giovedì, Ottobre 22

Ucraina, evitare la guerra totale

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Con l’intensificarsi degli scontri in Ucraina, ieri la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese François Holland si sono diretti a Kiev e oggi si sono recati a Mosca nel tentativo disperato di negoziare un accordo.

Si riprendono i negoziati di alto livello per la prima volta da ottobre, quando Putin e Poroshenko si sono recati a Milano per un vertice Europa-Asia per discutere della crisi ucraina con gli altri leader dell’Ue. Quei negoziati non sono riusciti a riportare la pace e ora, dopo un periodo di relativa calma a dicembre, imperversano conflitti con carri armati, artiglieria e sistemi missilistici in molte zone a est e le truppe del Governo ucraino stanno perdendo terreno.

Il numero delle vittime civili è salito rapidamente: centinaia di persone hanno perso la vita nelle ultime settimane perché le zone residenziali sono state assediate dal fuoco dell’artiglieria e dei missili delle due parti in conflitto. Secondo le stime dell’ONU, da aprile più di 5.300 civili hanno perso la vita negli scontri dell’Ucraina orientale. Il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha affermato che ora ci sono 9.000 truppe russe, centinaia di carri armati e altra artiglieria pesante a sostenere i ribelli; Mosca ha smentito questa affermazione.

La Merkel e Holland sono arrivati a Kiev mentre il Segretario di Stato Usa John Kerry era in visita nella capitale ucraina. La sconfitta imminente dell’esercito ucraino ha riacceso le discussioni a Washington sull’eventualità di fornire armi all’Ucraina. Mentre il Presidente Barack Obama è molto diffidente al riguardo, alcuni membri dell’amministrazione e gli alti ufficiali dell’esercito stanno cercando di fargli cambiare idea. In risposta, Mosca ha lanciato l’avvertimento:  la fornitura di armi da parte degli USA porterà a una escalation del conflitto.

 

SPERANZE DI PACE IN FRANTUMI

Solo qualche settimana fa, c’erano molte speranze di raggiungere un accordo che potesse mettere fine alle ostilità scoppiate ad aprile, quando i separatisti pro-russi hanno occupato le strutture governative dell’Ucraina orientale e dichiarato le loro regioni indipendenti, sulla scia dell’annessione russa della Crimea. A dicembre le acque si sono calmate perché le parti in conflitto hanno cercato di avviare nuovi negoziati di pace e Poroshenko ha persino annunciato un incontro con il Presidente russo Vladimir Putin, la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese François Hollande previsto per il 15 gennaio nella capitale del Kazakistan.

Tuttavia, le speranze di pace sono andate in frantumi i primi di gennaio, quando i ribelli hanno sferrato un nuovo attacco all’aeroporto di Donetsk, la più grande città dell’Ucraina orientale controllata dai ribelli. Nei giorni seguenti un violento sbarramento dell’artiglieria ha intrappolato le zone residenziali di Donetsk nel fuoco incrociato, i ribelli hanno costretto le truppe ucraine ad abbandonare l’aeroporto, che per mesi era stato il centro degli scontri ed era diventato il simbolo del coraggio degli ucraini.

Gli insorti hanno poi lanciato un’offensiva su più fronti attaccando altre postazioni ucraine in numerose zone.  Di recente Debaltsevo, un importante snodo ferroviario situato tra Donetsk e Luhansk, le città principali dei ribelli, è diventato il fulcro degli scontri per il suo valore strategico.

 

LE DURE RICHIESTE DEI RIBELLI

Con il riaccendersi del conflitto, gli insorti hanno avanzato nuove richieste che riflettono la maggiore fiducia che ripongono nelle proprie capacità e il rifiuto dell‘accordo del cessate il fuoco firmato a settembre nella capitale bielorussa, Minsk. Tale accordo disegnava una linea di divisione che non è mai stata resa pubblica e imponeva alle due parti di tenere la propria artiglieria a 15 chilometri di distanza dalla linea. L’accordo prevedeva, inoltre, la ritirata dei combattenti stranieri, il controllo internazionale del confine tra la Russia e l’Ucraina e l’autonomia per le zone orientali dei ribelli.

Il cessate il fuoco non è mai stato rispettato perché le parti in conflitto hanno cercato di guadagnare terreno e anche gli altri punti dell’accordo sono stati infranti. Mentre Poroshenko sottoscriveva una legge che garantiva ampi poteri all’est, i ribelli la ignoravano ritenendola insignificante e tenevano le proprie elezioni locali che Kiev e l’Occidente si sono rifiutati di riconoscere.  Poroshenko ha reagito annullando la legge e le discussioni sul nuovo status dell’est sono state interrotte.

L’Ucraina e l’Occidente hanno accusato la Russia per non aver ritirato i propri soldati dall’est e aver rifiutato di chiudere il confine con l’Ucraina, violando così l’accordo di pace. Mosca afferma che i russi che combattono al fianco dei ribelli sono volontari e smentisce le accuse degli occidentali, secondo le quali avrebbe sostenuto la ribellione con armi e truppe. Nella situazione di stallo dei negoziati, i ribelli hanno dichiarato nullo l’accordo di settembre e hanno espresso la propria volontà di negoziare un nuovo accordo che rifletta le vittorie territoriali delle ultime settimane.

 

LE RICHIESTE RUSSE

Fin dall’inizio del conflitto ucraino, lo scopo principale del Presidente russo Vladimir Putin è stato quello di impedire all’Ucraina di integrarsi con le strutture occidentali e di aderire alla NATO. A marzo Mosca ha completato rapidamente l’annessione della penisola della Crimea con una popolazione a maggioranza etnica russa, settimane dopo dalla cacciata dell’ex Presidente ucraino simpatizzante per Mosca, poi ha sostenuto la rivolta nelle regioni orientali in cui si parla maggiormente russo con l’evidente speranza di avere un vantaggio su Kiev.

Ovviamente Putin ha sottovalutato la determinazione dell’Ucraina di rispondere al fuoco e la risoluzione dell’Occidente, che ha reagito alle sue mosse imponendo delle pesanti sanzioni economiche alla Russia. Ora che la valuta russa ha perso metà del suo valore, a causa delle sanzioni e dell’abbassamento dei prezzi del petrolio, e l’economia è sull’orlo della recessione, Putin vorrebbe una tregua dalla pressione occidentale, ma vuole un accordo alle sue condizioni.

Prima di tutto, il leader russo vuole la garanzia che l’Ucraina non entrerà a far parte della NATO. Inoltre, chiede che Poroshenko conceda ampi poteri alle province ribelli affinché mantengano stretti legami con la Russia aiutandola a tenere l’Ucraina nell’orbita di Mosca. La richiesta attuale dei ribelli di rivedere l’accordo di settembre sembra riflettere il disagio di Mosca di fronte a quelle condizioni.

Putin ha cercato di far passare lo scontro nell’Ucraina orientale per una guerra civile, declinando le accuse di Kiev, secondo le quali la Russia era coinvolta nel conflitto. Tuttavia, la firma di un rappresentante russo sull’accordo di settembre ha esposto Mosca alle critiche degli occidentali per aver violato l’accordo di pace. La Merkel, Hollande e Kerry stanno discutendo delle ultime proposte di Mosca, ma non è ancora chiaro se Putin abbia modificato la sua posizione.

 

ESCALATION DEL CONFLITTO ALLE PORTE

Putin crede che l’offensiva ribelle costringerà Poroshenko a stringere un accordo alle condizioni della Russia. Spera, inoltre, che l’economia ucraina crolli, alimentando così il malcontento della popolazione e riducendo il consenso di Poroshenko. L’Ucraina e Washington, a loro volta, nutrono speranze sul fatto che la recessione dell’economia russa costringa Putin ad assumere una posizione più moderata.

Dato l’ultimo violento attacco dei ribelli, l’Ucraina spera che Washington provveda alla fornitura di armi e costringa Mosca alla resa.  Gli americani che sono contrari a questa mossa affermano che, ad ogni modo, non riuscirebbe a salvare l’Ucraina dalla rovina, perché i soldati impiegherebbero molto tempo per imparare a usare le armi, e sicuramente indurrebbe Mosca ad aumentare il proprio coinvolgimento nel conflitto.

Putin e Obama hanno portato troppo per le lunghe il “gioco del coniglio” e sottovalutato la determinazione del nemico. Sembra che il Cremlino stia assaporando la speranza che Washington accetterà un accordo di pace per l’Ucraina alle sue condizioni, mentre l’amministrazione statunitense sembra ancora convinta che Putin chiederà una tregua dalle sanzioni occidentali. Entrambi si sbagliano e i loro errori di calcolo hanno portato a una escalation del conflitto. Se non vengono portati a termine gli attuali negoziati di pace, è molto probabile che in Ucraina scoppi una guerra totale.

 

Traduzione di Francesca Fiorenza

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