lunedì, Maggio 27

Ucraina: il cambiamento alla prova del voto Le riforme attuate negli anni passati cominciano a dare i primi risultati, ma l’obiettivo finale potrebbe essere mancato se il cambiamento non si confermerà anche nella classe politica

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Nonostante una storia anche recente sufficientemente travagliata, l’Ucraina è il più importante e popoloso Paese, già parte dell’impero sovietico, ad aver fatto passi concreti verso un sistema democratico. Solo cinque anni fa, in questo stesso periodo, la decisione dell’allora presidente Yanukovich di sospendere le procedure per l’annunciata firma dell’accordo con l’Unione Europea e le successive violenze delle forze di polizia e dei berkut diedero avvio alla rivoluzione di Euromaidan, chiamata in Ucraina rivoluzione della dignità e che ha rappresentato per il Paese un vero e proprio punto di svolta.

L’Ucraina è oggi un Paese diverso, in transizione certamente, impegnato a risolvere ancora moltissimi problemi, ma senza dubbio diversoUn cammino, lento, talvolta apparentemente lentissimo, scandito però da importanti cambiamenti attuati con l’obiettivo di rendere il Paese più moderno e la relazione tra Stato e cittadini più trasparente. Molti di questi cambiamenti hanno avuto come base di riferimento riforme che hanno toccato quasi tutti i settori: dall’educazione alla sanità, dal settore energetico alla previdenza hanno iniziato a scavare in un sistema fermo da troppo tempo e schiacciato da un modello post-sovietico caratterizzato da inefficienza e corruzione diffusa.

Nella sanità si è partiti nel 2018 dal sistema di base e dei medici di famiglia, per poi passare già nel 2019 all’assistenza specialistica, con una previsione di maggior spesa per tutto il settore del 10%. E’ stato creato il servizio sanitario nazionale con il compito di gestire i contratti con le istituzioni mediche e gli acquisti e dal primo gennaio 2019 si è avviato l’utilizzo di documentazione medica elettronica relativa alla storia medica del paziente ed alla gestione delle visite ospedaliere.

Anche la riforma nel settore dell’educazione, che mira ad avere nuovi standard educativi per la scuola primaria ed una diversa allocazione delle risorse e degli stipendi degli insegnanti, prevede per il 2019 un aumento della spesa nell’ordine del 15%, con l’obiettivo di raggiungere il 7% del budget statale destinato all’educazione (al momento siamo intorno al 6.3%).

Per il settore della previdenza, la riforma mira soprattutto ad una indipendenza finanziaria del Fondo Pensioni da raggiungere nel medio termine (non prima di due trienni), con un graduale aumento prevedibile dell’età pensionabile, ma senza agire sul volume globale della spesa o per lo meno senza agire sugli importi medi delle pensioni, già di per sé molto basse.

Per un Paese come l’Ucraina, impoverito dalla dominazione sovietica e corrotto da un ventennio quasi ininterrotto in cui si è imposto un modello post-sovietico costruito sul binomio oligarchia e corruzione, non era affatto facile immaginare riforme che prevedessero un aumento della spesa pubblica. Se consideriamo che l’Ucraina, oltre ad aver perso una fetta importante del territorio, è al momento in guerra nel Donbass ed è obbligata a sostenere ingentissime ed al momento non procrastinabili spese militari, la decisione di destinare risorse aggiuntive a settori come la sanità e l’educazione è sicuramente da sottolineare.

Una delle riforme più importanti, voluta anche per rendere il Paese più compatto ed evitare forze centripete, è quella relativa alla decentralizzazione dei poteri e della capacità di spesa. La riforma prevede l’assegnazione di più risorse e poteri agli enti locali ed il passaggio graduale dell’Ucraina, da Stato assolutamente centralizzato, con fiscalità quasi esclusivamente assegnata a Kiev, a sistema in cui regioni e comuni abbiano più autonomia decisionale e risorse. Tra il 2014 e il 2018 le entrate dei bilanci degli enti locali, secondo i dati forniti dal governo, sono passate dal 5% a più del 7% e la quota dei trasferimenti verso gli enti locali nel budget statale è aumentato del 5%.

Anche la riforme del settore energetico, reso praticamente indipendente da approvvigionamenti diretti di gas russo, è stata attuata per modernizzare processi e migliore la gestione delle risorse pubbliche, come anche quella che ha toccato il settore amministrativo, con l’introduzione della piattaforma Prozorro, per gli acquisti di ministeri ed agenzie governative oramai monitorati online.

I risultati raggiunti, parziali e sicuramente non esaustivi, sono comunque ancora più importanti se confrontati con l’immobilismo passato e soprattutto perché ottenuti in una situazione di incertezza, con una capacità di spesa molto limitata, a fronte di un budget statale contenuto e come detto compromesso dalla guerra nel Donbass. Per la società civile ucraina tuttavia non è più sufficiente e forse giustamente pretende di più, soprattutto maggiore decisione nella lotta alla corruzione degli alti funzionari e finalmente di iniziare un processo che ponga fine allo strapotere degli oligarchi. Le due istanze non sono in realtà così distanti, in quanto il potere degli oligarchi oramai è strettamente connesso con quello politico.

Per combattere la corruzione tra i funzionari pubblici di livello più alto (politici, magistrati, forze dell’ordine e procura) erano già stati creati due nuovi istituti: il NABU (National Anti-Corruption Bureau of Ukraine) e il SAPO (Specialized Anti-Corruption Prosecutor’s Office) che in effetti avevano lavorato abbastanza efficacemente, portando alla luce diversi casi di corruzione, che però non sono quasi mai arrivati a sentenza a causa della corruttela e del malcostume diffusi nella stessa magistratura. Si è deciso quindi di creare un tribunale separato, in grado di operare autonomamente e nel 2018 è stata istituita la High Anti-Corruption Court con lo specifico compito di giudicare sui casi di corruzione dei funzionari statali. Al momento è in corso la selezione dei candidati che dovrebbe concludersi a marzo. La scelta dei 39 giudici sarà fondamentale per assicurare indipendenza ed integrità della nuova istituzione e a tal proposito oltre ad un serrato controllo da parte di associazioni e ONG locali, è stato creato il Public Council of International Experts con il compito di assistere la commissione giudicatrice.

Si poteva fare di più? Probabilmente si, ma in fin dei conti sono stati poco più di tre anni quelli a disposizione per attuare riforme ed avviare cambiamenti e quest’anno vi sono nuove elezioni che potrebbero dare impulso al cambiamento o annichilirlo. Gli ucraini saranno chiamati a scegliere non solo il nuovo Presidente, ma anche a rinnovare il Parlamento ed anche se la direzione sembra tracciata, almeno per grandi linee, mantenersi in carreggiata, continuando lungo la strada delle riforme non sarà facile e questa volta la comunità internazionale e la società civile, che hanno agito da stimolo e pungolo fino ad ora, potrebbero non essere più sufficienti. Per allontanare il Paese definitivamente dal pantano post-sovietico, servirà una classe politica nuova che non abbia nulla a che spartire con il vecchio potere, che abbia ben chiaro gli obiettivi e senta sulla pelle la responsabilità del percorso da compiere, ma a guardare i primi candidati ed i sondaggi, più di qualche dubbio comincia ad emergere.

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