giovedì, Ottobre 1

Ucraina: violenza sulla piazza field_506ffb1d3dbe2

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Lo stile di protesta ucraino del novembre scorso aveva sorpreso per il suo spirito pacifico, ma determinato. All’annuncio della rinuncia di Kiev alle trattative per la firma degli Accordi di Associazione al summit di Vilnius, proprio sulla piazza-simbolo della Rivoluzione arancione dello scorso decennio, sono arrivate migliaia di persone, scatenando una protesta pacifica che si è diffusa a macchia d’olio. Cittadini, movimenti e partiti si sono uniti alla resistenza contro un governo, quello di Viktor Yanukovich, che si piegava alla volontà di Mosca, secondo la ratio portata avanti dai manifestanti.

A dicembre, ulteriori manifestazioni hanno continuato sulla scia di ‘EuroMaidan’, il concetto ucraino della riunione nella Piazza dell’Indipendenza per chiedere al governo di dialogare meglio con l’Europa. Bruxelles ha lasciato socchiusa la porta, ma ha bisogno di segnali concreti dall’Ucraina per far ripartire i negoziati. Nel frattempo, Yanukovich e Vladimir Putin si sono accordati sul nuovo prezzo del gas russo per l’Ucraina e sulla cooperazione commerciale (con 15 miliardi di dollari di prestito per contorno). A chi considerava queste come delle sirene per l’entrata nell’Unione Doganale che fa riferimento a Mosca, la leadership ucraina ha risposto che l’avvicinamento con l’Europa è solo rimandato, l’unione commerciale con la Russia è impensabile.

Le proteste di dicembre, tuttavia, avevano mostrato i primi segnali di violenza. Da un lato, l’impiego delle forze speciali, i Berkut, da parte del governo ucraino, dall’altra, la rabbia nazionalista che ha portato alla rimozione vandalica della statua di Lenin che era ancora mantenuta nel centro della capitale. Le derive ultranazionaliste e violente, quando le masse sono già mobilitate, sono sempre dietro l’angolo. Come aveva previsto l’esperto Eric Pardo Sauvageot, proprio su ‘L’Indro, la radicalizzazione della protesta e gli episodi di violenza avrebbero inevitabilmente aiutato il governo a utilizzare strumenti ancora più pesanti per reprimere la piazza.

Ed eccoci giunti alla scorsa settimana, quando la piazza è diventata incandescente quanto le ‘molotov’ che venivano lanciate da entrambe le parti della barricata. Agli scontri violenti si è giunti, per un paradosso della legittimità democratica, dopo l’approvazione di leggi liberticide sponsorizzate dal ministero dell’interno. Una ‘legge bavaglio’ per la stampa e il divieto di assemblea in luoghi pubblici per fini politici. In pratica, si metteva fuorilegge EuroMaidan. La reazione violenta si è scatenata senza difficoltà. In questo clima di oppressione, diversi cittadini che avevano preso il freddo nelle tende a novembre e dicembre non hanno esitato a unirsi alle frange facinorose, spesso con tendenze ultranazionaliste, che fino ad allora erano state un’impercettibile minoranza.

Il governo, di nuovo, ha risposto con i Berkut. Armate di fucili con proiettili di gomma, le forze speciali hanno espresso la volontà del governo di sgombrare la piazza attraverso il grilletto. Più di 300 i feriti, in maggioranza manifestanti. Stando alle stime interne a EuroMaidan, cinque morti sono rimasti sulla neve delle strade di Kiev. Tre sono riconosciuti anche dal governo, altri due, secondo uno dei medici del movimento sarebbero stati colpiti da proiettili metallici e poi fatti sparire durante l’avanzata dei Berkut. Anche se non è questa l’intenzione, il governo di Kiev, oltre a permettere scontri violenti, sta anche creando dei martiri di EuroMaidan, cosa che delegittima sempre più l’establishment di Yanukovich.

Proprio per questo continuo calo nella legittimità del governo Yanukovich, per fermare la spirale di violenza i gruppi di opposizione hanno chiesto di incontrare il presidente, nella speranza di ottenere una data per le elezioni anticipate. La possibilità di ritornare alle urne e cambiare rotta potrebbe essere l’unica soluzione alla crisi, che sta avendo gravi ripercussioni sulle masse. Gli USA, nel frattempo, hanno sospeso l’assegnazione di visti e José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha rilasciato ieri un comunicato di condoglianze verso chi ha perso la vita e ha affermato la volontà dell’UE di fare il possibile affinché gli scontri possano concludersi. La condanna all’uso della forza e il rimpianto per i morti arriva anche da Mosca, da dove Sergei Lavrov, ministro degli esteri, ha inviato una comunicazione ufficiale.

Se prima erano le enormi masse, le tende, i canti e le bandiere europee a fare notizia sull’EuroMaidan, oggi sono le ‘molotov’, i manganelli e le teste insanguinate. La lettura che si può fare della vicenda da lontano è che tutto sia cominciato per una decisione di politica estera che non è piaciuta a molti cittadini ucraini. In seguito, tuttavia, la lotta si è trasformata, rivolgendosi ai problemi interni dell’Ucraina, dalla propria identità post-sovietica al regime corrotto e impresentabile di Yanukovich. In questo caso, la protesta, paradossalmente, non può più essere pacifica, perché possono intervenire, a pieno titolo, le forze estremiste che si battono per il consenso degli ucraini. Il bacino ideologico di EuroMaidan si è trasformato in bacino elettorale. Le urne potrebbero salvare Yanukovich, il quale, anche perdendo, potrebbe far passare il proprio operato come una scelta di politica estera, spostando l’attenzione dal regime corrotto che il presidente ha contribuito a creare.

Abbiamo raggiunto Vsevolod Samokhvalov, ricercatore presso l’Università di Cambridge, che ci ha detto: “dopo le prime repressioni di piazza, e ancora dopo le ultime leggi, EuroMaidan non è più una questione sull’Europa. È una protesta degli ucraini contro la costruzione di un modello autoritario in stile russo nel Paese. Molte migliaia di persone stanno infatti protestando in tutta l’Ucraina, da Kiev a Leopoli, ma anche nell’Est del Paese, dove Yanukovich è più forte”. Questo breve commento riassume con freddezza il sentimento ucraino. ‘Basta con le concessioni verso Mosca di un governo corrotto’ sembra dire la piazza.

In Parlamento, nel frattempo, si discute anche di budget, il vero problema che l’Ucraina si troverà a dover affrontare dopo la fine dell’inverno. Ma anche lì, come in piazza, gli scontri fisici tra i deputati hanno soffocato la discussione. Esiste in Ucraina il rischio concreto che da questi scontri politici escano fuori letteralmente i più muscolosi. La presenza di simbologia nazista e i riferimenti antisemiti che serpeggiano tra i manifestanti più ‘caldi’ rappresentano un segnale molto preoccupante. Tra la corruzione di Yanukovich e la deriva ultranazionalista è difficile trovare ‘il male minore’.

 

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