sabato, Dicembre 14

Ue: banda larga ultraveloce ancora lontana, ma non in Italia Lo dice, in un rapporto presentato ieri, la Corte dei Conti europea

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Le reti infrastrutturali europee sono nel mirino dei finanziamenti della Commissione europea per il nuovo bilancio europeo 2021-2027 che ha proposto in questi giorni investimenti senza precedenti per la loro realizzazione.

Nel programma “Connecting Europe” che prevede finanziamenti per € 42,3 miliardi, ben € 30,6 sono destinati alla costruzione di infrastrutture per i trasporti, €8,7 per le reti per il trasporto di energia e € 3 miliardi alle infrastrutture digitali. Rispetto al bilancio europeo precedente (2014-2020) la nuova proposta della Commissione rappresenta un aumento del 47% a riprova dell’impegno dell’Ue per un’Europa dove cittadini e imprese possano veramente trarre beneficio dai vantaggi offerti dalla libertà di movimento e dal mercato unico. Un aumento ancora più rilevante pari al 60% rispetto al bilancio precedente, è destinato agli investimenti per combattere il deterioramento delle condizioni climatiche del pianeta.

Ma è sul digitale che si concentrano le nuove proposte di finanziamento con la creazione del nuovo programma “Europa digitale” e un investimento di € 9,2 miliardi per far fronte alle sfide future del digitale: supercalcolatori, intelligenza artificiale, sicurezza nell’uso degli strumenti digitali grazie anche ad una accresciuta e migliorata accessibilità alle reti. Altri finanziamenti saranno destinati alla trasformazione numerica delle pubbliche amministrazioni e dei servizi pubblici e l’accesso a alle tecnologie per tutte le imprese specie le PMI.

Per arrivare a questo vanno però ammodernate le reti di connessione, spiegano alla Corte dei Conti europea che ha presentato ieri un rapporto (12/2018) intitolato “La banda larga negli stati membri dell’Ue: nonostante i progressi, non tutti i target di Europa 2020 sono stati raggiunti” disponibile sul sito internet) sull’utilizzo della banda larga europea e sul modo in cui cinque paesi europei selezionati per lo studio hanno portato avanti l’ammodernamento necessario per raggiungere gli obiettivi previsti. Tra questi paesi figura anche l’Italia.

In linea di principio, ha spiegato Iliana Ivanova, membro della Corte autrice della relazione, c’è ancora molto cammino da fare per raggiungere gli obiettivi previsti per il 2020 che prevedevano per almeno il 50% delle famiglie europee connessioni alla banda larga ultraveloce entro il 2020 (oltre 100 Mbps (o megabit) al secondo) e almeno la connessione alla banda larga veloce (pari a 30 Mbps al secondo). In particolare, spiegano alla Corte dei Conti, le zone rurali soffriranno di una peggiore connettività con conseguenze anche importanti sulle capacità di crescita.

Anche se l’installazione della banda larga ultraveloce non è una politica europea, diventa giocoforza adeguarsi alla concorrenza internazionale se si vuole restare competitivi. E’ per questo motivo che la Corte dei Conti stimola i paesi Ue ad adeguarsi e a cercare i finanziamenti per realizzare gli ammodernamenti necessari. Il bilancio Ue contribuisce solo per il 6% della spesa.

Se per la banda larga di base (da uno a 30 Mbps) quasi tutti i paesi Ue hanno realizzato gli investimenti previsti, per quella veloce (tra 30 e 100 Mbps) e ultra veloce (oltre 100 Mbps) l’obiettivo è ancora lontano, dicono alla Corte.

«Perché l’Europa rimanga competitiva nell’economia globale» – ha detto Iliana Ivanova – «e i cittadini e le amministrazioni possano trarne beneficio, sono essenziali buoni livelli di velocità e di accesso al web come quelli offerti dalla banda larga. E’ importante quindi che in futuro l’Ue si ponga obiettivi ambiziosi e realistici in materia di banda larga e che li raggiunga“.

Per la preparazione della sua relazione la Corte ha visitato cinque paesi membri dell’Ue – Germania, Irlanda, Italia, Polonia e Ungheria – e consultato autorità nazionali, imprese che operano nelle telecomunicazioni, associazioni di consumatori e rappresentanze sindacali, e questi sono i risultati più importanti emersi della relazione.

Innanzitutto bisogna mettere l’asticella molto in alto se l’Ue vuole restare competitiva nel mondo. «La connessione superveloce (oltre 100 Mbps) dovrebbe diventare una realtà entro il 2020 ma siamo ancora molto lontani da questo obiettivo. Essa dovrebbe coprire l’80% del territorio dell’Ue” ha detto l’esperta, “e almeno il 40% della popolazione dell’Ue». Chiaramente, ha spiegato, per motivi di prezzo l’interconnessione veloce e superveloce tarda a manifestarsi.

Ma perché insistere sul rispetto dei parametri dell’interconnessione quando questa non è una politica specificamente europea? Se i fondi europei coprono solo il 6% delle spese previste e se sono necessari € 250 miliardi per dare la banda larga veloce a tutta l’Europa come si potrà finanziare l’interconnessione veloce?

Ci sarà la possibilità di chiedere prestiti alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e soprattutto coinvolgere i gestori delle reti telecom nazionali.

E qual è la situazione dell’Italia? Tra i cinque paesi esaminati, l’Italia, partita da una percentuale di copertura della popolazione per l’installazione della banda larga del 10% circa nel 2011 con un obiettivo di copertura del 90% nel 2017, è stato il paese che ha fatto i progressi maggiori anche se questo ampliamento della banda larga veloce nasconde le disparità tra zone urbane e zone rurali. Nel complesso dell’Ue la disparità per la presenza di banda larga di base tra zone rurali e urbane era del 47% per le prime contro una media dell’80% per le città.

Il problema in Italia, dice Ivanova, non è la diffusione della banda di base ma di quella veloce che va a rilento perché l’installazione non avanza con la velocità degli sviluppi tecnologici e non riesce a tener testa alla richiesta sempre più avanzata di collegamenti “smart” non solo per l’uso di cellulari e computer ma anche per le abitazioni interconnesse, le automobili automatiche ecc. Ecco perché la connessione a banda larga superveloce diventa sempre più essenziale.

La Corte dei Conti ha quindi formulato una serie di raccomandazioni invitando gli stati membri a preparare nuovi piani di sviluppo per il periodo successivo al 2020 e ha sollecitato la Commissione europea a chiarire l’applicazione degli orientamenti in materia di aiuti di stato per favorire una maggiore concorrenza nel settore della banda larga. E ha infine chiesto alla BEI di concentrare il proprio sostegno su progetti di piccole e medie dimensioni specie nelle zone in cui il sostegno del settore pubblico è più necessario.

 

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Ecco in breve i dati relativi all’Italia formulati dalla Corte dei Conti Europea:

Copertura banda larga

  1. copertura banda larga veloce (30 Mbps): aumentata dall’11% all’87% tra il 2011 e il 2017 (livello medio Ue dal 48% all’80% tra il 2011 e il 2017). Obiettivo Ue 100%
  2. copertura banda larga veloce nelle zone rurali: 39% nel 2017 (livello Ue 47% nel 2017)
  3. Percentuale abitazioni con abbonamenti superveloce (100 Mbps) sono aumentati da 0 a 5% tra il 2013 e il 2017 (Ue dal 3% al 15% fino al 2017). Obiettivo Ue 50%

Finanziamenti

– la rete è costruita e gestita da un ente pubblico e gli altri operatori pagano per collegare i propri operatori alla rete (il cosiddetto “ultimo miglio”)

– € 3 miliardi di risorse nazionali (compreso € 1,4 di  cofinanziamenti dei Fondi europei) e €1,6 da altre fonti nazionali

Punti negativi

– E’ molto improbabile che la banda larga veloce possa essere disponibile per il 2020 per tutti

– La strategia nazionale per la banda ultraveloce è stata pubblicata nel marzo 2015, tre anni dopo la scadenza (2012)

– Il vecchio sistema di finanziamento-ponte nelle gare pubbliche (con la possibilità di intervento statale che rendeva vantaggiosi gli investimenti privati)   tendeva a favorire le infrastrutture in rame della compagnia nazionale di riferimento .

Punti positivi  

– L’aumento della copertura a banda larga dopo il 2011 è stato significativo grazie al mix di finanziamenti pubblici e privati

– Con un’adeguata applicazione dei progetti attuali, che prevedono soprattutto l’uso di cavi e fibra coassiali, velocità superiori a 100 Mbps sono possibili fino a 1 Gbps secondo gli obiettivi previsti dalla Commissione Ue

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