giovedì, Novembre 14

Ue, contro l’Italia anche l’Austria di Kurz Brexit, Barnier crede nell'accordo ma la chiave è l'Irlanda del Nord

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Ancora Italia nel mirino. Stavolta a parlare è stato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz: «Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l’Italia. L’Ue è un’economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire, se si rompono queste regole, e l’Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l’Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri».

Un’intesa sulla Brexit per un divorzio concordato fra Londra e Bruxelles è possibile, per quanto difficile, ma le divergenze su come assicurare il mantenimento di un confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord possono ancora far saltare tutto. A ribadirlo il capo negoziatore Ue, Michel Barnier, che ha comunque assicurato di voler lavorare fino in fondo per evitare una hard Brexit, che sarebbe a suo giudizio rovinosa per il Regno Unito, ma negativa anche per i Paesi Ue.

Intanto da oggi di nuovo libero Anjem Choudary, il predicatore d’odio che negli anni scorsi ha infiammato numerosi giovani musulmani in una moschea della zona est di Londra, inneggiando all’Isis ed entrando in contatto con aspiranti lupi solitari jihadisti. L’uomo era stato condannato nel 2016 a cinque anni e mezzo per istigazione alla violenza, ma è stato scarcerato dopo più di due anni di detenzione effettiva grazie al beneficio della libertà condizionata previsto dalle leggi del Regno. Fonti di polizia confermano però che resterà tuttavia sotto stretta sorveglianza.

Continua a franare in Germania il gradimento della grande coalizione che raggiunge il minimo storico, secondo il sondaggio Politbarometer per la rete pubblica Zfd. L’Unione di Cdu e Csu si attesta al 27% dei consensi (-1% rispetto alla precedente proiezione), l’Spd al 14% (-3%), i Verdi al 20% (+3% ), l’Afd al 16% (invariato), i Liberali al 8% (invariato) come la Linke, sempre al 8% (invariato).

In Israele, tensione al confine con Gaza per la ‘Marcia del Ritorno’, appoggiata da Hamas, in programma davanti ai reticolati della barriera difensiva di frontiera. Il Consiglio di difesa del governo in particolare ha deciso un cambio delle regole per l’esercito nel fronteggiare le violenze al confine. Tra l’altro l’emissario dell’Onu per la Regione Nickolay Mladenov ha lanciato su twitter un appello a tutte le parti affinché diano prova di autocontrollo, mantengano un atteggiamento pacifico ed evitino una escalation. Ma comunque gli scontri ci sono stati eccome: oltre 50 i  palestinesi feriti.

Per quanto riguarda la Siria, è stato deciso un summit tra Vladimir Putin, Angela Merkel, Emmanuel Macron e Recep Tayyip Erdogan per il 27 ottobre a Istanbul. L’obiettivo del vertice è «affrontare il conflitto siriano in tutti i suoi aspetti, focalizzandosi sulla situazione sul terreno, l’accordo su Idlib e il processo politico, e armonizzare gli sforzi comuni per trovare una soluzione duratura al conflitto», come fanno sapere da Ankara.

Passiamo all’Afghanistan, perché la Commissione elettorale ha deciso di posporre di una settimana le elezioni parlamentari nella provincia di Kandahar, in programma per domani. La decisione è arrivata dopo attacco di ieri, rivendicato dai talebani, in cui sono stati uccisi il governatore e il capo della polizia della stessa provincia.

In India, il capo dei tantri, i custodi del tempio di Sabarimala, l’area sacra indù che per la prima volta, dopo una sentenza della Corte Suprema, dovrebbe essere accessibile a tutte le indiane, si è rifiutato di aprire l’altare all’arrivo di due giovani donne che, protette da una nutrita scorta di poliziotti armati, erano riuscite a raggiungere il sancta sanctorum. Il sacerdote ha anche minacciato di chiudere l’intera area, dove migliaia di devoti sono in attesa di sfilare davanti al dio Ayyappa.

In Uruguay, il parlamento ha approvato a maggioranza una legge che stabilisce i diritti delle persone transgender. La proposta era da mesi al centro del dibattito politico, appoggiata dai movimenti Lgbt ma criticata dalle associazioni evangeliche.

Chiudiamo con l’Algeria, perché il governo ha imposto l’obbligo per le dipendenti pubbliche di presentarsi a viso scoperto e non indossare il niqab (velo integrale) sui luoghi di lavoro, al fine di poter essere facilmente identificate. «I dipendenti pubblici devono rispettare le regole e i requisiti di sicurezza e comunicazione all’interno del proprio dipartimento, che ne richiedono l’identificazione fisica sistematica e permanente, in particolare sul posto di lavoro», si legge nel provvedimento.

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