prossima generazione. Soprattutto, un’amministrazione democratica non sarebbe ostile alla stessa UE», gli Stati Uniti sosterrebberoil multilateralismo. «Biden ha già dichiarato che avrebbe aderito nuovamente all’accordo sul clima di Parigi e avrebbe cercato di rilanciare l’accordo nucleare con l’Iran. Insieme, l’UE e gli Stati Uniti potrebbero lanciare un programma di assistenza economica e medica per aiutare i Paesi in via di sviluppo a contrastare la pandemia, collaborare per affrontare l’emergenza climatica e lavorare insieme in Medio Oriente». Insomma: il vento tornerebbe soffiare sulle relazioni transatlantiche.

Al contrario, «una seconda presidenza di Trump», sarebbe un evento ugualmente «determinante per le relazioni transatlantiche e per l’ordine mondiale multilaterale», ma in direzione opposta, visto che «Trump avrebbe poche ragioni per essere trattenuto nel perseguire il suo approccio nazionalista in quello che sarebbe il suo ultimo mandato. In questo caso, gli Stati Uniti e l’Europa divergerebbero sempre più, con i leader europei che concluderanno che gli Stati Uniti non possono più essere visti come un partner ecercheranno di costruire un’Europa più assertiva e autonoma, anche investendo molto di più nelle proprie capacità di difesa». Scenario sul quale la Germania sicuramente farà da traino, molto convinto e forte.
C’è un rischio, che la Germania sa di dover temere e contro il quale Berlino sembra già essere al lavoro
con l’obiettivo di scansarlo: «le divergenze sempre più aspre su questioni che vanno dal finanziamento della ripresa economica allo stato di diritto, alla migrazione e ai cambiamenti climatici»,potrebbero lacerare, dividere in maniera permanente e irrecuperabile, anche per un politico del calibro della Merkel, i 27. «In tal caso, alcuni Stati potrebbero rivolgersi a Pechino in cerca di opportunità economiche, mentre altri potrebbero aggrapparsi agli Stati Uniti per proteggersi, temendo l’aggressione o l’instabilità della Russia». Insomma, un secondo mandato di Trump «rischia di danneggiare permanentemente la relazione transatlantica e indebolire l’Occidente nel suo insieme», Merkel,Recovery Fund a parte, avrà questa priorità:lavorare perché i 27 serrino i ranghi e, forti della loro coesione, riescano essere assertivi -avendo le basi per la rinascita economica- quanto basta perché la UE possa davvero guardare negli occhi USA, Russia, Cina, senza dover alzare il naso all’insù.
Sarà un semestre molto difficile e determinante per il futuro della UE sullo scenario internazionale; molto lavoro attende Angela Merkel, che abbiamo visto rinvigorita politicamente dalla crisi Covid-19. L’interesse della Germania è quella di una UE forte, e al termine della sua carriera c’è da credere che la cancelliera ce la metterà tutta -energie e intelligenza politica- per non fallire l’obiettivo.

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