martedì, Ottobre 20

Ue: il futuro della Pac

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Con il 2017, si apriranno le consultazioni pubbliche sul futuro della politica agricola europea, come annunciato martedì 6 dicembre alla conferenza annuale sulle prospettive a medio termine dell’agricoltura europea dal presidente della Commissione europea Jean- Claude Juncker, che ha posto all’attenzione alcuni principi strategici su cui la Commissione vuole imperniare il dibattito sulla futura politica agricola comune: rinnovamento generazionale, sostenibilità della produzione e capacità di assorbire e reagire agli shock di mercato. Ne abbiamo parlato con la professoressa Edi Defrancesco, docente ordinario di Politica agricola comunitaria all’Università di Padova.

 

Cosa succederà alla Pac con il 2017? In linea generale, essa è da sempre un collante per l’Europa, una delle politiche principali e quella su cui sono stanziati maggiori fondi. Continuerà ad essere così?

Fin dalle sue origini, la Pac è stata il pilastro fondante di quella che poi è diventata la politica comune, più recentemente si sono aggiunte altre politiche, con gli altri fondi strutturali, quelli per la coesione tra gli Stati membri o le lotte a problemi economico sociali di lungo periodo. Ma comunque, tuttora il peso della Pac è molto rilevante a livello comunitario, è sicuramente uno dei pilastri fondanti. In questo periodo, 2014 – 2020, ci sono state importanti novità, tra cui per esempio l’introduzione dei pagamenti diretti agli agricoltori, che sostituivano altre forme di aiuto, più legate ai tipi di produzione realizzata. C’è stato, come importante punto di svolta per quanto riguarda le politiche strutturali, l’avvio della progettazione concertata all’interno di ciascuno Stato membro, di tutti i fondi comunitari, tra cui quello dello sviluppo rurale è una componente importante. Quindi, ci sono state, in questo periodo di programmazione, importanti novità, per esempio legate alla progettazione e all’impiego  congiunto, su finalità predefinite, di tutti i fondi strutturali comunitari, con la sigla degli accordi di partenariato di ciascuno Stato membro, che li impegna al raggiungimento degli obiettivi loro assegnati.

Sembra quindi di trovarsi di fronte a valutazioni di lungo periodo.

In realtà, nell’arco temporale  2014 -2020, poi diventato 2015-2020, è prevista una revisione di medio periodo, cioè la Commissione sviluppa con gli Stati membri un ragionamento sull’opportunità o meno di rivedere, parzialmente o totalmente, la Pac, a medio periodo. Quindi, quello che ci si attende nei primi mesi del 2017 è appunto – e che è stato annunciato – è una valutazione se l’impianto della Pac , così come avviata, approvata dai regolamenti comunitari, possa essere lasciata invariata fino al completamento del periodo finanziato oppure siano necessari interventi di aggiustamento o di revisione radicale. L’esperienza passata ci insegna che per esempio, la revisione del 2003, che doveva essere di medio periodo, con degli aggiustamenti, in realtà si è trasformata in una riforma della Pac a tutti gli effetti, con radicali innovazioni introdotte quindi a metà del periodo di finanziamento. Dall’enunciato della settimana scorsa della Commissione, si ritiene che non si preveda una radicale revisione come avvenuto nel 2003, ma alcuni aggiustamenti.

Cosa è successo esattamente nel 2003?

Una riforma a tutti gli effetti. Delle modalità di erogazione degli aiuti diretti agli agricoltori, del primo pilastro della Pac, che riguarda l’organizzazione comune della produzione, mentre adesso, come pare emergere dalle prime proposte della Commissione, nella valutazione di medio periodo, non si addiverrà ad una riforma radicale come avvenuto in via eccezionale nel 2003. Le proposte sul tavolo riguardano il primo pilastro, cioè i pagamenti diretti agli agricoltori: la proposta avanzata è quella di introdurre alcune flessibilità rispetto al sistema attuale, in particolare per la parte di pagamento diretto indirizzata ai giovani agricoltori, quelli sotto i 40 anni, e ancora, è stata proposta maggiore flessibilità nella definizione del concetto di “agricoltore attivo”, dunque l’agricoltore titolato a ricevere questi pagamenti diretti. Un’altra valutazione dell’esperienza di quell’altra parte di pagamento diretto introdotto per la prima volta con la riforma della Pac 2015-2020, riguarda il pagamento verde, o greening. Per quanto riguarda la maggiore possibilità di definire in maniera più elastica la figura di agricoltore attivo, quello cioè titolato a ricevere i pagamenti diretti in generale, maggiore flessibilità è certamente da vedere con favore, si tratta di capire quali contenuti verranno utilizzati in questi mesi nel dibattito. Immagino  che la black list, cioè la lista di soggetti come le ferrovie, le reti aeroportuali, automaticamente esclusi dal pagamento diretto rimanga. Per quanto riguarda la revisione delle modalità di greening, bisogna capire anche come questa proposta verrà riempita di contenuti, spero mantenendo e non restringendo quei margini di flessibilità introdotti prima della riforma del regolamento attualmente in vigore. Parliamo dell’insieme dei regolamenti sulla Pac. C’erano vincoli di greening particolarmente pesanti, onerosi, soprattutto per le imprese agricole, prevalentemente piccole e medie di Paesi come l’Italia.

Nel dibattito in corso, si è fatto rifermento a una delle priorità che è quella del rinnovamento generazionale.

Sì, in quanto, data la revisione proposta, vi è l’intento di estendere le opportunità per l’accesso ai fondi da parte di giovani imprese. Si pensi alla possibilità per i capi azienda under 40 di poter disporre di pagamenti aggiuntivi da parte della Commissione europea: essa vuole eliminare quei “vincoli di superficie” massima  il pagamento diretto ai giovani agricoltori . I coltivatori sotto i 40 anni che gestivano superfici molto vaste avevano una limitazione per quanto riguarda gli ettari che potevano percepire questa maggiorazione riservata ai giovani, mentre adesso personalmente vedo con molto favore che questo vincolo quantitativo venga abolito per incentivare la permanenza ei giovani in agricoltura con una maggiorazione di questo incentivo per la superficie agricola coltivata. Mi pare un elemento di innovazione interessante.

Per quanto concerne poi la sostenibilità della produzione, quali innovazioni vi saranno?

Il dibattito è molto ampio, ma essenzialmente, oltre alla sostenibilità di tipo economico in senso stretto, quindi ad una valutazione e un monitoraggio nel tempo che possano essere condotti seguendo il criterio del raggiungimento degli obiettivi, si è posto l’accento e c’è ragione di ritenere che sarà sempre più importante considerare il concetto di sostenibilità sociale della produzione agricola. Questo significa che si dovrà sempre più tenere conto non solo di assicurare il rispetto degli standard di produzione – da questo punto di vista le normative europee sono le più stringenti al mondo in termini di garanzia di qualità per il consumatore – ma anche di verificare che la produzione avvenga in un contesto di sostenibilità, ambientale e sociale. Si vuole cioè garantire che sia sostenibile socialmente, che cioè possa vivere anche l’ambiente circostante la produzione agricola.

Come si possono assorbire gli shock di mercato, che possono sembrare un punto incognito, e reagire ad essi?

Sempre di più, si prevede, con riferimento a tale obiettivo, la definizione di meccanismi di tipo assicurativo. Da questo punto di vista, se tutto teoricamente è assicurabile, bisogna però considerare come possa essere garantito per l’agricoltore di versare un premio adeguato e non troppo costoso per tutelarsi dalle crisi di mercato.

A volte si possono riscontrare – ed è capitato che se ne sia avuta notizia sui giornali – delle truffe, delle frodi in campo agricolo. La revisione in corso ne tiene conto?

Sicuramente, è sempre più difficile poter frodare la Commissione europea in relazione all’assegnazione dei fondi comunitari, perché i soggetti aventi diritto devono continuamente rispondere agli obiettivi assegnati e su questo si attuano valutazioni di periodo. Ma il fatto che si possa individuare e sanzionare chi froda, sia con le adeguate sanzioni che con interventi giudiziari, di per sé è una garanzia per il consumatore. Quindi – forse sarà strano quello che dico – è positivo se succede di riscontrare delle frodi, perché vuol dire che il sistema nel suo insieme funziona e sa difendersi da esse.

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