domenica, Dicembre 8

Ue, c’è il compromesso sulla Dichiarazione di Roma

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Sono andati a buon fine i negoziati per limare il testo della dichiarazione della Ue che sarà siglata il 25 marzo al Campidoglio per i 60 anni dei Trattati di Roma. E’ stato raggiunto un compromesso per riavvicinare i Paesi dell’Est Europa del gruppo di Visegrad, scettici sulla formula dell’Ue a più velocità. La Dichiarazione sarà firmata da tutti i capi di Stato e di governo Ue, ovvio non ci sarà la britannica Theresa May. Ma se Italia, Germania e Francia pensavano ad un testo che segnasse un momento di unità in una delle fasi di maggiore stress per l’Ue senza troppi cambi si sono sbagliati. E, secondo diversi analisti, si è arrivati ad un ‘patto’ sin troppo svuotato dei suoi princìpi.

Nel testo si afferma che l’Ue è indivisibile, ma che ci possono essere diverse ‘intensità’ di integrazione sempre seguendo le regole dei trattati, dunque senza escludere nessuno. Quindi un impegno a non creare un’Europa di seria A e una di serie B, come i Paesi dell’Est paventavano.

Intanto dopo l’annuncio da parte della Gran Bretagna che il meccanismo di avvio della Brexit scatterà il 29 marzo, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha confermato con un messaggio tweet che «entro 48 ore dall’invocazione dell’art.50 da parte del Regno Unito, presenterò ai 27 la bozza delle linee guida» per il negoziato. Sempre Tusk ha annunciato che si terrà il 29 aprile prossimo il vertice straordinario dell’Ue a 27 dedicato alla Brexit.

In Siria invece ancora combattimenti alla periferia est di Damasco, dove le forze ribelli e qaediste stanno cercando di sfondare le linee governative per avanzare verso i quartieri centrali della capitale. Miliziani del gruppo ribelle Ahrar al Sham e qaedisti di Fatah al Sham, secondo quanto riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), hanno lanciato stamane all’alba un nuovo attacco dal quartiere di Jobar. Lanci di razzi da parte dei ribelli sono segnalati nel quartiere di Al Shaghur, dove almeno 13 persone sono rimaste ferite.

Intanto il premier iracheno Haidar al Abadi, che ieri ha incontrato alla Casa Bianca Donald Trump ha detto che il presidente americano è ‘più coinvolto’ del suo predecessore Barack Obama nella guerra all’Isis. Secondo al Abadi il sostegno americano alle truppe irachene nella loro offensiva per strappare Mosul allo Stato islamico «è stato accelerato da quando la nuova amministrazione ha preso le redini del potere. Penso che questa amministrazione voglia essere più coinvolta nella guerra al terrorismo, e sento che su questo punto c’è una differenza».

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